Milan, 50 milioni per due colpi: assalto a Emerson Royal e Fofana. I dettagli

Il centrocampista del Monaco può arrivare per 20 milioni, il terzino del Tottenham costa 30: il club al lavoro.

La coppia da 50 milioni viaggia tra la fascia destra e il centrocampo, e il Milan per metterla insieme tiene d’occhio Premier e Ligue 1: l’assemblaggio richiede studio, incastri giusti e una buona dose di pazienza.

E in casa rossonera si sono attrezzati da tempo: se non di solo centravanti vivrà il prossimo mercato del Diavolo, allora segnatevi i nomi di Emerson Royal e Youssouf Fofana. Sono loro i primi obiettivi del Milan che vuole rinforzarsi con un colpo per reparto. E che per farlo è pronto a investire.

In via Aldo Rossi hanno le idee chiare: la difesa andrà irrobustita con un centrale e un terzino destro, meglio se in grado di coprire anche la fascia opposta. Era stato così con Dalot, arrivato in prestito dal Manchester United nel 2020, poi Florenzi ha proseguito la “tradizione”. Oggi l’ex romanista è ancora una delle alternative a Calabria – e alla lista si può aggiungere anche Kalulu – ma ai dirigenti rossoneri ancora non basta: serve di più, serve un laterale con esperienza internazionale ma con l’età giusta per i piani di rilancio del Diavolo. E Emerson Royal risponde a entrambi i requisiti: a gennaio ha compiuto 25 anni ma nel curriculum ha già due campionati di livello, la Liga tra Betis e Barcellona e la Premier con il Tottenham, e poi una Champions giocata da titolare, peraltro anche contro i rossoneri (ottavi del 2023) e una decina di presenze con il Brasile. Il Milan aveva messo gli occhi addosso a lui già in passato, quando Emerson era finito nel mirino di top club come Bayern e Psg e di altre big italiane, vedi l’Inter che lo aveva valutato per il dopo Hakimi, ma i discorsi non erano andati fino in fondo. Le cose potranno cambiare questa estate, perché sono cambiati i piani del Milan e lo stesso potrebbe succedere a quelli del brasiliano, titolare con Conte ma riserva con Postecoglou. Il punto, semmai, è il prezzo del suo cartellino: il Tottenham crede ancora nelle sue qualità e per questo lo valuta 30 milioni, più o meno la stessa cifra investita per portarlo a Londra nel 2021.

Anche l’Aston Villa su Dumfries, per la fascia ecco Dedic: l’Inter svolta a destra

Il bosniaco del Salisburgo costa 20 milioni ed è in pole per sostituire l’olandese che, dopo il Manchester United, riscuote nuovi apprezzamenti dalla Premier.

Tre colpi, tre aggiunte, tre rifiniture a un palazzo che è già bello così da vedere. E allora ok l’attaccante, con Gudmundsson controllato a vista. Ok il portiere, con Bento che continua a mandare segnali interessati e interessanti dal Brasile. Ma ora il nodo che blocca il mercato dell’Inter è a destra. Dumfries viaggia verso l’uscita, perché c’è un contratto in scadenza nel 2025 che non è stato rinnovato e perché è (anche) lui il giocatore con cui il club ha la possibilità di fare cassa. E allora è giusto guardarsi intorno. Detto, fatto: il club nerazzurro ha messo gli occhi su Amar Dedic, talento bosniaco del Salisburgo. 

Detto che le valutazioni finali i dirigenti e Simone Inzaghi le faranno dopo la fine del campionato, un orizzonte su cui lavorare c’è già. E anche un punto fermo: Dumfries ha mercato, questo lo sa l’Inter e lo stesso giocatore. Ce l’ha soprattutto in Premier League, che è il campionato che più lo attrae. L’interesse del Manchester United è datato, risale addirittura al gennaio 2023 e il corteggiamento, in quel periodo, si era fatto intenso al punto di immaginare un assalto inglese. Poi però dai Red Devils non sono più arrivati segnali in tal senso. Adesso però c’è un altro club della Premier che ha messo nella lista della spesa Dumfries ed è l’Aston Villa, vicino alla qualificazione in Champions League. L’Inter valuta il cartellino 30 milioni di euro. E anche l’entourage del ragazzo è a conoscenza dell’interesse. Resta da capire cosa vorrà fare l’olandese. E qui c’è da fare i conti con le aspettative dell’esterno destro, che vorrebbe un club di primissima fascia e fin qui non ha mai aperto ad altre soluzioni. È chiaro che di fronte a una chiusura simile, sarebbe difficile trovare una via d’uscita. Certo, c’è la variabile Europeo che può cambiare le carte in tavola. Di sicuro l’Inter non vuole ripetere l’errore fatto in passato con Skriniar, poi perso a parametro zero: qui l’impatto negativo in termini economici sarebbe più ridotto, ma comunque dannoso.

