Inter-Nico Gonzalez, i tifosi non ci stanno: “È un favore alla Juve. Meglio Nagatomo…”

Diversi i tweet e i post di sostenitori nerazzurri contro il possibile arrivo dell’argentino: da “Preferisco 1000 volte Diaby” a “Per noi è inutile, non è nemmeno un quinto di centrocampo”. E ancora: “L’unica via sarebbe uno scambio della disperazione con Frattesi”

L’Inter è ancora alla ricerca dell’erede di Dumfries. La dirigenza nerazzurra sta lavorando per regalare a Chivu un esterno destro che possa garantire rapidità e assist su quella corsia. Al momento sono due i profili in lizza: Moussa Diaby, ex Crotone, in uscita dall’Al-Ittihad e Nico Gonzalez. L’argentino classe ’98, di proprietà della Juventus e in prestito all’Atletico Madrid nell’ultima stagione, è stato infatti proposto a Marotta e Ausilio. In bianconero non ha convinto e a Torino non vorrebbe tornarci.

Al Mondiale ha trovato spazio, soltanto contro la Giordania è rimasto in panchina. Eppure, i tifosi nerazzurri sono tutt’altro che convinti del giocatore. Sui social, gli utenti si sono scatenati e stanno mostrando tutto il loro disappunto: “Preferisco 100 volte Diaby a Nico Gonzalez, anche se sarebbero due mancini a destra”, scrivono su Twitter. E c’è anche chi ci è andato giù pesante: “Inter, non facciamo scherzi. Nico Gonzalez fa cag…, per noi è inutile. Non è un quinto, a cosa ci serve. Non facciamo cag…”. 

L’esterno argentino è in vacanza post Mondiale, ma ha già comunicato alla Juventus e a Luciano Spalletti che vorrebbe cambiare aria e non rientrare lì dove è stato riempito di fischi per un rendimento non all’altezza. Due stagioni fa in bianconero ha collezionato 38 partite tra tutte le competizioni, totalizzando 5 reti e 4 assist. Lo scorso anno all’Atletico Madrid si è fermato a quota 39 gare con 5 gol in Liga. Il Cholo Simeone gli ha dato fiducia e minuti, Nico è stato fermato da qualche infortunio ma in Spagna ha ritrovato continuità.

Inter-Tottenham, intesa per Romero: si lavora per trovare l’accordo col giocatore

La cifra si aggira intorno ai 40 milioni. Ora bisognerà discutere con gli agenti dell’ex Atalanta per riuscire a trovare un’intesa: trattativa riaperta.

Cristian Romero è un passettino più vicino all’Inter. I nerazzurri hanno trovato l’intesa col Tottenham – circa 40 milioni di euro -, ora dovranno lavorare con gli agenti dell’argentino, campione del mondo nel 2022 e reduce dalla finale statunitense giocata di nuovo da titolare. 

Romero lascerà il Tottenham, e questo è ormai chiaro da tempo. La trattativa con l’Inter si è riaperta: l’obiettivo, di Chivu come dei dirigenti, è quello di riuscire ad arricchire la rosa con un altro centrale di spessore dopo Stones, preso a parametro zero. Romero, anni 28, al Tottenham da cinque anni, in Italia ha giocato prima al Genoa e poi all’Atalanta, dove si impose come uno dei migliori centrali del campionato. Salutò la Dea nel 2022 dopo un’annata da 31 presenze e due gol. Nelle ultime cinque stagioni ha collezionato 156 presenze, realizzato 13 gol e vinto l’Europa League del 2025. In nazionale ha conquistato due coppe America, il Mondiale in Qatar e la “Finalissima” contro l’Italia del 2022. 

Torniamo all’Inter. La richiesta di 6 milioni netti l’anno da parte dell’entourage è ancora troppo alta. I piani alti nerazzurri lavoreranno per abbassare le pretese. Sull’ingaggio c’è sempre l’ombra dell’Atletico Madrid, in aria di rilancio, ma intanto l’intesa tra l’Inter e gli Spurs è stata trovata. L’eventuale arrivo di Romero chiuderebbe le porte a Pavard: il francese, in rete contro il Manchester City in amichevole, saluterebbe l’Inter a titolo definitivo. Questione di numeri e di centrali, ovvero sei: Bisseck, Akanji, Stones, Romero, Bastoni e Carlos Augusto. 

Milan, i segreti del ritiro: il modulo che esalta Nkunku, partitelle tiratissime, il mistero Cissé

I rossoneri si allenano a Milanello e sabato saranno a Glasgow per la prima amichevole. Tra tattica e giovani, sorprese e giocatori da recuperare, una rapida guida ai primi giorni della nuova stagione.

