È una Juve poco… Mondiale: mai così pochi convocati nelle ultime 5 edizioni

Dando uno sguardo alle liste dei preconvocati e alle scelte recenti dei ct, si attendono solo una manciata di protagonisti in Usa, Canada e Messico.

Possono i probabili convocati ai prossimi Mondiali dare un’indicazione sullo stato di salute di un club? Nel caso della Juventus, sì. Il club bianconero, infatti, è sempre stato (ad eccezione del 2010) quello che aveva fornito più giocatori alle nazionali per le rassegne iridate tra le società di Serie A. Stavolta, verosimilmente, non sarà così. Ed è un segnale di una squadra in ricostruzione e ancora alla ricerca di leader e calciatori di statura internazionale.

A 28 giorni esatti dalla partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, nelle ultime ore le 48 nazionali hanno iniziato a comunicare le liste dei preconvocati, più o meno lunghe. Tra i bianconeri, sono presenti Holm, nella Svezia, e Bremer nel Brasile. Sembrano certi di un biglietto per Usa, Canada e Messico, Kenan Yildiz con la Turchia, Weston McKennie con gli Stati Uniti, Jonathan David con il Canada, Francisco Conceiçao con il Portogallo e Juan Cabal con la Colombia.

Ancora in bilico Teun Koopmeiners, rientrato tra i convocati dell’Olanda solo a marzo. Secondo le indiscrezioni provenienti dalla Francia, invece, non dovrebbero essere presenti tra gli uomini scelti da Deschamps né Pierre Kalulu, né Khephren Thuram, oltretutto nelle ultime settimane tormentato da un problema al ginocchio. In totale, saranno 7, o al massimo 8 se l’ex Atalanta riuscirà a convincere Koeman, i calciatori della Juve che disputeranno i Mondiali 2026. In ogni caso, il dato più basso nel nuovo secolo.

La Juve, d’altronde, è quasi sempre stata la squadra di Serie A che ha dato alle nazionali più calciatori in vista della massima competizione internazionale. Il record recente risale al 2006, quando furono 13 gli juventini a disputare il Mondiale tedesco, 8 dei quali (4 per parte) avversari nella finalissima tra Italia e Francia. Solo per Sudafrica 2010, come sarà quest’anno, la Vecchia Signora aveva fornito alle nazionali meno di 10 calciatori (9) e, non a caso, era reduce dalla retrocessione post-Calciopoli e dalla difficile stagione con Ferrara e Zaccheroni in panchina. 

Numeri d’oro e un omaggio al passato: la prima maglia della Juve per la prossima stagione

Il club bianconero ha ufficializzato la divisa di casa per la stagione 2026-2027: le foto del kit Adidas.

La voglia di tornare a vincere si trasmette anche attraverso i dettagli più piccoli. E così la prima maglia della Juventus per la prossima stagione, ora ufficiale, urla “oro” in ogni suo dettaglio: il metallo delle medaglie del primo posto, il materiale dei trofei per eccellenza colora la divisa di casa 2026-2027 della Signora nei numeri sulla schiena dei calciatori, nello sponsor Jeep, nel logo dello sponsor tecnico Adidas e addirittura nello stemma del club. E, se i tifosi apprezzano una spolverata di storia, quel sapore arriva dal ritorno del classico colletto a polo ispirato alle storiche divise del passato bianconero.

Oltre al design apprezzabile nelle fotografie diffuse dal club, il comunicato ufficiale della Signora sottolinea anche il tocco d’innovazione presente nelle divise: “La nuova maglia non è solo un omaggio allo stile – si legge nella nota -, ma un concentrato di tecnologia applicata alle massime prestazioni. Realizzata con tessuti leggeri e ingegnerizzati in 3D che si adattano al corpo, garantisce ai giocatori massimo comfort e libertà di movimento. Grazie all’introduzione della nuova tecnologia adidas Climacool+, la gestione della traspirazione è ottimizzata da zone di ventilazione in mesh posizionate strategicamente per massimizzare il flusso d’aria durante tutta la durata della gara”. 

