Marotta lo difende, San Siro lo osanna. E Bastoni per una notte si scorda la Bosnia e il mercato

Il difensore nerazzurro, finito al centro di polemiche e voci di mercato, ha superato la prima prova post-Italia anche grazie al sostegno del Meazza e della società.

Il momento era delicato, la partita pericolosa, la condizione fisica precaria. E il rischio di incappare in qualche errore rivedendo i fantasmi di una settimana da incubo semplicemente elevatissimo. Perché più in generale il periodo che sta vivendo Alessandro Bastoni – tra l’espulsione determinante con la Nazionale, la simulazione con tanto di esultanza di fronte a Kalulu, il rigore causato contro il Liverpool e le costanti voci di mercato che accostano il suo nome a quello del Barcellona – appare molto delicato anche osservando soltanto da fuori. Ma il difensore nerazzurro non si è lasciato scomporre, e anzi ha offerto la solita prova concreta. A causa della squalifica di Carlos Augusto e dell’infortunio di Bisseck, di fatto Chivu aveva le scelte obbligate in difesa. Impossibile stabilirlo con certezza, ma non è assurdo immaginare che – con il reparto al completo – Bastoni sarebbe stato probabilmente risparmiato. Ma il difensore nerazzurro è stato bravo a trasformare una partita potenzialmente complessa in… applausi. 

La serata da protagonista di Bastoni è iniziata ben prima del fischio di Sozza. Con le raccomandazioni e le coccole di Cristian Chivu, ben consapevole dell’importanza dell’aspetto psicologico, e soprattutto con la difesa a spada tratta del presidente Marotta: “Il linciaggio su di lui è vergognoso, come se fosse colpevole di chissà che cosa. L’eliminazione dal Mondiale ha origini più lontane, ma al netto di questo non merita un trattamento simile. Si sbaglia nella vita, invece in Italia dobbiamo diventare tutti psicologi, esperti di calcio, senza sapere con che uomo e con che professionista si ha a che fare. Ha sbagliato, ma è normale incappare in una cosa simile alla sua età. È un patrimonio dell’Inter e del calcio italiano e tale lo consideriamo”. Parole che avranno senz’altro fatto piacere al difensore nerazzurro, che poi però ha rivolto ogni pensiero al campo.  

Torna Martinez, riecco anche il vero Thuram: “Con Lautaro legame speciale, mi è mancato”

Il francese torna al gol e sforna anche due assist per l’argentino, che rientra dopo lo stop e segna subito: “Con compagni così mi viene la pelle d’oca”

Un minuto esatto, sessanta secondi spaccati: è il cronometro di San Siro a dirti che non è stato solo un gol, ma un messaggio. Un elogio al valore della puntualità, sacro anche nella frenesia del calcio moderno. L’Inter senza Lautaro era bianca di paura, l’Inter con Lautaro gode di ottima salute, è spavalda e coraggiosa: l’argentino, al ritorno dopo 45 giorni di broncio e cure al polpaccio, ci ha tenuto ad essere puntuale, puntualissimo, nel ricordare al campionato che la musica è cambiata. Ha voluto che le lancette dei secondi facessero un giro intero, solo uno, per segnare una delle reti più importanti della stagione. 

La palla, però, non arrivava lì per caso, non l’aveva traghettata un compagno qualunque, ma il gemello di questi anni: Thuram, tutto un altro giocatore rispetto a quello visto nell’ultimo mese, ha apparecchiato immediatamente la tavola per il banchetto del capitano al rientro. Si è poi ripetuto, per rimarcare il concetto: ha servito al Toro la palla del 3-1 a inizio ripresa, quando la Roma è finita giù di colpo sul ring. Poi si è messo in proprio e ha segnato anche lui, con una testata da angolo. Doppietta argentina, una coppia di assist più gol francese: ecco riemergere dalle acque quella creatura mostruosa chiamata ThuLa. 

I due non giocavano insieme dall’inizio da Inter-Juve del 14 febbraio, quella del caso Bastoni prima della grande frenata tra Champions e Serie A. Adesso che le due metà della mela sono tornate ad unirsi, è tutta un’altra Inter. L’hanno ripetuto entrambi a fine partita, facendosi gli occhi dolci davanti alle telecamere. 

Gigio, Vasilj e i foglietti dei rigori strappati: la lite a fine Bosnia-Italia, cos’è successo

Dopo il rigore sbagliato da Pio Esposito, i due portieri si sono strappati a vicenda le indicazioni sui rigori. E le foto sono girate poi rapidamente sui social.

