Juve, a un passo Alajbegovic! Per il ragazzo che ha fatto impazzire gli azzurri accordo da oltre 30 milioni

L’ala bosniaca è pronta a trasferirsi a Torino a titolo definitivo: accordo col Bayer Leverkusen.

Juve scatenata. Dopo aver definito l’operazione con il Psg per il ritorno a Torino di Randal Kolo Muani, i bianconeri sono vicinissimi a formalizzare anche l’acquisto di Kerim Alajbegovic dal Bayer Leverkusen. Classe 2007, esterno ambidestro, si trasferirebbe a Torino sulla base di un’operazione a titolo definitivo da oltre 30 milioni più bonus. Il calciatore potrebbe raggiungere Torino già nella giornata di domani per svolgere le visite mediche. Restano da definire solo gli ultimi dettagli, che saranno trattati in serata. Curiosità: mediatore nella trattativa è stato l’ex centrocampista bianconero Miralem Pjanic.

Nato a Colonia, ma di nazionalità bosniaca, cresciuto nel settore giovanile della squadra della sua città, a 14 anni Alajbegovic è passato al Bayer Leverkusen, con la cui maglia, però, non ha mai giocato. Nell’ultima stagione, infatti, si è messo in mostra in prestito al Salisburgo, con il quale ha realizzato 13 gol e 4 assist in 44 partite. Gli italiani, però, lo ricordano soprattutto come uno dei giustizieri della Nazionale sulla strada per i Mondiali: suo, infatti, è stato il penultimo rigore trasformato contro Donnarumma a Zenica che aveva spalancato alla Bosnia la strada verso il Nordamerica. Da quel momento in avanti, complici anche le buone prestazioni (impreziosite da un gol al Qatar) ai Mondiali, il suo nome era stato sulla bocca di numerose big d’Italia e d’Europa: Roma (dove a seguirlo era stato soprattutto l’attuale cfo della Juve, Ricky Massara), Milan, Napoli e Chelsea, la cui concorrenza ha superato nelle ultime ore la Juve. 

Juve, Yildiz in bilico: il numero 10 lavora ancora a parte e rischia di saltare la tournée

Ancora nessun allenamento in gruppo per Kenan. Cinque giorni per recuperare e volare a Hong Kong.

Ieri pomeriggio alla Continassa la Juventus si è ritrovata dopo la domenica di riposo concessa da Luciano Spalletti.

I compagni hanno accolto per la prima volta il sorriso di Gleison Bremer che ha iniziato il programma di riabilitazione, ma oltre a lui altri tre calciatori (e mezzo) hanno seguito un lavoro differenziato: Kenan Yildiz, Khephren Thuram ed Edon Zhegrova, più Arkadiusz Milik che si è diviso tra la seduta in gruppo e gli esercizi ad hoc. I pensieri, nessuno si offenderà, sono però tutti diretti alla stellina turca che da quando si è unita agli altri bianconeri non ha ancora sudato insieme ai colleghi agli ordini di Spalletti.

Il motivo è semplice, perché dopo un finale di stagione 2025-2026 vissuto a denti stretti tra un dolore al ginocchio e un fastidio al polpaccio – e con tanto di Mondiale da titolare -, l’assoluta e primaria necessità della Signora è quella di preservare il numero 10 per l’inizio della Serie A, fissata per il 23 agosto a Frosinone. Il problema, se così si può definire, è che dopo l’amichevole Juventus-Nizza la squadra bianconera prenderà il volo per Hong Kong – prima tappa della tournée estiva – e a oggi non è scontato che Yildiz abbia il suo nome su una carta d’imbarco. 

Al momento dalla Continassa filtra ancora un cauto ottimismo, ma è ovvio che quel “cauto” resterà agganciato ai più rosei auspici almeno fino a quando Kenan non inizierà a sgambettare allo Juventus Training Center insieme ai compagni di squadra, immagine che per ora non si è vista. Da oggi i bianconeri torneranno a sfiancarsi nelle doppie sedute quotidiane, il che – per chi vede il bicchiere mezzo pieno – significa avere il doppio delle possibilità di ammirare il numero 10 al lavoro oltre i fastidi.

