Martinez titolare anche in finale di Coppa: Pepo sfida Vicario e modifica le strategie Inter

Con il clean sheet contro la Lazio, l’attuale vice Sommer ha convinto Chivu e ha messo in discussione i piani nerazzurri per la porta.

Per il momento, Guglielmo Vicario può ancora aspettare. Perché Josep Martinez, nella sfida di campionato all’Olimpico contro la Lazio, non ha parato solo i tentativi di Isaksen e Noslin (a dire la verità piuttosto timidi) ma pure l’intenzione dell’Inter (fino a poco fa più concreta) di investire su un nuovo portiere. Noto è che Sommer sia in scadenza il prossimo 30 giugno e il suo contratto non verrà rinnovato, così la dirigenza nerazzurra poche settimane fa si era convinta di dedicare parte del budget estivo su un numero uno diverso da quelli già presenti in rosa.

Ma Pepo, dopo il clean sheet contro il Cagliari e una Coppa Italia vissuta da titolare e protagonista, ha sfruttato ancora una volta l’occasione, convinto Chivu e adesso prova a riscrivere il futuro. L’ex Genoa mira alla promozione da titolare, deve ancora risolvere delicate questioni extra-campo, ma a questo punto è tutt’altro che escluso che l’Inter non decida di risparmiare la ventina di milioni inizialmente stanziata per l’acquisto di Vicario per dirottarla su acquisti più necessari in altre zone di campo. Magari riportando a Milano Filip Stankovic dal Venezia, ceduto dall’Inter al Venezia l’estate scorsa mantenendo il 50% sulla futura rivendita del figlio d’arte (lo scenario per i nerazzurri sarebbe quello di pagarlo la metà rispetto alla concorrenza).

Cristian Chivu apprezza molto il portiere spagnolo non solo per la sicurezza che garantisce tra i pali, ma anche per la propositività nel gioco palla a terra. Martinez, sia nella precedente avventura al Genoa che nelle presenze interiste, ha ormai abituato i propri tifosi al fatto che rischiare con i piedi, anche se di professione fai il portiere, non sia poi un problema. Ed è l’aspetto che un po’ è mancato a Sommer in questa stagione e nelle due precedenti: sicuro tra i pali (eccezion fatta per qualche errore quest’anno) ma meno nella costruzione del gioco partendo fin dalla propria area.

Muharemovic primo tassello per l’Inter tricolore: la metà dei soldi versati al Sassuolo finirà alla Juve

Con il club emiliano si parte da una valutazione di circa 20 milioni

Non è certo un mistero che Tarik Muharemovic piace all’Inter. Meglio, non è un mistero che il centrale mancino del Sassuolo piace a tutte le big italiane. E non solo. Ma i nerazzurri, in questo momento, sono avanti, più avanti rispetto allo concorrenza. Centrano i buoni rapporti tra i due club, centrano quelli addirittura ottimi tra Giovanni Carnevali, a.d. del Sassuolo, e Beppe Marotta, presidente dell’Inter, ma più di tutto conta il fatto che da Milano si sono mossi in anticipo, corteggiando anzitempo il giocatore, sino a strapparne – diciamo così – un convinto sì.

D’altra parte, tra gli addii pressoché certi di Acerbi e Darmian e i dubbi sul futuro di De Vrij (rinnovo sì o no?) e Bastoni (lascerà l’Italia a fine stagione direzione Barcellona?), l’Inter è chiamata questa estate a un profondo restyling del settore difensivo. E il primo nome sulla lista è appunto quello del difensore bosniaco, 23 anni a febbraio, alla prima stagione completa in Serie A: per lui il club nerazzurro ha predisposto un contratto quinquennale con ingaggio da 1,5 milioni di euro a salire stagione dopo stagione. Proposta, così è filtrato, accettata dal giocatore entusiasta di vestire la maglia al cui centro l’anno prossimo campeggerà lo scudetto tricolore.

Sul fronte cartellino, la situazione è invece più articolata. Muharemovic di fatto è in comproprietà tra Sassuolo e Juventus. Questo perché Carnevali lo ha acquistato in prestito con diritto di riscatto nell’estate 2024, come investimento inserito nel programma di risalita dalla Serie B. E l’anno passato lo ha acquistato per 3 milioni, lasciando ai bianconeri il 50% sulla rivendita. In sostanza, la metà del ricavato sulla cessione verrà girato alla Juve. Quale la valutazione? Si parte da 20 milioni complessivi, da raggiungere attraverso i bonus e dividere tra i club.

