Spence, dal mancato riscatto del Genoa a un prezzo triplicato. Ecco perché l’Inter l’ha messo nel mirino

L’Inter vuole l’inglese per sistemare la fascia destra: in rossoblù era partito come vice di Sabelli, ma col tempo si è poi garantito un buon minutaggio.

Alle volte ci sono operazioni di mercato che riescono bene, altre… meno. E Djed Spence dal Tottenham al Genoa, con tutti gli incastri precedenti e successivi, rientra in entrambe le categorie. Perché il domino che nel gennaio del 2024 portò l’esterno a diventare il primo inglese negli ultimi 103 anni nella storia del club più british d’Italia (diventati oggi 105) include pure i nomi di Cambiaso, di Dragusin e della Juventus, oltre a quelli di Genoa e Tottenham. 

Per avere un quadro generale completo bisogna fare un balzo all’indietro al luglio del 2022: la Juve acquista Cambiaso versando al Grifone 6 milioni di euro più l’intero cartellino di Radu Dragusin (di recente passato alla Fiorentina) e il 15% sulla futura rivendita dell’esterno ligure. Dragusin a Genova vive un paio di stagioni di livello altissimo, tanto da convincere il Tottenham – gennaio 2024 – a sborsare quasi 30 milioni di euro inserendo pure il prestito semestrale proprio di Spence.

Non un prestito secco, ma con diritto di riscatto fissato a 10 milioni circa. Chissà quale sarebbe il valore dell’inglese oggi se la dirigenza rossoblù avesse potuto esercitarlo, quel diritto cancellato dai problemi finanziari dovuti al crac della proprietà dell’epoca – 777 Partners – mentre A-Cap si piazzava (non per molto, visto l’inserimento del romeno Sucu poco dopo) al timone della società. Di sicuro c’è che, limitandosi al campo, il prezzo di Spence sia triplicato o quasi rispetto a quei 10 milioni con cui il Genoa avrebbe potuto confermarlo.

Difesa alta, gioco verticale e più aggressività: come cambierebbe l’Inter con Romero

L’argentino è un leader, sia nel club che in nazionale: potrebbe giocare al centro della difesa con Bastoni sulla sinistra e Akanji dirottato a destra

Se l’Inter decidesse di fare l’investimento corposo del suo mercato estivo sul Cuti Romero, che giocatore si assicurerebbe per la difesa? Di sicuro un elemento che garantirebbe sempre un approccio propositivo in fase di costruzione e aggressivo difensivamente parlando. Fisico, è un tipo roccioso, e dopo gli ultimi anni in Inghilterra la stampa inglese ha ribadito quanto garantisca uno stile di gioco “senza compromessi” grazie a quella sua “riconoscibile e spavalda sicurezza di sé”. Si prende i suoi rischi e non si spaventa se gli si chiede di farsi leader. Coraggioso quando deve mantenere il possesso e salire infilando centrocampo e difesa avversaria. Il che non dispiacerebbe affatto a un Cristian Chivu che vuole una linea di difesa alta e un gioco sempre più verticale. Romero gioca come è, con gli stessi pregi di un carattere forte ma a volte anche troppo risoluto.

Provando a collocarlo nella linea a tre dell’Inter, agirebbe al centro, con Alessandro Bastoni sulla sinistra e Manuel Akanji dirottato a destra. Una soluzione che “sacrificherebbe” Yann Bisseck ma che allo stesso tempo garantirebbe un ricambio di livello che col triplice impegno non è certo da sottovalutare. In difesa l’Inter ha bisogno di un paio di rinforzi visto che in due se ne sono andati (i soliti Acerbi e De Vrij per la scadenza del contratto), e anche se la società non è chiamata a fare due investimenti grossi in questo reparto – basta un profilo pronto, come Romero appunto, e uno ben più economico e giovane da crescere – non è escluso che dalla fascia destra la priorità sia diventata proprio il centrale. Non ultimo, visto anche che la pista Romero non è poi così impossibile da percorrere. Anzi.

Spence dice sì all’Inter: il club tratta con il Tottenham, ecco la richiesta

L’inglese ha fatto capire che gradirebbe la possibile opzione nerazzurra: a Londra è infatti chiuso da Pedro Porro.

C’è sempre una “quota inglese” che torna a fare da padrona in questo calciomercato dell’Inter. Che sia in difesa, a centrocampo (come per Curtis Jones) oppure su quella fascia destra dove il club nerazzurro ancora non ha trovato pace.

