Inter, ora è corsa all’aritmetica: ecco quando potrebbe diventare campione d’Italia

Se gli azzurri perdessero le prossime due e Chivu le vincesse tutte, i nerazzurri potrebbero vincere il titolo già il 26 aprile in trasferta contro il Torino

Ormai sembra solo questione di “quando”. L’Inter ha sfruttato il pari del Napoli a Parma allungando a +9 a sei giornate dalla fine. Domenica sera, uscendo dallo stadio, i nerazzurri avevano già iniziato a fare i calcoli su quando poter festeggiare aritmeticamente il tricolore numero 21. Diciotto punti palio. All’Inter ne bastano dieci. 

Intanto, il calendario: l’Inter deve sfidare Cagliari, Torino, Parma, Lazio, Verona e Bologna (tre gare in casa e altrettante in trasferta). Il Napoli se la vedrà contro Lazio, Cremonese, Como, Bologna, Pisa e Udinese (quattro gare in casa).  Se Chivu vincesse le prossime due e il Napoli le perdesse entrambe andrebbe a +15 a quattro giornate dalla fine, rendendo impossibile la ripresa azzurra. Ergo, con uno scenario simile, potrebbe diventare campione d’Italia il 26 aprile battendo il Torino in trasferta. Stesso discorso se il Napoli, invece di perdere, pareggiasse le prossime due sfide. Lì i punti sarebbero 13. Anche qui impossibile riprendere Chivu.

Un altro scenario riguarda gli eventuali successi. Se Inter e Napoli vincessero tutte le prossime partite a oltranza, i nerazzurri potrebbero diventare campioni d’Italia battendo la Lazio all’Olimpico alla terzultima giornata (può anche pareggiare). La squadra con cui pareggiarono l’annata scorsa dicendo addio alla corsa scudetto. Con due giornate da giocare, infatti, per il Napoli sarebbe impossibile riprendere i 9 punti di svantaggio. In ogni caso, il Napoli deve vincerle tutte per sperare di raggiungere Chivu. Ultimo scenario: se dovessero arrivare a pari punti ci sarebbe lo spareggio.

Napoli, ancora un infortunio! Problema al piede per Vergara: al suo posto entra Anguissa

Fascite plantare per il classe 2003. Conte, costretto al cambio, ha lanciato in campo il centrocampista camerunense, al rientro dopo oltre tre mesi di stop

Un’altra tegola per Conte, che dopo soli 45 minuti di Napoli-Torino si è trovato costretto a sostituire Antonio Vergara per un infortunio al piede. In campo per l’ottava volta consecutiva da titolare, il centrocampista è rientrato negli spogliatoi all’intervallo fortemente zoppicante, senza scarpini e accompagnato dallo staff medico azzurro nel tunnel. Fermato da una fascite plantare, l’ex Reggiana è stato sostituito allo scoccare della ripresa da Anguissa, al rientro dopo oltre tre mesi dall’ultima presenza. Nei prossimi giorni previsti accertamenti che chiariranno con precisione i tempi di recupero. 

Amareggiato per l’ennesimo infortunio della stagione, Antonio Conte ha così commentato lo stop di Vergara: “Ha sentito pungere sotto il piede. Su quest’anno va fatto un grande studio, si tratta di qualcosa di nuovo che va ad aggiungersi alla lunga lista di infortuni”. Poi l’annuncio su McTominay: “Stiamo provando a recuperare Scott in vista del prossimo turno, è possibile che in settimana torni ad allenarsi con noi”.

È strano. Da americano, seguo la maggior parte delle partite delle mie squadre preferite, Roma, Milan e Napoli. Tutta questa crisi infortuni è stata sorprendente, così come la rinascita di giocatori come Vergara, che prima non erano stati in evidenza. E ora, con giocatori chiave come Anguissa e De Bruyne che gradualmente tornano dagli infortuni, sappiamo, almeno per questa stagione, che giocatori come Vergara semplicemente non possono competere con questi giocatori affermati.

Milan, dov’è la porta? Come in Coppa Italia, attacco inesistente. Così Fullkrug non basta

I rossoneri in Supercoppa hanno fatto un solo vero tiro nello specchio. Nkunku e Pulisic deludenti, così il tedesco non può bastare. Chissà come sarebbe andata se in estate si fosse deciso di spendere per Hojlund, a lungo trattato ad agosto.

