Diawara, da sconosciuto preso in B francese a risorsa d’oro per Amorim

Arrivato in estate dal Troyes, prima di Udine aveva giocato solo 32 minuti: ora per lui cambiano prospettive, impiego e rotazioni.

“Ha giocato la sua prima partita completa in questo club, sembrava fosse qui con noi da dieci anni”. A leggere una frase del genere, l’identikit porterebbe a pensare a un veterano, uno che conosce già a memoria compagni, campionato e colori della maglia. E invece no. Ruben Amorim nel post partita di Udinese-Milan parlava di Sankhoun Diawara, francese di 20 anni, al debutto assoluto in Serie A e per di più da titolare. Come se non bastasse, da terzino sinistro: ruolo che in carriera ha ricoperto, ma non con grande frequenza.

A inizio stagione Amorim aveva ribadito più volte di voler puntare sui giovani. A quanto pare, non erano soltanto parole di circostanza. Contro l’Udinese Diawara è stato il quarto giocatore del Milan per tocchi (82), ha mostrato fisicità, attenzione e un piede tutt’altro che diseducato, chiudendo con l’86% di passaggi riusciti. Non male per uno che a luglio era arrivato tra lo scetticismo generale e con l’etichetta di perfetto sconosciuto. In tre mesi si è ritagliato uno spazio nel Milan, seppur ancora piccolo. Ma abbastanza per entrare nelle rotazioni e, soprattutto, nei pensieri dell’allenatore.

Il Milan ha pescato Diawara dal Troyes in estate per circa tre milioni di euro. Il piano, sulla carta, era abbastanza semplice: farne il vice Pavlovic, considerando che il francese è l’unico centrale mancino di riserva a disposizione di Amorim. A Udine, però, i due si sono ritrovati in campo insieme, a pochi metri di distanza, mostrando anche una discreta intesa nei meccanismi difensivi. Per Amorim e il mondo Milan, Papis – come lo chiamano tutti – è stato una scoperta decisamente piacevole. Anche perché il ragazzo arrivava da una stagione in seconda serie francese, culminata con la promozione del Troyes: un contesto utile per crescere, certo, ma non proprio il banco di prova ideale per capire se uno possa reggere il salto nel calcio italiano.

Vidal: “Juve, ti allenerò. Conte vale un giocatore da 100 milioni, una volta tornai alle 8 del mattino e lui…”

L’ex bianconero: “La Juve il club a cui resto più legato. L’Italia sarà sempre nel mio cuore, i miei figli sono cresciuti da voi. Il 6° posto dell’anno scorso? Un fallimento. Un club con una storia così deve sempre giocarsi lo scudetto”.

“Sulla mia vita fuori dal campo si sono dette sempre molte cose, però a 39 anni gioco ancora, ho vinto 27 trofei e prima di smettere vorrei arrivare a 30”. Arturo Vidal è tornato a casa, in Cile, però un pezzo di cuore resta alla Juventus. C’è sempre il bianconero nel destino di “King Arturo”. Al Colo-Colo ha ritrovato i colori che lo hanno reso grande a Torino: 4 scudetti in 4 stagioni (tre con Conte e uno con Allegri) prima di proseguire la collezione di titoli tra Bayern, Barcellona, Inter, Flamengo, Atletico Paranaense. “La Juventus è il club a cui resto più legato – racconta il cileno —. Provo un affetto speciale per i tifosi e per i compagni, abbiamo vinto tanto. Sono stati anni meravigliosi, l’Italia sarà sempre nel mio cuore: i miei figli sono cresciuti lì”.

“Con Fernando abbiamo condiviso uno spogliatoio spettacolare, con campioni del mondo come Buffon e Pirlo e top player come Chiellini, Barzagli, Bonucci, Pogba, Tevez… Llorente e io non eravamo amici inseparabili che chiacchierano ogni giorno, quindi le sue parole mi inorgogliscono ancora di più. Alla Juventus tornerò in futuro, da allenatore. Ma adesso ho ancora voglia di giocare, cambiando ruolo mi sono allungato la carriera: in difesa mi trovo a mio agio e recentemente mi hanno inserito tra i migliori centrali del Sudamerica”. 