Fofana chiude Instagram e toglie i riferimenti al Milan. Mal di pancia o indizio di mercato? Cosa c’è dietro

Youssouf si gioca il futuro in un mese. Non ha parlato col Besiktas e ha una priorità: giocare tanto, meglio se in rossonero.

Youssouf Fofana ha dato una mano di vernice al profilo Instagram: via tutti i post, restano una distesa di bianco e una foto profilo tutta nera. Riferimenti al Milan, nessuno. Una scelta simile a quella di Mike Maignan. Perché lo ha fatto? Che cosa vuole dall’estate e della prossima stagione? Rispondiamo. Fofana ha voluto prendersi una pausa dai social e l’idea è di tornare, non di sparire per sempre. Quanto alla stagione, Youssouf vuole giocare, possibilmente nel Milan. Qui si apre il caso di mercato.

Fofana è rimasto molto deluso da Massimiliano Allegri e dall’ultima stagione milanista. “Ho cambiato ruolo per il Milan, ma non è il mio – ha detto -. E così mi sono giocato il Mondiale”. Nello specifico, Fofana ritiene di essere un mediano, uno dei due giocatori davanti alla difesa, non una mezzala. Vuol giocare 20 metri più indietro, non 20 metri più avanti, e si sente più a suo agio a recuperare palloni che a calciare in porta. Il sistema di Amorim può essere più adatto per lui per ritmo, intensità e richieste. 

Il punto allora sarà capire che cosa deciderà Amorim quando avrà Modric, Rabiot e Jashari a disposizione. Nel suo 3-4-2-1, i  centrocampisti centrali sono due, uno più bloccato, uno con più libertà di occupare la trequarti. Entrambi devono lavorare molto e per Fofana non sarebbe un problema. I minuti in campo invece sono un grande tema. Youssouf ai prossimi nove mesi chiede di essere protagonista: vuole giocare molto e possibilmente farlo al Milan. Le scelte di Amorim per questo peseranno. Nella prima amichevole, ha cominciato con Ricci e Comotto e ha utilizzato Fofana solo nel secondo tempo. Un brutto segno per Youssouf? Lo capiremo presto. Fofana nelle tre partite della tournée tra Australia e Indonesia avrà spazio. Nel frattempo, Jashari e Modric si uniranno al gruppo e in Italia, poco prima di Ferragosto, arriverà anche Rabiot. 

L’Italia l’ha mollato per 250mila euro, ieri è stato capitano del Bayern: Della Rovere, che rimpianto

Il trequartista di Cremona, 19 anni, non voleva andarsene, poi due anni fa il progetto bavarese l’ha conquistato: Kompany gli fa battere i calci da fermo e lo considera già un elemento importante, specie ora che Goretzka è partito.

Un talento italiano. Sul quale punta anche il Bayern Monaco. Guido Della Rovere, 19 anni compiuti a giugno, ha indossato la fascia da capitano nella prima uscita stagionale dei bavaresi. Nell’amichevole contro il Wehen (terza serie tedesca) ha anche battuto i calci di punizione (con uno ha sfiorato il gol), a dimostrazione della fiducia che club, allenatore e compagni di squadra hanno nei suoi confronti.

Nato il 4 giugno del 2007 a Cremona, Guido si muove nel cuore del centrocampo. Detta i ritmi di gioco, chiede il pallone per poi smistarlo rapidamente. Gli piacciono le responsabilità, e per questo sabato è stato premiato con la fascia di capitano. Certo, a Kompany mancavano molti dei giocatori della prima squadra (ancora in vacanza dopo i Mondiali), al punto che degli 11 titolari scelti contro il Wehen solamente Della Rovere e Assomo vantavano già una convocazione in prima squadra. Trasferitosi in Baviera due anni fa, Guido ha lasciato la Cremonese che già lo aveva fatto esordire in prima squadra. Ha lasciato famiglia e amici per tentare il grande salto. “La vita qui non potrebbe essere meglio di così”, ha spiegato il ragazzo. Fra i tifosi bavaresi utilizzano la gif di Guido, il meccanico del film Cars, per parlare di lui.

