L’ex rossonero: “A 15 anni ero a Barcellona, vivevo con Guardiola e De la Pena. Non ho trovato spazio ma non ho rimpianti”.
Javi Moreno è stato un “Bello di Notte”. Quando calava la luce infrasettimanale, lui apriva il pallottoliere. Nel 2001 sfiorò la Coppa Uefa da capocannoniere con l’Alaves, graffiando due volte il Liverpool in finale, ma senza sollevare il trofeo. Tre anni più tardi riuscì a togliersi la soddisfazione al Saragozza, vincendo la Supercoppa di Spagna contro il Valencia, realizzando il 3-1 decisivo.
Al Milan stesso copione: primi due gol di giovedì in Coppa Uefa, altri quattro in Coppa Italia tra Lazio e Juve. E poco importa se il primo giorno a Milanello si presentò in tuta e con le mutande stampate di elefanti e giraffe: “Costacurta era in smoking, tutti gli altri avevano abiti firmati”. Javi Moreno non ha rimpianti: ha cominciato in porta si è trasformato centravanti, crescendo al fianco di Guardiola e Jordi Cruijff, uno dei suoi più cari amici.
“Che tempi. Arrivai alla Masia a 15 anni: vivevo con Guardiola, De la Peña e tanti altri che poi sarebbero diventati campioni. Fuori dal campo passavamo le giornate a ridere, a scherzare, a sentirci ragazzi prima che calciatori. Di hobby ne avevamo pochi: al Barcellona pensavi solo a giocare. Soprattutto nelle giovanili, dove tutti sognavano di emergere”.
“Ho poco da rimpiangere. Sapevo che sarebbe stato difficile ricevere una chiamata in prima squadra e affermarmi lì. Il livello era troppo più alto: Hagi, Nadal, Romario, Stoichkov, Koeman. Ho stretto un bel legame con Jordi Cruijff, suo papà Johan quegli anni allenava la prima squadra. Io ho fatto tutta la trafila, fino al Barcellona B. Con Jordi ho anche giocato all’Alaves, lui trequartista, io punta”.