Il cambio di modulo nerazzurro nasce dai problemi fisici della squadra: Marcus avrebbe dovuto riposare a Venezia, ma i guai degli altri hanno costretto il tecnico a spremerlo.
Il povero Marcus Thuram che lotta da solo contro i mulini a vento, che tenerezza che fa. Perso nelle nebbie dell’improvviso cambio di modulo, costretto a un mestiere che non gli appartiene, il francese ha sbagliato il travestimento: il costume da unico centravanti va rimesso presto nell’armadio. Anzi, Marcus è stato lo specchio della spettrale notte nerazzurra, in cui quasi tutto è risultato sbagliato, a partire dalla scelta (obbligata) di usare una punta unica, costretta ad aggredire lancia in resta.
In un’Inter ridisegnata fino alle radici, a essere snaturato è stato soprattutto l’attacco di Chivu: per il miglior reparto del campionato è stato un cambio di prospettiva totale dopo un settennato felice di modulo con due punte. Dal 2019-20 l’Inter si appoggia, infatti, sempre a una coppia capace di aggregarsi, dialogare e sostenersi, indipendentemente dai nomi nerazzurri sul tabellino. Stavolta, invece, Marcus ha passato Halloween in una profonda e malinconica solitudine: non ha visto anima viva mentre gli altri facevano festa tutto intorno, come quei testardi che non aprono la porta ai bambini in maschera.
Thuram avrebbe avuto pure un paio di incursori alle spalle per sentirsi meno solo e provarci di più, Diouf e Sucic, e nella seconda metà del primo tempo la sua squadra è davvero andata vicina al pareggio orgoglioso, ma poi è progressivamente e misteriosamente sparita. Non solo nella ripresa non è arrivato quasi lo straccio di un tiro, ma per decisione della panchina non sono cambiati i dosaggi del reparto fino all’80esimo: Pio e Bonny, la bella gioventù interista, sono rimasti a vedere le streghe, anziché partecipare all’ennesimo tentativo di rimonta.