Gimenez si fa male contro l’Inghilterra, un mese e mezzo fuori. E venderlo per il Milan diventa un’impresa

L’attaccante, dopo un Mondiale da fantasma, è tornato in campo e si è subito rotto: un mese e mezzo di stop. A bilancio pesa ancora 20 milioni, ecco perché potrebbe anche restare.

Quando qualcosa può andare storto, stai tranquillo che lo farà. Anche la caviglia, già martoriata dall’operazione subita a dicembre. La legge di Murphy non dà tregua a Santiago Gimenez e di riflesso complica la vita pure al Milan. Perché se l’infortunio alla fine pare meno grave del previsto (la distorsione può essere superata in un mese, un mese e mezzo), comunque rende ancora più complicato il futuro dell’attaccante messicano.

L’arrivo di Gonçalo Ramos fuga i dubbi su chi sarà il centravanti titolare del Diavolo, con il portoghese che è diventato il colpo più caro della storia rossonera. Per Gimenez le strade sono così due: restare a Milano da comprimario o provare a riscattarsi altrove. Già, ma dove? Il Porto non è andato oltre il sondaggio, così come l’Orlando City. Il Milan farebbe anche a meno di Santi, ma a bilancio pesa ancora per circa 20 milioni di euro.

Venderlo a meno significherebbe fare una minusvalenza. Dopo una stagione da appena un gol (in Coppa Italia contro il Lecce), un intervento chirurgico, un Mondiale senza tracce e un nuovo infortunio, però, chi può davvero scommettere una cifra così importante sul Bebote? Così non è da escludere a priori nemmeno la via del prestito, sebbene il Milan – con tre competizioni da giocare – abbia bisogno di un attaccante di riserva. Il giovane Camarda, reduce da una stagione complessa al Lecce, può essere al limite una terza alternativa, sempre che resti a Milano e non vada a mettere minuti nelle gambe altrove. E allora, alla fine Gimenez potrebbe pure rimanere in rossonero. Ruben Amorim dovrà però aspettare il pieno recupero prima di vederlo all’opera.

Milan, colpo Ramos: ecco il grande 9, affare da 70 milioni, il più caro di sempre

Cardinale chiude per l’attaccante voluto da Amorim: cifra record per i rossoneri. Prossimi passi: altri 2-3 rinforzi e i big da tenere.

Comunque vada, sarà un successo. Gonçalo Ramos, ancora prima di arrivare, è da primato: il Milan americano ha piazzato il colpo più caro della storia del mercato rossonero. La corsa al grande 9 è conclusa e a tagliare il traguardo è stato il portoghese del Psg, due volte vincitore della Champions. Affare fatto, ancora prima dell’apertura ufficiale delle trattative (lunedì): visite mediche svolte nel ritiro del Portogallo e documenti pronti, da depositare appena possibile. Il primo lampo estivo, in una stagione che pareva destinata ad attese snervanti, è in realtà proprio del Milan: il 9 c’è, una sintesi perfetta tra le richieste di Amorim e i risultati degli algoritmi. Per l’allenatore era Ramos la primissima scelta: i due sono connazionali, parlano la stessa lingua calcistica, si conoscono personalmente. Il nuovo tecnico non ne apprezza soltanto i trattati tecnici e tattici, ma anche quelli caratteriale, l’indole al lavoro, la serietà e la grande applicazione. 

A venticinque anni Ramos si avvicina ai cento gol in carriera, cifra non banale: 41 con il Benfica, 45 con il Paris Saint Germain, 10 con il Portogallo. Ha vinto con i club e in nazionale, era conteso da tante grandi d’Europa; per tutto questo anche il cartellino ha un valore straordinario: oltre 70 milioni tra parte fissa e bonus, trasferimento record nei 126 anni di storia milanista. Anche per la Serie A sono numeri da record: il passaggio di Lukaku dallo United all’Inter si realizzò con prezzi simili, Vlahovic da Fiorentina a Juventus lo stesso. Dal 2019 a oggi è un’operazione da podio assoluto. L’investimento rossonero è dettato anche dalla certezza che Ramos potrà valorizzarsi ulteriormente: è un attaccante di 25 anni, nel pieno della carriera, con margini di crescita davanti e buonissime esperienze alle spalle. 

Rivoluzione Milan: il sogno di Amorim è Gonçalo Ramos. E così anche Leao può partire

L’arrivo del nuovo tecnico segna la linea sul mercato: occhi puntati su Trincao e gli altri suoi pupilli.

