Il fallo di Kelly era da rosso? Ecco perché è intervenuto il Var nell’episodio chiave di Juve-Gala

Se l’arbitro in campo non si accorge pienamente dell’intensità o non vede il punto di contatto, il supporto tecnologico gli può segnalare quella specifica situazione attraverso le immagini rallentate e proposte da angolazioni diverse: così si è arrivati all’espulsione diretta del bianconero. 

Perché l’arbitro di Juve-Galatasaray ha cambiato il colore del cartellino per Kelly dopo aver rivisto il fallo su Yilmaz? Secondo i parametri della Uefa, l’episodio può essere considerato un “grave fallo di gioco”, dal momento che mette in pericolo l’incolumità dell’avversario “con vigoria sproporzionata, colpendo una zona sensibile (tibia/caviglia), senza possibilità di giocare il pallone”. E perché interviene il Var? Se l’arbitro in campo non si accorge pienamente dell’intensità o non vede il punto di contatto, il supporto tecnologico può segnalare quella specifica situazione al direttore di gara attraverso le immagini rallentate e proposte da angolazioni diverse.

Nel caso specifico del contatto fra Kelly e Yilmaz, inizialmente il direttore di gara lo ha valutato solo imprudente: ecco perché estrae il cartellino giallo. Il Var ha invece ritenuto opportuno far rivedere l’intervento trovando gli estremi per una condotta più grave. Dalle immagini è emerso un intervento col piede alto e a gamba tesa, il punto di contatto sopra la caviglia, un’intensità elevata (elemento che ha spaccato il fronte delle opinioni) e un rischio concreto per l’incolumità dell’avversario: per queste motivazioni il il portoghese Pinheiro è tornato sui suoi passi e ha cambiato il cartellino con il rosso. Cambierà pure la durata dello stop: il doppio giallo avrebbe fatto scattare una giornata, il rosso diretto per condotta violenta lo fermerà per almeno due gare.

Come gioca En-Nesyri e perché il suo arrivo alla Juve gioverebbe anche a David

Il centravanti marocchino porterebbe qualità e soprattutto fisicità a Spalletti, che si prepara a cambiare l’assetto della squadra

Primo: ci serve un attaccante. Secondo: ce ne serve uno che sappia occupare l’area di rigore come sa fare un numero nove “vero”. Il mercato d’inverno bianconero ha conosciuto una virata imprevista e dettata dalle circostanze: se non la butti dentro dopo aver avuto il pallone tra i piedi per il 78 per cento della partita (vedi Cagliari) o se la butti dentro solo in una circostanza dopo aver provato la conclusione per 26 volte (vedi il pomeriggio con il Lecce allo Stadium) non puoi che lanciare l’allarme. L’operazione En-Nesyri nasce così e nasce su espressa richiesta di Luciano Spalletti: d’accordo i patti di fine ottobre, ore della firma dell’ex ct azzurro su un contratto di otto mesi, ma se si vuole entrare tra le prime quattro al traguardo di maggio qualcosa doveva pur muoversi, e si è mossa.

En-Nesyri è un centravanti di un metro e 88 centimetri, ha vinto due Europa League ai tempi del Siviglia, ha fatto innamorare Mourinho e con Mou è arrivato al Fenerbahce: un racconto non banale. A Torino porterà quel modo di sentire la porta avversaria che David e Openda non hanno: le piroette a conquistare il fondo campo di Conceiçao e compagni potranno tradursi in dolci inviti per la testa dell’attaccante marocchino. Già, la testa. En-Nesyri è uno che in quota ci sa andare e, se ci va, sono guai per chi prova a mettersi di traverso: dal 2016 al 2024, in Liga ha realizzato venti gol su cross dalle fasce, secondo solo a Karim Benzema che nello stesso periodo ne ha segnati uno in più. Reti e movimenti: l’equazione perfetta. Non stiamo parlando di un fuoriserie del pallone, ma di chi sa come trasformare in oro ciò che viene pensato o costruito dalla squadra: un piano A che diventa il classico piano B se lo spazio si riduce o sparisce durante la contesa. En-Nesyri dà profondità perché sa difendere il pallone alla Vlahovic quando il serbo è in palla: non difenderla, per Spalletti, è un problema alla luce di un calcio che richiede anche un bel po’ di fiato ed equilibrio.