L’immagine vale più di mille parole. Gigio Donnarumma discute con Vasilj, con l’arbitro Turpin che prova a mettersi in mezzo e a placare gli animi. E no, non c’entrano i rigori. Il pomo della discordia è un foglietto strappato, su cui entrambi  i portieri si erano appuntati dei suggerimenti sui giocatori avversari.

Ma inquadriamo il contesto, per prima cosa. Pio Esposito calcia alto il suo rigore e il portiere bosniaco, dietro alla porta, esulta. Qui scatta l’ira di Donnarumma. Dalle prime ricostruzioni sembra che Gigio per la rabbia abbia strappato i foglietti in cui l’avversario aveva appuntato le caratteristiche dei tiratori italiani. Vasilj, furioso, mostra i fogli tutti stropicciati all’arbitro Turpin, che lo ammonisce per proteste. E qui parte la ripicca. Già, perché il portiere bosniaco corre a vendicarsi e pare strappi quello dell’italiano: due giovani raccattapalle avrebbero trovato per terra gli appunti di Donnarumma e li avrebbero nascosti, scatenando la rabbia del numero uno del Manchester City. Il foglio con le indicazioni sui tiratori bosniaci è poi riapparso dopo qualche ora dopo sui social.

Su quel foglio ci sono nome del possibile rigorista, il numero di maglia, la direzione preferita, a sinistra o a destra, e infine le caratteristiche delle conclusioni dagli 11 metri, aperta, chiusa o centrale: Muharemovic (sinistra, chiusa), l’8 Gigovic (destra, chiusa), l’11 Dzeko (sinistra, chiusa). E ancora il 20 Bajraktarevic, (sinistra, chiusa), e il 23 Tabakovic (destra, aperta). Non sono serviti. Se non ad alimentare altre polemiche.

Nazionale, e ora da chi si riparte? Palestra e Pio punti fermi, ma si punterà anche su

Molto dipenderà dalla scelta di Gattuso di restare o meno. Ma ecco chi sicuramente farà parte del nuovo ciclo.

Dopo la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale la Nazionale verrà cambiata. Non ci sarà una rivoluzione, ma qualche volto nuovo a giugno è atteso. E qualcuno dei presenti nella triste notte di Zenica non ci sarà più. Molto dipenderà anche da cosa succederà con il ct e quindi alcuni discorsi sono prematuri, ma indipendentemente dalla permanenza di Gattuso o dall’arrivo di un nuovo tecnico, alcuni giovani troveranno più spazio. Bisogna costruire il futuro. Un futuro diverso dal presente.

Iniziamo da lui che ha disputato contro Irlanda del Nord e Bosnia le prime due gare con la Nazionale. Il ragazzo di proprietà dell’Atalanta, in prestito al Cagliari, è già una certezza, il titolare della fascia destra. Sia in caso di 3-5-2 che di linea a quattro. La corsa di Palestra nella notte del Bilino Polje è sembrata una componente a cui questa Italia non potrà più rinunciare per anni. Altro punto fermo è Pio Esposito che ha sbagliato il primo rigore della sequenza finale ma si è battuto, ha concluso e sfiorato il gol.

Sarà il nostro 9 in un reparto dove anche Scamacca e Kean offrono certezze (soprattutto se l’atalantino non sarà più fermato dai problemi fisici ricorrenti) e pure Raspadori non è in là con gli anni. Là davanti aspettiamo Camarda, quando sarà guarito dal problema alla spalla, e pure Zaniolo se continuerà così, avrà di nuovo una chance. Sperano pure Vergara e Orsolini; in attesa di capire il sistema di gioco Maldini e Zaccagni. Su Chiesa il quadro è chiaro, indipendentemente dal nome del ct. A proposito di giovani, ma non per il reparto offensivo, scontato che in mezzo ci sia sempre più spazio per Pisilli, se confermerà i progressi con la Roma. Può avere una chance di rientrare nel gruppo pure Fagioli. Infine i ragazzi dell’Under 21: Bartesaghi è pronto a salire un gradino, ma anche Ahanor farà parte sicuramente del nuovo ciclo. Da osservare anche Kayode e Ndur.