Nel calcio, la matematica a volte diventa un’opinione. Due più due non fa sempre quattro e non è che un allenatore portoghese deve per forza voler trattenere un connazionale in squadra. Lo sbarco di Ruben Amorim sulla panchina del Milan, ufficializzato ieri nel tardo pomeriggio sul sito del club rossonero, non è di certo una mossa per trattenere Rafa Leao, che nelle scorse settimane ha comunicato più volte urbi et orbi la sua voglia di lasciare Milano.

In compenso, è altrettanto vero che l’ex tecnico del Manchester United possa avere un occhio di riguardo per i calciatori portoghesi che conosce da vicino. Come Gonçalo Ramos, affrontato da tecnico dello Sporting nei derby infuocati con il Benfica. Ecco, vista anche l’atavica necessità di un centravanti per il Diavolo, qui due più due può fare davvero quattro, anche se far quadrare i conti di un’eventuale operazione in estate non sarebbe facile.

Come detto, ieri Amorim ha firmato il suo contratto con il Milan, che a sorpresa sarà un triennale con opzione per una quarta stagione insieme. Un anno in più di quanto filtrato fino all’ufficialità e chiaro segnale della fiducia riposta da Gerry Cardinale nell’allenatore portoghese. “Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste”, il primo commento del tecnico.

Che poi ha aggiunto: “So perfettamente cosa rappresenta questo club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. È una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori. Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”. Fin qui le parole, ma Amorim a breve passerà ai fatti. A cominciare dal mercato, ovviamente in accordo con la visione della proprietà e della nuova società.

“Io via dal Milan contento e soddisfatto”. Leao parla ancora di addio

In una intervista a Rtp, Rafa torna a parlare della cessione, addirittura parlando a San Siro: “Se dovesse succedere, me ne andrò felice di aver contribuito a portare il club dove merita”. Nella classifica dei migliori allenatori avuti, due nomi citati.

Rafa Leao non ha mai fatto tante interviste come in questo periodo. E in ogni intervista ormai parla del possibile addio al Milan. L’ultima in realtà è di due giorni fa ma è stata notata in Italia soltanto oggi. Leao parla a Rtp, la tv portoghese che lo riprende in un San Siro deserto. La frase centrale: “Ho già conquistato quello che volevo conquistare con il Milan. Nel calcio non si può mai dire mai, non si sa mai cosa riserva il futuro, ma se dovesse succedere, me ne andrò da qui molto contento, soddisfatto di aver contribuito a portare il club dove merita di stare”.

Rtp chiede a Leao chi sia stato il miglior allenatore avuto in carriera e Rafa risponde così: “Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Jorge Jesus per più tempo, è stato un allenatore che ha scommesso su di me. Credo che sia stato il miglior allenatore che io abbia mai avuto, dopo Stefano Pioli”.

Leao racconta anche della sua famiglia, tema a lui molto caro da sempre: “Dio mi ha dato un dono di poter giocare a un buon livello e aiutare la mia famiglia”. Nello stesso servizio, parla la mamma, con la ricostruzione di un momento speciale: “Quando ho visto che Rafa era stato convocato per il Mondiale, ho gridato”. Il Mondiale del Portogallo inizierà tra una settimana e per Rafa l’avvicinamento è andato male. 

Da Bennacer e Chukwueze a Camarda e Zeroli: quale futuro per chi rientra dai prestiti

Torneranno a Milanello in sette: in base a chi sarà l’allenatore si capirà chi può avere chance di restare.

Ora che anche Zlatan Ibrahimovic è volato negli Usa per esibirsi da opinionista con Fox Sports, da queste parti non è rimasto davvero nessuno del Milan che abbia anche solo una vaga attinenza con l’area sportiva. L’ordinaria amministrazione, in termini strettamente tecnico-burocratici, la mandano avanti il presidente Scaroni e il consigliere Calvelli, ma a giugno più che di burocrazia occorrerebbe parlare di mercato. O meglio: affrontare il mercato. Che adesso è per forza di cose congelato non soltanto negli affari in entrata, ma anche nei giocatori che fanno ritorno al mittente dopo una stagione in prestito. Non sono pochi e si tratta di situazioni che vanno affrontate. Già, ma su quali basi dal momento che non ci sono un allenatore e un direttore sportivo a cui chiedere.