Né un nuovo padrone. Ma l’Inter continua a ruggire e lo fa pensando a un altro elemento della nazionale dei Tre Leoni, ovvero quel Djed Spence che di certo non è entrato nella lista del direttore sportivo Piero Ausilio e del presidente Beppe Marotta solo quando è definitivamente tramontata l’operazione Khalaili. Ma le circostanze hanno portato il 25enne nato a Londra, vecchia conoscenza della Serie A, a diventare la nuova priorità del club per replicare alle recenti sventure lì sulla destra.

A Cristian Chivu piace (non ultimo, anche perché l’inglese può giocare su entrambe le fasce), elemento utile a ribadire quanto allenatore e squadra mercato siano sempre e comunque in sintonia sugli obiettivi. E dal canto suo Spence non sarebbe affatto dispiaciuto di tornare in Italia. In Serie A, col Genoa, si è visto in 16 occasioni e per 853 minuti in totale. Il club rossoblù al termine del prestito di sei mesi nell’estate del 2024 avrebbe potuto riscattarlo a 10 milioni, ma poi le vicissitudini societarie hanno imposto altre scelte e l’esterno ha riattraversato la Manica tornando a casa. Ora vale quasi quattro volte tanto. Il Tottenham lo valuta non meno di 35 milioni ma questa cifra – di 10 milioni superiore a quella per cui l’Inter aveva chiuso l’affare Khalaili, poi naufragato in fase di visite – non ha spaventato i nerazzurri che con gli Spurs hanno iniziato a dialogare. E i contatti proseguono. Piano, perché il giocatore è dall’altro lato dell’oceano, e senza fretta, perché l’Inter, anche a metà luglio e dopo due colpi sfumati in quella stessa porzione di campo, continua a lavorare tenendosi ben lontana da valutazioni frenetiche.

L’Inter alza il muro, se parte De Vrij l’obiettivo è Ndicka della Roma

I nerazzurri scatenati sul mercato. Dopo Palestra, Solet e Jones in arrivo, puntano al difensore giallorosso.

L’Inter della prossima stagione si fa grande dalla difesa. È lì dietro che le manovre di mercato più imponenti stanno ridisegnando il reparto che sarà base e colonna dei campioni d’Italia intenzionati a confermarsi in casa e a rilanciarsi in Champions League.

In quest’ottica il profilo di Evan Ndicka continua a essere estremamente convincente, una scelta quasi primaria. Conosce la Serie A da tre anni, da quando la Roma l’ha prelevato dall’Eintracht Francoforte a parametro zero, ma è anche un profilo molto europeo.

Tra i nomi di mercato in orbita Inter in questo momento, l’ivoriano oltre a essere l’unico nazionale attualmente al Mondiale (il ct Emerse Faé non ha voluto fare a meno di lui nonostante fosse infortunato al bicipite femorale), è anche quello che ha l’esperienza maggiore in competizioni continentali. Ora è nel pieno della sua maturità calcistica e il prossimo 20 agosto potrebbe compiere i 27 anni soffiando su una torta nerazzurra perché per il club può rappresentare il compromesso (e il rinforzo) perfetto: da un lato ha caratteristiche tecniche che a Cristian Chivu possono tornare più che utili (192 centimetri d’altezza, piede sinistro, fisico imponente, abile colpitore di testa) e dall’altro un’età non più giovanissima ma non certo avanzata. 

Qualche numero: 58 presenze in Europa League tra Roma e Eintracht e 8 in Champions con la squadra di Francoforte (più una Supercoppa europea), tutte concentrate nella stagione post vittoria dell’Euroleague. Ndicka nella sua personale bacheca ha la Coppa d’Africa del 2024 e quest’altro trofeo continentale che ha alzato nel 2022, mentre la Roma vinceva la Conference. Con i giallorossi non si è più rivisto in Champions, ma proprio al termine della passata stagione l’ha riconquistata, insieme al terzo posto finale in classifica. L’ha ottenuta di nuovo, tre anni dopo la sua ultima volta, e l’ha fatto da punto fermo della difesa di Gian Piero Gasperini; adesso il calciomercato potrà togliere a Evan la maglia giallorossa, ma quel che è certo è che non lo priverà della competizione continentale più ambita. La Roma ci torna dopo sette anni di assenza, l’Inter è un’habitué ma dopo l’uscita dell’anno scorso ai playoff ha l’obbligo di rifarsi.