Gattuso, i convocati per Bosnia-Italia: fuori Scalvini, c’è Cambiaso. I motivi della scelta

Il ct azzurro porta in panchina lo juventino per avere maggiori opzioni sulle fasce. Scamacca non ce la fa e non va nemmeno in panchina, ma come previsto resterà in gruppo. Esclusi anche Caprile, Cambiaghi e Coppola.

Entro ieri sera a mezzanotte Bosnia e Italia hanno inviato all’Uefa la lista con i numeri di maglia dei 23 giocatori che saranno utilizzabili per il match di stasera. Negli azzurri nessuna sorpresa clamorosa: Scamacca, infortunato a una coscia prima del raduno, ha provato a recuperare, ma non andrà neppure in panchina. È comunque rimasto in questi giorni vicino agli azzurri e stasera tiferà per i compagni. Niente panchina neppure per Scalvini, Caprile, Cambiaghi e Coppola. Rispetto a match contro l’Irlanda del Nord esce Scalvini ed entra Cambiaso. Al gruppo come spettatori sono aggregati anche Vicario e Di Lorenzo.

Gattuso per la gara contro la Bosnia ha preferito portare un esterno in più (Cambiaso) rispetto a difensore (Scalvini) perché in un partita come questa la spinta dello juventino, che può giocare su entrambe le fasce sia in fase più offensiva che difensiva, può essere preziosa. Come alternativa a Politano e Dimarco, che saranno i titolari, ci sono rispettivamente Palestra (a destra) e Spinazzola (a sinistra), ma evidentemente il ct ha preferito avere una pedina in più sulle corsie laterali che un difensore centrale visto che in panchina ci saranno a disposizione Buongiorno e Gatti.

Lukaku resta in Belgio: “Mi sto curando, non potrei mai voltare le spalle al Napoli”

Messaggio social dell’attaccante, che rimarrà fuori ancora un paio di settimane. “Aiuterò il club e la nazionale a raggiungere i rispettivi obiettivi quando verrò chiamato. Devo assicurarmi di essere al 100%, ultimamente non lo ero e ha pesato anche sul piano mentale”

“Non potrei mai voltare le spalle al Napoli”. Il messaggio di Romelu Lukaku, in risposta a tutte le speculazioni di questi giorni, è forte e chiaro.

E soprattutto è un segnale conciliante. Il giocatore, dopo essersi fermato in Belgio per sottoporsi ad alcuni trattamenti medici senza il permesso del club, ha voluto fare chiarezza. “Questa stagione è stata molto impegnativa per me, tra l’infortunio e la perdita personale. So che negli ultimi giorni c’è stato molto rumore sulla mia situazione ed è importante chiarire tutto.

La verità è che nelle ultime settimane non mi sentivo bene fisicamente, mi sono sottoposto ad alcuni controlli mentre ero in Belgio e si è scoperto che c’era un’infiammazione e del liquido nel muscolo dell’ileopsoas, vicino al tessuto cicatriziale. È il secondo problema che ho avuto da quando sono tornato a inizio novembre. Ho scelto di fare la riabilitazione in Belgio per poter essere pronto quando verrò chiamato in causa” si legge nella story che Lukaku ha pubblicato su Instagram. Il calciatore è in contatto con la società, l’intenzione sarebbe quella di restare nel suo Paese ancora per un paio di settimane, così da proseguire il percorso di riabilitazione. Nelle prossime ore sono attesi sviluppi sulla questione. 

Per Lukaku tutto questo, a ogni modo, non deve dare adito a strumentalizzazioni di qualche tipo. “Penso che la maggior parte di voi abbia visto l’intervista che ho fatto a Verona: non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai. Non c’è niente che vorrei di più che giocare e far vincere la mia squadra, ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché ultimamente non lo ero e questo ha pesato anche sul piano mentale. È stato un anno molto intenso, ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i rispettivi obiettivi quando verrò chiamato. È tutto ciò che voglio” ha concluso.

Bastoni verso il Barcellona. E ora l’Inter sfida il Milan per Gila

Ancora nessuna trattativa nel vivo, ma l’interesse dei blaugrana è evidente e ora i neroazzurri sono disposti a valutare proposte.

Come se fosse una tra le più praticate discipline sportive, la caccia al “like” o al “segui” sui social è attività di chi, in tema di calciomercato, vuole trovare prima di tutti tracce o indizi di trattative, affari, colloqui. In un quadro del genere quindi non stupisce che Pau Cubarsí qualche giorno fa si sia trovato a dover quasi giustificare un legame social con Alessandro Bastoni: «Ci seguiamo su Instagram perché abbiamo giocato uno contro l’altro e perché siamo colleghi.