Juve, è emergenza infortuni: Spalletti perde Celik e Nico Gonzalez, ecco quando rientrano

Il tecnico dovrà fare a meno di altri due top nel momento più delicato dell’anno

Prosegue l’emergenza infortuni in casa Juventus. Spalletti deve fare a meno per un lungo periodo di altri due top: gli esiti degli esami svolti al Jmedical hanno fermato Celik per circa tre settimane e Nico Gonzalez per un mese.

Si tratta di infortuni muscolari. Entrambi i calciatori hanno accusato il problema durante Juventus-Rennes di Europa League. Celik, sostituito all’intervallo, ha rimediato una lesione di basso grado del bicipite femorale sinistro. Nico Gonzalez, invece,  ha riportato una lesione di basso grado del soleo destro. Entrambi i giocatori hanno già iniziato i rispettivi programmi riabilitativi, mentre Spalletti riflette su come poter gestire l’emergenza nel momento più delicato dell’anno. Con la rosa ridotta ai minimi storici, servirà qualche aiuto dalla Next Gen per garantire un buon livello alle partite in programma ogni tre giorni. I primi recuperi sono attesi dopo la pausa di novembre: in lista d’attesa per rivedere il campo Ekhator, Yildiz e Conceiçao. Emergenza piena sulle corsie: in questo momento si può contare solo su Cambiaso e Kalulu.

Bastoni, ancora tu. Prende due gialli in 2′ e lascia l’Inter in 10 contro lo Shakhtar

Appena sanzionato per proteste, al 68′ il difensore nell’area avversaria cerca di liberarsi della marcatura di Ocheretko e lo colpisce con una manata. I precedenti contro Juve e Bosnia.

Lo ha rifatto di nuovo. Alessandro Bastoni si è fatto espellere al 68′ di Inter-Shakhtar dopo avere preso due cartellini gialli nel giro di 120 secondi e ha lasciato i suoi in inferiorità numerica in un momento delicatissimo, con la gara inchiodata sullo 0-0. Già ammonito per proteste al 66′ (decisione forse esagerata), poco dopo Bastoni nell’area ucraina ha cercato di liberarsi della marcatura di Ocheretko per avventarsi sul cross di Barella e, a palla lontana, ha colpito l’avversario con una manata sul volto. Fallo subito sanzionato dall’arbitro, che però soltanto in un secondo momento (probabilmente su segnalazione del quarto uomo) ha estratto il giallo e poi il rosso. Errore imperdonabile, visto che era appena stato ammonito e che l’arbitro si era già mostrato fiscale. Vedi gialli anche a Thuram e Sucic. 

Bastoni era finito nel mirino a inizio 2026 prima provocando l’espulsione di Kalulu in Inter-Juventus del 14 febbraio simulando un contatto mai avvenuto (con conseguente contestazione di tutte le tifoserie d’Italia e ipotesi di addio all’Inter durante la stagione scorsa), poi facendosi espellere durante lo spareggio con la Bosnia che è costato all’Italia il Mondiale, a Zenica a fine marzo. Di recente il difensore era andato a segno in Nations League sia in casa della Turchia che a Parigi contro la Francia. Ieri un altro scivolone pesante, dopo avere giocato una buona partita nell’inedito ruolo di perno della difesa. Il caffè a Carlos Augusto, che al 77′ ha trovato il gol vittoria, a questo punto è d’obbligo.

Milan, Ramos ko: affaticamento al soleo del polpaccio sinistro. Out col Bournemouth, domani gli esami

L’attaccante portoghese si è infortunato da solo durante l’allenamento in vista della trasferta inglese di Europa League. Ora la risonanza magnetica, a rischio pure il derby di fine mese.