C’è un nuovo Modric in città: Sucic da incognita a certezza dell’Inter di Chivu

Può un gol cambiare tutto? La risposta è sì: chiedete a Sucic! Perché da quel destro al minuto 89 contro il Como, Petar ha smesso di essere una semplice scommessa diventando una certezza per l’Inter. 3-2, rimonta completata, San Siro in piedi e un messaggio chiarissimo: il ragazzo arrivato quasi in silenzio dalla Dinamo Zagabria adesso si è preso la scena. Perché oggi il croato non è più un’incognita. È uno dei giocatori su cui Cristian Chivu sta costruendo il futuro nerazzurro. E i segnali sono ovunque: più spazio, più responsabilità e più fiducia tanto da aver preso il posto a centrocampo di Mkhitaryan.

“È stata la prima stagione all’Inter e abbiamo vinto lo Scudetto, è stata una notte speciale. Non voglio che finisca” le parole durante la festa nerazzurra del giovane centrocampista, che ne ha fatta di strada da quel campo in terra battuta a due passi dalla fattoria di famiglia. In patria lo chiamano “il piccolo Modric”. E il paragone non è soltanto estetico. Perché Petar è cresciuto studiando Luka, copiandone movimenti e tempi di gioco e oggi se lo ritrova accanto in nazionale, al suo primo Mondiale.

Perché mentre si prende l’Inter, Sucic sta vivendo anche il suo primo Mondiale con la Croazia. Mercoledì contro l’Inghilterra può giocare da protagonista proprio al fianco del suo idolo. Otto anni fa, nel 2018, quando la Croazia arrivò in finale contro la Francia, Petar aveva soltanto 14 anni e viveva quel sogno da casa, davanti alla televisione. Oggi di anni ne ha 22, è dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti, e quel Mondiale, quel sogno, lo sta vivendo dal campo.

Archiviate le accuse di violenza sessuale: Solet-Inter, ci siamo. I dettagli della trattativa

L’Udinese chiede 25 milioni di euro, nella trattativa può essere inserito un giovane dell’U23

La luce che porta a Oumar Solet è sempre più verde. Il centrale francese, primo obiettivo dell’Inter per la difesa, è sempre più  vicino ai nerazzurri. Il via libera è anche legale. Il procedimento per violenza sessuale in cui è rimasto invischiato per mesi s’è chiuso con l’archiviazione. Solet era stato denunciato da una donna di circa 30 anni nel maggio 2025, al termine di una serata trascorsa con alcuni amici nell’abitazione friulana del difensore. Il 28 maggio la Procura di Udine ha disposto l’archiviazione. I suoi legali, intercettati dall’Ansa, hanno espresso “viva soddisfazione per l’esito ampiamente liberatorio”.

Ora l’Inter può spingere sull’acceleratore. Lato giocatore è tutto fatto: accordo fino al 2031 e un vestito cucita su misura. Solet potrebbe giocare in tutti e tre i ruoli della difesa di Chivu. All’Udinese ha giocato soprattutto come braccetto destro, spingendosi in avanti con continuità. Stagione positiva la sua: tre gol in 38 presenze stagionali. I piani alti nerazzurri dovranno discutere il prezzo coi friulani. Si parte da una valutazione di 25 milioni. Tuttavia, all’interno dell’affare, può essere inserito anche un giovane dell’Under 23. Solet è nella lista dell’Inter da diverso tempo. 

Ausilio e Marotta l’hanno visto segnare a San Siro con l’Udinese e marcare capitan Lautaro… col Salisburgo. Ottobre 2023, gironi di Champions, 90′ in campo al Meazza da avversario prima di sbarcare a Udinese. Il francese aveva raccontato alla Gazzetta di aver detto no al Napoli e che Milano gli piace parecchio. L’Inter ha registrato tutto. Il ruolo? Braccetto destro con licenza di offendere e di attaccare. “Sono cresciuto come centrocampista, quindi per me è naturale avere la palla tra i piedi e giocare. Non penso troppo al rischio”. In tal senso, Solet somiglia parecchio a Bisseck, il tedesco dalle lunghe leve sui resta vigile l’occhio del Bayern. Anche Solet ama spingersi in avanti con la sfera per cercare la superiorità e arrivare in area. In Serie A è stato il primo centrale difensivo per dribbling riusciti (42), ma anche il primo per palloni rubati e il terzo per palloni intercettati. Un jolly multiuso per la retroguardia.

Il papà giocava nel Bologna di Ballardini, il nonno era un idolo rossoblù: ma ora è l’Inter a godersi Cocchi

Terzino sinistro con Dimarco come modello, Matteo che ha debuttato in A al Dall’Ara è diventato nerazzurro nel 2021 quando venne acquistato proprio dal Bologna.

