“C’è chi si nasconde…”, l’accusa di capitan Bremer ai compagni: ma con chi ce l’ha

Le parole del brasiliano nel post partita contro la Lazio criticano l’atteggiamento di alcuni compagni e hanno fatto molto rumore. Ma a chi sono rivolte? Facciamo il punto.

All’indomani della serata da incubo della Juventus all’Allianz Stadium, che ha palesato un caos forse senza precedenti nell’era moderna del club, una domanda su tutte: a chi erano riferite le frasi di Bremer? La linea scelta dal capitano bianconero (in assenza di Locatelli) è parsa subito dura e con poche logiche riparatorie a differenza dei concetti espressi da Vicario. Anche il portiere ha spiegato che “non tutti sono uguali nella gestione delle emozioni e bisogna trovare le soluzioni migliori”, ma poi ha detto con chiarezza: “lo faremo da gruppo per darci una mano nel poco tempo a disposizione”. Il brasiliano è andato invece dritto contro “chi si nasconde”, dicendo di non poter “prendere in braccio 16 giocatori”. 

Nessuna certezza di chi fosse il destinatario della posta certificata da Bremer. Chiaro che il difensore qualcuno avesse ben in testa, ma non è da escludere che la reazione sia frutto di un momento di sfogo da contestualizzare al post partita piuttosto concitato. Il gioco della margherita non aiuta. Partiamo dai titolari. Vicario si è preso le responsabilità per tutti: non era lui. Kalulu e Celik sono tra quelli con più esperienza: difficile che Bremer parlasse di loro. Lucumì? Il partner difensivo del brasiliano non è ancora dentro al progetto Juve come lo era al Bologna.

Douglas Luiz, per lui quest’estate Bremer si era in qualche modo esposto affinché restasse. Sarr? Sì, ha fatto un passo indietro rispetto a qualche settimana fa. Nico Gonzalez è l’unico a cui la Juve si aggrappa. McKennie, vice di Bremer, mai ha dato l’idea di poter risentire della pressione. Alajbegovic ha toccato appena 22 palloni nel primo tempo e Spalletti l‘ha trattenuto negli spogliatoi all’intervallo per avere il doppio centravanti.

Woltemade si è messo a lottare da subito nella ripresa dando una mano a Kolo Muani. Conceiçao e Zhegrova hanno dato un contributo nel finale, quando gli equilibri erano già saltati. Boga e Cambiaso sulla scia, non giudicabili per il minutaggio ridotto. Insomma, Bremer ha lanciato un messaggio condivisibile ma dal destinatario quasi ignoto. O, per dirla alla Spalletti, da inviare a tutti: a partire da se stesso.