Iniziamo col dire che dei dieci giocatori che hanno trascorso l’ultima stagione lontano da Milanello, tre non faranno ritorno: si tratta di Pobega, Colombo e Jimenez, per i quali sono scattate le condizioni che hanno trasformato il diritto di riscatto in obbligo. Si riaprono dunque le porte per gli altri sette (per alcuni non è stato esercitato il diritto, altri erano solo in prestito secco), plotoncino in cui troviamo un po’ di tutto: si va dal nome pesante al giovane di belle speranze. Scenario più accreditato: la maggior parte di questi è destinata a rifare nuovamente le valigie.

Il nome più complesso da gestire è quello di Bennacer, che proprio non riesce a ripartire altrove. Era andato male il prestito a Marsiglia ed è andato male anche quello alla Dinamo Zagabria. L’algerino non è mai riuscito a trovare continuità a causa dei continui infortuni. Due scenari: dal momento che scadrà nel 2027, ripartirà per l’ultima volta o il Milan proverà a cercare un accordo per risolvere il contratto. Soluzione, quest’ultima, non semplice visto che il centrocampista guadagna quasi sette milioni e mezzo lordi. Più facile che il Milan lo liberi senza chiedere denaro per il cartellino: il risparmio sull’ingaggio sarebbe già un vantaggio importante.

Leao: “Pubalgia e fuori posizione, stagione logorante. Premier o Liga mi valorizzerebbero di più”

Il portoghese torna a parlare a Sport Tv dal ritiro della nazionale portoghese: “Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Ho bisogno di una nuova sfida”

Per chi magari si era perso la prima puntata di fine maggio, adesso è arrivato il sequel. Rafa Leao torna a parlare dal ritiro con la nazionale portoghese, ribadendo la volontà di dire addio al Milan e, allo stesso tempo, spiegando più nel dettaglio ciò che non ha funzionato nella scorsa stagione. “Ho bisogno di una nuova sfida – ha ribadito a Sport Tv -. In Italia il campionato si sta evolvendo, ma per il mio calcio la Premier League o la Liga valorizzerebbero di più il mio talento e me come giocatore. Se dovesse arrivare l’opportunità della Premier, sarei molto contento: penso che riuscirei a mettere a confronto il mio talento con giocatori che sono a un livello molto alto”.

Quando la settimana scorsa il portoghese aveva chiarito senza giri di parole la volontà di lasciare il Milan, il club non l’aveva presa benissimo (eufemismo), anche perché di fatto Rafa ha messo la società spalle al muro, con un potenziale danno economico. Ora Leao vuota il sacco anche su tutto ciò che a suo parere non ha funzionato nell’annata appena conclusa. “È stata una stagione difficile. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava.

Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Alla fine diventa logorante. Comunque ho giocato spesso come seconda punta in carriera e penso sia il mio ruolo preferito. E posso fare anche il falso 9, specie in una squadra come il Portogallo. Come ala, dopo il dribbling, ho più tempo per pensare se tirare, dribblare di nuovo o crossare. Ma giocando come seconda punta sono più vicino alla porta e devo essere più concreto: o fai assist o tiri. È un dettaglio su cui devo lavorare. Alla fine il calcio si basa sui numeri, ed è l’ultimo step che mi manca”.

E ora Leao dove va? Quanto chiede il Milan? Tra i milioni turchi e le piste inglesi, il futuro di Rafa

Galatasaray e Fenerbahçe farebbero carte false per Rafa, con super stipendio annesso. Lui però vuole un “calcio europeo ai massimi livelli” e strizza l’occhio soprattutto allo United.

Sul web la stragrande maggioranza dei tifosi lo sta criticando – sai che novità – per un timing giudicato poco opportuno e rispettoso. Ma, dal suo punto di vista, aver ufficializzato il fatto di sentirsi a fine corsa e la volontà di lasciare il Milan, ha sicuramente un senso: Rafa Leao in questo modo si auto-colloca sul mercato, senza filtri e senza sfumature, e lo fa con tutta l’estate davanti. L’intento è chiaro: raccogliere il maggior numero possibile di manifestazioni d’interesse.