Inter, accordo raggiunto con Muharemovic: ora si tratta col Sassuolo. Ma quella clausola con la Juve

Il difensore bosniaco è stato individuato dalla dirigenza nerazzurra come potenziale crack per il futuro ed è tra i preferiti per l’eventuale post-Bastoni. Ma (almeno) un difensore arriverà a prescindere dall’addio dell’ex Atalanta.

Il primo passo è stato fatto. Manca quello più determinante di tutti, quello decisivo e definitivo. Ma se “chi ben comincia è già a metà dell’opera”, allora l’Inter negli ultimi giorni si è conquistata la pole position per strappare Tarik Muharemovic al Sassuolo. Il difensore bosniaco, protagonista non solo in neroverde ma anche con la sua nazionale della mancata qualificazione al Mondiale dell’Italia, non ha patito il grande salto dalla Serie B alla A, si è confermato un grande prospetto e ha attirato l’attenzione di svariati top club europei.

In primis quello dell’Inter, che lo monitora da tempo e proprio ultimamente ha trovato una bozza di accordo con l’entourage del giocatore su durata (dovrebbe trattarsi di un contratto lungo, attorno ai 5 anni) e cifre. Una mossa importante ma non ancora decisiva, considerando che il Sassuolo resta alla finestra. 

La volontà di regalare al giocatore un palcoscenico prestigioso come San Siro, da parte della dirigenza neroverde, c’è come nel caso di Frattesi qualche anno fa. Ma chiaramente si attende di capire chi possa trasformarsi nel miglior offerente: “Se arrivasse un club di Premier League, la sua valutazione cambierebbe” ha confidato alla Gazzetta l’amministratore delegato del Sassuolo, Giovanni Carnevali. E verso l’alto, aggiungiamo, considerando il mercato diverso che regola il calcio inglese.

La variabile è rappresentata da quella clausola inserita dalla Juventus al momento della cessione di Muharemovic al Sassuolo: ai bianconeri andrebbe il 50% sulla futura rivendita del difensore. Tradotto, la Juve potrebbe acquistarlo per la metà rispetto all’Inter.

Ma in questo senso entra in gioco la volontà del giocatore, attratto più da un capitolo tutto nuovo con l’Inter che da un ritorno in bianconero. E intanto, il primo passo l’hanno fatto i nerazzurri.

Inter: Chivu cerca il fattore D come dribbling. E Palestra è l’uomo giusto

L’esterno del Cagliari, dopo Yildiz, è quello cui riesce meglio di saltare l’uomo in A. E questa è una qualità che manca nell’attuale rosa nerazzurra così da abbinarlo alle caratteristiche realizzative di Dumfries…

Marco Palestra intriga l’Inter perché ha il fattore D. D come dribbling. Una qualità che manca alla rosa di Chivu, futura campione d’Italia: i nerazzurri sono terzultimi per uno contro uno totali dopo Pisa e Cremonese. La media di dribbling riusciti nei 90 è di 14,1. La Juventus è prima con 25. Premessa: i nerazzurri vinceranno lo scudetto anche senza dribblatori provetti – il primo è Thuram con 61, seguono Barella e capitan Lautaro -, ma averne uno può fare la differenza. 

Marco Palestra è il secondo miglior dribblatore della Serie A dopo Kenan Yildiz: 65 uno contro uno riusciti su 123 tentativi. Meglio di Nico Paz, Atta, Saelemaekers, Conceicao, Jesus Rodriguez, Politano, Rowe e molti altri giocatori offensivi. Ha una media di cinque dribbling a partita, il migliore tra i “difensori”. Virgolette d’obbligo visto l’impiego: ormai con Pisacane fa l’ala pura di un 3-5-2 mascherato capace di trasformarsi in una sorta di 4-3-3 in fase offensiva (chiamasi modulo a “tre e mezzo”, con Zé Pedro che scala o Obert che limita le sgroppate a sinistra, arretrando il raggio d’azione). L’Inter l’ha messo nel mirino. Venerdì scorso Chivu gli ha sussurrato qualcosa all’orecchio dopo averlo visto correre lungo la fascia. Il migliore tra i suoi. In estate tornerà alla Dea e lo cercheranno in molti, ma l’Inter – oltre a regalare al mister un esterno di livello capace di sostituire il partente Luis Henrique – lo vuole anche per l’indole a dribblare: una qualità che manca. 

