Leao, sette anni al Milan: eroe da scudetto, potenziale campione o flop? SONDAGGIO Che voto gli dareste

La parabola del portoghese al Milan inizia nell’estate 2019: tra lampi di talento e crolli improvvisi è sempre stato.

Estate 2019, a Milano si presenta un ragazzo semisconosciuto di appena vent’anni, rasato e con un sorriso contagioso. Sette anni dopo, beh, è cambiato un mondo. A San Siro Leao si era presentato con uno slalom e gol alla Fiorentina che faceva pensare di avere davanti un predestinato. Il Milan l’ha coccolato, protetto e, soprattutto, aspettato per quel salto definitivo di qualità…che non è mai arrivato.

Il picco di rendimento di Rafa si registra in due stagioni: lo scudetto 2022, vinto da Mvp del campionato e leader tecnico di un Milan sull’orlo della rinascita dopo il ritorno in Champions l’anno precedente, e la cavalcata europea fino alle semifinali di Champions la stagione seguente. Rafa fu decisivo nel ritorno dei quarti contro il Napoli, in un’annata conclusa con 16 gol e 15 assist. Record. A giugno 2023 il rinnovo a 7 milioni l’anno, la maglia numero 10, una fascia da capitano pronto ad aspettarlo e la clausola da 175 milioni, valida in ogni finestra di mercato a luglio. I milanisti cavalcavano la sua stessa onda d’entusiasmo. Tutta illusione, in realtà. 

Il 5 maggio 2024 è l’inizio della fine: il Milan pareggia 3-3 contro il Genoa e Rafa riceve i primi fischi di San Siro. È la fine del ciclo Pioli. Troppo insufficienti le prestazioni del portoghese nelle due sfide con la Roma nei quarti di Europa League. L’arrivo di Fonseca non fa altro che peggiorare le cose.

Pronti e via il cooling break con Theo contro la Lazio che aprirà una netta spaccatura nel rapporto col club. Neanche un altro suo connazionale come Conceiçao lo aiuterà a riprendersi. Con Allegri peggio ancora. Rafa gioca da punta, non rende e rimane senza segnare per due mesi. Bisticcerà con Max dopo un cambio in Lazio-Milan e verrà ricoperto di fischi dal suo pubblico al termine di Milan-Juve dello scorso aprile.

Milan-Diego Moreira: allo Strasburgo 45+20 milioni, martedì le visite mediche

Irossoneri hanno chiuso per l’arrivo in Italia di Diego Moreira dello Strasburgo. Operazione da 45 milioni di euro con 20 di bonus, con il 2004 belga che nella giornata di martedì 18 agosto alle 12 sbarcherà a Milano per visite mediche e firma.

Colpo a sorpresa del Milan. I rossoneri hanno chiuso per l’arrivo in Italia di Diego Moreira. Raggiunto l’accordo con lo Strasburgo per un’operazione da 45 milioni di euro più 20 milioni di bonus tra facili e difficili (dopo che il club francese aveva rifiutato in estate l’offerta della Roma da 35 milioni più 10 di bonus e il 10% sulla futura rivendita). Il giocatore nelle giornata di martedì 18 agosto alle 12 sarà in Italia dove svolgerà le visite mediche e firmerà il suo nuovo contrato con il Milan prima dell’annuncio ufficiale. Lo scorso 2 agosto, intanto, il giocatore ha postato sul suo profilo Instagram alcune foto di un suo allenamento individuale, una delle quali lo ritrae con la maglia del Milan (del connazionale Saelemaekers).

Anche i giallorossi si erano interessati a Diego Moreira per rinforzare il reparto esterni. La Roma per il 2004 belga era arrivata a offrire 35 milioni di euro più 10 di bonus e il 10% sulla futura rivendita, non trovando però l’intesa con lo Strasburgo che aveva una richiesta superiore (attorno ai 50 milioni). 