Lui è magnifico, ma non parliamo di chi non è qui». C’è chi a queste parole ha associato da subito un’immagine: Cubarsì e Bastoni insieme, al Barcellona. E chissà gli stessi cosa diranno se questa istantanea immaginata a marzo diventerà realtà tra tre o quattro mesi. 

Ad oggi questo è uno scenario futuro tutt’altro che da escludere. Sia chiaro, il difensore non è certo tipo da chiedere la cessione e non lo farà, così come l’Inter non è club che mette in vendita i pezzi pregiati della sua rosa. Allo stesso tempo però l’azzurro sa che il calcio è fatto anche di possibili addii (e, nel caso specifico, quanti sono i calciatori che direbbero no al Barcellona?); e poi, mai come quest’anno, la società valuta realistica la possibilità di privarsi di lui per la giusta cifra e alle condizioni che ritiene soddisfacenti per aprire un dialogo che però al momento sull’asse Barcellona-Milano ancora non c’è stato.

Nessuna mail, niente telefonate, non c’è una vera e propria trattativa, solo questo occhione blaugrana che si è posato su Bastoni con insistenza e ha individuato in lui il profilo ideale per la difesa di Flick, dove giocherebbe (per davvero) al centro della linea a quattro (che cambiamento) con quel Cubarsí per ora compagno solo in rete. 

Sommer va o resta? C’è una nuova strategia dell’Inter per farlo rimanere. E Martinez…

I dirigenti nerazzurri proporranno allo svizzero di restare come riserva. Nel frattempo stanno cercando un primo: Vicario è la scelta numero uno.

In casa Inter ballano domande. Una di queste riguarda la porta: e se Sommer restasse come secondo? Ipotesi tutt’altro che scontata. Marotta e Ausilio proporranno allo svizzero di restare un’altra stagione come riserva. La situazione contrattuale di Yann è nota: è in scadenza a giugno, ha 37 anni e non è intoccabile, ma la sua esperienza potrebbe tornare utile al portiere che verrà. In cima alla vista c’è Vicario, numero uno del Tottenham, campione d’Europa League nel 2025. In questi casi si dice “prescelto”. In estate i nerazzurri faranno un’offerta agli Spurs.

Tuttavia, la situazione legata a Sommer è da monitorare. Premessa: di sicuro non farà il portiere titolare. E lo svizzero non ha ancora preso una decisione definitiva, ovvero se continuare all’estero, tornare in patria o addirittura smettere. Lo deciderà a giugno, con calma e serenità, anche perché mancano ancora otto partite alla fine del campionato. L’Inter ha sei punti di vantaggio sul Milan, sette sul Napoli e punta al tricolore, anche se ovviamente la stagione è ancora piena di insidie. La prima sarà a Pasqua, contro la Roma, la seconda una settimana dopo contro il Como. Queste le due sfide decisive per il titolo. Sommer fin qui è stato protagonista di diversi errori: su tutti quelli contro Udinese, Juve, Milan all’andata e anche con la Fiorentina. È terz’ultimo in Serie A per gol evitati. I piani alti sono pronti a proporre a Yann di restare ancora. Da capire se accetterà.

Altra domanda: e Josep Martinez? Argomento spinoso il suo. Prima dell’incidente di fine ottobre, nel quale ha perso la vita un anziano di 81 anni su una carrozzina elettrica, aveva giocato due partite di fila in campionato contro Sassuolo e Cagliari. Da lì in poi ha giocato tre volte in Coppa Italia e una in Supercoppa, ma mai in Serie A. Cinque mesi fa, subito dopo il fatto, lo spagnolo chiuse i suoi canali social e si affidò a uno psicologo del club saltando anche la sfida con la Fiorentina. Comprensibile. 

Inter, la rivoluzione parte dalla difesa: via in tre. E Bastoni…

Da Acerbi a De Vrij e Sommer: la retroguardia nerazzurra sarà rivoluzionata in estate. Nel mirino Muharemovic, Ordonez e non solo.

L’età passa, inesorabile. I vecchi muri pure, crollano. La stagione in corso dimostra come non ci sia più traccia dell’antica difesa nerazzurra, quella che ha protetto l’Inter nelle ultime annate, fiaccata ormai da marginalità dei vecchi protagonisti, errori individuali e cali di forma. Ma, soprattutto, dalla velleitaria lotta contro la carta di identità, che assomiglia poi tanto a quella contro i mulini a vento.