E se a qualche tifoso piacesse provare a cogliere dei potenziali segnali dalle scelte intraprese ufficialmente dalla società, uno sguardo ai testimonial scelti per la campagna di ufficializzazione del kit può riservare delle sorprese. Ci sono le stelle Kenan Yildiz e Martina Rosucci – per le Women -, ovviamente, come i titolari Andrea Cambiaso, Khephren Thuram, Lloyd Kelly, Francisco Conceiçao e Martina Lenzini (Women), ma anche potenziali uomini mercato come Jonathan David e Federico Gatti e il talento Adin Licina, arrivato a gennaio dalle giovanili del Bayern Monaco. L’estate di calciomercato si avvicina, meglio prendere appunti.

Juve, il problema non sono i soldi: 875 milioni negli ultimi 6 anni, radiografia di un mercato flop

Tra cambi di governance e strategie, dopo l’ultimo scudetto il club bianconero ha commesso errori in serie nella costruzione della rosa

È stato un continuo montaggio e rimontaggio. Forsennato, disordinato, costoso, improduttivo. Dal 2020 la Juventus non vince lo scudetto. Dal 2020 la Juventus non riesce a dare un senso compiuto alla gestione della rosa. Dopo i nove campionati conquistati in serie – l’ultimo con i 31 gol di Ronaldo e Sarri in panchina – i bianconeri hanno chiuso una volta terzi (2023-24), tre volte quarti (2020-21, 2021-22 e 2024-25), una volta settimi (2022-23) e, quest’anno, sono attualmente quinti in A e già eliminati dalle coppe. In Champions non sono mai andati oltre gli ottavi, consolandosi con due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Tutto questo per la bellezza di 875 milioni di euro: il costo degli acquisti a titolo definitivo nelle ultime sei stagioni, comprese commissioni, bonus maturati ed eventuali oneri legati ai prestiti propedeutici ai riscatti. 

Abbiamo preso in considerazione solo i giocatori effettivamente transitati in prima squadra: escluso, per esempio, Mandragora, riacquistato nell’ottobre 2020 per essere dirottato altrove. Parliamo esclusivamente di transazioni di mercato, pur sapendo che un calciatore incide a bilancio sia attraverso gli ammortamenti (le rate contabili degli acquisti) sia tramite gli stipendi, voce non inclusa in questa indagine. Anche senza gli ingaggi – peraltro in calo nelle ultime stagioni – le cifre restano enormi e danno la misura dello sperpero alla Continassa.

Molti tifosi bianconeri invocano l’arrivo di un “cavaliere bianco”, pensando alla scalata del Como dei miliardari indonesiani Hartono, che potrebbe addirittura soffiare alla Juve la qualificazione alla Champions, vitale per il piano aziendale. Ma i soldi non sono mai stati un problema. Gli azionisti, Exor in primis, hanno sostenuto quattro ricapitalizzazioni dal 2019 per un totale di 998 milioni. Il problema è come quei soldi sono stati spesi. 

Juve-Kolo Muani, avanti tutta: si tratta con Psg e Tottenham. Ma Comolli ha 4 alternative

“Qui ha fatto molto bene”, dice Chiellini sull’attaccante francese. I bianconeri confidano nella sua volontà di cambiare aria, l’operazione sarebbe simile a quella di un anno fa

Avanti tutta per riportare a Torino Randal Kolo Muani. Contatti e sondaggi sono proseguiti anche ieri a Montecarlo: l’ad Damien Comolli insiste per il francese del Tottenham, titolare e in gol ieri nell’ultima gara di Champions contro l’Eintracht Francoforte, che spinge per il ritorno in bianconero. “Qui è stato bene e ha fatto molto bene, ma non è un nostro calciatore — non si è sbilanciato Giorgio Chiellini a Sky, a margine della gara contro il Monaco —. Tutti vorremmo aiutare la squadra pur nelle difficoltà e dare qualche arma in più a Spalletti, ma a gennaio non è facile: lo vedremo negli ultimi 2-3 giorni”.

Nelle prossime ore sarà chiaro se gli Spurs, dove Kolo è in prestito, e il Psg, proprietario del cartellino, concederanno il via libera. La Juventus confida nella volontà del grande ex, considerata la miglior soluzione possibile per un affitto last minute. Si tratterebbe di un’operazione simile a quella portata avanti esattamente un anno fa, quando l’allora dg juventino Cristiano Giuntoli prelevò il francese a titolo temporaneo per 1 milione (più l’ingaggio) fino a fine stagione, ottenendone 10 gol e 3 assist in 20 partite tra campionato, Coppa Italia e Mondiale per Club, che contribuirono pesantemente alla qualificazione in Champions della Juventus. La nuova dirigenza bianconera in estate aveva lavorato per confermare definitivamente il centravanti a Torino, ma la trattativa era naufragata negli ultimi giorni di mercato, provocando l’irritazione del Psg.