Patric e Vecino stendono l’Empoli: la Lazio spera ancora nella Champions

Il successo giunge nel 50° anniversario del primo scudetto. I toscani restano a +2 sulla zona retrocessione ma hanno una gara in meno rispetto a Udinese (prossima avversaria) e Sassuolo

Nell’atmosfera di festa per i cinquanta anni dal primo scudetto, la Lazio incassa contro l’Empoli la quarta vittoria interna di fila in campionato con Tudor in panchina (a punteggio pieno in casa con i tecnico subentrato a Sarri). E si porta a un punto dal quinto posto condiviso da Atalanta e Roma in attesa dello scontro diretto di questa sera.

E quindi può sperare ancora nella Champions. I gol di Patric e Vecino, entrambi giunti a chiusura di tempo, risollevano dalla difficoltà di una gara complicata sul piano tattico. Prova generosa da parte dell’Empoli che ha lottato sino all’ultimo. Pe i toscani però un solo punto nelle ultime tre gare e la strada per la salvezza è sempre più in salita e che passa dalla sfida di Udine della prossima settimana.

Nell’atmosfera di festa per i cinquanta anni dal primo scudetto, la Lazio incassa contro l’Empoli la quarta vittoria interna di fila in campionato con Tudor in panchina (a punteggio pieno in casa con i tecnico subentrato a Sarri). E si porta a un punto dal quinto posto condiviso da Atalanta e Roma in attesa dello scontro diretto di questa sera. E quindi può sperare ancora nella Champions. I gol di Patric e Vecino, entrambi giunti a chiusura di tempo, risollevano dalla difficoltà di una gara complicata sul piano tattico. Prova generosa da parte dell’Empoli che ha lottato sino all’ultimo. Pe i toscani però un solo punto nelle ultime tre gare e la strada per la salvezza è sempre più in salita e che passa dalla sfida di Udine della prossima settimana.

Emerson Royal piace al Milan. Ma il Tottenham chiede 30 milioni

Il terzino brasiliano, ex Barcellona, è il preferito per la fascia destra. Ha colpi, esperienza e voglia di riscatto. La richiesta però spaventa

Per una gelatina, 30 milioni è un prezzo altino. Emerson Royal, terzino brasiliano nato nel 1999, è stato chiamato così per una vaga somiglianza tra una sua espressione e il personaggio della pubblicità delle gelatine Royal. Anni dopo, il nome vive e lo distingue dagli altri Emerson che abitano il calcio mondiale. Il Milan non rischia di confondersi: Emerson Royal è il primo obiettivo per una fascia destra che può essere rinforzata. Non è un mistero che il Milan abbia quattro obiettivi per la sua estate: un centravanti, un centrocampista difensivo, un terzino – destro, se possibile con capacità di giocare anche a sinistra, e un difensore centrale. Altre esigenze, semmai, subentreranno con la scelta dell’allenatore o il mercato in uscita. 

Emerson Royal non è una novità assoluta per il Milan e per l’Italia. Si è parlato di lui come obiettivo del Milan anni fa e nel 2021 c’è stato almeno un incontro dei suoi agenti con l’Inter. Non accadde nulla e da allora le cose sono cambiate. Emerson è passato al Tottenham, dove ha vissuto tre stagioni particolari, diciamo in salita: nei primi due anni è stato titolare, negli ultimi 12 mesi ha visto la panchina un po’ troppo da vicino. Il curriculum però è di livello assoluto: Emerson Royal ha giocato 10 partite col Brasile, ha fisico, accelera, è abituato al calcio di alto livello. Gioca anche a sinistra? Sì, può farlo, ma la sua fascia è l’altra. 