Spalletti litiga con un tifoso: “La prossima volta stai a casa”. Poi molla uno schiaffo a Openda

L’allenatore bianconero ha battibeccato con uomo seduto sopra la sua panchina durante la sfida col Benfica. Dopo la rete di Thuram l’ha poi invitato ad andare a vedere la partita da un’altra parte. Poi, poco prima del 70′, arriva anche uno schiaffone per riportare sull’attenti Openda.

Prima di sbloccare la partita con Thuram laa Juve subisce, fa fatica e soffre con il Benfica. Spalletti si agita, si sbraccia e i tifosi mormorano per la prestazione sottotono. In particolare, uno, che al 53’ evidentemente ha commentato un po’ troppo, dopo un’azione pericolosa subita dai bianconeri. Luciano, a quel punto non ci ha visto più, si è girato e l’ha affrontato. “La prossima volta stai a casa”, si legge dal labiale dell’allenatore toscano. Poi, in conferenza, ha chiarito l’accaduto, spiegandolo: “Dall’inizio ogni giocatore che sbagliava mi diceva di levarlo. Io mi sono girato e gli ho detto ‘ho 5 sostituzioni non posso mica levarli tutti’. 

Spalletti, poi, due minuti dopo si è preso la sua “rivincita” sul tifoso che criticava: nell’esultanza per il gol di Thuram si è girato nuovamente verso l’uomo invitandolo ad andare a vedere la partita da un’altra parte.

Lo show di uno Spalletti scatenato, però, non finisce qui: poco prima del 70’, prima di mettere in campo Openda, ne ha proprio per il centravanti belga. Mentre l’attaccante rideva, Luciano gli ha tirato uno schiaffo in faccia per riportarlo sull’attenti.

Joao Mario pronto all’esordio con la Juve: “Colpito dalla grandezza di questo club”

Tudor pronto a lanciarlo titolare col Parma: “Mi piace lo stile bianconero. Mi ispiro a Cancelo. Arrivo da un grande club come il Porto, ma qua è una sfida molto grande”

Joao Mario, arrivato a titolo definitivo dal Porto il giorno del raduno del 24 luglio, ha avuto tutta la preparazione estiva di tempo per conoscere i nuovi compagni di squadra e Igor Tudor, comprese le quattro amichevoli di avvicinamento al debutto in Serie A: “Mi sono sentito bene in questi primi minuti in campo – spiega nella conferenza stampa di presentazione -, il mister ci chiede un calcio offensivo che mi fa sentire a mio agio, questo ha aiutato il mio ambientamento. L’obiettivo principale è aiutare la squadra”. Verso il Parma, però, il portoghese ha già imparato il mantra: “Sarà difficile, la Serie A è molto competitiva”.

Al di là delle progressioni palla al piede già viste in amichevole contro Borussia Dortmund e Atalanta, Joao Mario porta in dote anche 31 partite ufficiali tra Champions League ed Europa League, preziose in una squadra molto giovane: “Arrivo da un grande club come il Porto, abituato a competere ad alto livello, mi sento preparato sia fisicamente che tatticamente. Ho l’impressione che il fatto di aver già giocato sotto pressione mi abbia abituato a questo contesto e io cerco di trasformare la pressione in qualcosa di positivo. Alla Juve c’è sempre questo obiettivo ogni stagione, quello di vincere”. Nel suo primo mese, l’esterno lo ripete più volte, due sono stati i piani di lavoro principali: “Esaltare le mie qualità e limitare i miei punti deboli. Ho l’impressione di migliorare ogni giorno e per la fase difensiva non c’è miglior posto che la Juventus per imparare. Mi sento preparato sia fisicamente che tatticamente”.

Davvero Neymar può andare alla Juve? La fattibilità e i costi dell’operazione

L’appello di Bremer al connazionale accende la fantasia dei tifosi: il campione cerca il riscatto prima del Mondiale dopo un periodo in chiaroscuro e sarebbe più “sostenibile” del colpo Ronaldo. Ma un ruolo cruciale lo giocherebbero gli sponsor.

