Numeri d’oro e un omaggio al passato: la prima maglia della Juve per la prossima stagione

Il club bianconero ha ufficializzato la divisa di casa per la stagione 2026-2027: le foto del kit Adidas.

La voglia di tornare a vincere si trasmette anche attraverso i dettagli più piccoli. E così la prima maglia della Juventus per la prossima stagione, ora ufficiale, urla “oro” in ogni suo dettaglio: il metallo delle medaglie del primo posto, il materiale dei trofei per eccellenza colora la divisa di casa 2026-2027 della Signora nei numeri sulla schiena dei calciatori, nello sponsor Jeep, nel logo dello sponsor tecnico Adidas e addirittura nello stemma del club. E, se i tifosi apprezzano una spolverata di storia, quel sapore arriva dal ritorno del classico colletto a polo ispirato alle storiche divise del passato bianconero.

Oltre al design apprezzabile nelle fotografie diffuse dal club, il comunicato ufficiale della Signora sottolinea anche il tocco d’innovazione presente nelle divise: “La nuova maglia non è solo un omaggio allo stile – si legge nella nota -, ma un concentrato di tecnologia applicata alle massime prestazioni. Realizzata con tessuti leggeri e ingegnerizzati in 3D che si adattano al corpo, garantisce ai giocatori massimo comfort e libertà di movimento. Grazie all’introduzione della nuova tecnologia adidas Climacool+, la gestione della traspirazione è ottimizzata da zone di ventilazione in mesh posizionate strategicamente per massimizzare il flusso d’aria durante tutta la durata della gara”. 

E se a qualche tifoso piacesse provare a cogliere dei potenziali segnali dalle scelte intraprese ufficialmente dalla società, uno sguardo ai testimonial scelti per la campagna di ufficializzazione del kit può riservare delle sorprese. Ci sono le stelle Kenan Yildiz e Martina Rosucci – per le Women -, ovviamente, come i titolari Andrea Cambiaso, Khephren Thuram, Lloyd Kelly, Francisco Conceiçao e Martina Lenzini (Women), ma anche potenziali uomini mercato come Jonathan David e Federico Gatti e il talento Adin Licina, arrivato a gennaio dalle giovanili del Bayern Monaco. L’estate di calciomercato si avvicina, meglio prendere appunti.

Muro crollato: 5 gol presi in 180 minuti. Il Milan di Allegri non sa più difendere?

L’Atalanta, come il Sassuolo, è arrivata facilmente nell’area di Maignan: l’unica grande certezza della stagione è crollata. Ecco perché succede.

Alto tradimento. E proprio nel momento meno opportuno. La crisi dell’attacco del Milan è cosa nota e dura ormai da mesi (non è certo un rigore di Nkunku a restituire dignità al reparto). Quella delle difesa invece è abbastanza una novità ed è la cosa più inquietante che potesse succedere lungo il rettilineo finale che porta in Champions.

Era l’unica vera certezza del Milan edizione ’25-26, ma adesso non c’è più. Lungo la stagione il Diavolo ha vissuto a più riprese svariate problematiche: Leao senza pace con se stesso (e tutto il mondo che lo circonda), Gimenez fuori causa mezza stagione, Modric senza sostituti all’altezza, un gioco gradevole in autunno e diventato poi sempre più abulico e assente. Però, se c’era qualcosa che il Milan si poteva appuntare al petto con orgoglio, era la fase difensiva. Era, appunto. Crollata proprio quando era necessario serrare ancora di più i ranghi, a maggior ragione nell’ambito di una squadra che in 17 partite del girone di ritorno è riuscita a produrre soltanto diciotto gol.

Quelli subiti adesso sono cinque nelle ultime due partite, nove se vogliamo allargare lo sguardo alle ultime sei. Un lasso di tempo in cui a spiccare era stato soprattutto il tris incassato dall’Udinese. Poi Maignan era riuscito a chiudere la porta a chiave per due partite di fila – Verona, Juve -, cosa che aveva derubricato lo sprofondo con i friulani a incidente di percorso. Il Milan, anzi, prima delle ultime due uscite vantava ancora la seconda difesa nei principali campionati europei in termini di media a partita. L’auspicio di Allegri in fondo era condivisibile: fare la guardia per bene alla propria porta confidando che gli attaccanti si sbloccassero. Non ne è andata in porto nemmeno una.