Juve, Spalletti vuole un altro attaccante: idea Mateta (e David non si muove

Approfondimento per l’attaccante del Crystal Palace: può fare al caso dell’allenatore. Ma la richiesta degli inglesi è sui 30-35 milioni e quindi serve un incastro

Due nove non posson bastare, Luciano Spalletti ne vorrebbe anche un altro entro fine mese. Meglio se fisico e amante delle aree di rigore. Questione numerica, ma soprattutto di caratteristiche. Jonathan David si è sbloccato, sta trovando continuità sotto porta – 2 gol nelle ultime 2 giornate di Serie A – ma predilige indietreggiare per raccordare il gioco. Lois Openda ha messo fine ai mesi di astinenza con i timbri contro Bodo e Roma e diventa velenoso in ripartenza. Così la Juventus vorrebbe arruolare una punta differente dal canadese e dal belga, più simile a Vlahovic. Il sondaggio per Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace ha aperto la partita dei “nove” e del sostituto di Dusan per il presente e per il futuro. Il serbo é ai box da fine novembre per il grave infortunio all’adduttore, è finito sotto i ferri e non rientrerà prima di marzo, quando il suo addio in scadenza sarà ancora più vicino. 

Alla Continassa non si fanno illusioni sul rinnovo e hanno già iniziato la ricerca dell’erede. Spalletti lo vorrebbe subito per aggiungere al suo attacco centimetri, prestanza e presenza negli ultimi metri. Il ragionamento suona più o meno così: se non riesco a sfondare palla a terra fraseggiando con David, abile nei movimenti in area e quando arretra per favorire gli inserimenti dei compagni (vedi gol di Miretti al Sassuolo), e se le squadre avversarie non concedono la profondità da sfruttare con Openda, bisogna alzare la palla e tentare le vie aeree. Da qui l’idea di ingaggiare un nove strutturato da impiegare insieme a David (utilizzando il canadese da seconda punta come in nazionale) o in alternativa all’ex Lilla per certe partite o in certi momenti della gara. 

Nino Vialli: “Oggi Luca tiferebbe Cremonese. Ma si era innamorato dello stile Juve”

Nino Vialli, il fratello più grande e la partita del cuore stasera a Torino: “Nel ’94 segnò in rovesciata con la maglia bianconera a Cremona, la sua città. Qualcuno lo amò un po’ meno…”

Un pallone e la serranda del garage come porta. “Perché tiri con il sinistro se sei destro? Perché devo diventare un calciatore… Luca mi rispondeva così”. Nino, di Gianluca Vialli, è il fratello: il più grande tra i quattro maschi, più piccolo della sorella Mila.

Destro, sinistro, ambidestro: quel pallone e il garage come porta riflettevano un mondo semplice, ma felice.

“Sì, il nostro mondo. Luca è diventato un calciatore perché l’ha voluto con tutta la sua forza e perché oltre alla forza ci ha messo passione e anima: sapeva divertirsi, ma conosceva i limiti e, soprattutto, come farlo…”.

Facciamo subito un salto in campo: Juventus contro Cremonese, questa sera a Torino.

“La sua partita”.

Questione di cuore…

“Avrebbe tifato per la Cremonese, il primo amore e quello di famiglia. Ma amava la Juventus, lo stile bianconero lo ha sempre affascinato e ce ne parlava spesso”.

Palla in area di Marocchi, testa di Ravanelli e, poi… era il pomeriggio del 23 ottobre del ’94 ricorda?

“Eravamo allo stadio, allo Zini: Luca si inventa la rovesciata che non ti aspetti e fa gol. A Cremona, la sua città e sotto gli occhi della sua gente, ma con la maglia della Juventus: in quel momento, qui qualcuno lo amò un po’ meno, ma durò un attimo…”.

“Per noi è dura, molto dura (Nino si commuove, ndr). Luca era tutto, tanto, tantissimo: quanti consigli e quanti rimproveri, da fratello maggiore, gli ho fatto, ma ora posso dire che potevo anche non fare niente: è nato maturo, è nato leader. Usciva con la mia compagnia, ragazzi di otto anni più grandi, e non c’era nessuno che non gli riconoscesse una leadership naturale”.