Modric: “Che bomber Ramos, mi ha eliminato dal Mondiale. Milan, l’anno scorso abbiamo sbagliato quando…”

Il regista croato parla del suo rinnovo: “Avevo deciso già a dicembre di restare, ho aspettato a firmare per ascoltare il mio corpo. Baresi era uno dei miei modelli da bambino, voglio vincere un trofeo al Milan anche per lui. Leao? Nella mia squadra lo vorrei”

Parole da leader. Anzi, da Pallone d’oro. Luka Modric ha parlato per la prima volta dopo il rinnovo del contratto con il Milan. In un momento emotivamente difficile per il popolo rossonero a causa della scomparsa di Baresi, il croato ha aperto il suo cuore, lui che da bambino tifava per il grande Milan capitanato da Franco. Ha confessato il sogno di vincere un trofeo per dedicarlo al numero 6, ma ha toccato anche altri argomenti: da Amorim a Leao, da Ramos al finale della scorsa annata che non gli è andato giù e che ora vuole dimenticare arricchendo la sua bacheca.

“Baresi per me rappresentava l’essenza del Milan. Era, se non il più grande, uno dei più grandi simboli di questo club, una persona molto umile, un leader che guidava con l’esempio. È una perdita enorme per il Milan, per tutti i milanisti. L’ho incontrato qualche anno fa, quando giocavo con il Real Madrid e a Los Angeles abbiamo sfidato il Milan. Non ho mai avuto l’opportunità di parlare con lui, ma è uno di quei giocatori che, quando da bambino ti innamori di un club, prendi come esempio. Anche se non giocava nel mio ruolo, lo ammiravo e pensavo: ‘È così che bisogna comportarsi e giocare a calcio'”. 

“Mi è sempre piaciuto il Milan fin da bambino e l’ho seguito prima di tutto per Zvonimir Boban, ma anche per giocatori come Franco e altri grandi campioni rossoneri. Lui era il capitano ed era sicuramente un’ispirazione per tutti i tifosi del Milan”. 

L’era degli Invincibili: Capello, Baresi e una difesa eroica. Quel Milan non perdeva mai

Il successore di Sacchi perfezionò l’opera di Arrigo: “Che unità: ognuno rendeva migliore l’altro”

Franchino era un Piscinin, ma era un Gigante. Era un Invincibile. Franchino era il capo-capitano di tutti e di tutto. Una volta gli hanno chiesto: Franco, quando hai cominciato a diventare Invincibile? E lui con il suo dolce filo di voce: “Non io, tutti. Io ero solo il libero. Tutti. Sacchi, Capello e la Squadra. Sì, scrivetela in maiuscolo: Squadra. Grande, meravigliosa, immensa.

Noi eravamo il Milan“. Diceva sempre, anche quando perdeva: “Sì, ok, abbiamo perso. E allora? Succede, capita. Chi non perde? Ma noi siamo il Milan”. Poi dirà ancora e, lui che parlava cosi poco, lo racconterà in uno struggente libro che si intitola Libero di sognare. “Forse abbiamo cominciato a diventare Invincibili contro il Real Madrid nell’aprile del 1989, quando dipingemmo il nostro capolavoro. Dominammo sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico, fisico e mentale. Alla fine vincemmo 5-0. Non smettemmo mai di attaccare. Arrigo disse: ragazzo, è la partita perfetta”.

E ricordava a memoria la formazione di “quella” notte. “Giovanni Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, poi Filippo Galli, Costacurta, io, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit, poi Virdis, Ancelotti”. Anche la panchina, Franco? “Certo: Pinato, Mussi, Viviani. Il nostro grandissimo Arrigo, Ramaccioni, il dottor Monti. In quella gara ero in totale controllo, una sensazione meravigliosa proprio perché figlia di sacrifici e visioni rivoluzionarie.

Ero un libero liberato. Ogni respiro, ogni sguardo, ogni movimento era bellezza. Ma fummo anche feroci. Non concedemmo nulla. Non ricordo quante volte li mandammo in fuorigioco”. Sacchi diceva: ventisette. Poi aumentava, ventinove o forse trentadue. E Franco, era l’elastico, con quella imperiosa mano alzata. Alt, fermi. Racconterà Franchino. “Contro il Real non avvertivo nemmeno la stanchezza, sospinto dall’entusiasmo di San Siro. Erano in ottantamila o forse novanta. Sembrava respirassimo assieme, come fossimo un corpo unico”. Erano un corpo unico. Franco dirà: “Ci sentivamo invincibili”. Ecco, al di là della serie positiva e dei punteggi, il Milan Invincibile nasce lì, davanti al presidente dei blancos, Ramon Mendoza, che, dopo il 5-0 esclama: “Es una verguenza”.