Basta riguardarsi i gol presi con Sassuolo e Atalanta per accorgersi di una cosa elementare: gli avversari di questi tempi contro il Milan trovano la via della rete con modalità decisamente troppo facili. Con giocate scolastiche o grazie ad errori e amnesie dei giocatori rossoneri.

Martinez titolare anche in finale di Coppa: Pepo sfida Vicario e modifica le strategie Inter

Con il clean sheet contro la Lazio, l’attuale vice Sommer ha convinto Chivu e ha messo in discussione i piani nerazzurri per la porta.

Per il momento, Guglielmo Vicario può ancora aspettare. Perché Josep Martinez, nella sfida di campionato all’Olimpico contro la Lazio, non ha parato solo i tentativi di Isaksen e Noslin (a dire la verità piuttosto timidi) ma pure l’intenzione dell’Inter (fino a poco fa più concreta) di investire su un nuovo portiere. Noto è che Sommer sia in scadenza il prossimo 30 giugno e il suo contratto non verrà rinnovato, così la dirigenza nerazzurra poche settimane fa si era convinta di dedicare parte del budget estivo su un numero uno diverso da quelli già presenti in rosa.

Ma Pepo, dopo il clean sheet contro il Cagliari e una Coppa Italia vissuta da titolare e protagonista, ha sfruttato ancora una volta l’occasione, convinto Chivu e adesso prova a riscrivere il futuro. L’ex Genoa mira alla promozione da titolare, deve ancora risolvere delicate questioni extra-campo, ma a questo punto è tutt’altro che escluso che l’Inter non decida di risparmiare la ventina di milioni inizialmente stanziata per l’acquisto di Vicario per dirottarla su acquisti più necessari in altre zone di campo. Magari riportando a Milano Filip Stankovic dal Venezia, ceduto dall’Inter al Venezia l’estate scorsa mantenendo il 50% sulla futura rivendita del figlio d’arte (lo scenario per i nerazzurri sarebbe quello di pagarlo la metà rispetto alla concorrenza).

Cristian Chivu apprezza molto il portiere spagnolo non solo per la sicurezza che garantisce tra i pali, ma anche per la propositività nel gioco palla a terra. Martinez, sia nella precedente avventura al Genoa che nelle presenze interiste, ha ormai abituato i propri tifosi al fatto che rischiare con i piedi, anche se di professione fai il portiere, non sia poi un problema. Ed è l’aspetto che un po’ è mancato a Sommer in questa stagione e nelle due precedenti: sicuro tra i pali (eccezion fatta per qualche errore quest’anno) ma meno nella costruzione del gioco partendo fin dalla propria area.

Milan, Modric a lavoro in palestra. Contro l’Atalanta idea Fofana in regia

In difesa spazio a De Winter al posto dello squalificato Tomori. Restano i dubbi in attacco.

Luka Modric ieri ha lavorato da solo nella palestra di Milanello. Niente sforzi eccezionali, un po’ di tapis roulant ed esercizi di routine. Il croato tornerà a correre in campo già all’inizio della prossima settimana, seppure senza lavorare con i compagni per evitare ogni possibile colpo. Modric non può ovviamente rischiare contatti, dopo la frattura dello zigomo sinistro rimediata nello scontro con Locatelli in Milan-Juve.

Nella sua testa, Luka Modric ha l’idea di rientrare nell’ultima contro il Cagliari, quando il Diavolo potrebbe ancora avere bisogno di lui nella volata Champions. Naturalmente, Max Allegri si augura di chiudere prima la pratica. Servono due vittorie da qui alla fine della Serie A e inanellarle contro Atalanta e Genoa renderebbe la gara con i sardi a tutti gli effetti un’amichevole. Con la Dea, Max sta pensando a dei cambi, dopo la brutta prova in casa del Sassuolo.

Fofana potrebbe essere spostato in regia, con l’inserimento di Loftus-Cheek da mezzala. In difesa spazio a De Winter al posto dello squalificato Tomori. Dubbi in attacco: Gimenez e Pulisic spingono per far coppia dal 1’.

Leao, tempo scaduto: con l’Atalanta rischia la panchina. Rafa-Milan, l’addio è sempre più vicino

Da talento trascinatore a simbolo della discontinuità rossonera: ha fallito troppe volte l’occasione per dimostrarsi un giocatore affidabile. Ora rischia il posto con Allegri e a fine stagione può partire, ma i 100 milioni del Chelsea sono lontani.