Insomma, bisognerà togliere delle rughe al reparto, è inevitabile e necessario: per questo, l’Inter si prepara a un cambiamento profondo anche là dietro. Si studiano già adesso i tanti possibili movimenti dell’estate, a partire dai contratti destinati a estinguersi per morte naturale: andrà in scadenza quello di Francesco Acerbi, vecchio leone inzaghiano, sempre più fuori dai radar a 38 anni compiuti anche a causa del ruolo strategico di Akanji, ormai guida della difesa. Stesso destino per Matteo Darmian, tuttofare 36enne che ha fatto la fortuna del club per dedizione e professionalità, ma anche lui scolora alle spalle di Bisseck.

Quest’anno Darmian avrebbe dovuto essere esclusivamente un’alternativa nel ruolo “braccetto” di destra ma, a causa di un polpaccio dispettoso, si è visto dall’inizio solo a Bodo e a Como in Coppa Italia, in entrambi i casi da esterno di centrocampo. Il club nerazzurro accompagnerà i due italiani alla porta: stretta di mano e un bel grazie per il lavoro svolto. Manca ancora l’ultima parola, invece, sul futuro di Stefan De Vrij che, dalla sua, ha qualche primavera in meno dei colleghi, “solo” 34, ma sembra lontanissimo dalla centralità di un tempo.

Al momento, l’olandese sembrerebbe più fuori che dentro Appiano: diventerebbero, quindi, tre le pedine da rimpiazzare nel reparto arretrato. Quattro, se si allarga il campo e si aggiunge pure il portiere, visto che l’esperienza di Yann Sommer da guardiano titolare nerazzurro si esaurirà a fine stagione. A 37 anni sono calati i riflessi e aumentati gli errori che causano la perdita di preziosi punti in classifica.

Inter, pronto l’assalto a Manu Koné: i dettagli dell’offerta nerazzurra

Il club di Chivu aveva sfiorato il colpo in estate e ora vuole riprovarci

Dall’inizio di questo viaggio 2025-26, anzi già dalla coda avvelenata della scorsa stagione, quando tra le macerie si arrangiava il viaggio americano del Mondiale per club, la dirigenza nerazzurra ha sempre vissuto in simbiosi con l’allenatore: da quando Cristian Chivu siede lì, l’Inter è sempre stata un corpaccione unico, una cosa soltanto. Le riunioni incrociate staff-manager ad Appiano Gentile sono continue, al punto da non fare quasi più notizia: ci sono stati confronti proficui prima della sfida all’Atalanta e prima di quella alla Fiorentina, entrambe andate di traverso, e si continuerà anche durante questa pausa, utile a far respirare almeno una parte della squadra stanca .

Si continuerà a discutere pure nel mese di aprile e oltre, quando la stagione si avvicinerà alla fine, sempre con la supervisione dall’alto di Oaktree: il fondo proprietario è l’ispiratore di un mercato nuovo, in cui un elemento grosso (e costoso) arriverà. E l’Inter, sotto sotto, non ha mai smesso di credere che quel qualcuno possa essere ancora Manu Koné, centurione romanista corteggiato a lungo appena qualche mese fa. Non un centrocampista simile a lui, ma proprio il francese.

Con uno scudetto da giocarsi ancora e il vento di Milan e Napoli che soffia alle spalle, il club nerazzurro non può distrarsi troppo dal contingente. Anche per questo un piano preciso sulla campagna di trasferimenti estivi ancora non c’è, ma di certo la sessione estiva segnerà uno stacco rispetto al passato. Saprà di rivoluzione, anche solo per il numero di elementi da sostituire visto che in tanti lasceranno per fine contratto. 

Intanto, però, un concetto è stato già deliberato all’unanimità: comunque finisca quest’annata, nella successiva i nerazzurri spenderanno denari, anche tanti se serve, per cambiare taglia. Crescere di dimensione. Ci saranno innesti più giovani, come da linea di condotta della nuova era, ma pure più possenti e rapidi. Insomma, l’Inter proverà ad aggiungere alla rosa una dose di forza che poi produca una più alta intensità in campo, anche a costo di staccare assegni che in viale della Liberazione non circolano più da un bel po’.