I nerazzurri hanno fatto autocritica dopo la sconfitta con il Milan: ecco il patto nello spogliatoio.
Il derby è una partita che lascia il segno quando la vinci, figurarsi quando la perdi. Euforia e frustrazione sono gli opposti di un risultato che altera le percezioni, anche improvvisamente, ribaltando gli umori. L’Inter però si augura che la sconfitta contro il Milan, unica squadra ad averla battuta in campionato nelle ultime 40 giornate, possa rappresentare la svolta definitiva della stagione.
Il confronto di spogliatoio raccontato a Rotterdam da Marcus Thuram (“Ci siamo detti le cose in faccia come nelle famiglie, sarebbe stato grave far finta che i problemi non ci fossero”) è andato proprio in quella direzione: abbiamo sbagliato, abbiamo sbagliato tanto, non possiamo permettercelo. “Ci siamo rotti le p… di regalare le partite” è stato uno degli slogan condivisi dai giocatori, compreso Lautaro che è infortunato ma ovviamente da capitano ha preso parte alle riunioni del gruppo. Il termine più vago che esista, “approccio”, è stato il tema del dibattito: le false partenze sono condizionate da una mancanza di attenzione e concentrazione.
La sfida di Champions contro il Feyenoord, fondamentale per restare aggrappati al treno delle squadre migliori, darà le prime risposte. Di sicuro i leader hanno fatto sentire la propria voce. Uno di quelli che hanno parlato senza nascondersi è stato Nicolò Barella, che ha ammesso davanti ai compagni di aver sbagliato la valutazione del pericolo in occasione del 3-1, causando la punizione convertita in oro da Moreira.
Partendo dal mea culpa Barella, come aveva fatto Bastoni pubblicamente, ha sottolineato che certi errori di superficialità non sono accettabili in squadre ambiziose. Così come gli individualismi: da adesso le questioni personali, come i contratti da rinnovare che hanno inconsciamente distratto campioni del calibro di Dimarco (oggi è arrivata la conferma che il club ha esercitato la clausola fino al 2028) e Calhanoglu, dovranno essere messe in secondo piano.