L’Italia l’ha mollato per 250mila euro, ieri è stato capitano del Bayern: Della Rovere, che rimpianto

Il trequartista di Cremona, 19 anni, non voleva andarsene, poi due anni fa il progetto bavarese l’ha conquistato: Kompany gli fa battere i calci da fermo e lo considera già un elemento importante, specie ora che Goretzka è partito.

Un talento italiano. Sul quale punta anche il Bayern Monaco. Guido Della Rovere, 19 anni compiuti a giugno, ha indossato la fascia da capitano nella prima uscita stagionale dei bavaresi. Nell’amichevole contro il Wehen (terza serie tedesca) ha anche battuto i calci di punizione (con uno ha sfiorato il gol), a dimostrazione della fiducia che club, allenatore e compagni di squadra hanno nei suoi confronti.

Nato il 4 giugno del 2007 a Cremona, Guido si muove nel cuore del centrocampo. Detta i ritmi di gioco, chiede il pallone per poi smistarlo rapidamente. Gli piacciono le responsabilità, e per questo sabato è stato premiato con la fascia di capitano. Certo, a Kompany mancavano molti dei giocatori della prima squadra (ancora in vacanza dopo i Mondiali), al punto che degli 11 titolari scelti contro il Wehen solamente Della Rovere e Assomo vantavano già una convocazione in prima squadra. Trasferitosi in Baviera due anni fa, Guido ha lasciato la Cremonese che già lo aveva fatto esordire in prima squadra. Ha lasciato famiglia e amici per tentare il grande salto. “La vita qui non potrebbe essere meglio di così”, ha spiegato il ragazzo. Fra i tifosi bavaresi utilizzano la gif di Guido, il meccanico del film Cars, per parlare di lui.

“È una cosa che mi fa molto ridere. Apprezzo molto quel personaggio. In realtà non abbiamo molte cose in comune, se non la nazionalità”. Suo papà è appassionato di motori, per questo Della Rovere si è avvicinato al calcio. La mamma, lituana, ha inciso di più sul suo carattere: “Mi sento italiano e lo sono, ma diciamo che non sono estroverso come molti miei connazionali”.

Inter, altro che LuLa: Lautaro capitano del futuro e con Dzeko sono faville

A Cremona l’argentino fa doppietta con la fascia al braccio e segna la strada in vista dell’addio di Skriniar. Edin rifinitore e uomo assist per una sera.

Ha indossato la fascia da capitano: ha giocato ‘da capitano’, trascinando l’Inter alla vittoria di Cremona, e tracciato la strada per il futuro. Forse più vicino di quanto di pensi (tutto è legato al destino di Skriniar), forse spostato di qualche mese. Contro la Cremonese di Ballardini Lautaro Martinez ha vestito i panni del leader della squadra, legittimando in tutto e per tutto quel simbolo portato sul braccio. Ha preso per mano i compagni ribaltando lo svarione di inizio partita con una doppietta che rilancia i nerazzurri nella corsa Champions dopo il clamoroso flop in casa contro l’Empoli. Un uno-due micidiale quello del Toro, tornato dal Mondiale da campione con l’Argentina più carico che mai.

E se Lautaro va in gol, per una volta il suo compagno in attacco Dzeko veste i panni del rifinitore e dell’uomo assist. Altro che LuLa. In attesa che Lukaku metta ulteriore minutaggio nelle gambe e ritrovi la forma di un tempo – ma a Cremona passi avanti non se ne sono visti – l’argentino e il bosniaco formano la coppia perfetta. Destinata a fare gli straordinari – Inzaghi li ha sostituiti entrambi al 32′ della ripresa con Big Rom e Correa – nella sfida dei quarti di finale di Coppa Italia di martedì sera contro l’Atalanta e domenica 5 in occasione del secondo derby nel giro di un mese dopo quello stravinto a Riad in Supercoppa. “È un giocatore incredibile e io cerco sempre di imparare tanto da lui”, ha detto Lautaro elogiando il compagno.