Calori: “Adoravo Scirea ma con un gol tolsi lo scudetto alla Juve. Galeone in scarponi da sci e…”

L’ex difensore del Perugia sulla rete sotto il diluvio nel 2000: “Collina non sapeva cosa fare, tutti nel tunnel ad aspettare. Adesso alleno ma si premia di più chi si vende meglio”. Sul rapporto con Guardiola: “Una bella amicizia”

Ci sono gesta destinate a restare nel tempo, azioni che assumono un peso specifico differente e cambiano il corso della storia. Ne sa qualcosa Alessandro Calori, match winner di quel Perugia-Juventus del 2000. Una partita assurda, giocata sotto al diluvio, che l’ha reso immortale. “È stato un gol storico. Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata”. 

Calori, impossibile non partire da quel 14 maggio. Il diluvio, Collina che deve scegliere se far giocare o meno. Un finale di campionato da film. 

“Ricordo ogni dettaglio, Collina che non sapeva cosa fare, noi eravamo tutti ad aspettare nel tunnel. Per quindici minuti piovve in modo assurdo. Fu molto strano, un’ora e un quarto di sospensione tra il primo e il secondo tempo. Oggi forse non succederebbe una cosa del genere”. 

Alla fine si giocò. Minuto 50: Conte rinvia corto, lei stoppa di petto e al volo fulmina Van Der Sar. Lo scudetto alla Lazio. 

“Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata. Ogni tanto mi capita di riguardare le formazioni: loro avevano Zidane, Del Piero, Inzaghi e compagnia. Uno squadrone. Noi non avevamo più nulla da chiedere. Ma quando presero gol si resero conto di essere caduti in una maledizione senza via d’uscita”. 

Norton-Cuffy, Rodriguez e il ritorno di Chiesa: la Juve vuole regalare tre rinforzi a Spalletti

Il nuovo tecnico ha ribaltato la squadra in 60 giorni e l’ad Comolli è pronto a fare uno sforzo a gennaio. Occhi sulla Premier League: c’è l’idea del ritorno in prestito di Federico, mentre in mezzo piace Guido Rodriguez del West Ham. Si tratta col Genoa per l’esterno destro.

Un paio di colpi, magari anche tre. La Juventus non può fare follie a gennaio, ma ha intenzione di sfruttare al massimo la creatività per rinforzarsi e vivere un 2026 da protagonista. L’effetto Spalletti si sente (in classifica) e alla Continassa vogliono alimentarlo andando incontro alle esigenze dell’allenatore, capace di ribaltare squadra e stagione in sessanta giorni. La priorità della Signora resta il centrocampo, ma nei recenti summit tra il toscano e la dirigenza è emersa la volontà di provare rifinire la squadra anche in altri ruoli: dalla fascia destra all’attacco.

Tanto che l’ultima idea è quella di riportare in bianconero Federico Chiesa in prestito. Il nome dell’azzurro, da un anno e mezzo al Liverpool, si aggiunge a quelli dei mediani e degli esterni sondati in queste ultime settimane. Ci sono due giocatori che la Juventus sta misurando con una certa attenzione. Per la fascia destra guadagna posizioni Brooke Norton-Cuffy del Genoa e in mezzo al campo proseguono i ragionamenti su Guido Rodriguez del West Ham. 

Il Chiesa bis non è ancora una trattativa, ma è già qualcosa in più che una semplice suggestione. I dirigenti bianconeri vogliono rinforzare la batteria degli attaccanti per regalare a Spalletti una munizione alternativa alla stellina Kenan Yildiz. Il numero dieci turco è sempre più il trascinatore della Signora (7 gol e 6 assist), ma è umano anche a lui e ogni tanto dovrà rifiatare.

David-Openda, fine dell’incubo: finalmente i gol. Il belga ammette: “Dura ambientarsi”

I gol del belga e del canadese regalano ai bianconeri un successo pesantissimo in Champions League e mettono fine a un digiuno che durava da tantissimo.

