Bremer: “Io arrivo fino a un certo punto, c’è chi sente i fischi e si nasconde”. Spalletti: “Giocava anche lui…”

Il capitano è netto: “Non posso prendere in braccio 16 giocatori”. Ma il tecnico: “Prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi”.

Gleison Bremer va all’attacco. Dopo il tracollo contro la Lazio, il difensore e capitano della Juve, manda un messaggio chiarissimo ai compagni. “Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti – è netto a Sky -. Io arrivo fino a un certo punto: c’è chi ha chi più carattere e chi meno, c’è chi sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no”. Il brasiliano, poi, ribadisce il concetto: “Ci sono tanti giocatori nuovi, è una cosa con cui dobbiamo convivere. Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere – insiste -: c’è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde”.

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Poi, Bremer prova a guardare avanti. “Abbiamo fatto una brutta partita e stiamo un po’ male, ma dobbiamo pensare subito alla prossima – chiude -. Noi giochiamo bene, lo abbiamo fatto fino al loro gol e abbiamo creato occasioni, ma non le abbiamo concretizzate. Questo crea un po’ di delusione cambia tutta la partita”. Al brasiliano replica immediatamente, sempre a Sky, Luciano Spalletti. “Bremer è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io, per cui prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi – dice l’allenatore della Juve -. Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti”.