La finale non è in prestito: è del Napoli a titolo definitivo. Il Milan quattro mesi fa trattava Rasmus Hojlund con il Manchester United: parlò, pensò, decise. O in prestito oppure nulla, perché nessuno da Milano avrebbe pagato 40 milioni per lui. Rasmus, gentilmente, disse che non se ne parlava: cercava un indirizzo nuovo, e non a tempo. A dicembre, fa effetto vedere Rasmus Hojlund dominare la semifinale di Supercoppa contro un Milan molto triste in attacco. Nkunku è stato ancora insufficiente – di più, innocuo – ma c’è di più. Il Milan, nelle due partite dentro o fuori della sua stagione, non è stato quasi mai pericoloso. Non è solo questione di singoli, è anche questione di squadre.

Il Milan contro il Napoli ha tirato in porta tre volte ma solo uno è un vero tiro: Loftus-Cheek in spaccata a inizio partita. Non è stato pericoloso da fermo, non ha creato in uno contro uno – missing Rafa Leao, adeguata ricompensa a chi lo ritrovasse – e per una volta ha avuto pochissimo anche da Christian Pulisic. Quella grande giocata per avviare il contropiede e nulla più. Il segnale peggiore? Tra tutti, forse questo: il Milan ha avuto più di mezz’ora dopo il 2-0 e non si è mai visto davvero. Non un cambio riuscito, non una giocata di rabbia, non un assedio disperato. A gennaio, in situazione simile, a Riad aveva ribaltato l’Inter con una reazione di squadra. 

Finale a ogni costo: tra Napoli e Milan chi cade si fa male. Ecco che partita vedremo

Conte cerca un segnale dopo due ko tra campionato e Champions, Allegri non vuole un Natale con due obiettivi già falliti.

Oggi sgomma la Supercoppa Italiana. Prima semifinale in ordine cronologico, ma anche per somma punti di campionato: Milan e Napoli ne ammassano 63; Inter e Bologna, in campo domani, 58. Ma prima anche per tensione di gara, perché chi cadrà stasera si porterà a casa dei lividi. Senza drammatizzare, sia chiaro, a questa altezza della stagione, poi.

Però allineare una terza sconfitta alle due di Champions (Benfica) e di campionato (Udinese) non passerebbe inosservato in un ambiente sensibile agli eventi belli e brutti, come quello napoletano. Solo alla sconfitta di Torino con i granata, il Napoli aveva fatto seguire una sconfitta, quella plateale di Eindhoven. Dopo le altre cadute, si era sempre rialzato con una vittoria. Solo due partite fa, il Milan era in cima alla Serie A e viaggia a +10 rispetto alla sciagurata stagione scorsa. Il mondo rossonero vive con soddisfazione e fiducia il suo piccolo Rinascimento e una ritrovata solidità tecnico-gestionale, frutto dell’avvento di Allegri e Tare.

Però, dopo l’uscita dalla Coppa Italia, dovesse ritrovarsi a Natale con due obbiettivi su tre già falliti, il panettone del Milan avrebbe un sapore diverso. Per quanto sciagurato, il Diavolo precedente è arrivato alla finale di Coppa Italia e si è portato a casa la Supercoppa. Vero che il bersaglio grosso è lo scudetto che ora Allegri potrà inseguire con l’agenda totalmente sgombra d’impegni, ma di sicuro a Max piacerebbe ripetere il viaggio di ritorno da Riad di Sergio Conceiçao, anche senza sigaro: con la coppa in braccio, dopo aver vinto magari un altro derby e consegnato ufficialmente all’Inter capolista il biglietto di sfida per lo scudetto. Quindi stasera allo Stadio dell’Università Re Sa’ud vedremo una partita calda.

Ranking Uefa, Italia più vicina al quinto posto in Champions: i calcoli per la rincorsa ai tedeschi

Malgrado i ko di Inter e Napoli, il turno favorevole in Europa League e Conference ci fa ridurre il distacco dalla Germania, seconda, e allungare sul Portogallo, quarto.