Il colloquio con Chivu, la svolta in allenamento: Thuram è cambiato, così è di nuovo al centro dell’Inter

Dalla possibile cessione al cambio di marcia, dopo mesi di dubbi e un lungo digiuno di gol. E con Lautaro si è riaccesa la scintilla…

Per mesi Marcus Thuram è stato un dubbio, l’enigma nel libro giallo, l’interrogativo più grande nella stagione interista: ci si chiedeva se il figlio maggiore di Lilian fosse ancora lui, il talento spensierato di sempre, e non un attaccante incupito alla prima giocata andata di traverso. Ci si interrogava pure sulla sua capacità di resistere all’incombere alle spalle del bambino Pio, il centravanti venuto dalla cantera e finito sulla bocca di tutti: nel vederlo senza il vecchio sorriso malizioso stampato sul volto, sembrava arrivato alla fine naturale di una felice storia di tre anni. 

In tanti in società pensavano già a trovargli un’adeguata destinazione estiva così da fare definitivo spazio alla nuova coppia, la PioLa, Pio + Lautaro, e invece potrebbe accadere il contrario: il francese ha dato un sorprendente colpo di reni. Si è rimesso al centro dell’Inter e, nel trovare la riva anche grazie a Chivu, si è allontanato dalle alte maree del mercato. Ovviamente tutto potrà succedere tra qualche mese, e nulla è scritto nella pietra soprattutto in una squadra destinata a rivoluzionare la rosa nel profondo, ma non dovrebbe essere più considerata urgente la sua cessione.

Non solo non è più un peso all’interno del reparto, ma Thuram è semplicemente tornato a praticare l’amata leggerezza: nella felice notte pasquale con la Roma, quando si è potuto riconnettere con Lautaro, aveva l’animo sereno. Si è mostrato finalmente nella migliore versione di sé, quella libera di pensieri, sovrastrutture, paure varie. Marcus ha cambiato passo, però, ben prima della vittoria sonante con la Roma, quando è comunque tornato alla rete e ha aggiunto un paio di assist per il gemello argentino. 

Inter, la rivoluzione parte dalla difesa: via in tre. E Bastoni…

Da Acerbi a De Vrij e Sommer: la retroguardia nerazzurra sarà rivoluzionata in estate. Nel mirino Muharemovic, Ordonez e non solo.

L’età passa, inesorabile. I vecchi muri pure, crollano. La stagione in corso dimostra come non ci sia più traccia dell’antica difesa nerazzurra, quella che ha protetto l’Inter nelle ultime annate, fiaccata ormai da marginalità dei vecchi protagonisti, errori individuali e cali di forma. Ma, soprattutto, dalla velleitaria lotta contro la carta di identità, che assomiglia poi tanto a quella contro i mulini a vento.

Insomma, bisognerà togliere delle rughe al reparto, è inevitabile e necessario: per questo, l’Inter si prepara a un cambiamento profondo anche là dietro. Si studiano già adesso i tanti possibili movimenti dell’estate, a partire dai contratti destinati a estinguersi per morte naturale: andrà in scadenza quello di Francesco Acerbi, vecchio leone inzaghiano, sempre più fuori dai radar a 38 anni compiuti anche a causa del ruolo strategico di Akanji, ormai guida della difesa. Stesso destino per Matteo Darmian, tuttofare 36enne che ha fatto la fortuna del club per dedizione e professionalità, ma anche lui scolora alle spalle di Bisseck.

Quest’anno Darmian avrebbe dovuto essere esclusivamente un’alternativa nel ruolo “braccetto” di destra ma, a causa di un polpaccio dispettoso, si è visto dall’inizio solo a Bodo e a Como in Coppa Italia, in entrambi i casi da esterno di centrocampo. Il club nerazzurro accompagnerà i due italiani alla porta: stretta di mano e un bel grazie per il lavoro svolto. Manca ancora l’ultima parola, invece, sul futuro di Stefan De Vrij che, dalla sua, ha qualche primavera in meno dei colleghi, “solo” 34, ma sembra lontanissimo dalla centralità di un tempo.

Al momento, l’olandese sembrerebbe più fuori che dentro Appiano: diventerebbero, quindi, tre le pedine da rimpiazzare nel reparto arretrato. Quattro, se si allarga il campo e si aggiunge pure il portiere, visto che l’esperienza di Yann Sommer da guardiano titolare nerazzurro si esaurirà a fine stagione. A 37 anni sono calati i riflessi e aumentati gli errori che causano la perdita di preziosi punti in classifica.

