Musah e Bennacer, 40 milioni di promesse mancate: rientro alla base

I due centrocampisti non saranno riscattati da Atalanta e Dinamo Zagabria, e a giugno torneranno a Milanello, ma fuori dal progetto: la dirigenza dovrà cercare una ricollocazione che non appare semplice.

Gli oltre 100 milioni potenziali da ricavare dai prestiti sono destinati a ridursi. Ismael Bennacer e Yunus Musah a giugno non verranno riscattati rispettivamente da Dinamo Zagabria e Atalanta: balla un totale di 40 milioni (15 l’algerino, 25 l’americano). Il Milan tra un paio di mesi se li ritroverà in rosa come vere e proprie zavorre: giocatori fuori dal progetto che dovranno per forza trovare una nuova sistemazione. Considerando però il rendimento non esattamente brillante degli ultimi anni, non sarà una missione semplice. Anche per una questione di ingaggi. Vediamo i due casi.

All’Atalanta Musah è sempre stato una terza scelta, prima con Juric e poi con Palladino. Su 26 presenze, appena cinque da titolare. Due i gol, tra cui uno in semifinale di Coppa Italia contro la Lazio, valso il 2-2 finale. I 25 milioni previsti per il riscatto non verranno spesi dalla Dea e a giugno Musah farà ritorno al Milan, dove ad agosto aveva anche giocato titolare la sfida di Lecce, vinta 2-0. Per Allegri poteva essere un jolly utile, capace di giocare un po’ ovunque (esterno, centrocampo…), ma l’americano non è mai stato davvero centrale nel progetto. 

Il Milan cercherà di vendere anche lui, ma non sarà semplice. La Premier potrebbe essere uno scenario appetibile, magari in una squadra di metà classifica. Oppure un ritorno in Liga, magari a Valencia, dove Musah era esploso. Nel 2023 il Milan aveva investito su di lui 20 milioni più bonus: recuperarli non sarà semplice. L’ingaggio da 2 milioni, però, potrebbe facilitare le operazioni.

Musah: “Maignan non voleva continuare. Abbiamo dimostrato che si può fare qualcosa sul campo”

Il centrocampista a “Tutti i colori dello sport”: Siamo stati vicini e non lo abbiamo lasciato solo”. Tutte le iniziative rossonere.

“I tifosi urlano sempre qualcosa contro, ma quando è troppo è troppo. Mi è capitato al Valencia (insulti razzistici a Vinicius, ndr) e anche sabato. Noi però abbiamo dimostrato che si può fare qualcosa sul campo”. Yunus Musah a tre giorni di distanza racconta come ha vissuto il caso Maignan a Udine. Anche lui ha subito episodi di razzismo in passato, anche lui vuole fare qualcosa per il futuro. “Mike non voleva continuare, ma gli siamo stati vicini e non lo abbiamo lasciato solo. Queste azioni ora devono avere conseguenze. Bisogna fare qualcosa e la nostra reazione in campo è stata giusta, ci ha dato la sicurezza che siamo un gruppo unito”. 

Musah ieri ha partecipato, assieme alla calciatrice rossonera Christy Grimshaw, a un’iniziativa particolare che il Milan porta avanti da tempo. Si chiama “Tutti i colori dello sport” e si concretizza in una serie di incontri valoriali con alcune scuole in Italia o nel mondo. Questa volta, decisamente nel mondo: Musah si è collegato con gli studenti di tre scuole secondarie di New York, Londra e Nairobi. Obiettivo: sensibilizzare verso i temi di tolleranza e inclusività. Grimshaw e Musah hanno parlato di lotta al razzismo, multiculturalità e rapporto tra sport ed educazione. Yunus: “La pazienza e il rispetto sono la chiave per una buona relazione con i compagni. Giocare e contemporaneamente studiare mi è sempre piaciuto”. Christy: “A 15-16 anni non avevo idea di che cosa avrei fatto, per me la cosa più importante è trovare qualcosa che ti piace… e io ho trovato il calcio. Com’è essere atlete in Italia? Un completo cambio di cultura rispetto al Regno Unito. Inizialmente è stato uno shock, ora mi piace molto”.