Il Milan lo segue da tempo e nelle ultime settimane parla con gli agenti che lo rappresentano. Per molti a Casa Milan, Emerson è il nome ideale per rafforzare la fascia destra, in cui il titolare è Davide Calabria, le alternative Alessandro Florenzi e Pierre Kalulu. Volti noti, tra l’altro: un anno e due mesi fa, negli ottavi dell’ultima Champions League, Emerson Royal ha giocato per il Tottenham contro il Milan sia a San Siro sia al Tottenham Stadium: titolare sulla fascia destra, faccia a faccia con Theo Hernandez. 

Jurasek, Mukau e Pavlidis: Bologna, per la Champions tre nomi nel mirino

Un esterno, un centrocampista e un attaccante: i tre nomi su cui i rossoblù stanno lavorando

Ieri sera il Bologna non ha potuto vedere all’opera (in Bruges-Fiorentina) Bjorn Meijer, infortunatosi al ginocchio nella gara di campionato: ne avrà per mesi, vista l’operazione alla quale si è dovuto sottoporre.

L’olandese dei nerazzurri era uno degli “attenzionati” da parte del d.t. Sartori e del d.s. Di Vaio ma nella lista, comprendente anche Robin Gosens (che però guadagna 3 milioni di euro), c’è anche David Jurasek, laterale mancino ceco di proprietà del Benfica ora “parcheggiato” all’Hoffenheim. 

Il Bologna e l’agente di Jurasek avrebbero chiacchierato dell’ipotesi per l’anno che verrà: il Benfica lo ha acquistato dallo Slavia per 14 milioni, considerandolo un vero prospetto di valore. Classe 2000, Jurasek è un laterale mancino che potrebbe anche occupare la zona alta del campo, ha potenza esplosiva ed è uno di quelli che la fascia la sa fare con naturalezza e capacità. Però pone delle condizioni: o torna al Benfica per restarci e per conquistare la dirigenza che ha creduto in lui sborsando una cifra considerevole o cambierà club ma non in prestito. Di sentirsi “parcheggiato”, David non vuole più saperne. Il Bologna avrebbe inizialmente ragionato su un prestito con diritto di riscatto mentre il Benfica potrebbe entrare nell’ordine di idee della cessione da 10 milioni di euro: ma con doveroso obbligo, nel caso in cui dovesse scattare l’opzione del prestito. Insomma, il Bologna c’è e valuterà il ragazzo ora in Bundesliga: anche perché a fine stagione ci saranno da fare considerazioni decise su Kristiansen (il cui riscatto è fissato a 14 milioni dal Leicester) e Lykogiannis (in scadenza). E poi piace anche il francese del Brest rivelazione Lilian Brassier, 24 anni, centrale di sinistra, valore una decina di milioni, scadenza estate 2025.

Contestazioni e code polemiche: quando la lotta salvezza diventa un caso

Da Milan-Reggiana nel 1994 a Inter-Sassuolo, la lotta per non retrocedere scotta da sempre: in Napoli-Genoa nacque un gemellaggio

Una squadra che si salva aggrappandosi alla fune di una big quasi in vacanza. È successo in passato e probabilmente succederà in futuro, perché quando non hai più nulla da chiedere alla stagione e magari dai spazio alle riserve, è fatale che ci possa essere il risultato a sorpresa. Come è accaduto in Sassuolo-Inter: la vittoria dei neroverdi ha fatto storcere il naso a qualche squadra che lotta per non retrocedere perché i nerazzurri, reduci dai festeggiamenti per la seconda stella, non hanno offerto una prova all’altezza delle precedenti. Le variabili del calendario sono infinite e così chi tra le pericolanti si trova davanti una grande nelle ultime giornate può essere avvantaggiato. Le partite che hanno scatenato polemiche, in questo senso, sono state tante. 

Uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni è del 1994. È l’1 maggio, giorno triste per la morte di Senna, e a San Siro giocano Milan-Reggiana. I rossoneri di Fabio Capello hanno festeggiato il terzo scudetto di fila e all’orizzonte hanno la finale di Champions contro il Barcellona di Romario e Stoichkov che poi asfalteranno (4-0) ad Atene. Il Milan scende in cambio con tante riserve e i granata di Pippo Marchioro si prendono i tre punti grazie a un diagonale di Massimiliano Esposito, giovane napoletano catapultato dalla C2 alla Serie A: in B ci va così il Piacenza tutto italiano di Gigi Cagni, che era presente a San Siro. Facile immaginare lo stato d’animo con cui ha lasciato il Meazza: il suo Piacenza aveva giocato due giorni prima pareggiando 0-0 contro il Parma, impegnato qualche giorno dopo nella finale di Coppa delle Coppe. 

Leao fischiato e senza offerte. Deve rilanciarsi con il Milan

Il calo e la clausola da 175 milioni allontanano i grandi club: tra i big del Milan, Rafa ha più chance di restare

Il silenzio fa rumore, come ha scritto la curva Sud sullo striscione esposto a San Siro durante la contestazione dell’altro pomeriggio, ma fanno rumore anche i fischi: Rafa Leao ne ha ricevuti parecchi quando Pioli lo ha richiamato in panchina dopo la brutta prestazione con il Genoa e la cosa sta diventando una scomoda abitudine. Era già successo col Sassuolo a fine anno e poi con la Roma ad aprile, ma in quelle occasioni erano stati proprio gli ultras a coprire i fischi del pubblico, cantando per Rafa: domenica no, il silenzio della curva in sciopero ha amplificato tutto. Il silenzio dello stesso Leao, mentre usciva avviandosi direttamente negli spogliatoi, ha completato il quadro e suggerisce una domanda: ora che la sua stagione più complicata al Milan sta per chiudersi, che cosa succederà? 

Negli anni passati Leao non ha surfato solo in campo: il Chelsea ci aveva provato a più riprese, si era fatto avanti il Real ma Rafa aveva scelto il Milan. Rinnovo fino al 2028, con stipendio e clausola da top player: è lui il più pagato in rosa (7 milioni a stagione) e per acquistarlo servono 175 milioni. Dopo le onde alte, però, il mare si è appiattito. Le vecchie pretendenti si sono defilate, mentre il Psg al momento non sembra intenzionato ad affondare il colpo: difficile immaginare oggi che al Milan possano arrivare offerte folli per il suo numero 10. Specialmente alla luce del rendimento di questa annata: i gol stagionali, 13, sono in linea col passato – 16 reti nel 2022-23, 14 nel 2021-22 – ma Leao è mancato troppe volte nelle partite chiave, evidenziando i soliti limiti di continuità. Ed ecco servito il paradosso: tra i big rossoneri, Rafa è quello con più chance di restare. 

Allegri perde Danilo, finale di Coppa Italia a rischio

All’indomani del pareggio a Roma, il capitano della Juventus si ferma per una lesione miotendinea di basso grado del bicipite femorale. Niente Salernitana, obiettivo l’Atalanta tra poco più di una settimana

Brutte notizie per la Juve: si ferma Danilo, a causa di una lesione miotendinea di basso grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Il capitano bianconero ha già cominciato l’iter riabilitativo, dopo aver riferito del fastidio nell’immediato post gara di Roma: non ci sarà sicuramente nel prossimo match con la Salernitana, in programma all’Allianz Stadium, ma proverà a rimettersi a disposizione di Allegri per la finale di Coppa Italia del 15 maggio.

Allegri nel frattempo dovrà trovare una soluzione alternativa, provando a capire prima di tutto su chi potrà contare per il prossimo match: Alex Sandro, fuori dai convocati per l’ultima trasferta a seguito di un sovraccarico al soleo della gamba destra, dovrebbe tornare in gruppo. E nel caso in cui giocasse, il brasiliano andrebbe a raggiungere Nedved in testa alla speciale classifica degli stranieri con più presenze nella storia della Juve. In alternativa, potrebbe toccare a Rugani o eventualmente a De Sciglio, specie se venisse proposta la linea difensiva a quattro e non a tre. In realtà ci sarebbe anche Djalò, che però fino a questo momento non è stato utilizzato e, dunque, non ha neanche fatto il debutto in maglia bianconera.