Inter, pronto l’assalto a Manu Koné: i dettagli dell’offerta nerazzurra

Il club di Chivu aveva sfiorato il colpo in estate e ora vuole riprovarci

Dall’inizio di questo viaggio 2025-26, anzi già dalla coda avvelenata della scorsa stagione, quando tra le macerie si arrangiava il viaggio americano del Mondiale per club, la dirigenza nerazzurra ha sempre vissuto in simbiosi con l’allenatore: da quando Cristian Chivu siede lì, l’Inter è sempre stata un corpaccione unico, una cosa soltanto. Le riunioni incrociate staff-manager ad Appiano Gentile sono continue, al punto da non fare quasi più notizia: ci sono stati confronti proficui prima della sfida all’Atalanta e prima di quella alla Fiorentina, entrambe andate di traverso, e si continuerà anche durante questa pausa, utile a far respirare almeno una parte della squadra stanca .

Si continuerà a discutere pure nel mese di aprile e oltre, quando la stagione si avvicinerà alla fine, sempre con la supervisione dall’alto di Oaktree: il fondo proprietario è l’ispiratore di un mercato nuovo, in cui un elemento grosso (e costoso) arriverà. E l’Inter, sotto sotto, non ha mai smesso di credere che quel qualcuno possa essere ancora Manu Koné, centurione romanista corteggiato a lungo appena qualche mese fa. Non un centrocampista simile a lui, ma proprio il francese.

Con uno scudetto da giocarsi ancora e il vento di Milan e Napoli che soffia alle spalle, il club nerazzurro non può distrarsi troppo dal contingente. Anche per questo un piano preciso sulla campagna di trasferimenti estivi ancora non c’è, ma di certo la sessione estiva segnerà uno stacco rispetto al passato. Saprà di rivoluzione, anche solo per il numero di elementi da sostituire visto che in tanti lasceranno per fine contratto. 

Intanto, però, un concetto è stato già deliberato all’unanimità: comunque finisca quest’annata, nella successiva i nerazzurri spenderanno denari, anche tanti se serve, per cambiare taglia. Crescere di dimensione. Ci saranno innesti più giovani, come da linea di condotta della nuova era, ma pure più possenti e rapidi. Insomma, l’Inter proverà ad aggiungere alla rosa una dose di forza che poi produca una più alta intensità in campo, anche a costo di staccare assegni che in viale della Liberazione non circolano più da un bel po’. 

Mkhitaryan ko, Barella involuto, Sucic timido e… Inter, c’è un centrocampo da ricostruire

L’armeno era subentrato bene durante la sfida contro l’Atalanta ma poi è emerso un problema fisico: tornerà solo dopo la sosta nazionali. Così Chivu deve ricostruire un reparto che va a rilento.

Sommer, Acerbi, De Vrij, Darmian e Mkhitaryan: tra poche settimane, l’Inter è chiamata a valutazioni approfondite riguardo la manciata di giocatori a cui il prossimo 30 giugno scadrà naturalmente il contratto. Nella maggior parte dei casi la scelta tra rinnovo e addio è già stata fatta, ma un dubbio su tutti resiste. E porta nome e cognome di Henrikh Mkhitaryan. Il centrocampista armeno è l’unico ancora in ballo per una conferma in nerazzurro anche per la prossima stagione, ma l’infortunio subìto nel finale della sfida all’Atalanta – farà gli esami, rischia di saltare la trasferta di domenica prossima a Firenze e chissà – rallenta un po’ le riflessioni. Come sempre, le facce della medaglia sono almeno un paio. 

La prima, forse più espressiva: Miki compirà 38 anni nel gennaio prossimo, la scelta di prolungare andrebbe in netta controtendenza rispetto alla politica di Oaktree. Seconda: dentro un reparto che specialmente nelle ultime settimane fa maledettamente fatica, l’ex Roma è uno dei pochi che si salva quasi sempre. Anche nel pareggio delle polemiche contro la Dea, anche subentrando a partita in corso. Ecco perché il ballottaggio tra permanenza e addio resiste in maniera molto aperta, nonostante ad inizio stagione in pochi avrebbero ancora scommesso sulla centralità dell’armeno. Ma se in un centrocampo costruito su ben 7 elementi ne brilla solo uno (Zielinski) e Mkhitaryan continua ad essere determinante, ipotizzare un futuro ancora insieme appare tutt’altro che utopistico.

