Nations League, la Spagna batte 3-2 l’Inghilterra a Wembley. A segno Modric e Pasalic nella Croazia

Si sono giocate Rep. Ceca-Croazia 1-2, Macedonia del Nord-Svizzera 0-3, Albania-Bielorussia 2-0, Slovacchia-Moldavia 2-0. Nel pomeriggio: San Marino-Finlandia 0-7 (tripletta di Pohjanpalo), Isole Faroe-Kazakistan 1-1, Bulgaria-Lussemburgo 1-2, Islanda-Estonia 1-1, Slovenia-Scozia 0-0.

Ancora, per favore. La Spagna si prende 3-2 a Wembley un nuovo instant classic della Nations League, una partita spettacolare che inaugura il gruppo A3 con anche Croazia e Repubblica Ceca in cui l’Inghilterra per un’ora ha provato a dimostrare che è possibile essere all’altezza dei campioni del mondo e d’Europa in carica, ma in cui la nazionale di Luis De La Fuente ha confermato di essere con merito il punto di riferimento del calcio mondiale.

Quando si è trattato di fare la differenza, i re del Mondiale con la seconda stella per la prima volta sulle maglie hanno alzato i giri, aprendo un gap diventato incolmabile a livello di gioco tra loro e i rivali. E dire che Harry Kane a inizio ripresa ha mandato sulla traversa quello che sarebbe stato il rigore del 3-1 inglese: sei minuti dopo, il decisivo subentrato Alex Baena ha cominciato per la Spagna l’ennesimo ribaltone di questa splendida partita.

La Spagna resta di un altro livello. Quella con l’Inghilterra è stata l’8ª vittoria di fila e la 39ª gara senza perdere nei regolamentari, testimonianza migliore della continuità che ha permesso alla squadra di De La Fuente di vincere gli ultimi due grandi tornei. Vittoria meritata, a Londra (l’ultima città in cui la Spagna ha perso nei 90’, in amichevole con la Colombia nel marzo 2024): per il carattere servito per reagire al quasi 3-1 di Kane dentro Wembley esaltato dai Tre Leoni; per la capacità del c.t. di scegliere in panchina Baena e Mikel Oyarzabal, fondamentali ben oltre i loro gol per ribaltare la partita; per il talento collettivo di una nazionale chiaramente sicura del proprio livello, della propria identità, del proprio gioco.

Yamal, così festeggia un fenomeno 19enne: dai balletti con Nico ai baci con fratellino e fidanzata

Il fuoriclasse spagnolo ha festeggiato in campo la vittoria della propria nazionale con i compagni, la famiglia, gli amici e le figure istituzionali presenti alla partita

Per Lamine Yamal il primo mondiale in carriera si conclude con la vittoria in finale contro l’Argentina. All’età di 19 anni e 6 giorni lo spagnolo diventa il terzo giocatore più giovane della storia a disputare una finale Mondiale, dopo Pelè nel 1958 e Giuseppe Bergomi nel 1982, e superando Messi tra i dieci marcatori più giovani a segnare la prima rete al Mondiale col gol contro l’Arabia Saudita. Dopo il fischio finale il diciannovenne è passato ai festeggiamenti con i compagni, con la fidanzata, il fratellino e gli amici, uno show spontaneo di un 19enne.

Re Felipe VI e la regina Letizia, presenti al MetLife per assistere alla partita insieme al Presidente Pedro Sánchez, hanno premiato la Spagna campione del mondo, unico momento istituzionale della festa di Lamine Yamal. 

A distanza di anni dalle foto iconiche per il calendario Unicef, soprannominate ironicamente il “battesimo calcistico” di Yamal, Messi si è congratulato per la vittoria. L’argentino ha ric0nosciuto spesso le qualità in campo del diciannovenne, definendolo un grandissimo giocatore e uno dei più forti al mondo. L’abbraccio tra i due dopo il fischio finale di ieri sera entra nella storia come passaggio del testimone tra due fuoriclasse.