Fofana chiude Instagram e toglie i riferimenti al Milan. Mal di pancia o indizio di mercato? Cosa c’è dietro

Youssouf si gioca il futuro in un mese. Non ha parlato col Besiktas e ha una priorità: giocare tanto, meglio se in rossonero.

Youssouf Fofana ha dato una mano di vernice al profilo Instagram: via tutti i post, restano una distesa di bianco e una foto profilo tutta nera. Riferimenti al Milan, nessuno. Una scelta simile a quella di Mike Maignan. Perché lo ha fatto? Che cosa vuole dall’estate e della prossima stagione? Rispondiamo. Fofana ha voluto prendersi una pausa dai social e l’idea è di tornare, non di sparire per sempre. Quanto alla stagione, Youssouf vuole giocare, possibilmente nel Milan. Qui si apre il caso di mercato.

Fofana è rimasto molto deluso da Massimiliano Allegri e dall’ultima stagione milanista. “Ho cambiato ruolo per il Milan, ma non è il mio – ha detto -. E così mi sono giocato il Mondiale”. Nello specifico, Fofana ritiene di essere un mediano, uno dei due giocatori davanti alla difesa, non una mezzala. Vuol giocare 20 metri più indietro, non 20 metri più avanti, e si sente più a suo agio a recuperare palloni che a calciare in porta. Il sistema di Amorim può essere più adatto per lui per ritmo, intensità e richieste. 

Il punto allora sarà capire che cosa deciderà Amorim quando avrà Modric, Rabiot e Jashari a disposizione. Nel suo 3-4-2-1, i  centrocampisti centrali sono due, uno più bloccato, uno con più libertà di occupare la trequarti. Entrambi devono lavorare molto e per Fofana non sarebbe un problema. I minuti in campo invece sono un grande tema. Youssouf ai prossimi nove mesi chiede di essere protagonista: vuole giocare molto e possibilmente farlo al Milan. Le scelte di Amorim per questo peseranno. Nella prima amichevole, ha cominciato con Ricci e Comotto e ha utilizzato Fofana solo nel secondo tempo. Un brutto segno per Youssouf? Lo capiremo presto. Fofana nelle tre partite della tournée tra Australia e Indonesia avrà spazio. Nel frattempo, Jashari e Modric si uniranno al gruppo e in Italia, poco prima di Ferragosto, arriverà anche Rabiot. 

Gimenez si fa male contro l’Inghilterra, un mese e mezzo fuori. E venderlo per il Milan diventa un’impresa

L’attaccante, dopo un Mondiale da fantasma, è tornato in campo e si è subito rotto: un mese e mezzo di stop. A bilancio pesa ancora 20 milioni, ecco perché potrebbe anche restare.

Quando qualcosa può andare storto, stai tranquillo che lo farà. Anche la caviglia, già martoriata dall’operazione subita a dicembre. La legge di Murphy non dà tregua a Santiago Gimenez e di riflesso complica la vita pure al Milan. Perché se l’infortunio alla fine pare meno grave del previsto (la distorsione può essere superata in un mese, un mese e mezzo), comunque rende ancora più complicato il futuro dell’attaccante messicano.

L’arrivo di Gonçalo Ramos fuga i dubbi su chi sarà il centravanti titolare del Diavolo, con il portoghese che è diventato il colpo più caro della storia rossonera. Per Gimenez le strade sono così due: restare a Milano da comprimario o provare a riscattarsi altrove. Già, ma dove? Il Porto non è andato oltre il sondaggio, così come l’Orlando City. Il Milan farebbe anche a meno di Santi, ma a bilancio pesa ancora per circa 20 milioni di euro.

Venderlo a meno significherebbe fare una minusvalenza. Dopo una stagione da appena un gol (in Coppa Italia contro il Lecce), un intervento chirurgico, un Mondiale senza tracce e un nuovo infortunio, però, chi può davvero scommettere una cifra così importante sul Bebote? Così non è da escludere a priori nemmeno la via del prestito, sebbene il Milan – con tre competizioni da giocare – abbia bisogno di un attaccante di riserva. Il giovane Camarda, reduce da una stagione complessa al Lecce, può essere al limite una terza alternativa, sempre che resti a Milano e non vada a mettere minuti nelle gambe altrove. E allora, alla fine Gimenez potrebbe pure rimanere in rossonero. Ruben Amorim dovrà però aspettare il pieno recupero prima di vederlo all’opera.