Nonostante le sconfitte di Napoli e Inter, l’Italia mette il turbo in questa tre giorni europea ed è sempre più vicina al secondo posto del ranking Uefa per Federazioni – che garantisce una squadra in più nella prossima edizione della Champions League – con 11,000 punti. In termini di classifica, infatti, abbiamo rosicchiato punti alla Germania seconda (11,142) e al tempo stesso abbiamo leggermente allungato sul Portogallo quarto (10,600). Guida la classifica come di consueto l’Inghilterra – che ha ben nove squadre impegnate nelle competizioni internazionali – con 12.500 punti. In quinta posizione c’è la Spagna con 10.375 punti. A seguire troviamo Polonia (10.125), Cipro (10.000), Francia (9.500), Danimarca (9.125) e Grecia (8.300). 

Tutto questo è stato possibile perché le formazioni tedesche hanno incontrato diverse difficoltà. Solo il Bayern Monaco è riuscito a vincere in Champions, sconfiggendo proprio lo Sporting, poi ci sono stati i pareggi di Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund e la sconfitta dell’Eintracht a Barcellona. Per regolamento, nella fase a girone ogni vittoria assegna 2 punti e ogni pareggio ne assegna uno; il punteggio totale va poi diviso per il numero di squadre partecipanti della singola Federazione. Il risultato va poi sommato al punteggio già totalizzato nel ranking. 

Per Champions ed Europa League se ne riparlerà a gennaio, la Conference invece ha ancora un turno la prossima settimana. Occhi puntati sugli “scontri diretti” tra Federazioni, su tutti quello tra Juventus e Benfica in Champions e quello tra Roma e Stoccarda in Europa League che potrebbero rendere ancora migliore il piazzamento dell’Italia nei confronti delle rivali. Ci sarebbe anche l’Inter che riceve l’Arsenal, l’unica squadra a punteggio pieno nelle tre competizioni internazionali. Una prova difficilissima, ma non impossibile.

Plusvalenze Napoli, cosa rischia il club e la posizione di De Laurentiis

La ricostruzione, con tanto di intercettazioni, pubblicata oggi da Repubblica, in merito al caso delle plusvalenze del Napoli non porta elementi nuovi rispetto alla posizione sportiva del club. Le carte della Procura di Roma, infatti, erano già state inviate ad aprile alla Federcalcio e il procuratore federale Giuseppe Chinè non le aveva giudicate sufficienti per riaprire il processo sportivo, la posizione del Napoli è dunque archiviata.

Del resto le operazioni Manolas-Osimhen erano già state analizzate in due gradi (al club erano stati contestati gli articoli 4,6 e 31 del Codice di Giustizia Sportiva) e il Napoli era sempre stato assolto. Dunque la possibilità che venga penalizzato (punti tolti in classifica) non è contemplata e la vicenda non avrà seguito in ambito sportivo.

Diversa la posizione di Aurelio de Laurentiis che dovrà affrontare il processo a livello penale dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma. Il presidente del Napoli è accusato di falso in bilancio relativo alle stagioni 2019, 2020 e 2021 per gli acquisti di Manolas e Osimhen, la cui contabilizzazione potrebbe essere servita a gonfiare artificiosamente le plusvalenze. 

Dopo il rinvio della prima udienza preliminare, ora prevista il 6 novembre, De Laurentiis, tramite i suoi legali, aveva fatto sapere di essere tranquillo e sereno in merito all’esito dell’udienza, e “convinto di poter dimostrare di aver operato con la totale correttezza che rappresenta il Napoli, che ha sempre fatto del rispetto delle regole un riferimento assoluto da seguire”.

Per i legali, gli avvocati Gino Fabio Fulgeri, Gaetano Scalise e Lorenzo Contrada, le intercettazioni pubblicate sono “frasi estrapolate da un contesto dialettico ben più ampio, che solo se considerato nella sua interezza e con serena obiettività consente di coglierne il reale significato”. “A ulteriore dimostrazione della totale irrilevanza, ai fini accusatori, delle frasi riportate nell’articolo – aggiungono – giova rilevare che gli stessi interlocutori richiamati dal giornalista sono stati già ampiamente sentiti dai Pubblici Ministeri, e ciò unicamente in qualità di persone informate sui fatti e in quella sede, hanno fornito spiegazioni puntuali, chiare e convincenti, tali da escludere qualsiasi effettiva rilevanza probatoria delle stesse”.

Napoli, si valuta Dovbyk per l’attacco. Calciomercato news

In attesa di capire quali saranno i tempi di recupero di Romelu Lukaku per rientrare dall’infortunio, il Napoli è tornato sul mercato alla ricerca di un attaccante. Valutazioni in corso per Artem Dovbyk della Roma.