Da Cristiano Ronaldo a Neymar: il passo è breve. Bremer porta in regalo (si fa per dire) alla Juve il brasiliano più famoso e guarda caso tornano in mente tante analogie con CR7, sbarcato a Torino nel 2018 a 33 anni. È curioso che Neymar (nato anche lui il 5 febbraio) abbia ora la stessa età di quando arrivò il fuoriclasse di Funchal e sia a caccia di una grande occasione di rilancio in vista del prossimo Mondiale.

Ovviamente l’idea del difensore bianconero merita approfondimenti di natura tecnica non banali. A cominciare dalla coesistenza con l’astro nascente Yildiz. Ma è altrettanto chiaro che una stella planetaria come l’attuale numero 10 del Santos stuzzichi tante fantasie, non solo dei tifosi più accesi. 

La sua immensa classe, a dispetto di una serie incredibile di infortuni, gli ha permesso di diventare un’icona, non solo in Brasile. Non va dimenticato che il Psg del 2017 spese 222 milioni di euro per strapparlo al Barcellona, mettendo a segno l’acquisto più costoso della storia (un record che resiste). E quando nell’agosto del 2023 la rottura con l’ambiente francese lo ha portato a scegliere l’opzione saudita dell’Al Hilal ai qatarioti è spettato un indennizzo di 90 milioni di euro e a lui uno stipendio da 160 all’anno. Un’altra cifra da record, in perenne competizione proprio con Cristiano Ronaldo. Un infortunio a un crociato e un altro malanno muscolare, però, lo hanno lasciato ai box per 13 mesi e in Arabia Saudita il suo bottino è stato davvero magro: 7 partite e 1 gol. Ne è seguita una ricca risoluzione che gli ha permesso a gennaio di tornare al suo amato Santos.

Così la Juve ha rialzato il muro: Motta ha la miglior difesa d’Italia ed è al top d’Europa

Tra certezze, invenzioni, innesti dal mercato e rientri dagli infortuni, il tecnico bianconero ha ricostruito una retroguardia di ferro. Ma ora c’è lo stress test Atalanta.

Falcidiata, discussa, rivoluzionata (per necessità) a gennaio. Eppure, dopo la 27ª giornata, la Juve è tornata ad essere la miglior difesa del campionato. Ma non solo: è la più “continua” tra le retroguardie dei top 5 campionati europei. Chi l’avrebbe mai detto 5 mesi fa, quando, nella notte di Lipsia, il ginocchio di Gleison Bremer aveva fatto crack, privando Motta del suo leader difensivo? Oppure anche soltanto due mesi e mezzo fa, quando contingenza (il ko di Cabal dopo quello del brasiliano) e scelte (il taglio di Danilo senza avere ancora un sostituto) avevano lasciato il tecnico juventino con i soli Kalulu e Gatti come centrali di ruolo?

Con il 14° clean sheet stagionale ottenuto contro il Verona, i bianconeri sono adesso la formazione che ha subito meno gol in Serie A: 21, uno in meno del Napoli. Era da 13 giornate che non si verificava questa situazione, da quando, cioè, dopo il beffardo pareggio subito da Rebic al 93′ a Lecce, la Juve guidava la classifica della difesa meno battuta del campionato con 7 reti, contro le 9 della squadra di Conte. Erano seguite poi sei partite con almeno un gol al passivo (Bologna, Venezia, Monza, Fiorentina, Torino e Atalanta) che avevano dato la sensazione che il muro visto ad inizio stagione (7 clean sheet nelle prime 8) si fosse sgretolato sotto i colpi della sfortuna e della mancanza di alternative. 

Un mattoncino dopo l’altro, però, tra invenzioni (Weah terzino), innesti dal mercato (prima Renato Veiga, quindi Kelly) certezze (Gatti) e rientri dagli infortuni (Cambiaso), Thiago Motta è stato capace di ricostruire piano piano il suo baluardo, che adesso è tornato a non incassare gol per due partite consecutive di A per la prima volta da inizio novembre (Cagliari e Verona oggi, Udinese e Torino allora). Tanto che, insieme all’Inter, con 5 reti subite in 8 partite, quella juventina è anche la miglior difesa del girone di ritorno. Ma non solo: la Juve adesso guida anche la classifica europea delle partite chiuse senza subire gol in patria: 14, contro le 13 dell’Atletico Madrid. Lo stress test Atalanta (secondo miglior attacco della Serie A con una media di 2,19 gol a partita e di 2,14 in trasferta) sarà il banco di prova definitivo. Intanto, i tifosi bianconeri si godono una certezza ritrovata. E chi l’avrebbe mai detto?