Poco più di un mese e Leao festeggerà 27 anni: da sette al Milan, dopo una stagione in Francia e gli esordi in Portogallo, che aveva lasciato seguito a distanza da una causa legale costata milioni di euro. Della vita professionale e familiare di Rafa fanno parte anche uno scudetto, una semifinale Champions e due gemellini che più di un anno e mezzo fa lo hanno reso padre. C’è tutto perché Rafa possa essere considerato nel pieno della maturità personale oltre che sportiva.

Per questo il Milan si è ormai stufato di aspettare che diventi un giocatore affidabile, abbandonando il talento discontinuo che è oggi. A maggior ragione se non si parla più di una partita fatta bene e una meno, ma di una lunga serie di prestazioni anonime con l’ultimo gol che risale a oltre due mesi fa. A Verona si è distinto per l’assist a Rabiot, poi l’ennesima discesa contro la Juventus, fischiatissimo al cambio dopo una partita impalpabile (e per i tifosi senza la necessaria applicazione), e l’altra insufficienza contro il Sassuolo, giudizio su cui pesa l’occasione sprecata davanti al portiere avversario.

Se Allegri aveva sempre insistito sulla conferma, giudicando Rafa comunque il più dinamico dell’attacco (non un grande vanto considerati i numeri del reparto), stavolta Leao è a rischio. Soltanto oggi Max darà il via alle prove tattiche ma la sensazione è che la misura sia ormai colma. E più che per le imprecisioni al tiro, che ci possono stare, è la mancata foga agonistica il motivo della possibile esclusione. Leao non è un giocatore di quantità o un esterno a cui chiedere coperture difensive, ma la fase del campionato richiede un sacrificio in più e Rafa ha fallito troppe volte l’occasione per dimostrarsi un perfetto uomo squadra.

Juve-Roma, non solo volata Champions: parte l’operazione Ndicka. E Koopmeiners andrebbe da Gasp

Idea in fase embrionale, ma con dei presupposti solidi: il difensore può essere il mancino da schierare con Bremer, il centrocampista può ritrovare l’allenatore che lo ha valorizzato di più.

Juve e Roma si guardano a distanza, duellano (insieme al Milan) per un posto in Champions League e si studiano. Ma presto potrebbero diventare anche complici sul mercato, grazie a un’idea di scambio che al momento è in fase embrionale ma che va monitorata. Ndicka alla Juve, Koopmeiners alla Roma: trattativa non semplice, ma diversi punti in comune per avviare un tavolo di trattativa alla ricerca di un incastro. 

La Juve cerca un difensore affidabile: bravo tecnicamente, con una visione di gioco funzionale a quella di Spalletti, esperto al punto da far compiere il salto di qualità al reparto. Il piano A tiene la scia di Bremer: alla Continassa ragionano su un mancino che possa giocare insieme al brasiliano, alternandosi con Kelly; il piano B esiste, ma prevede la cessione del nazionale verdeoro (sfruttando la vetrina del Mondiale) e a quel punto profili diversi nello status. A meno di offerte extralarge, che cambierebbero anche le considerazioni sugli interpreti della difesa juventina, Bremer dovrebbe rimanere a Torino e mantenere la leadership della linea difensiva. 

Il profilo di Ndicka convince perché il calciatore ha le qualità che tornano utili alla Juve: con un ingaggio alla portata e una buona conoscenza del campionato per ritenerlo un investimento sicuro. Il nazionale ivoriano, nato a Parigi e cresciuto calcisticamente all’Auxerre, con un passaggio determinante all’Eintracht Francoforte, è in forza alla Roma dal 2023: e, pur avendo il contratto fino al 2028, potrebbe cambiare maglia in estate. Il club giallorosso vorrebbe cederlo per una somma importante, sui 40 milioni: sulle sue tracce si sono mossi già diversi club, anche il Barcellona che segue pure Bastoni. 