Il Napoli è tornato sul mercato per cercare un attaccante, in seguito all’infortunio di Romelu Lukaku per il quale non si sanno ancora con certezza i tempi di recupero. Nella giornata di mercoledì 20 agosto, il belga si sottoporrà a un consulto chirurgico. Il ds Manna sta valutando il profilo di Artem Dovbyk della Roma. I giallorossi valutano anche una possibile cessione del centravanti ucraino. Gli azzurri monitorano anche Hojlund, con un primo contatto con il Manchester United che c’è stato, ma in questo momento il Milan è avanti. 

I numeri di Dovbyk e le parole di Gasperini.17 gol in 45 partite messi a referto da Artem Dovbyk in tutte le competizioni con la maglia della Roma la scorsa stagione. Con l’arrivo questa estate di Ferguson dal Brighton, l’ucraino potrebbe avere meno spazio nelle gerarchie di Gasperini. “Dovbyk è stato fermo parecchio, è in crescita sotto il punto di vista atletico, si sta impegnando”, ha dichiarato su di lui l’allenatore al termine dell’amichevole vinta contro l’Everton del 9 agosto.

Lukaku esami shock: strappo alla coscia sinistra. Si valuta l’intervento chirurgico: 2025 finito

L’attaccante del Napoli si era infortunato nell’amichevole con l’Olympiacos. In caso di operazione dovrebbe stare fermo tra i 4 e i 5 mesi.

Nel linguaggio, crudele e necessariamente “brutale”, della medicina, è andata così: “In seguito all’infortunio rimediato nel match contro l’Olympiacos, Romelu Lukaku si è sottoposto, presso il Pineta Grande Hospital, a esami strumentali che hanno evidenziato una lesione di alto grado del retto femorale della coscia sinistra. Il calciatore ha già iniziato l’iter riabilitativo e sarà sottoposto anche a consulenza chirurgica”. E quindi, per la serie al “peggio non c’è mai fine”, altro che due mesi per ritrovare Big Rom al centro dell’attacco del Napoli, perché una “lesione di alto grado” somiglia assai a uno strappo, quello è. Ma c’è poi quel passaggio “la consulenza chirurgica” che diventa tormento esistenziale: il summit dello staff medico, con gli specialisti, cercherà di capire quale sia la soluzione migliore per recuperare Lukaku e le ipotesi sono due: terapia conservativa o intervento chirurgico.

L’attaccante ha una lesione molto seria ma non completa dei tessuti, per cui si può procedere con una terapia conservativa o direttamente con l’intervento chirurgico. Ma la terapia conservativa, apparentemente meno drastica, nasconde una insidia: ha bisogno di tempo per fare effetto e non garantisce completamente la risoluzione del problema; non escluderebbe cioé del tutto la necessità di un intervento in un secondo momento, con conseguente perdita di tempo ulteriore. Ecco perché, se l’intervento comporterebbe uno stop di 4-5 mesi (Lukaku di fatto tornerebbe non prima di gennaio 2026), la scelta della terapia conservativa potrebbe voler dire uno stop che varierebbe dai 2 ai 7 mesi, nel caso in cui alla fine dovesse essere necessaria operare comunque l’attaccante belga del Napoli (vorrebbe dire tornare a marzo/aprile 2026, col rischio di perdere anche i Mondiali in America). Nelle prossime ore giocatore e club prenderanno una decisione di comune accordo.

Così la Juve ha rialzato il muro: Motta ha la miglior difesa d’Italia ed è al top d’Europa

Tra certezze, invenzioni, innesti dal mercato e rientri dagli infortuni, il tecnico bianconero ha ricostruito una retroguardia di ferro. Ma ora c’è lo stress test Atalanta.

Falcidiata, discussa, rivoluzionata (per necessità) a gennaio. Eppure, dopo la 27ª giornata, la Juve è tornata ad essere la miglior difesa del campionato. Ma non solo: è la più “continua” tra le retroguardie dei top 5 campionati europei. Chi l’avrebbe mai detto 5 mesi fa, quando, nella notte di Lipsia, il ginocchio di Gleison Bremer aveva fatto crack, privando Motta del suo leader difensivo? Oppure anche soltanto due mesi e mezzo fa, quando contingenza (il ko di Cabal dopo quello del brasiliano) e scelte (il taglio di Danilo senza avere ancora un sostituto) avevano lasciato il tecnico juventino con i soli Kalulu e Gatti come centrali di ruolo?