Brivido derby per Gonçalo Ramos. L’attaccante portoghese, in rete nelle ultime due gare del Milan e a quota tre centri da quando è stato acquistato, si è fermato nell’allenamento di rifinitura di questa mattina a Milanello a causa di un affaticamento al soleo del polpaccio sinistro e non è stato convocato per la partita di domani sera sul campo del Bournemouth. Mentre i compagni voleranno oltremanica, lui resterà a casa e domani si sottoporrà a una risonanza magnetica per capire l’entità dell’eventuale danno. 

Se non ci saranno lesioni muscolari, Gonçalo Ramos può essere recuperato per la trasferta di domenica a Udine. In caso di lesione, invece, essendo il soleo un muscolo molto delicato, sarebbe scontata la sua assenza nel derby del 31 perché lo stop sarebbe (a seconda dell’entità del problema) di alcune settimane. Naturalmente il Milan spera che si tratti solo di un affaticamento, definito sovraccarico, ma intanto domani in Europa League al centro dell’attacco ci sarà Camarda. Da vedere se questa scelta sarà poi replicata a Udine o se, in caso di forfait di Ramos, Pulisic sarà utilizzato come falso nueve, una possibilità che Amorim in passato non ha escluso. Domani sera non saranno disponibili neppure Chukwueze, Saelemaekers e Gabbia.

“C’è chi si nasconde…”, l’accusa di capitan Bremer ai compagni: ma con chi ce l’ha

Le parole del brasiliano nel post partita contro la Lazio criticano l’atteggiamento di alcuni compagni e hanno fatto molto rumore. Ma a chi sono rivolte? Facciamo il punto.

All’indomani della serata da incubo della Juventus all’Allianz Stadium, che ha palesato un caos forse senza precedenti nell’era moderna del club, una domanda su tutte: a chi erano riferite le frasi di Bremer? La linea scelta dal capitano bianconero (in assenza di Locatelli) è parsa subito dura e con poche logiche riparatorie a differenza dei concetti espressi da Vicario. Anche il portiere ha spiegato che “non tutti sono uguali nella gestione delle emozioni e bisogna trovare le soluzioni migliori”, ma poi ha detto con chiarezza: “lo faremo da gruppo per darci una mano nel poco tempo a disposizione”. Il brasiliano è andato invece dritto contro “chi si nasconde”, dicendo di non poter “prendere in braccio 16 giocatori”. 

Nessuna certezza di chi fosse il destinatario della posta certificata da Bremer. Chiaro che il difensore qualcuno avesse ben in testa, ma non è da escludere che la reazione sia frutto di un momento di sfogo da contestualizzare al post partita piuttosto concitato. Il gioco della margherita non aiuta. Partiamo dai titolari. Vicario si è preso le responsabilità per tutti: non era lui. Kalulu e Celik sono tra quelli con più esperienza: difficile che Bremer parlasse di loro. Lucumì? Il partner difensivo del brasiliano non è ancora dentro al progetto Juve come lo era al Bologna.

Douglas Luiz, per lui quest’estate Bremer si era in qualche modo esposto affinché restasse. Sarr? Sì, ha fatto un passo indietro rispetto a qualche settimana fa. Nico Gonzalez è l’unico a cui la Juve si aggrappa. McKennie, vice di Bremer, mai ha dato l’idea di poter risentire della pressione. Alajbegovic ha toccato appena 22 palloni nel primo tempo e Spalletti l‘ha trattenuto negli spogliatoi all’intervallo per avere il doppio centravanti.

Woltemade si è messo a lottare da subito nella ripresa dando una mano a Kolo Muani. Conceiçao e Zhegrova hanno dato un contributo nel finale, quando gli equilibri erano già saltati. Boga e Cambiaso sulla scia, non giudicabili per il minutaggio ridotto. Insomma, Bremer ha lanciato un messaggio condivisibile ma dal destinatario quasi ignoto. O, per dirla alla Spalletti, da inviare a tutti: a partire da se stesso. 