Il Milan lavora da poco più di una settimana e a breve inizierà a girare il mondo. Sabato sarà a Glasgow per un’amichevole con il Celtic, poi volerà in Australia per la tournée. Tre amichevoli in programma: il 5 agosto con l’Inter a Perth, l’8 agosto con il Chelsea a Giacarta, il 15 agosto con il Manchester United a Breslavia (in polacco, Wroclaw). I primi giorni però, da tradizione, sono a Milanello. Proviamo a capire che cosa sta succedendo.

Tutto. Amorim preferisce fare un gol in più, non prenderne uno in meno, e non ama il 3-5-2. Il suo sistema di gioco è il 3-4-2-1. Significa che vedremo un Milan più intenso, probabilmente meno attento in difesa, con più voglia di prendere rischi e di costruire dal basso. Qualcuno inevitabilmente giocherà in più posizioni, come Mario Gila, che già nel primo allenamento ha fatto il braccetto di destra e il centrale. Chi ci perde? Ad esempio Tomori, che può essere ceduto. Chi ci guadagna? Nkunku, che ha una chance di giocare nella sua posizione preferita, in un calcio più adatto alle sue caratteristiche. Molto dipenderà dai due trequartisti: se saranno giocatori offensivi, il Milan sarà sbilanciato; se in quella posizione verrà adattato uno tra Rabiot e Jashari, vedremo più equilibrio. 

Curtis Jones è un caso: il Liverpool lo conferma, ma lui non rinnova. L’Inter ci spera

“È un grandissimo giocatore, spero possa restare”. Queste le parole di Iraola, neoallenatore del Liverpool. I nerazzurri restano alla finestra

E fu così che il basco gelò tutti: “Stimo parecchio Curtis Jones, avrò l’opportunità di parlarci. È un grandissimo giocatore, spero possa restare”. Parola di Andoni Iraola, neoallenatore del Liverpool, pronto a puntare sull’inglese per la prossima stagione (almeno a parole…). E l’Inter? Studia, osserva, ascolta, soprattutto perché Jones è uno dei primi della lista per rinforzare il centrocampo. 

Tuttavia, al netto dell’interesse, la trattativa col Liverpool ha subito un rallentamento. Jones piace per duttilità, esperienza e futuribilità. L’anno scorso ha giocato persino da terzino. Un altro punto a sfavore dell’affare restano i costi: l’Inter è pronta a spingersi fino ai 25-30 milioni, mentre il Liverpool ne chiede almeno 40 per far partire il giocatore. A questo si aggiungono le frasi di Iraola, bramoso di tenere Jones ad Anfield: “. È molto importante che sia uno di noi – ha dichiarato -, mi piace anche la sua personalità. Almeno dall’esterno sembra un giocatore con un buon carattere, spero che riusciremo a tenerlo. Non solo per quest’anno, ma per più tempo”. Jones aveva manifestato l’interesse per una nuova sfida, magari lontano dalla Premier. Il suo contratto scade nel 2027 e per il momento non sembra intenzionato a rinnovare.

L’Inter l’ha puntato per iniettare qualità a centrocampo. La strategia, delineata da Marotta a fine campionato scorso, è ormai stranota: “Abbiamo le idee chiare su come agire anche grazie al confronto con la proprietà che ci detterà le linee guida. L’obiettivo è costruire il giusto mix tra stranieri esperti e giovani italiani…”. Jones ha un curriculum di spessore: 25 presenze nelle coppe europee, tra cui l’ottavo di finale di ritorno di Champions contro l’Inter perso 1-0 nel 2022, un paio di Premier League, svariate coppe. Il profilo è giusto. Ora è tutta una questione di costi e di priorità. Quelle dei nerazzurri sono due: il centrale e l’esterno destro. I piani alti stanno lavorando per regalare a Chivu i due tasselli mancanti. Per ora la questione Jones può attendere. 

Un poker di intoccabili, quelli che tornano e chi vuol restare: Inter a centrocampo con 11 uomini

Il reparto nel mezzo della squadra di Chivu è extralarge. Stankovic si giocherà la permanenza in ritiro, Asllani e Frattesi saluteranno, ma non sono gli unici che potrebbero cambiare.