E’ ciò che in realtà vorrebbe anche il Milan, messo in qualche modo spalle al muro sebbene le avvisaglie di una possibile separazione fossero state tante lungo la stagione. Ora che Rafa ha scoperto le sue carte, lo scenario migliore per il Diavolo sarebbe ritrovarsi nel pieno di un’asta tra i suoi vari corteggiatori. Lo scenario, a giudicare da com’è andata l’annata appena conclusa, è piuttosto ottimistico ma, insomma, il portoghese resta comunque un giocatore in grado di far gola a molti. Anche se non alle cifre di 3-4 anni fa: da allora, il suo cartellino si è dimezzato, piazzandosi in una forbice tra i 40 e i 60 milioni (cifra molto ottimistica, la seconda). Il Mondiale ovviamente potrà spostare – magari anche di parecchio – gli equilibri: dimostrare di aver risolto i problemi fisici, piazzare qualche gol importante e avere continuità gli consentirebbe una vetrina importante che gioverebbe a lui e ovviamente al Milan.

Anche perché Leao non si accontenterà soltanto di cambiare aria. L’obiettivo lo ha chiarito molto bene: “Quando arriverà il momento valuterò le opzioni per proseguire la carriera e continuare a competere ai massimi livelli del calcio europeo”. Ecco. Quindi: niente cascata di milioni arabi, e probabilmente nemmeno quelli turchi nonostante a Istanbul covi sotto la cenere un derby Galatasaray-Fenerbahçe per portarsi a casa Rafa. Balla in entrambi i casi uno stipendio da circa 10 milioni, quindi l’offerta economica sarebbe decisamente allettante considerando che al Milan il portoghese viaggia sui 5,5 di parte fissa più bonus a salire.

L’Inter si muove per Palestra: contatto con l’Atalanta, i dettagli

Marotta ha parlato con Percassi, che nel frattempo deve definire l’arrivo di Sarri a Bergamo: nelle prossime settimane evoluzioni nella trattativa.

Ha chiuso il primo campionato di Serie A accumulando premi: miglior difensore, con tanto di statuina consegnatagli dalla Lega a margine della drammatica partita contro il Milan, e miglior velocista, come calcolato da un computer che ne ha attestato un passo di 27,96 chilometri orari, praticamente uno scooter con le gambe al posto delle ruote. Ma l’anno pazzesco di Marco Palestra, che nel frattempo ha debuttato in Nazionale giocando con personalità ammirevole il nefasto spareggio in Bosnia, potrebbe diventare addirittura indimenticabile, perché l’Inter ha deciso di acquistarlo subito, ancora prima di capire come Denzel Dumfries vorrà gestire la propria clausola.

Spieghiamo cosa sta succedendo e cosa può accadere. A 21 anni, Palestra viene da una stagione splendida in prestito al Cagliari dopo aver esordito nell’Atalanta con Gasperini. Di solito le società non puntano troppo sui calciatori se non ottengono in sede negoziale il diritto di riscatto. Ma Palestra è talmente bravo da aver convinto in poche sgambate un tecnico che di ragazzi se ne intende, Fabio Pisacane, ex allenatore della Primavera, che gli ha chiesto di irrigare la fascia per preparare il raccolto. Ora però Palestra torna sotto il controllo dell’Atalanta che, come è noto, non ha mai bisogno di vendere ma decide di farlo di fronte a presupposti interessanti.

Classe 2005, con appena 280.000 euro di stipendio, rappresenta un’occasione imperdibile per gli operatori di mercato. E di conseguenza per l’Inter, che nel 3-5-2 di Chivu lo potrebbe utilizzare sia nel ruolo naturale di laterale destro sia sulla fascia opposta. Ecco perché Marotta ha già contattato il collega Percassi per studiare una trattativa. Siamo solo all’inizio, ai primi colloqui. E l’Atalanta, che intende ascoltare tutte le offerte possibili per fissare un prezzo congruo, non ha fretta di rispondere. Tanto più che il parere di Maurizio Sarri, in arrivo a Bergamo, potrebbe pesare nelle strategie. Ma l’Inter si è mossa in anticipo proprio per prendere un vantaggio sulla concorrenza. Chivu, dopo l’ultimo incrocio a San Siro, ha parlato a Palestra facendogli i complimenti, così come Thuram. 

Milan, Cardinale cambia tutto. Dirigenza azzerata, via Furlani, Moncada e Tare: i dettagli

La sconfitta con il Cagliari e il mancato accesso in Champions porta alla rivoluzione immediata del management rossonero.