Conceiçao, gol e assist. La Juve prepara 30 milioni per riscattarlo

Bianconeri pronti ad anticipare i tempi per assicurarsi l’esterno offensivo portoghese.

Dicembre è il mese di Francisco Conceiçao: il 14, giorno in cui la Juventus affronterà il Venezia all’Allianz Stadium per la sedicesima giornata di Serie A, il funambolico portoghese compirà 22 anni e per la prima volta spegnerà le candeline a Torino, città in cui sembrava dovesse essere solo di passaggio e che invece potrebbe diventare la sua fissa dimora.

Sempre a dicembre, entro la fine del mese e anche del 2024, il suo trasloco in bianconero potrebbe diventare definitivo. In attesa del mercato di gennaio, che si preannuncia scoppiettante, Chico sarà il regalo di Natale per Thiago Motta e per tutti i tifosi della Signora. Cristiano Giuntoli lo ha preso in prestito quest’estate ma ci ha messo poco a capire che era quello giusto e ora non vuole perdere tempo. Perciò il riscatto, che è già stato deciso, avverrà a breve, probabilmente prima dell’inizio del 2025. 

Sarà un’operazione da 30 milioni di euro, a cui andranno aggiunti i 7 (più 3 di bonus) sborsati ad agosto per il prestito oneroso. In totale 40 milioni per un ragazzo promettente e intelligente, che alla Juventus è diventato subito un punto fermo. In realtà l’uomo mercato della Juventus avrebbe già acquistato Conceiçao a titolo definitivo ad agosto se avesse avuto la disponibilità economica per farlo. In quel momento però i 30 milioni della clausola rescissoria erano troppi da poter tirare fuori subito, dopo una campagna acquisti decisamente dispendiosa (più di 100 milioni solo tra Douglas Luiz e Koopmeiners). Così Giuntoli, grazie all’aiuto di Jorge Mendes, agente di Chico ma soprattutto di Cristiano Ronaldo, è riuscito ad ottenere un prestito. Già in estate però Porto e Juventus si erano stretti la mano per un riscatto praticamente scontato entro la fine della stagione. Nel contratto non esiste alcuna clausola, si tratta di un accordo tra gentiluomini, in virtù dei buoni rapporti che ci sono tra i due club e anche grazie alla mediazione (fondamentale) di Mendes. 

Juve, milioni di rimpianti: da Koopmeiners a Nico, perché il mercato non incide

L’olandese, dopo lo stop per la rottura della costola, è tornato in campo e Motta non ha più fatto a meno di lui che però ancora non ingrana. Douglas Luiz e Gonzalez finora non pervenuti.

La rottura della costola l’ha frenato sul più bello, poi, da quando è tornato a disposizione, Motta gli ha cucito addosso la maglia da titolare ma non ancora il ruolo perfetto. RoboKoop è un supereroe solo annunciato e l’attesa lascia spazio all’insofferenza che serpeggia tra i tifosi di una Signora mai veramente presa per mano dal settimo acquisto più costoso di sempre della Juventus.

L’olandese cresce, contro il Lecce è suo il suggerimento per Cambiaso che porta al gol del vantaggio, poi è sempre sua una conclusione con cui Madama va a cercare il raddoppio quasi immediato. Però non basta. E dopo 14 presenze in bianconero il bilancio non è positivo, l’unico spiraglio è la totale fiducia di Motta che nell’ultimo mese ha sempre messo in campo l’olandese e per 90 minuti.

Almeno con lui può farlo, verrebbe da dire. Anche perché lo stesso lusso Motta non può permetterselo con Douglas Luiz e Nico Gonzalez. Il tris d’assi che non ha rispettato le aspettative. Alte, come gli investimenti del mercato estivo. Il brasiliano non si vede in campo dalla seconda metà di ottobre (ultima partita il 19 ottobre contro la Lazio); l’argentino è in infermeria dal colpo che l’ha messo ko 12 minuti dopo l’inizio della partita di Lipsia. Era il 2 ottobre. Nove presenze in totale per il primo, appena 6 per il secondo. Tra costo e impiego, la proporzione è impietosa finora: il primo è come se costasse 5 milioni e mezzo a partita e prendesse sui 2 milioni a partita, mentre il secondo quasi 800mila euro. Il peso della loro assenza, insomma, non è gravoso soltanto a livello tecnico. 