Bremer: “Io arrivo fino a un certo punto, c’è chi sente i fischi e si nasconde”. Spalletti: “Giocava anche lui…”

Il capitano è netto: “Non posso prendere in braccio 16 giocatori”. Ma il tecnico: “Prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi”.

Gleison Bremer va all’attacco. Dopo il tracollo contro la Lazio, il difensore e capitano della Juve, manda un messaggio chiarissimo ai compagni. “Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti – è netto a Sky -. Io arrivo fino a un certo punto: c’è chi ha chi più carattere e chi meno, c’è chi sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no”. Il brasiliano, poi, ribadisce il concetto: “Ci sono tanti giocatori nuovi, è una cosa con cui dobbiamo convivere. Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere – insiste -: c’è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde”.

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Poi, Bremer prova a guardare avanti. “Abbiamo fatto una brutta partita e stiamo un po’ male, ma dobbiamo pensare subito alla prossima – chiude -. Noi giochiamo bene, lo abbiamo fatto fino al loro gol e abbiamo creato occasioni, ma non le abbiamo concretizzate. Questo crea un po’ di delusione cambia tutta la partita”. Al brasiliano replica immediatamente, sempre a Sky, Luciano Spalletti. “Bremer è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io, per cui prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi – dice l’allenatore della Juve -. Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti”. 

Kolo Muani e Woltemade insieme? Sì, ma non sempre e non subito. Ecco perché

Entrambi possono essere sfruttati in momenti della partita in cui le linee sono meno rigide e magari gli avversari più stanchi, magari già contro la Lazio.

Doppio centravanti sì, ma… non sempre, non subito, non per forza. Spalletti non vuole abusare evidentemente dell’arma che nelle ultime partite è stata decisiva per rimettere in corsa la Juventus. Anche contro la Lazio, dentro Kolo Muani e in panchina Woltemade: la coppia dei “9”, entrambi atipici, magari solo in corsa come nelle recenti occasioni. Perché non insieme dall’inizio? La risposta è da ricercare nella gestione del match, sui compiti precisi che ha ciascun giocatore in campo: in fase di possesso e non.

Gli esterni offensivi che ha in rosa Spalletti sono tutti attaccanti: il carico offensivo funziona di certo, ma va tarato sui 90 minuti. Almeno in questa fase, non tutti i centrocampisti a disposizione sono in grado di sostenere una pressione importante per tutta la gara. E, con le carte a disposizione, Spalletti vuole tenerne una in mano per cambiare eventualmente la partita in corsa. Insomma, l’allenatore intende dosare la fisicità a disposizione e, se serve, concentrarla quando deve fare la differenza. 

Contro la Lazio tornerà in panchina Boga, pronto per fare l’ultima mezz’ora. Spalletti potrà contarci per ridurre il minutaggio previsto per Alajbegovic, in quella zona che teoricamente sarebbe stato di Yildiz. La staffetta propone due giocatori abili a creare scompiglio in avanti, ma che danno meno garanzie quando c’è da fare la fase difensiva. Gli uomini a disposizione per la fascia destra hanno uno status simile: da Nico Gonzalez a Conceiçao passando per Zhegrova, nessuno di loro sarebbe una proposta credibile per spezzare il gioco avversario una volta perso la palla.

L’unico che potrebbe dare una mano in questa idea è McKennie, che non può sdoppiarsi ed è in quota centrocampisti che sono già pochi per via degli infortuni di Locatelli e Thuram. In sostanza, due centravanti come Kolo Muani e Woltemade la Juve può sfruttarli in momenti della partita in cui le linee sono meno rigide e magari gli avversari più stanchi. Un’arma importante, che può rivelarsi letale per gli avversari, da utilizzare quando si può, quando si deve.