Un reparto extra-lusso ma pure… extra-large. E no, non si parla né di moda né di taglie, ma del centrocampo del l’Inter. Perché a oggi, tra conferme, rientri dai prestiti e probabili partenti, il centro nevralgico della squadra di Chivu conta addirittura su undici interpreti diversi: i titolarissimi Barella-Calhanoglu-Zielinski, la preziosa coppia di gregari Sucic-Mkhitaryan, il jolly Diouf, Frattesi sempre più vicino all’addio e pure chi è tornato da un periodo trascorso altrove come Stankovic, Massolin, Asllani e Akinsanmiro. Un’abbondanza positiva, chiaramente, che alimenta la concorrenza interna e aumenta le possibilità di scelta del tecnico nerazzurro, ma che difficilmente resterà tale da qui alla fine della sessione estiva di calciomercato. 

Il macro-gruppo del centrocampo dell’Inter si può dividere in tre sotto categorie. Ovvero chi resterà senz’altro a Milano, chi si giocherà la permanenza in nerazzurro durante il ritiro e chi invece non rientra né nei piani di Cristian Chivu né in quelli della società. Partiamo dagli ultimi, ovvero principalmente Frattesi, Asllani ed Akinsanmiro. Il percorso con l’Inter dell’ex Sassuolo ha raggiunto il capolinea ormai da tempo, su di lui è sempre vigile il Nottingham Forest ma Frattesi attende di ricevere una chiamata dalla Serie A che potrebbe presto arrivare dalla Juventus di Spalletti, tecnico che in Nazionale ne aveva esaltato le capacità di inserimento trasformandolo in bomber.

Asllani, invece, ha fatto ritorno dal doppio prestito diviso tra Torino e Besiktas ma tornerà rapidamente sul mercato e negli ultimi giorni chi si è informato per acquistarlo – con una formula ancora da definire – è il Cagliari. Leggermente diverso il discorso Akinsanmiro: il Pisa non ha potuto esercitare il diritto di riscatto fissato a 7,5 milioni circa a causa di un cavillo burocratico, ma il nigeriano è apprezzato da Chivu e potrebbe pure “spostarsi” nella categoria di coloro che punteranno a guadagnarsi la permanenza in ritiro, a meno che dalle parti di viale della Liberazione non arrivi un’offerta attorno ad una decina di milioni. 

Inter, ora è corsa all’aritmetica: ecco quando potrebbe diventare campione d’Italia

Se gli azzurri perdessero le prossime due e Chivu le vincesse tutte, i nerazzurri potrebbero vincere il titolo già il 26 aprile in trasferta contro il Torino

Ormai sembra solo questione di “quando”. L’Inter ha sfruttato il pari del Napoli a Parma allungando a +9 a sei giornate dalla fine. Domenica sera, uscendo dallo stadio, i nerazzurri avevano già iniziato a fare i calcoli su quando poter festeggiare aritmeticamente il tricolore numero 21. Diciotto punti palio. All’Inter ne bastano dieci. 

Intanto, il calendario: l’Inter deve sfidare Cagliari, Torino, Parma, Lazio, Verona e Bologna (tre gare in casa e altrettante in trasferta). Il Napoli se la vedrà contro Lazio, Cremonese, Como, Bologna, Pisa e Udinese (quattro gare in casa).  Se Chivu vincesse le prossime due e il Napoli le perdesse entrambe andrebbe a +15 a quattro giornate dalla fine, rendendo impossibile la ripresa azzurra. Ergo, con uno scenario simile, potrebbe diventare campione d’Italia il 26 aprile battendo il Torino in trasferta. Stesso discorso se il Napoli, invece di perdere, pareggiasse le prossime due sfide. Lì i punti sarebbero 13. Anche qui impossibile riprendere Chivu.

Un altro scenario riguarda gli eventuali successi. Se Inter e Napoli vincessero tutte le prossime partite a oltranza, i nerazzurri potrebbero diventare campioni d’Italia battendo la Lazio all’Olimpico alla terzultima giornata (può anche pareggiare). La squadra con cui pareggiarono l’annata scorsa dicendo addio alla corsa scudetto. Con due giornate da giocare, infatti, per il Napoli sarebbe impossibile riprendere i 9 punti di svantaggio. In ogni caso, il Napoli deve vincerle tutte per sperare di raggiungere Chivu. Ultimo scenario: se dovessero arrivare a pari punti ci sarebbe lo spareggio.

ll messaggio di Allegri all’Inter: il Milan non perde mai e ora sa anche stravincere

Se non perdi mai, hai buone probabilità di arrivare a fine stagione con qualcosa di importante in mano. Lo dice la storia del campionato italiano. C’è l’eccezione del Perugia di Castagner, che nel 1978-79 concluse al secondo posto pur rimanendo imbattuto. Altro secolo, altro calcio. In epoche più recenti, una stagione con una sconfitta o zero sconfitte ha sempre significato scudetto. Il Milan fino a questo momento ha perso solamente alla prima giornata in casa contro la Cremonese. Ha 5 punti di ritardo dall’Inter capolista, è vero, ma c’è ancora uno scontro diretto tra le due, che l’8 marzo potrebbe rendere questa distanza nettamente più ridotta.