“È una cosa che mi fa molto ridere. Apprezzo molto quel personaggio. In realtà non abbiamo molte cose in comune, se non la nazionalità”. Suo papà è appassionato di motori, per questo Della Rovere si è avvicinato al calcio. La mamma, lituana, ha inciso di più sul suo carattere: “Mi sento italiano e lo sono, ma diciamo che non sono estroverso come molti miei connazionali”.

Difesa alta, gioco verticale e più aggressività: come cambierebbe l’Inter con Romero

L’argentino è un leader, sia nel club che in nazionale: potrebbe giocare al centro della difesa con Bastoni sulla sinistra e Akanji dirottato a destra

Se l’Inter decidesse di fare l’investimento corposo del suo mercato estivo sul Cuti Romero, che giocatore si assicurerebbe per la difesa? Di sicuro un elemento che garantirebbe sempre un approccio propositivo in fase di costruzione e aggressivo difensivamente parlando. Fisico, è un tipo roccioso, e dopo gli ultimi anni in Inghilterra la stampa inglese ha ribadito quanto garantisca uno stile di gioco “senza compromessi” grazie a quella sua “riconoscibile e spavalda sicurezza di sé”. Si prende i suoi rischi e non si spaventa se gli si chiede di farsi leader. Coraggioso quando deve mantenere il possesso e salire infilando centrocampo e difesa avversaria. Il che non dispiacerebbe affatto a un Cristian Chivu che vuole una linea di difesa alta e un gioco sempre più verticale. Romero gioca come è, con gli stessi pregi di un carattere forte ma a volte anche troppo risoluto.

Provando a collocarlo nella linea a tre dell’Inter, agirebbe al centro, con Alessandro Bastoni sulla sinistra e Manuel Akanji dirottato a destra. Una soluzione che “sacrificherebbe” Yann Bisseck ma che allo stesso tempo garantirebbe un ricambio di livello che col triplice impegno non è certo da sottovalutare. In difesa l’Inter ha bisogno di un paio di rinforzi visto che in due se ne sono andati (i soliti Acerbi e De Vrij per la scadenza del contratto), e anche se la società non è chiamata a fare due investimenti grossi in questo reparto – basta un profilo pronto, come Romero appunto, e uno ben più economico e giovane da crescere – non è escluso che dalla fascia destra la priorità sia diventata proprio il centrale. Non ultimo, visto anche che la pista Romero non è poi così impossibile da percorrere. Anzi.

Da ripiego a certezza: è Diouf l’erede di Dumfries a destra. Come ha fatto a convincere Chivu

Il francese 22enne era arrivato a Milano la scorsa estate dopo che era saltato l’acquisto di Manu Koné. Poi il tecnico romeno ha saputo valorizzarlo.

Non è da nemmeno un anno all’Inter ma Andy Diouf ha vissuto tante vite in nerazzurro. La prima è stata quella che è iniziata il 22 agosto 2025, giorno in cui è stato ufficializzato dal club. Il francesino 22enne è arrivato a Milano con tante aspettative e qualche punto interrogativo. Era un centrocampista tutto da scoprire, c’era da capire quale sarebbe stato il suo impatto con la Serie A, il suo inserimento in una squadra che puntava in alto e che doveva dimenticare in ogni modo l’epilogo della stagione precedente. Diouf è stato il classico giocatore che è entrato nell’universo Inter in punta di piedi, sapendo cosa poteva dare, dove migliorare, e che per crescere avrebbe dovuto affidarsi totalmente al suo allenatore, Cristian Chivu. 