Matteo Cocchi ha realizzato tre sogni in un colpo solo. Col suo quarto d’ora al Dall’Ara, lo stadio a un’ora di macchina da Molinella, il paesino dov’è nato e cresciuto, ha reso orgogliosa tutta la famiglia: nonno Claudio, papà Edgardo e ovviamente anche lui, piazzatosi a sinistra con personalità nel giorno del suo debutto in Serie A coi nerazzurri.

Cocchi, 19 anni, terzino mancino dell’Under 23 già schierato da Chivu dall’inizio in Coppa Italia contro il Torino, giocava nelle giovanili rossoblù. Le stesse in cui suo padre vinse uno scudetto Allievi da portiere. Era il 1989. L’allenatore era un signore con gli occhiali scuri: Davide Ballardini. Anche suo nonno si infilava i guantoni. A Molinella è una sorta di leggenda. Matteo ha interrotto il circolo vizioso diventando un terzino di spinta su cui i nerazzurri puntano molto, tant’è che l’hanno blindato fino al 2030. Chivu gli ha regalato l’esordio in Serie A. L’anno scorso Inzaghi lo aveva fatto debuttare tra i professionisti in Champions contro il Feyenoord. In stagione, comunque, è stato uno dei perni della squadra di Vecchi in Serie C: un gol e due assist. “Lui e Mosconi si allenano con noi da tre mesi” ha detto Chivu. “Sono contento per loro, hanno qualità e vanno fatti giocare”.

Prima di vestire la maglia nerazzurra giocava nel Bologna: punta, esterno, fantasista, infine terzino. “Segnava parecchi gol anche da piccolo”, ha raccontato il papà. L’Inter l’ha arpionato nel 2021. Da lì non ha più lasciato i nerazzurri. L’ultimo appunto sono i tatuaggi. La chiave di volta per aprire il suo mondo: “Ho una rosa per mia sorella, i miei due cani, il numero 3 e un faro”, ci aveva raccontato nel 2024. Chissà se in futuro ci sarà spazio pure per uno sull’esordio in A. Quasi vicino casa.

Martinez titolare anche in finale di Coppa: Pepo sfida Vicario e modifica le strategie Inter

Con il clean sheet contro la Lazio, l’attuale vice Sommer ha convinto Chivu e ha messo in discussione i piani nerazzurri per la porta.

Per il momento, Guglielmo Vicario può ancora aspettare. Perché Josep Martinez, nella sfida di campionato all’Olimpico contro la Lazio, non ha parato solo i tentativi di Isaksen e Noslin (a dire la verità piuttosto timidi) ma pure l’intenzione dell’Inter (fino a poco fa più concreta) di investire su un nuovo portiere. Noto è che Sommer sia in scadenza il prossimo 30 giugno e il suo contratto non verrà rinnovato, così la dirigenza nerazzurra poche settimane fa si era convinta di dedicare parte del budget estivo su un numero uno diverso da quelli già presenti in rosa.

Ma Pepo, dopo il clean sheet contro il Cagliari e una Coppa Italia vissuta da titolare e protagonista, ha sfruttato ancora una volta l’occasione, convinto Chivu e adesso prova a riscrivere il futuro. L’ex Genoa mira alla promozione da titolare, deve ancora risolvere delicate questioni extra-campo, ma a questo punto è tutt’altro che escluso che l’Inter non decida di risparmiare la ventina di milioni inizialmente stanziata per l’acquisto di Vicario per dirottarla su acquisti più necessari in altre zone di campo. Magari riportando a Milano Filip Stankovic dal Venezia, ceduto dall’Inter al Venezia l’estate scorsa mantenendo il 50% sulla futura rivendita del figlio d’arte (lo scenario per i nerazzurri sarebbe quello di pagarlo la metà rispetto alla concorrenza).

Cristian Chivu apprezza molto il portiere spagnolo non solo per la sicurezza che garantisce tra i pali, ma anche per la propositività nel gioco palla a terra. Martinez, sia nella precedente avventura al Genoa che nelle presenze interiste, ha ormai abituato i propri tifosi al fatto che rischiare con i piedi, anche se di professione fai il portiere, non sia poi un problema. Ed è l’aspetto che un po’ è mancato a Sommer in questa stagione e nelle due precedenti: sicuro tra i pali (eccezion fatta per qualche errore quest’anno) ma meno nella costruzione del gioco partendo fin dalla propria area.