Il Cagliari scappa con Mina, poi resta in 10: il Lecce rimonta e sfiora la vittoria

Sardi avanti con il difensore colombiano, ma l’espulsione di Gaetano complica tutto. Nella ripresa i pugliesi crescono, pareggiano con Krstovic e nel finale colpiscono due legni con Baschirotto e Sansone

Una battaglia. Che non ha vincitori, ma otto ammoniti e un espulso. Tra Cagliari e Lecce finisce 1-1. E’ il punto che dovrebbe mettere definitivamente al sicuro la squadra salentina di Luca Gotti, e che, invece, costringe il Cagliari a soffrire maledettamente fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata come aveva largamente preventivato il suo maestro Claudio Ranieri. Per come si è messa la partita al 44’ del primo tempo con la sciagurata espulsione di Gaetano (entrata col piede a martello su Ramadani) i rossoblù si salvano e salvano il pari. Perché, per loro fortuna, erano andati in vantaggio con Jerry Mina. Ma il Lecce non molla mai, Gotti mette tutti gli uomini offensivi a disposizione e nella seconda parte della ripresa parte l’assalto che porta prima al pareggio di Krstovic (settimo gol) e poi al vicinissimo al successo, con due pali colpiti e almeno due miracoli del portiere cagliaritano Scuffet.

Prima del via il presidente del Cagliari Tommaso Giulini premia Daniele Dessena, nove stagioni in rossoblù con 206 presenze che ha appena chiuso col calcio a Olbia, fino a poco tempo club in sinergia con il Cagliari. I rossoblù entrano in campo con una maglia molto molto particolare, sul beige, dedicata a “Sa Die de Sa Sardigna”, la giornata del popolo sardo. Il Lecce gioca in rosso. Le tifoserie si vogliono bene. Lo spicchio occupato dai 415 leccesi è rumoroso.

Oltre a Zielinski e Taremi, servono altri rinforzi per il 2024-25

In vista di una stagione che sarà ancora più lunga complice la nuova Champions e il Mondiale per club, Inzaghi ha bisogno di allargare la rosa. Sanchez, Klaassen e Cuadrado ai saluti, crescono i dubbi su Dumfries

Una partita di fine stagione, con lo scudetto già in tasca, che arriva dopo i festeggiamenti di domenica e dopo una settimana di allenamenti così così, non è il massimo per giudicare i giocatori che sono stati meno utilizzati nella stagione. Premessa obbligatoria e doverosa. Detto questo, è però innegabile che al Mapei Stadium, con quasi tutti i titolari in panchina, l’Inter non è stata neppure lontana parente della squadra feroce che in campionato prima di ieri aveva perso un solo incontro, peraltro proprio contro il Sassuolo. In attacco Sanchez e Arnautovic hanno steccato, confermando che oltre a Taremi, serve un’altra punta che dia garanzie in un’annata caratterizzata dalla super Champions e dal Mondiale per club, tra giugno e luglio.

Il cileno ha già le valigie in mano, ma anche la conferma dell’austriaco, che ha avuto un doppio infortunio, non ha mai trovato la migliore condizione e ha compiuto trentacinque anni due settimane fa, sarà oggetto di riflessioni. Soprattutto se la dirigenza porterà avanti il progetto, annunciato dal d.s. Ausilio, di avere in rosa quattro attaccanti anche la prossima stagione.

Basterebbero infatti Lautaro, Thuram, Taremi e Arnautovic per puntare allo scudetto bis (obiettivo già annunciato da Marotta) e a fare più strada in Europa rispetto agli ottavi raggiunti quest’anno? Un bell’interrogativo. La verità è che Gudmundsson servirebbe moltissimo perché ha le caratteristiche che a Inzaghi mancano. All’inizio ufficiale del mercato, però, mancano quasi due mesi e alla fine… addirittura quattro. Possono venir fuori tante occasioni al netto di un investimento sul giovane francese Ilenikhena che come attaccante piace parecchio per il presente e soprattutto per il futuro.