Con il 14° clean sheet stagionale ottenuto contro il Verona, i bianconeri sono adesso la formazione che ha subito meno gol in Serie A: 21, uno in meno del Napoli. Era da 13 giornate che non si verificava questa situazione, da quando, cioè, dopo il beffardo pareggio subito da Rebic al 93′ a Lecce, la Juve guidava la classifica della difesa meno battuta del campionato con 7 reti, contro le 9 della squadra di Conte. Erano seguite poi sei partite con almeno un gol al passivo (Bologna, Venezia, Monza, Fiorentina, Torino e Atalanta) che avevano dato la sensazione che il muro visto ad inizio stagione (7 clean sheet nelle prime 8) si fosse sgretolato sotto i colpi della sfortuna e della mancanza di alternative. 

Un mattoncino dopo l’altro, però, tra invenzioni (Weah terzino), innesti dal mercato (prima Renato Veiga, quindi Kelly) certezze (Gatti) e rientri dagli infortuni (Cambiaso), Thiago Motta è stato capace di ricostruire piano piano il suo baluardo, che adesso è tornato a non incassare gol per due partite consecutive di A per la prima volta da inizio novembre (Cagliari e Verona oggi, Udinese e Torino allora). Tanto che, insieme all’Inter, con 5 reti subite in 8 partite, quella juventina è anche la miglior difesa del girone di ritorno. Ma non solo: la Juve adesso guida anche la classifica europea delle partite chiuse senza subire gol in patria: 14, contro le 13 dell’Atletico Madrid. Lo stress test Atalanta (secondo miglior attacco della Serie A con una media di 2,19 gol a partita e di 2,14 in trasferta) sarà il banco di prova definitivo. Intanto, i tifosi bianconeri si godono una certezza ritrovata. E chi l’avrebbe mai detto?

Atalanta, Napoli e Inter, una lunga corsa a 3. Lo scudetto sarà affar loro

Le idee di Conte, i gol di Gasp e la solidità di Inzaghi: pregi e difetti delle favorite. Il triangolo, sì, lo dobbiamo considerare

Il triangolo, sì, lo dobbiamo considerare: Napoli, Atalanta e Inter. Vero che Fiorentina, Lazio e Juve sono lì, il Milan ci crede, la strada è lunga, gli scenari possono cambiare, ma, per quanto visto finora, per i valori, per l’esperienza di vertice, le candidature di Conte, Gasperini e Inzaghi appaiono più solide e promettono di resistere nel tempo.

La vittoria sul Torino ha aggiunto credibilità alle ambizioni del Napoli, non solo perché ottenuta nella sofferenza, come usa chi sa arrivare in fondo, e perché si è avuta la conferma che gli dei seguono Conte con simpatia (gol ciccato da Coco). Si è visto qualcosa di nuovo: Di Lorenzo e Olivera mai così accentrati in costruzione. In un’azione esemplare, erano al centro del campo spalla spalla, come due mezz’ali. Si sono scambiati la palla, poi Olivera è andato a raccogliere un cross nell’area granata.

È l’antica lezione guardiolesca del terzino Kimmich che diventa play, già sfruttata da Pioli e altri. È un modo intelligente per ovviare alla partenza di Zielinski e non lasciare solo Lobotka in regia, perché McTominay non è Zielu e resta alto nell’orbita di Lukaku. Non è la mossa in sé che importa, ma il fatto che Conte possa mettere a punto varianti tattiche in settimane di lavoro senza coppe.

La Juve ha cambiato 18 formazioni in 19 partite. E poi il valore della rosa. Conte ricorda spesso lo svantaggio di 41 punti nel torneo scorso. Ma quello era un Napoli dormiente. Bastava risvegliarlo, non rifondarlo, ridargli un’anima, riaccendere entusiasmo ed empatia, anche col popolo. In questo, Antonio è stato bravissimo. Ma 8 giocatori su 11 da scudetto ce li aveva in casa. Thiago Motta no. Se i terzini possono costruire, è perché è arrivato l’ottimo Buongiorno che con Rrahmani accetta serenamente il 2 contro 2. È partito Osimhen che dava più di Lukaku, certo, ma è arrivato McTominay che compensa.