Ma facciamo un passo indietro, al calciomercato 2025 e all’affare Manu Koné che per l’Inter è sfumato a Ferragosto. Da lì ha iniziato a prendere quota l’alternativa Diouf, meno conosciuta ma che poi nei fatti si è rivelata una risorsa. E guai a chiamarlo ripiego. Certo, le caratteristiche sono diverse ma Andy è stato una scoperta. Oltre che un investimento da più di 20 milioni. Poi l’intuizione del suo allenatore ha fatto il resto. Nel corso della stagione quell’oggetto misterioso ha iniziato a far vedere di cosa fosse capace. Soprattutto in Coppa Italia, primo palcoscenico su cui ha avuto più modo di mostrare le sue giocate. Nelle prime due uscite, neanche a dirlo da esterno a destra, due gol. Tanto per far capire subito che anche i guizzi davanti non mancano.

Milan, i segreti del ritiro: il modulo che esalta Nkunku, partitelle tiratissime, il mistero Cissé

I rossoneri si allenano a Milanello e sabato saranno a Glasgow per la prima amichevole. Tra tattica e giovani, sorprese e giocatori da recuperare, una rapida guida ai primi giorni della nuova stagione.

Il Milan lavora da poco più di una settimana e a breve inizierà a girare il mondo. Sabato sarà a Glasgow per un’amichevole con il Celtic, poi volerà in Australia per la tournée. Tre amichevoli in programma: il 5 agosto con l’Inter a Perth, l’8 agosto con il Chelsea a Giacarta, il 15 agosto con il Manchester United a Breslavia (in polacco, Wroclaw). I primi giorni però, da tradizione, sono a Milanello. Proviamo a capire che cosa sta succedendo.

Tutto. Amorim preferisce fare un gol in più, non prenderne uno in meno, e non ama il 3-5-2. Il suo sistema di gioco è il 3-4-2-1. Significa che vedremo un Milan più intenso, probabilmente meno attento in difesa, con più voglia di prendere rischi e di costruire dal basso. Qualcuno inevitabilmente giocherà in più posizioni, come Mario Gila, che già nel primo allenamento ha fatto il braccetto di destra e il centrale. Chi ci perde? Ad esempio Tomori, che può essere ceduto. Chi ci guadagna? Nkunku, che ha una chance di giocare nella sua posizione preferita, in un calcio più adatto alle sue caratteristiche. Molto dipenderà dai due trequartisti: se saranno giocatori offensivi, il Milan sarà sbilanciato; se in quella posizione verrà adattato uno tra Rabiot e Jashari, vedremo più equilibrio. 

Vergogna Argentina durante la premiazione? Ma un calciatore ha rispettato la Spagna, ecco chi è

José Manuel López è l’unico giocatore della Selección che non ha voltato le spalle ai vincitori del Mondiale durante i festeggiamenti. Pupillo di Messi, ha giocato solo pochi minuti nel torneo, fornendo però un assist decisivo

In Spagna non l’hanno presa bene. Per niente. Dopo aver concesso il pasillo de honor agli sconfitti, la Roja campione del mondo non è stata ripagata con la stessa moneta. Anzi. Le immagini dei calciatori argentini che danno le spalle alla premiazione della Spagna, rifugiandosi sotto la curva dei propri hinchas, hanno fatto il giro del web, trovando ferma condanna sui media spagnoli. Osservando bene i filmati, però, si nota chiaramente come – tra tutti i giocatori girati di schiena – ce ne sia uno (e solo uno) che ha invece voluto assistere al trionfo della Roja. Si tratta di José Manuel López, non esattamente uno degli uomini copertina della Scaloneta. Nel Mondiale appena concluso ha raccolto una manciata di minuti (18, per l’esattezza) spalmati su due gare: nel girone contro la Giordania e ai quarti contro la Svizzera, dove ha anche servito l’assist a Julián Álvarez per il gol decisivo. 