Scusate il ritardo, ci siamo anche noi. La Juventus nel gelo di Bodo – e sotto la neve – trova le firme dei due colpi più importanti dell’ultima estate. Il mercato di Damien Comolli decolla in una serata cruciale per il cammino in Champions League dei bianconeri. “Mister 44 milioni” Lois David Openda ha avviato la rimonta della Signora, per un tempo sotto contro i norvegesi. E l’uomo di ghiaccio Jonathan David, ingaggiato in estate a parametro zero ma con uno stipendio da 6 milioni netti – secondo solo a quello di Dusan Vlahovic (12) – nel recupero ha griffato il 3-2 finale salvando la squadra dall’ennesimo pareggio. Timbri pesanti, come da aspettative estive. 

Openda è stato il regalo dell’ultimo giorno del mercato estivo. Adesso, invece, potrebbe diventare il primo dell’inverno. Una sorta di Natale anticipato di un mese, facilitato dal clima polare e dalla neve di Bodo. Se l’ad Comolli, il principale sponsor dell’ex Lipsia, può vedere così il primo gol in bianconero del numero 20, per il 25enne di Anversa l’effetto è ancora maggiore. In Norvegia, sopra il circolo polare artico, si chiude il cerchio con una girata a centro area, un gesto istintivo. Fine di un incubo durato più di duecento giorni, 227 per l’esattezza. Quasi otto mesi senza segnare ed esultare tra club e nazionale. Robe da far perdere fiducia e autostima anche a Fonzie. Un’astinenza lunghissima per qualsiasi attaccante e a maggior ragione per uno che in carriera ha sempre viaggiato in doppia cifra e, tra Lens e Lipsia, ha anche superato le venti reti stagionali. Openda ha resistito e ieri, in una delle serate più importanti e complicate, è tornato al gol e ha fermato il tempo. Il film horror è terminato sotto la neve norvegese e adesso si può girare pagina: “L’ambientamento è stato difficile, ma club e famiglia mi hanno sostenuto. Ora sorrido”. 

Juve su Maignan: così Comolli può convincere il portierone del Milan. E c’è un piano anche per Celik

Due parametri zero sulla lista di mercato di Comolli. Sondato anche Gnabry del Bayern, ma l’ingaggio è fuori portata

Nel giorno della sua nomina ad amministratore delegato della Juventus, Damien Comolli è stato chiaro: il club bianconero non può smettere di tenere saldamente d’occhio i propri conti e quindi nella Torino bianconera di campagne trasferimenti faraoniche non se ne rivedranno presto, se non a fronte di ricchissime e dolorosissime cessioni. Proprio per questo motivo, però, non è mai troppo presto per aguzzare l’ingegno e l‘operazione Jonathan David insegna che per spendere qualcosa in meno sui cartellini si può tentare la strada dei parametri zero. Facendo attenzione a commissioni milionarie e assurde richieste di stipendio, certo, ma la fase delle ricerche di mercato è già attiva, attenta negli ultimi tempi – in particolare – alle situazioni di Mike Maignan del Milan e Zeki Celik della Roma. 

Pescare dalla Serie A garantisce il grande vantaggio di ridurre notevolmente i tempi di adattamento al calcio italiano e di eliminare quelli di lingua, ma gli apprezzamenti per il portiere della nazionale francese vanno ben oltre simili fattori collaterali. Maignan ha compiuto trent’anni in estate ed è quindi nel pieno della carriera, vanta indubbie qualità tecniche e mentali e ha alle spalle quasi 400 partite da professionista tra club e nazionale.

Mica poco, considerando che tra queste ci sono 32 match di Champions League e 14 di Europa League, più due Europei di cui uno – quello del 2024 – da titolare di una candidata alla vittoria finale come la Francia, eliminata in semifinale. Il suo contratto con il Milan è in scadenza il prossimo 30 giugno 2026 e il tavolo delle trattative per un eventuale prolungamento di contratto è stato abbandonato ormai tempo fa, con Mike che comprensibilmente subisce il fascino della Premier League, con il Chelsea primo candidato ad accoglierlo con una nuova divisa dalla prossima estate.

Di nero su bianco, però, non c’è ancora nulla ed è per questo motivo che la Juventus spera in un ribaltone che possa cambiare le carte in tavola. Certo, i bianconeri partono in svantaggio e soprattutto faticherebbero a pareggiare eventuali offerte monstre provenienti dalla Gran Bretagna, ma lui in Italia si è sempre trovato bene e potrebbe pesare lo zoccolo francese della Signora, da Comolli al compagno di nazionale Khephren Thuram fino all’ex milanista Pierre Kalulu.