Spagna, è un’estate storica: si prende anche l’oro olimpico, Francia battuta ai supplementari

La nazionale di Santiago Denia vince 5-3: la doppietta di Camello manda in estasi gli spagnoli, a Henry non basta il 3-3 in pieno recupero

Thierry Henry aveva trovato il soprannome giusto per i suoi giocatori: “fous”. Pazzi. E in questa pazza finale, pazza è stata questa Francia andata in vantaggio con Millot, prima di scendere negli inferi nel giro di dieci minuti, incassando tre reti (doppio Fermin e Baena), per poi tornare a galla nella ripresa, dominando e togliendo temporaneamente dal collo della Spagna la medaglia d’oro, con Akliouche e Mateta dal dischetto nei minuti di recupero. Ma ai supplementari, la banda di Santiago Denia si è scrollata via il torpore del secondo tempo e ha conquistato il gradino più alto del podio, con i sigilli spietati, in apertura e chiusura, di Camello. Due gol che valgono un altro titolo olimpico, dopo quello di Barcellona 92.

La Francia invece sperava di tornare sull’Olimpo a quarant’anni dall’impresa di Los Angeles, nell’estate in cui i Bleus avevano pure vinto l’Europeo. E proprio al Parco dei Principi. E proprio contro la Spagna che si è vendicata soffrendo, bissando in più l’Europeo vinto il mese scorso, tra l’altro sbattendo fuori i Bleus in semifinale. Sotto gli occhi dei due c.t. delle nazionali maggiori De La Fuente e Deschamps, Denia mantiene comunque tutto uguale, come ai quarti e in semifinale. Henry invece cambia due dei suoi “pazzi” rispetto alla semifinale scavallata ai supplementari e in rimonta contro l’Egitto. A centrocampo così tornano dopo la squalifica Koné e soprattutto Millot, espulso dopo la rissa con l’Argentina ai quarti, strascico delle polemiche a sfondo razzista tra i due Paesi.

Joselu beffa l’Italia all’88’: la finale è Spagna-Croazia

Il rigore di Immobile risponde al gol lampo di Yeremi. Annullata una rete di Frattesi per fuorigioco. Azzurri in campo domenica per il terzo posto contro l’Olanda

Una beffa a metà, perché l’Italia deve fare anche mea culpa per le occasioni gol che aveva comunque avuto e non aveva sfruttato, ma comunque una beffa. La Spagna stacca il pass per la finale di Nations League contro la Croazia a due minuti dal termine dei 90’.

con gli uomini del destino: Rodri, che dopo aver castigato l’Inter nella finale di Champions League, trova la conclusione di potenza da cui nasce, dopo un doppio rimpallo su Cristante e Toloi, il tocco finale e vincente di Joselu.

E appunto l’attaccante dell’Espanyol, appena retrocesso, che aveva segnato due gol decisivi nel finale anche nella gara di qualificazioni all’Europeo contro la Norvegia. Così fa male, ma l’Italia dovrà meditare anche sui propri errori, in fase realizzativa e anche di precisione, che troppo spesso hanno vanificato i tentativi di spezzare il possesso palla spagnolo. Sfuma così la possibilità di vincere un trofeo, la squadra di Mancini giocherà l’inutile finalina contro i padroni di casa dell’Olanda, sempre qui a Enschede, domenica alle 15.

Mancini a sorpresa e in extremis torna al 3-5-2 che sembrava dover lasciare il posto al più “canonico” 4-3-3. Dunque il primo escluso è Raspadori, a vantaggio della coppia offensiva Zaniolo-Immobile, ma sta fuori anche Verratti, perché nella linea a tre di centrocampo il c.t. gli preferisce Frattesi: anche questa una scelta che sembra all’insegna della freschezza, la qualità che alla vigilia aveva detto avrebbe privilegiato, nelle sue scelte. Cade il ballottaggio Toloi-Bonucci, perché ci sono entrambi nella linea a tre difensiva assieme ad Acerbi, con Di Lorenzo e Spinazzola, preferito a Dimarco, sulle fasce. La “rivoluzione” di La Fuente è ancora più profonda: il c.t. spagnolo ne cambia otto rispetto alla sconfitta con la Scozia che ha complicato il cammino delle qualificazioni europee.