Due sostituzioni in quattro giorni mal digerite, ma nessuno strappo: per il tecnico il capitano è centrale nel progetto e l’Inter continua a puntare su di lui.
Sessantasei minuti nel derby, settantadue a Madrid. Due volte sostituito in quattro giorni, nei momenti decisivi di un paio di partite niente male. Che sta capitando a Lautaro Martinez? La successione degli eventi è indiscutibilmente anomala, rispetto alla normale gestione della fatica. Ma non bisogna esagerare con i sospetti e le insinuazioni. Semplicemente, è cambiata l’Inter: lo scorso anno Inzaghi non poteva mai privarsi di lui, dal momento che in panchina scrutava alternative di basso rango tra riserve impigrite (Correa), attempate (Arnautovic) o sbagliate (Taremi). Oggi invece Chivu può contare su un quartetto di attaccanti di alto livello e decide di utilizzarli tutti, chi prima e chi dopo.
La società e l’allenatore non hanno alcuna intenzione di discutere la centralità del capitano, che è un professionista esemplare e in ogni allenamento dimostra un’attenzione e una fedeltà alla causa encomiabili. Chivu in particolare lo sostiene e lo stimola, anche pubblicamente, rinnovandogli stima e ammirazione. Semmai è Lautaro a dover accettare il nuovo status, che gli impone di superare i suoi stessi limiti. “Credo che non fosse contento del cambio, forse ce l’aveva con il tecnico” ha detto in diretta su Prime il portiere del triplete, Julio Cesar, che era a bordo campo a Madrid e ha una certa familiarità con gli equilibri di spogliatoio. In effetti al Metropolitano, dopo aver già accettato a malincuore di lasciare il derby sullo 0-1, Lautaro sembrava parecchio infastidito quando ha letto sul display il numero 10 colorato di rosso, rosso come un’espulsione. Ma sono dinamiche legate alla contingenza.
Chivu sta controllando una delicata transizione, che nei due impegni successivi alla sosta non è stata supportata dai risultati, e vuole sfruttare i giocatori che siano al massimo della condizione, miscelandoli con cura tra una partita e l’altra. Anche Calhanoglu, l’altro campione ingombrante, è stato sostituito due volte di fila. Non per gli errori reiterati, che per sua sfortuna sono costati i gol di Milan e Atletico, ma per un rendimento generale poco soddisfacente. Il paradosso è che Calhanoglu non è mai stato così prolifico: 6 gol già messi in cantiere non sono un’abitudine consolidata.