Tra rotazioni e rendimento dei singoli, Chivu cerca la formula per ritrovare la solidità dello scorso anno.
Un piccolo allarme è suonato. In modo flebile, sì, quasi silenziato da una classifica che comunque vede l’Inter in testa alla classifica – al pari di Roma e Lazio – con quattro vittorie e un pareggio nelle prime cinque giornate di campionato. Però le sveglie, anche quando si sentono solo in lontananza, non vanno ignorate. E l’allarme dell’Inter riguarda la difesa.
I nerazzurri hanno incassato ben otto gol nelle prime cinque giornate di Serie A, un dato che mai era stato tanto negativo dalla stagione 2022-23 quando la squadra guidata da Simone Inzaghi chiuse la stagione al 3° posto dietro Napoli e Lazio. Di più: se il discorso si allarga anche oltre i confini italiani includendo la gara di Champions League al Bernabeu contro il Real Madrid, i gol incassati da Akanji e soci raggiungono addirittura la doppia cifra. Dieci tondi tondi. L’ultimo dato che preoccupa? Era da ottobre del 2024 che l’Inter non subiva almeno due gol in tre partite consecutive di campionato (quest’anno Roma, Udinese e Napoli).
Dalle parti di Appiano Gentile però non è partito alcun allarmismo eccessivo, per una squadra che comunque è sempre stata capace di recuperare e nella maggior parte dei casi addirittura vincere. Ma è evidente che in queste prime 6 partite stagionali qualcosa non abbia funzionato. E non si parla certo del reparto offensivo, che – come al solito – gira a meraviglia sospinto da una ThuLa splendente, né di un centrocampo in grado di offrire una rigogliosa varietà di soluzioni.
Piuttosto di un reparto arretrato (portiere incluso) che non ha ancora mostrato la solidità garantita lo scorso anno, quello del Doblete, quando l’Inter incassò 35 reti in 38 partite. La media relativa ai gol subiti nella scorsa stagione dice 0,92, quella attuale – Champions League inclusa – addirittura 1,66 (che resterebbe comunque a 1,6 se calcolata solo in base al rendimento in Serie A). Un problema di singoli o di gruppo? Né uno né l’altro, viene da pensare, anche (o soprattutto) perché la filosofia di gioco non si è discostata dal consolidatissimo 3-5-2 e gli interpreti sono rimasti gli stessi, se non per qualche piccola variazione, per di più ininfluente per quanto riguarda i titolari.