Milan, colpo Ramos: ecco il grande 9, affare da 70 milioni, il più caro di sempre

Cardinale chiude per l’attaccante voluto da Amorim: cifra record per i rossoneri. Prossimi passi: altri 2-3 rinforzi e i big da tenere.

Comunque vada, sarà un successo. Gonçalo Ramos, ancora prima di arrivare, è da primato: il Milan americano ha piazzato il colpo più caro della storia del mercato rossonero. La corsa al grande 9 è conclusa e a tagliare il traguardo è stato il portoghese del Psg, due volte vincitore della Champions. Affare fatto, ancora prima dell’apertura ufficiale delle trattative (lunedì): visite mediche svolte nel ritiro del Portogallo e documenti pronti, da depositare appena possibile. Il primo lampo estivo, in una stagione che pareva destinata ad attese snervanti, è in realtà proprio del Milan: il 9 c’è, una sintesi perfetta tra le richieste di Amorim e i risultati degli algoritmi. Per l’allenatore era Ramos la primissima scelta: i due sono connazionali, parlano la stessa lingua calcistica, si conoscono personalmente. Il nuovo tecnico non ne apprezza soltanto i trattati tecnici e tattici, ma anche quelli caratteriale, l’indole al lavoro, la serietà e la grande applicazione. 

A venticinque anni Ramos si avvicina ai cento gol in carriera, cifra non banale: 41 con il Benfica, 45 con il Paris Saint Germain, 10 con il Portogallo. Ha vinto con i club e in nazionale, era conteso da tante grandi d’Europa; per tutto questo anche il cartellino ha un valore straordinario: oltre 70 milioni tra parte fissa e bonus, trasferimento record nei 126 anni di storia milanista. Anche per la Serie A sono numeri da record: il passaggio di Lukaku dallo United all’Inter si realizzò con prezzi simili, Vlahovic da Fiorentina a Juventus lo stesso. Dal 2019 a oggi è un’operazione da podio assoluto. L’investimento rossonero è dettato anche dalla certezza che Ramos potrà valorizzarsi ulteriormente: è un attaccante di 25 anni, nel pieno della carriera, con margini di crescita davanti e buonissime esperienze alle spalle. 

Rivoluzione Milan: il sogno di Amorim è Gonçalo Ramos. E così anche Leao può partire

L’arrivo del nuovo tecnico segna la linea sul mercato: occhi puntati su Trincao e gli altri suoi pupilli.

Nel calcio, la matematica a volte diventa un’opinione. Due più due non fa sempre quattro e non è che un allenatore portoghese deve per forza voler trattenere un connazionale in squadra. Lo sbarco di Ruben Amorim sulla panchina del Milan, ufficializzato ieri nel tardo pomeriggio sul sito del club rossonero, non è di certo una mossa per trattenere Rafa Leao, che nelle scorse settimane ha comunicato più volte urbi et orbi la sua voglia di lasciare Milano.

In compenso, è altrettanto vero che l’ex tecnico del Manchester United possa avere un occhio di riguardo per i calciatori portoghesi che conosce da vicino. Come Gonçalo Ramos, affrontato da tecnico dello Sporting nei derby infuocati con il Benfica. Ecco, vista anche l’atavica necessità di un centravanti per il Diavolo, qui due più due può fare davvero quattro, anche se far quadrare i conti di un’eventuale operazione in estate non sarebbe facile.

Come detto, ieri Amorim ha firmato il suo contratto con il Milan, che a sorpresa sarà un triennale con opzione per una quarta stagione insieme. Un anno in più di quanto filtrato fino all’ufficialità e chiaro segnale della fiducia riposta da Gerry Cardinale nell’allenatore portoghese. “Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste”, il primo commento del tecnico.

