Se non perdi mai, hai buone probabilità di arrivare a fine stagione con qualcosa di importante in mano. Lo dice la storia del campionato italiano. C’è l’eccezione del Perugia di Castagner, che nel 1978-79 concluse al secondo posto pur rimanendo imbattuto. Altro secolo, altro calcio. In epoche più recenti, una stagione con una sconfitta o zero sconfitte ha sempre significato scudetto. Il Milan fino a questo momento ha perso solamente alla prima giornata in casa contro la Cremonese. Ha 5 punti di ritardo dall’Inter capolista, è vero, ma c’è ancora uno scontro diretto tra le due, che l’8 marzo potrebbe rendere questa distanza nettamente più ridotta.
Il Milan non perde mai perché è una squadra veramente forte. Al di là della sterile polemica sul “risultatista” Allegri e sulla sua attitudine a vincere le partite con il minimo scarto, il blocco centrale è costruito alla perfezione.
Vincere senza attaccanti è un’ulteriore dimostrazione di forza. Nella formazione iniziale, Allegri ha dovuto rinunciare alle prime tre scelte nel reparto offensivo: Leao, Pulisic e Fullkrug. Ha riproposto il duttile Loftus-Cheek nel ruolo di centravanti, ricevendone in cambio il gol dell’1-0. Ha studiato per Nkunku una posizione ibrida che ha brutalizzato una difesa bolognese totalmente allo sbando. La scritta “game over” è comparsa molto presto sullo schermo, nonostante un primo quarto d’ora in cui il Bologna ha illuso la sua gente con qualche riaggressione fatta a modino, Niente o quasi niente per impensierire il Milan.
La classifica adesso dice 50 punti con 14 vittorie, 8 pareggi e una sola lontanissima sconfitta. Un cammino che può consentire di ragionare in grande, perché il campionato è ancora lungo, perché l’Inter ha ancora la Champions League da onorare, perché la squadra di Chivu ha sempre una grande difficoltà negli scontri diretti. Intanto il messaggio alla capolista concittadina è stato lanciato: il Milan non perde mai. E adesso sa anche stravincere pur partendo senza attaccanti di ruolo.