Napoli-Lukaku, il futuro è adesso. Torna in città, si allena in gruppo e vede Conte: ore decisive

L’agente Pastorello: “Conosco Romelu Romelu e il tecnico, sono persone che vivono il calcio in maniera molto passionale. Probabilmente non era il momento giusto per incontrarsi qualche settimana fa, s’incontreranno a breve” 

È tornato. Dopo un bel po’ di maretta Romelu Lukaku è tornato dopo un mese di assenza, restando in Belgio senza avvisare il Napoli, per proseguire il recupero dall’infortunio. In che condizioni ancora non si sa, visto che la curiosità del momento è riuscire a capire se oggi si allenerà in campo con i compagni di squadra o a parte. 

Per il suo agente, Federico Pastorello, si allenerà con la squadra: “Conosco sia Conte che Lukaku molto bene, sono persone che vivono il calcio in maniera molto passionale. Probabilmente non era il momento giusto per incontrarsi qualche settimana fa, ma loro si vedranno oggi. Romelu è tornato in città come da programmi e tornerà ad allenarsi con la squadra e con Conte. Poi deciderà il mister se farlo giocare o meno“. 

Si vedrà oggi la reazione del tecnico Antonio Conte, che espresse la sua delusione quando l’attaccante tornò a Castel Volturno due settimane fa per qualche ora senza passare dal suo ufficio. Lukaku, dopo l’infortunio subito nella preparazione estiva, è tornato in campo il 25 gennaio, ma da allora ha giocato solo alcuni minuti, per poi scegliere di restare in patria. Il Napoli gli comminerà anche una multa per questa sua assenza. 

Milan, Leao sostituito tra errori e fischi: Rafa è in crisi continua

Altra partita da dimenticare per l’attacante. Gabbia lo difende “Gli attaccanti vanno aiutati”

Fischi per Rafa Leao al momento del cambio, fischi per tutti a fine partita. “È normale che i tifosi fossero delusi ed è giusto che abbiano manifestato la propria rabbia”, il virgolettato di Matteo Gabbia, che come spesso accade nei giorni no si fa portavoce della squadra. Il Milan perde malamente con il Sassuolo, mette a rischio la qualificazione alla prossima Champions League e… forse complica il rapporto con il cuore della sua tifoseria.

A fine gara, infatti, i giocatori rossoneri – richiamati con un gesto eloquente dal capitano Mike Maignan – non si sono diretti come di consueto sotto la curva ospite. Perché? Gabbia spiega: “Stavamo andando, ma i tifosi ci hanno fischiato, come è giusto che sia quando indossi questa maglia e fai una partita del genere, così siamo tornati indietro”. Nessun caso, insomma, anche se l’immagine ha fatto rapidamente il giro dei social, scatenando commenti di tutti i tipi.

Non li avrà letti (meglio così…) Leao, che da Instagram si è cancellato in settimana. Anche a Reggio Emilia il portoghese ha proseguito nel suo momento difficile, fallendo nel primo tempo la chance del pareggio e, più in generale, non riuscendo a lasciare il segno. Rafa è stato accompagnato dai mugugni del Mapei Stadium a ogni errore, fino a quando non è stato sostituito da Massimiliano Allegri poco prima dell’ora di gioco, subendo la razione quotidiana di fischi. Gli era già capitato a San Siro contro l’Udinese e, in tono minore, domenica scorsa con la Juve.

Quando il Milan non segna e non vince, Rafa finisce al centro delle critiche. D’altronde, il suo gol più recente è datato 1 marzo (il 2-0 alla Cremonese) e resta anche l’ultima traccia di un attaccante rossonero nel tabellino marcatori. Nkunku (ieri titolare e tolto all’intervallo), Pulisic, Gimenez e Füllkrug (nemmeno entrato) non fanno, insomma, molto meglio. Così, il Milan è rimasto a secco in cinque delle ultime 7 giornate, collezionando appena un gol all’attivo nelle ultime cinque. “Io ragiono sempre di squadra e mai di singolo reparto, dobbiamo uscire tutti assieme da questo periodo, quindi aiutare gli attaccanti a fare il loro meglio”, la chiosa di Gabbia.

Inter, scudetto a un punto: 75mila a San Siro, pronta location segreta per il brindisi. Lautaro vuole giocare

Con il Parma stadio pieno ad aspettare il 21° titolo. Il Toro in panchina, ma ci tiene a mettere piede in campo.