Inter furibonda, nel mirino l’arbitraggio e il clima post caso Bastoni: i retroscena

I neroazzurri hanno mal tollerato le decisioni di Manganiello della partita con l’Atalanta. Le parole a bordocampo, l’incontro della dirigenza con gli arbitri, la strategia del silenzio

Nicolò Barella scatta dalla panchina, incredulo e infuriato, quando l’arbitro Manganiello indica il centro del campo a seguito del controllo Var. Un caso ha appena scosso la volata scudetto. In quel momento, mentre l’Atalanta esulta timidamente sotto alla pioggia incessante, l’Inter tutta esplode come un vulcano che spara lapilli incandescenti. Il più agitato è Cristian Chivu, mai visto così furibondo, che si allontana dall’area tecnica e becca prima il giallo e poi il rosso, urlando anche ripetutamente al quarto uomo Collu: “Era fallo, era fallo”.

Irrefrenabile. Dumfries intanto non si capacità di ciò che sta osservando. Si inginocchia, quasi supplica l’arbitro di rivedere una decisione che ritiene assurda: giura e mima di aver perso l’equilibrio sull’azione del gol di Krstovic perché toccato a una gamba da Sulemana. Alza più volte il piede, quasi per mostrare la prova di un torto subìto.

Protesta con convinzione anche Josep Martinez, il secondo portiere. Ma è solo il primo atto di una rappresentazione caotica e nervosa. Passano pochi minuti e Scalvini colpisce in area di rigore Frattesi, proprio il calciatore subentrato a Barella. L’Inter chiede a gran voce il rigore con Aleksandar Kolarov a guidare ora la contestazione, mentre dalle tribune di San Siro si levano cori ostili contro l’arbitro Manganiello. Anche qui, silent check con Lissone.

E il Var, Gariglio (dismesso dalla Can, nel 2023, dopo appena 19 gare di A in sei stagioni, e poi ”promosso” al Var) , convalida la decisione di campo: si ritiene che non ci sia chiaro errore. Il risultato non cambia più, finisce 1-1. E forse il campionato si riapre davvero. Lo stadio fischia, buona parte della squadra accerchia l’arbitro per chiedere chiarimenti. Tutto per fortuna rimane nei confini di una conversazione civile. Si affaccia anche Pio Esposito, che ha segnato un gol non sufficiente per vincere la partita. “Perché?”, domanda e si domanda. Manganiello spiega a Dumfries di essere sicuro di non aver sbagliato, ha visto solamente una leggerissima spinta e non l’incrocio delle gambe.

Inter, prima lo scudetto poi la rivoluzione: Barella e Bastoni in discussione, si riparte da Koné

I nerazzurri pensano già al futuro. Da Barella a Bastoni, nessuno ora è più sicuro del posto: sul mercato la priorità è il mediano francese della Roma.

L’ Inter vive ieri, oggi e domani, come dentro a un film di Vittorio De Sica. Dimenticare i dolori di ieri e il derby ancora di traverso aiuta a pensare all’oggi, alla caccia suprema allo scudetto. Ma è già iniziato anche il domani, in anticipo si inizia a disegnare il futuro: nella stagione nuova, saranno nuove anche tante facce. Comunque vadano queste ultime 10 partite di A, se finiranno in gloria come sembra o in tremenda delusione, nel 2025-26 sarà rivoluzione, o comunque qualcosa di simile: nascerà un’altra Inter sulle ceneri di questa che tante gioie e qualche amarezza ha dato al popolo nerazzurro. 

Impossibile speculare ancora sul nucleo storico che ha tirato la carretta nei tumulti di questi anni: alcuni lasceranno per intervenuti limiti di età o di contratto, ma anche altri, che parevano saldissimi alla sedia, a sorpresa potrebbero esserlo meno. Si inietterà sangue fresco in zone strategiche, dalla mediana a cui vanno aggiunti chili e centimetri, alla difesa a cui fare il trucco, fino al portiere. Il tutto, per rendere la squadra più “tosta”, fisica e affamata, come richiesto da Cristian Chivu.

In fondo, il tecnico già mesi fa avrebbe voluto come centurione il romanista Manu Koné, ma all’Inter non hanno mai smesso di sperare nel francese: riproveranno ad arruolarlo, puntando anche sulle necessità della squadra di Gasp, costretta a vendere un pezzo indipendentemente dalla qualificazione Champions. Pur senza l’agognato giallorosso, Chivu è stato comunque abilissimo a fare le nozze con il talento già che aveva in cucina. In più,sempre lì a centrocampo e sempre con il benestare del tecnico, il presidente Beppe Marotta e il ds Piero Ausilio sganceranno i 25 milioni per ricomprare Stankovic jr: è un 20enne come Pio e ha lo stesso hype del centravantone.