Che poi ha aggiunto: “So perfettamente cosa rappresenta questo club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. È una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori. Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”. Fin qui le parole, ma Amorim a breve passerà ai fatti. A cominciare dal mercato, ovviamente in accordo con la visione della proprietà e della nuova società.

“Io via dal Milan contento e soddisfatto”. Leao parla ancora di addio

In una intervista a Rtp, Rafa torna a parlare della cessione, addirittura parlando a San Siro: “Se dovesse succedere, me ne andrò felice di aver contribuito a portare il club dove merita”. Nella classifica dei migliori allenatori avuti, due nomi citati.

Rafa Leao non ha mai fatto tante interviste come in questo periodo. E in ogni intervista ormai parla del possibile addio al Milan. L’ultima in realtà è di due giorni fa ma è stata notata in Italia soltanto oggi. Leao parla a Rtp, la tv portoghese che lo riprende in un San Siro deserto. La frase centrale: “Ho già conquistato quello che volevo conquistare con il Milan. Nel calcio non si può mai dire mai, non si sa mai cosa riserva il futuro, ma se dovesse succedere, me ne andrò da qui molto contento, soddisfatto di aver contribuito a portare il club dove merita di stare”.

Rtp chiede a Leao chi sia stato il miglior allenatore avuto in carriera e Rafa risponde così: “Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Jorge Jesus per più tempo, è stato un allenatore che ha scommesso su di me. Credo che sia stato il miglior allenatore che io abbia mai avuto, dopo Stefano Pioli”.

Leao racconta anche della sua famiglia, tema a lui molto caro da sempre: “Dio mi ha dato un dono di poter giocare a un buon livello e aiutare la mia famiglia”. Nello stesso servizio, parla la mamma, con la ricostruzione di un momento speciale: “Quando ho visto che Rafa era stato convocato per il Mondiale, ho gridato”. Il Mondiale del Portogallo inizierà tra una settimana e per Rafa l’avvicinamento è andato male. 

Da Bennacer e Chukwueze a Camarda e Zeroli: quale futuro per chi rientra dai prestiti

Torneranno a Milanello in sette: in base a chi sarà l’allenatore si capirà chi può avere chance di restare.

Ora che anche Zlatan Ibrahimovic è volato negli Usa per esibirsi da opinionista con Fox Sports, da queste parti non è rimasto davvero nessuno del Milan che abbia anche solo una vaga attinenza con l’area sportiva. L’ordinaria amministrazione, in termini strettamente tecnico-burocratici, la mandano avanti il presidente Scaroni e il consigliere Calvelli, ma a giugno più che di burocrazia occorrerebbe parlare di mercato. O meglio: affrontare il mercato. Che adesso è per forza di cose congelato non soltanto negli affari in entrata, ma anche nei giocatori che fanno ritorno al mittente dopo una stagione in prestito. Non sono pochi e si tratta di situazioni che vanno affrontate. Già, ma su quali basi dal momento che non ci sono un allenatore e un direttore sportivo a cui chiedere.

Iniziamo col dire che dei dieci giocatori che hanno trascorso l’ultima stagione lontano da Milanello, tre non faranno ritorno: si tratta di Pobega, Colombo e Jimenez, per i quali sono scattate le condizioni che hanno trasformato il diritto di riscatto in obbligo. Si riaprono dunque le porte per gli altri sette (per alcuni non è stato esercitato il diritto, altri erano solo in prestito secco), plotoncino in cui troviamo un po’ di tutto: si va dal nome pesante al giovane di belle speranze. Scenario più accreditato: la maggior parte di questi è destinata a rifare nuovamente le valigie.

Il nome più complesso da gestire è quello di Bennacer, che proprio non riesce a ripartire altrove. Era andato male il prestito a Marsiglia ed è andato male anche quello alla Dinamo Zagabria. L’algerino non è mai riuscito a trovare continuità a causa dei continui infortuni. Due scenari: dal momento che scadrà nel 2027, ripartirà per l’ultima volta o il Milan proverà a cercare un accordo per risolvere il contratto. Soluzione, quest’ultima, non semplice visto che il centrocampista guadagna quasi sette milioni e mezzo lordi. Più facile che il Milan lo liberi senza chiedere denaro per il cartellino: il risparmio sull’ingaggio sarebbe già un vantaggio importante.