Juve senza Bremer: Motta prepara un nuovo muro

Il tecnico bianconero senza il brasiliano vuole confermarsi con Danilo e Gatti. Danilo, Savona e Cabal le alternative ai due centrali titolari

Una foto dal letto d’ospedale, sofferente ma ugualmente sorridente: “Questo è il primissimo passo verso il rientro!”. Così Gleison Bremer sui social dopo l’intervento al crociato a cui si è sottoposto a Lione. I tifosi bianconeri si sono ormai rassegnati all’idea di fare a meno del totem brasiliano almeno per tutta la stagione (previsti 6-8 mesi di stop), mentre a Thiago Motta toccherà trovare la soluzione giusta per mantenere lo stesso equilibrio.

La difesa finora è stata il punto di forza della Juventus: una sola rete subita in campionato (tra l’altro su rigore), miglior risultato della Serie A, e porta inviolata per 6 giornate di fila (record per la Signora). Tutto questo con Bremer titolare fisso, almeno fino all’infortunio di Lipsia (8 partite su 8 dall’inizio). La squadra però in Germania ha superato in fretta lo shock per l’inaspettata uscita di scena del difensore, riuscendo a vincere una partita incredibile nonostante i due gol incassati.

Le indicazioni arrivate finora sono positive: Pierre Kalulu, promosso già prima del forfait di Gleison, si sta dimostrando un ottimo acquisto, perfetto per il gioco del nuovo allenatore, che chiede ai suoi difensori di salire e di impostare. L’ex milanista formerà con Federico Gatti il nuovo tandem della retroguardia, ma in rosa non mancano le alternative. Di ruolo o adattati da Motta, che già in passato ha messo in evidenza ottime doti da trasformista. 

Kalulu ha iniziato la stagione in bianconero da terzino destro per poi passare a fare il centrale quando Gatti ha avuto un problema alla caviglia. Si è preso il posto, diventando la spalla di Bremer, e adesso si è spostato sul centro sinistra per lasciare il lato destro all’ex Frosinone.

La strana partita di Miretti: domani contro la Juve, ma Motta ha un progetto per lui

Cresciuto nel vivaio bianconero da quando aveva 8 anni, è stato uno dei primi frutti del progetto Next Gen. Ora è in prestito secco al Genoa, ma.

Per la prima volta Fabio Miretti si ritrova ad affrontare la Juve, la squadra in cui ha trascorso tutta la sua vita calcistica. Arrivò sulla sponda bianconera a 8 anni preferendola al Torino perché, in quel periodo, la Juve gli metteva a disposizione un servizio navetta più comodo alle sue esigenze: da quel momento, il classe 2003 è cresciuto passo dopo passo fino a raggiungere la prima squadra. Solo qualche settimana fa, sul finale del mercato, il centrocampista ha chiesto la cessione per andare al Genoa: con l’obiettivo di giocare con maggiore continuità rispetto a quella che avrebbe avuto rimanendo alla Continassa, specie dopo il reintegro in rosa di McKennie.

Per Fabio Miretti sarà molto strano ritrovarsi con colori diversi da quelli bianconeri. Spesso nella sua trafila giovanile si è ritrovato a guidare la sua squadra con la fascia di capitano, in quasi tutte le categorie da sotto età senza far mancare la personalità in campo e fuori. È uno dei primissimi frutti del progetto Next Gen, che ha consentito a diversi ragazzi della Juve negli ultimi anni di vivere un passaggio intermedio fra il settore giovanile e la prima squadra. Miretti si è ritrovato con Allegri dopo aver messo nelle gambe 2 mila e 500 minuti in Serie C, utili a superare ogni tipo di pressione fra gli adulti. Le basi erano solide da prima, evidentemente, ma nella fase più delicata e strategica del passaggio di crescita il giocatore ha avuto il supporto necessario per rimanere in pianta stabile la prima squadra. L’impiego da aggregato del primo anno però non si è evoluto e, dopo l’ultima stagione a minutaggio ridotto, esisteva il rischio di rallentare troppo il percorso quest’anno.