Un punto per mettere il punto. Ci siamo davvero, non è immaginabile rimandare il sospirato verdetto oltre questa domenica. Il pareggio del Napoli a Como rende insignificante il risultato del Milan in casa del Sassuolo: all’Inter basta non perdere contro il Parma a San Siro per avviare i festeggiamenti del ventunesimo scudetto. Una cosa è certa e tutto sommato gradita: Marotta e Chivu non otterranno il placet dell’aritmetica prima di entrare in campo, su un divano della Pinetina. Dovranno aspettare il fischio finale dell’arbitro Bonacina, in una situazione simile a quella che visse l’Inter dei record nel maggio del 1989, sempre con congruo anticipo sulla tabella di marcia.

Da allora, 37 anni fa, la certezza tricolore non spunta sul terrazzo di casa. Inzaghi ha vinto il suo scudetto battendo il Milan nel derby, è vero, ma quel giorno di due anni fa lo stadio Meazza era imbandierato per tre quarti da drappi rossoneri. Invece il primo titulo di Mourinho, nel 2009, venne determinato a priori dalla sconfitta del Milan a Udine: l’Inter giocò contro il Siena con il solo obiettivo di far segnare Ibrahimovic, lanciato verso il trono dei marcatori prima del trasferimento al Barcellona

Stavolta invece San Siro accompagnerà compatto la tappa conclusiva di un meraviglioso tour, che sempre da queste zolle era partito con il robusto 5-0 al Torino a metà agosto. Sarà contento soprattutto Chivu, che potrà abbracciare i vecchi amici del Parma e in particolare l’amministratore delegato Cherubini senza penalizzarli: la squadra allenata dal puledro spagnolo Cuesta, che sarà seguita a Milano da poche centinaia di indomabili appassionati, ha già conquistato una tranquilla salvezza e dunque si presenta da ospite al party senza troppe aspettative. Come quando rispondi all’invito per questioni di cortesia e poi ti ritrovi con il telefonino a filmare il festeggiato mentre spegne le candeline. 

Nico-Atletico, salta il riscatto: Juve, meglio riavere Gonzalez o erano più comodi i 32 milioni?

Fuori per 3-4 settimane, l’argentino non raggiungerà il numero minimo di partite necessarie per farlo diventare ufficialmente di proprietà del club di Atletico Madrid. I club tratteranno in estate, ma alla fine potrebbe tornare utile pure a Spalletti.

Adesso è ufficiale: Nico Gonzalez non raggiungerà il numero minimo di presenze per far scattare l’obbligo di riscatto a 32 milioni da parte dell’Atletico Madrid. In realtà, il club spagnolo aveva già deciso da tempo di non investire sull’argentino la cifra pattuita lo scorso agosto con la Juve, ma a togliere tutti dall’imbarazzo è stato il terzo infortunio muscolare stagionale registrato dal giocatore, che lo terrà fuori per 3-4 settimane. Fermo a quota 16 presenze da almeno 45′ in Liga, Nico Gonzalez avrebbe dovuto raggiungerne 21 per diventare ufficialmente un calciatore dell’Atletico. E con questo stop, mancando 6 giornate al termine del campionato, sarà impossibile centrare il traguardo.

Da tempo, comunque, i Colchoneros e la Juve erano consapevoli che il futuro dell’argentino si sarebbe dovuto ridiscutere a fine stagione. Troppi, nei pensieri degli spagnoli, i 32 milioni pattuiti, per un calciatore che pure è apprezzatissimo da Simeone, ma nel cui ruolo c’è una foltissima concorrenza (da Lookman a Baena, fino a Thiago Almada). La stagione di Nico Gonzalez, al netto dei tre infortuni muscolari di cui è stato vittima, è stata comunque positiva: quasi 2.000 minuti giocati, 21 presenze complessive tra campionato, Champions e Coppa del Re (queste ultime due competizioni non utili ai fini dell’obbligatorietà del riscatto) e 5 gol complessivi. 

Ecco perché la Juve, nella trattativa, partirà da un richiesta di una trentina di milioni, mentre gli spagnoli, che sanno che l’esterno argentino in estate avrà un residuo nel bilancio bianconero di poco più di 20 milioni e che il suo peso tra ammortamento e ingaggio (3,6 milioni netti, 4,72 lordi grazie al Decreto crescita) è di circa 12 milioni all’anno, non vorrebbero andare oltre la ventina. Sarà un bel braccio di ferro.