Il Milan non perde mai perché è una squadra veramente forte. Al di là della sterile polemica sul “risultatista” Allegri e sulla sua attitudine a vincere le partite con il minimo scarto, il blocco centrale è costruito alla perfezione.

Vincere senza attaccanti è un’ulteriore dimostrazione di forza. Nella formazione iniziale, Allegri ha dovuto rinunciare alle prime tre scelte nel reparto offensivo: Leao, Pulisic e Fullkrug. Ha riproposto il duttile Loftus-Cheek nel ruolo di centravanti, ricevendone in cambio il gol dell’1-0. Ha studiato per Nkunku una posizione ibrida che ha brutalizzato una difesa bolognese totalmente allo sbando. La scritta “game over” è comparsa molto presto sullo schermo, nonostante un primo quarto d’ora in cui il Bologna ha illuso la sua gente con qualche riaggressione fatta a modino, Niente o quasi niente per impensierire il Milan.

La classifica adesso dice 50 punti con 14 vittorie, 8 pareggi e una sola lontanissima sconfitta. Un cammino che può consentire di ragionare in grande, perché il campionato è ancora lungo, perché l’Inter ha ancora la Champions League da onorare, perché la squadra di Chivu ha sempre una grande difficoltà negli scontri diretti. Intanto il messaggio alla capolista concittadina è stato lanciato: il Milan non perde mai. E adesso sa anche stravincere pur partendo senza attaccanti di ruolo.

Inter, falli… Reds! Arriva a San Siro un Liverpool in crisi, Chivu punta agli ottavi senza playoff

A San Siro sbarca la squadra di Slot, in difficoltà e alle prese con il caso Salah. I nerazzurri recuperano tutti e, soprattutto, hanno la ThuLa nella forma migliore

Tempo di storie europee, tempo di grandi svolte. E pazienza per il contro-sorpasso del Napoli, che è tornato primo in Serie A. L’Inter prova ad alzare il livello, cavalcando la scia della roboante vittoria contro il Como e l’effetto San Siro che l’ha spinta spesso oltre i propri limiti: il Liverpool, incendiato da risultati altalenanti e dalla rumorosa polemica innescata da Mohamed Salah, è un test di qualità ed efficacia che Chivu aspetta con serena trepidazione, se perdonate l’ossimoro. Perché il bivio stavolta è un’occasione, più che uno spauracchio. L’eventuale vittoria eliminerebbe “la maledizione degli scontri diretti”, come direbbe l’allenatore in riferimento alle quattro partite che ha perso contro le grandi squadre in Italia e in Europa, e soprattutto avvicinerebbe di molto la qualificazione diretta agli ottavi di Champions League, traguardo per niente scontato in una competizione ricca e incerta. 

Il ko di Madrid, maturato per colpa di una disattenzione al minuto 93, ha ritardato il verdetto ma non sconquassato la classifica: l’Inter è quarta, quindi in piena zona nobile, con 12 punti. Lo scorso anno per entrare tra le otto privilegiate ne sono bastati 16. Significa che mancano una vittoria e un pareggio nelle ultime tre giornate (dopo il Liverpool, arrivano Arsenal in casa e Borussia Dortmund fuori) per ottenere il pass desiderato, che accorcia il tracciato europeo di due spigolosissime tappe intermedie (i playoff) costate carissime a Juventus, Milan e Atalanta nell’edizione 2024-25. 

L’Inter sta con Lautaro. Chivu smonta il caso: fiducia totale nel capitano

Due sostituzioni in quattro giorni mal digerite, ma nessuno strappo: per il tecnico il capitano è centrale nel progetto e l’Inter continua a puntare su di lui.

Sessantasei minuti nel derby, settantadue a Madrid. Due volte sostituito in quattro giorni, nei momenti decisivi di un paio di partite niente male. Che sta capitando a Lautaro Martinez? La successione degli eventi è indiscutibilmente anomala, rispetto alla normale gestione della fatica. Ma non bisogna esagerare con i sospetti e le insinuazioni. Semplicemente, è cambiata l’Inter: lo scorso anno Inzaghi non poteva mai privarsi di lui, dal momento che in panchina scrutava alternative di basso rango tra riserve impigrite (Correa), attempate (Arnautovic) o sbagliate (Taremi). Oggi invece Chivu può contare su un quartetto di attaccanti di alto livello e decide di utilizzarli tutti, chi prima e chi dopo.