Rivoluzione totale: se Cardinale darà seguito a quanto dichiarato, le valutazioni finali saranno pesantemente insufficienti. Per tutti. Unica, possibile, conseguenza: un cambiamento radicale. Le guerre interne e i rimpalli di responsabilità delle ultime settimane hanno prodotto un disastro. In pubblico gli appelli all’unità, dentro una serie di fazioni divise e in competizione perenne. Il risultato è il Milan di nuovo fuori dalla Champions, per la seconda volta consecutiva. Un disastro tecnico, finanziario e ambientale. La curva ieri non ha avuto pietà, dopo aver sostenuto la squadra fino al triplice fischio quando Ibrahimovic se ne è andato – scortato – dagli spalti.

Cardinale, ancora in tribuna, ha sentito e osservato prima di lasciare San Siro subito dopo il fischio finale. Il tifo milanista ha chiamato a gran voce un rinnovamento e la squadra senza il minimo segnale di reazione ha confermato la necessità di un cambio radicale. Se prima della partita sembrava che le colpe potessero ricadere solo sull’ad Furlani – vertice operativo del club – dopo, giustamente, sono tornati tutti nel mirino.

Sarà Europa League: il verdetto è spietato. Ed è un fallimento, come lo avevano definito gli stessi protagonisti quando ancora non si era materializzato. Lo spettro è diventato realtà. Il nuovo Milan avrà volti nuovi che diventeranno presto familiari anche senza scendere in campo: il rinnovamento infatti coinvolgerà anche l’organigramma del club per poi proseguire nella rosa. Le sostituzioni inizieranno dall’amministratore delegato? Sembra proprio di sì. Sulla poltrona attualmente occupata da Giorgio Furlani — in carica dal dicembre 2022, quando il Milan era passato da qualche mese da Elliott a RedBird — siederà presto un nuovo amministratore delegato.

Via anche il ds Tare, architetto della squadra. E con lui il direttore tecnico Moncada: fuori tutti. In queste ore i loro destini saranno ufficiali. Dalla tarda mattinata di ieri Gerry Cardinale, patron rossonero, era a Milano e non è chiaro fin quando resterà. 

Milan, i regali per la Champions: Goretzka ha già parlato con Allegri, poi Modric che resta e…

Il centrocampista del Bayern ha già un accordo per un triennale. Luka rimarrà: serve la sua esperienza internazionale.

La Champions non è solo soldi e competizione: è prestigio. Solo un Milan dentro le prime quattro d’Italia e riammesso nel salotto buono d’Europa può pensare di essere appetibile per altri campioni. I migliori vogliono confrontarsi coi migliori, da avversari e in allenamento: un centrocampo con Rabiot, Luka Modric e Goretzka farebbe della mediana rossonera una delle più solide e certamente vincenti del campionato.

Solo la Champions può permetterla: con il tedesco in uscita dal Bayern, il Milan ha un’intesa ormai da settimane, rimasta in sospeso fino a fine stagione. L’interrogativo troverà una risposta definitiva già nel weekend: il Milan nell’Europa nobile avrà il definitivo sì del giocatore, già d’accordo per un triennale a cinque milioni all’anno. L’affare Goretzka nasconde anche un altro retroscena: Leon ha già parlato telefonicamente con Allegri, segno che il nuovo corso resta in costruzione. 

Goretzka sarà il primo arrivo se la stagione si concluderà con il raggiungimento del traguardo Champions, un circolo che Leon conosce perfettamente. Nella competizione ha giocato 73 partite con 6 gol, 9 assist e un totale in campo di 4.226 minuti giocati. Ha stretto anche la coppa, alzata al cielo con il Bayern Monaco nella stagione 19-20. Uno dei tanti trofei bavaresi della propria collezione, di cui fanno parte anche 7 campionati tedeschi (ultima la Bundesliga festeggiata quest’anno), 5 Supercoppe di Germania, 2 coppe nazionali, una Supercoppa Uefa e una Coppa del mondo per club.

In questo caso la richiesta di garanzie tecniche di Allegri è stata soddisfatta: Max vuole giocatori di personalità e spessore internazionale, necessari per compiere la risalita europea. Contratto a parte, Goretzka non intaccherebbe la quota Champions prevista come premio Uefa, circa sessanta milioni. Il giocatore è infatti prossimo allo svincolo con il Bayern, per cui libero di accordarsi gratuitamente con un altro club. Il Milan, fra tanti, deve essere stato più convincente: di certo, si è mosso in anticipo sulla concorrenza. A fine stagione gli accordi potranno essere formalizzati. A trentuno anni Goretzka aggiunge esperienza con uno sguardo ancora rivolto al futuro: può vivere altre stagioni da protagonista.