Nino Vialli, il fratello più grande e la partita del cuore stasera a Torino: “Nel ’94 segnò in rovesciata con la maglia bianconera a Cremona, la sua città. Qualcuno lo amò un po’ meno…”
Un pallone e la serranda del garage come porta. “Perché tiri con il sinistro se sei destro? Perché devo diventare un calciatore… Luca mi rispondeva così”. Nino, di Gianluca Vialli, è il fratello: il più grande tra i quattro maschi, più piccolo della sorella Mila.
Destro, sinistro, ambidestro: quel pallone e il garage come porta riflettevano un mondo semplice, ma felice.
“Sì, il nostro mondo. Luca è diventato un calciatore perché l’ha voluto con tutta la sua forza e perché oltre alla forza ci ha messo passione e anima: sapeva divertirsi, ma conosceva i limiti e, soprattutto, come farlo…”.
Facciamo subito un salto in campo: Juventus contro Cremonese, questa sera a Torino.
“La sua partita”.
Questione di cuore…
“Avrebbe tifato per la Cremonese, il primo amore e quello di famiglia. Ma amava la Juventus, lo stile bianconero lo ha sempre affascinato e ce ne parlava spesso”.
Palla in area di Marocchi, testa di Ravanelli e, poi… era il pomeriggio del 23 ottobre del ’94 ricorda?
“Eravamo allo stadio, allo Zini: Luca si inventa la rovesciata che non ti aspetti e fa gol. A Cremona, la sua città e sotto gli occhi della sua gente, ma con la maglia della Juventus: in quel momento, qui qualcuno lo amò un po’ meno, ma durò un attimo…”.
“Per noi è dura, molto dura (Nino si commuove, ndr). Luca era tutto, tanto, tantissimo: quanti consigli e quanti rimproveri, da fratello maggiore, gli ho fatto, ma ora posso dire che potevo anche non fare niente: è nato maturo, è nato leader. Usciva con la mia compagnia, ragazzi di otto anni più grandi, e non c’era nessuno che non gli riconoscesse una leadership naturale”.