López, classe 2000, è un attaccante che gioca nel Palmeiras. Nativo di San Lorenzo e cresciuto nell’Independiente, da giovanissimo ha rischiato il ritiro dopo un serio infortunio all’anca. Nel 2016 il passaggio al Lanús e un altro problema fisico, stavolta alla spalla. Quando ormai le speranze di diventare un calciatore professionista sembravano svanite, nel 2019 viene girato in prestito al Colegiales de Tres Arroyos, nei campionati regionali. Un passo indietro che sarà la sua fortuna: segna infatti valanghe di gol convincendo il Lanús a dargli una chance in prima squadra. Occasione sfruttata al meglio: 22 gol in due anni e i riflettori del mercato puntati adddoso. A spuntarla è il club di San Paolo con un’offerta da 10 milioni di dollari.

Yamal, così festeggia un fenomeno 19enne: dai balletti con Nico ai baci con fratellino e fidanzata

Il fuoriclasse spagnolo ha festeggiato in campo la vittoria della propria nazionale con i compagni, la famiglia, gli amici e le figure istituzionali presenti alla partita

Per Lamine Yamal il primo mondiale in carriera si conclude con la vittoria in finale contro l’Argentina. All’età di 19 anni e 6 giorni lo spagnolo diventa il terzo giocatore più giovane della storia a disputare una finale Mondiale, dopo Pelè nel 1958 e Giuseppe Bergomi nel 1982, e superando Messi tra i dieci marcatori più giovani a segnare la prima rete al Mondiale col gol contro l’Arabia Saudita. Dopo il fischio finale il diciannovenne è passato ai festeggiamenti con i compagni, con la fidanzata, il fratellino e gli amici, uno show spontaneo di un 19enne.

Re Felipe VI e la regina Letizia, presenti al MetLife per assistere alla partita insieme al Presidente Pedro Sánchez, hanno premiato la Spagna campione del mondo, unico momento istituzionale della festa di Lamine Yamal. 

A distanza di anni dalle foto iconiche per il calendario Unicef, soprannominate ironicamente il “battesimo calcistico” di Yamal, Messi si è congratulato per la vittoria. L’argentino ha ric0nosciuto spesso le qualità in campo del diciannovenne, definendolo un grandissimo giocatore e uno dei più forti al mondo. L’abbraccio tra i due dopo il fischio finale di ieri sera entra nella storia come passaggio del testimone tra due fuoriclasse.

Brillano Kostic e Camarda, gli esperimenti di Amorim: Milan, 7 gol nel primo test contro i giovani

Test in famiglia di 90′ contro il Futuro di Navarro: i due attaccanti in evidenza. Chukwueze ancora impiegato da esterno destro

Novanta minuti di test in famiglia per vedere l’effetto che fa e iniziare ad avere lo stimolo di una partita verosimile. Il Milan inizia la serie di amichevoli estive contro i “cugini” di Milan Futuro. Appuntamento logisticamente agevole – le due squadre condividono tutto l’anno il centro sportivo di Milanello – e utile sia per iniziare a mettere benzina nelle gambe, sia per riavviare la sinergia fra le due squadre, soprattutto in questa estate dove sono cambiati entrambi gli allenatori.

È finita 7-0, con un parziale di 2-0 dopo un primo round in cui si è particolarmente messo in luce Kostic. Il centravanti montenegrino ha confermato le ottime sensazioni regalate ad Amorim già durante i primissimi allenamenti e, sebbene sia stato formalmente acquistato in ottica Futuro, si candida per essere una risorsa per la prima squadra fin da subito. Interessante anche il nome dell’altro marcatore, ovvero Ossola, trequartista di 19 anni cresciuto nel settore giovanile rossonero, che la scorsa stagione si è diviso tra seconda squadra e Primavera. Nella ripresa (quando Navarro ha ulteriormente ringiovanito i ranghi, inserendo i 2008 e 2009) sono arrivati altri 5 gol. Le firme: Chukwueze, Pavlovic, Camarda, Loftus-Cheek e Fofana. Da sottolineare, quindi, anche la rete di Camarda, altro squillo importante per le valutazioni di allenatore e dirigenza. Chukwueze, così come nelle esercitazioni dei giorni scorsi, è stato impiegato da esterno destro nel 3-4-2-1. Il prossimo impegno del Diavolo è in programma sabato prossimo, in casa del Celtic. Il giorno dopo, partenza per la tournée.