La società e l’allenatore non hanno alcuna intenzione di discutere la centralità del capitano, che è un professionista esemplare e in ogni allenamento dimostra un’attenzione e una fedeltà alla causa encomiabili. Chivu in particolare lo sostiene e lo stimola, anche pubblicamente, rinnovandogli stima e ammirazione. Semmai è Lautaro a dover accettare il nuovo status, che gli impone di superare i suoi stessi limiti. “Credo che non fosse contento del cambio, forse ce l’aveva con il tecnico” ha detto in diretta su Prime il portiere del triplete, Julio Cesar, che era a bordo campo a Madrid e ha una certa familiarità con gli equilibri di spogliatoio. In effetti al Metropolitano, dopo aver già accettato a malincuore di lasciare il derby sullo 0-1, Lautaro sembrava parecchio infastidito quando ha letto sul display il numero 10 colorato di rosso, rosso come un’espulsione. Ma sono dinamiche legate alla contingenza.

Chivu sta controllando una delicata transizione, che nei due impegni successivi alla sosta non è stata supportata dai risultati, e vuole sfruttare i giocatori che siano al massimo della condizione, miscelandoli con cura tra una partita e l’altra. Anche Calhanoglu, l’altro campione ingombrante, è stato sostituito due volte di fila. Non per gli errori reiterati, che per sua sfortuna sono costati i gol di Milan e Atletico, ma per un rendimento generale poco soddisfacente. Il paradosso è che Calhanoglu non è mai stato così prolifico: 6 gol già messi in cantiere non sono un’abitudine consolidata.

Inter, traffico a centrocampo: con Diouf sono in sette per due posti. Ecco chi rischia la panchina

Dopo l’acquisto del francese, a centrocampo aumenta l’abbondanza: tattica, moduli, momenti e avversari, i piani del nuovo tecnico

Cristian Chivu si travestirà da Alberto Sordi? Presto per dirlo, ma al momento di traffico in mezzo al centrocampo dell’Inter ce n’è parecchio. E allora è probabile che il nuovo tecnico nerazzurro vestirà davvero i panni de “Il Vigile”. Perché se il disegno del nuovo allenatore porterà realmente ad una riduzione del centrocampo da 5 a 4 interpreti, con il contestuale passaggio dal 3-5-2 al 3-4-1-2 (o 3-4-2-1), diminuisce lo spazio e aumenta la concorrenza. Tutto secondo i piani: per realizzare il cambio di modulo, Chivu e la società avevano scelto di investire su un centrocampista di muscoli per permettere l’inserimento di un trequartista-attaccante in più a supporto della ThuLa. Ed eccolo qui, Andy Diouf, il centrale tutto muscoli e qualità che sbarcherà a Milano per 20 milioni più 5 di bonus e firmerà un contratto valido fino al 2030. Che, di fatto, ridisegna la linea mediana nerazzurra.

Il progetto, come detto, è chiaro: irrobustire il centrocampo per aumentare la qualità offensiva. Ma oggi nel mezzo l’Inter conta ben 7 centrocampisti per quei due posti nel 3-4-1-2: Calhanoglu, Barella, Mkhitaryan, Frattesi, Zielinski, Sucic e – appunto – Diouf. Dalla lista per la diga di mezzo, probabilmente, in un prossimo futuro si potrà depennare il nome di Frattesi, che Chivu stima molto e vede bene proprio a ridosso delle punte nel ruolo di trequartista, anche per sfruttarne le spiccate qualità di inserimento. La coppia che garantirebbe più equilibrio, in un mix tra sostanza e qualità, porta a pensare ai nomi di Barella e Diouf. Ma chiaramente non è escluso che Chivu ricorra pure al 3-5-2, a seconda di momenti e avversari. Altrettanto chiaro è che l’ingresso in pianta stabile di Diouf tra gli undici titolari non sarà magari immediato anche a causa di questioni di ambientamento. Quindi, le soluzioni che porta il centrocampista francese sono tante e svariate. Per la gioia di Chivu, che può definitivamente completare il passaggio al nuovo modulo, senza però disdegnare il recente passato nerazzurro che ha accompagnato l’Inter a vari trofei e un paio di finali di Champions League.