Inter, un attacco da ridisegnare senza Lautaro: Pio fa gli straordinari, Thuram c’è e Bonny scalpita

Senza il Lautaro, Chivu si affida a loro per le prossime 7 partite: Esposito e il francese pronti a partire dall’inizio a Bologna, l’ivoriano aspetta ancora la prima stagionale da titolare.

La nota stonata del valzer delle punte in casa Inter è lo stop dell’uomo con il numero 10 sulle spalle ma la musica continua. Diversa, certo, ma la pista da ballo non si è svuotata. Riflettori su Pio Esposito, uno da straordinari facili. Ma anche uno che sa cosa significa esultare al Dall’Ara, perché questo è il primo nuovo ostacolo all’orizzonte. Pio lo sa dalla scorsa stagione, a segno nel 3-3 dell’ultima giornata, a Double archiviato. Poi si è rinfrescato la memoria undici giorni fa con la Nazionale nel 3-1 contro la Turchia in Nations League. In azzurro era subentrante, in nerazzurro titolare. Quel giorno aveva al suo fianco Lautaro, stavolta molto probabilmente si ritroverà accanto Marcus Thuram, come già accaduto nelle partite contro Udinese e Parma. Entrambe vinte. 

Lautaro non si può sostituire ma i tandem a cui Chivu si affiderà fino alla prossima sosta per le nazionali (e parliamo di 7 gare) in qualche modo erediteranno — a tempo determinato — anche un po’ di quelle responsabilità “argentine” in termini di concretezza e soprattutto di garra da esibire qualora l’Inter dovesse ritrovarsi in situazioni di svantaggio come è già successo in stagione. Ma i numeri fin qui dicono che, sì, Lautaro ha segnato 4 gol in Serie A ma Thuram ha partecipato in totale a una rete in più del capitano, Pio a quattro distribuendo equamente i gol e gli assist, e Bonny, nonostante abbia giocato di fatto un terzo rispetto ai colleghi di reparto, ha una media gol uguale a quella del francese.

Como, Nico Paz da falso nove non incide: senza ritmo e il digiuno da gol continua

Schierato con Baturina nel 4-4-2 contro il Feyenoord non punge. L’argentino paga anche le fatiche con la Seleccion.

Una fascia amara stretta al braccio di Nico Paz. Che scende in campo al De Kuip di Rotterdam da capitano nella prima trasferta europea della storia del Como. È lui, il talentuoso argentino piazzato da punta insieme al croato Martin Baturina in un inedito 4-4-2, il fulcro dell’assetto sperimentale di Cesc Fabregas, che come ha spiegato nel post partita, era una scelta per sorprendere il Feyenoord e allo stesso tempo preservare il centravanti Tasos Douvikas (già a due gol anche in A) per il campionato, obiettivo principale di Cesc, vista l’indisponibilità dell’alternativa Moise Kean.

Rimane comunque una piccola falla di programmazione di mercato, perché con tre competizioni, due punte centrali sono troppo poche. La Champions è un regalo per il club come ha spiegato il tecnico, ma ieri sera è stato anche un regalo agli olandesi l’assetto iniziale contro una squadra con un’identità precisa e rodata che è andata a nozze contro un modulo poco collaudato.

Anche se non è la prima volta che la stella argentina ha giocato da attaccante. Era successo nella prima stagione e anche l’anno scorso con fortune migliori, si ricorda una ottima partita a Napoli e anche nella vittoria in casa contro la Roma che aveva dato il là alla rincorsa vincente al quarto posto.

Ieri al De Kuip una posizione un po’ differente dal punto di vista tattico perché Paz non ha fatto il falso nove unico ma ha diviso il compito con Baturina. Partendo principalmente da destra, si è mosso soprattutto sulla linea verticale ma con un raggio d’azione troppo limitato. La sua forza è quella di creare superiorità saltando la prima pressione avversaria a cercare l’imbucata visionaria per i compagni o andare al tiro dalla distanza. Ma per entrambe le cose serve avere maggiore spazio tra le linee.