Muharemovic primo tassello per l’Inter tricolore: la metà dei soldi versati al Sassuolo finirà alla Juve

Con il club emiliano si parte da una valutazione di circa 20 milioni

Non è certo un mistero che Tarik Muharemovic piace all’Inter. Meglio, non è un mistero che il centrale mancino del Sassuolo piace a tutte le big italiane. E non solo. Ma i nerazzurri, in questo momento, sono avanti, più avanti rispetto allo concorrenza. Centrano i buoni rapporti tra i due club, centrano quelli addirittura ottimi tra Giovanni Carnevali, a.d. del Sassuolo, e Beppe Marotta, presidente dell’Inter, ma più di tutto conta il fatto che da Milano si sono mossi in anticipo, corteggiando anzitempo il giocatore, sino a strapparne – diciamo così – un convinto sì.

D’altra parte, tra gli addii pressoché certi di Acerbi e Darmian e i dubbi sul futuro di De Vrij (rinnovo sì o no?) e Bastoni (lascerà l’Italia a fine stagione direzione Barcellona?), l’Inter è chiamata questa estate a un profondo restyling del settore difensivo. E il primo nome sulla lista è appunto quello del difensore bosniaco, 23 anni a febbraio, alla prima stagione completa in Serie A: per lui il club nerazzurro ha predisposto un contratto quinquennale con ingaggio da 1,5 milioni di euro a salire stagione dopo stagione. Proposta, così è filtrato, accettata dal giocatore entusiasta di vestire la maglia al cui centro l’anno prossimo campeggerà lo scudetto tricolore.

Sul fronte cartellino, la situazione è invece più articolata. Muharemovic di fatto è in comproprietà tra Sassuolo e Juventus. Questo perché Carnevali lo ha acquistato in prestito con diritto di riscatto nell’estate 2024, come investimento inserito nel programma di risalita dalla Serie B. E l’anno passato lo ha acquistato per 3 milioni, lasciando ai bianconeri il 50% sulla rivendita. In sostanza, la metà del ricavato sulla cessione verrà girato alla Juve. Quale la valutazione? Si parte da 20 milioni complessivi, da raggiungere attraverso i bonus e dividere tra i club.

Inter, accordo raggiunto con Muharemovic: ora si tratta col Sassuolo. Ma quella clausola con la Juve

Il difensore bosniaco è stato individuato dalla dirigenza nerazzurra come potenziale crack per il futuro ed è tra i preferiti per l’eventuale post-Bastoni. Ma (almeno) un difensore arriverà a prescindere dall’addio dell’ex Atalanta.

Il primo passo è stato fatto. Manca quello più determinante di tutti, quello decisivo e definitivo. Ma se “chi ben comincia è già a metà dell’opera”, allora l’Inter negli ultimi giorni si è conquistata la pole position per strappare Tarik Muharemovic al Sassuolo. Il difensore bosniaco, protagonista non solo in neroverde ma anche con la sua nazionale della mancata qualificazione al Mondiale dell’Italia, non ha patito il grande salto dalla Serie B alla A, si è confermato un grande prospetto e ha attirato l’attenzione di svariati top club europei.

In primis quello dell’Inter, che lo monitora da tempo e proprio ultimamente ha trovato una bozza di accordo con l’entourage del giocatore su durata (dovrebbe trattarsi di un contratto lungo, attorno ai 5 anni) e cifre. Una mossa importante ma non ancora decisiva, considerando che il Sassuolo resta alla finestra. 

La volontà di regalare al giocatore un palcoscenico prestigioso come San Siro, da parte della dirigenza neroverde, c’è come nel caso di Frattesi qualche anno fa. Ma chiaramente si attende di capire chi possa trasformarsi nel miglior offerente: “Se arrivasse un club di Premier League, la sua valutazione cambierebbe” ha confidato alla Gazzetta l’amministratore delegato del Sassuolo, Giovanni Carnevali. E verso l’alto, aggiungiamo, considerando il mercato diverso che regola il calcio inglese.

La variabile è rappresentata da quella clausola inserita dalla Juventus al momento della cessione di Muharemovic al Sassuolo: ai bianconeri andrebbe il 50% sulla futura rivendita del difensore. Tradotto, la Juve potrebbe acquistarlo per la metà rispetto all’Inter.

Ma in questo senso entra in gioco la volontà del giocatore, attratto più da un capitolo tutto nuovo con l’Inter che da un ritorno in bianconero. E intanto, il primo passo l’hanno fatto i nerazzurri.