Juve, tutto sul Friburgo: sorpresa in Bundesliga, la stella è il “nostro” Grifo

La squadra di Streich, imbattuta in Europa, nel campionato tedesco è in zona Champions. Occhio all’azzurro e al centravanti austriaco Grigoritsch

Sarà Juventus-Friburgo agli ottavi di finale di Europa League. I bianconeri partono favoriti, se non altro perché possono contare su una rosa che ha più esperienza in campo internazionale. Ma attenzione al percorso della formazione di Christian Streich, costruita attorno a una stella italiana, Vincenzo Grifo, attualmente quarta forza della Bundesliga e in piena corsa per il titolo tedesco insieme a Bayern Monaco e Borussia Dortmund che hanno solo tre punti in più. Insomma poteva andare meglio ai sorteggi, anche se la squadra di Max Allegri appare sulla carta superiore. Non ci sono precedenti tra le due squadre: la gara d’andata si giocherà all’Allianz Stadium il 9 marzo, il ritorno allo Stade Europa-Park il 16.

Il Friburgo si presenta agli ottavi dell’Europa B dopo aver vinto il girone G, lo stesso in cui il Nantes ha terminato secondo e ha avuto accesso ai playoff per accedere alla fase finale. I tedeschi hanno chiuso il girone da imbattuti, con quattro vittorie nelle prime quattro partite e due pareggi finali con Olympiacos e Qarabag che hanno già salutato la competizione. La formazione di Streich ha mostrato fin qui una buona solidità difensiva, facendo leva sulle qualità di Ginter e Lienhart: i pezzi più pregiati della rosa. Nelle sei gare del girone i tedeschi hanno subito solo tre reti come l’Arsenal (meglio di loro hanno fatto solo Union Berlino e Real Sociedad, che ne hanno subiti solo due). Tredici reti all’attivo: spicca Gregoritsch, il centravanti titolare, autore di tre marcature.

Il 57enne Christian Streich è una delle colonne storiche del Friburgo. Siede sulla panchina della prima squadra dal 2011, ma era già nello staff tecnico dal 2006 e prima ancora aveva guidato la formazione Primavera del club per diversi anni. Di fatto l’ex centrocampista ha cominciato qui la carriera da allenatore, nella stessa società in cui ha cominciato e concluso il percorso da calciatore. Anche lo staff è composto da collaboratori storici, quasi tutti di estrazione locale. C’è un italiano nell’area scouting: si tratta di Carlo Curcio, osservatore trapiantato ormai da diversi anni nel calcio tedesco.

Plusvalenze Juventus, sentito anche Mandragora: sotto la lente l’operazione con l’Udinese

La Procura di Torino ha ascoltato il centrocampista, ora alla Fiorentina, il padre e il vice presidente dei friulani Campoccia: non indagati, sono stati ascoltati come persone informate sui fatti

La Procura di Torino ha posto la lente sull’intreccio di mercato che ha coinvolto la Juventus e l’Udinese per i trasferimenti di Rolando Mandragora, nell’ambito dell’inchiesta Prisma. Ieri sono stati chiamati a dare la loro versione il centrocampista (l’estate scorsa venduto alla Fiorentina a titolo definitivo), suo padre (che all’epoca gli faceva da agente) e il vice presidente dell’Udinese Stefano Campoccia: nessuno di loro è iscritto all’elenco degli indagati, sono stati ascoltati solo come persone informate sui fatti.

L’indagine a carico della Juve e dei suoi ex dirigenti è chiusa: si tratta di contestazioni suppletive che possono svolgere i pm tra la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 27 marzo. I magistrati Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Ciro Santoriello vorrebbero fare chiarezza su eventuali retroscena legati a una mail (datata 10 luglio 2020) in cui si faceva riferimento a “30 milioni più agenti” per calcolare i debiti nei confronti di altri club. Nel caso di Mandragora, l’Udinese aveva comprato il calciatore nel 2018 per 20 milioni, ma la Juve (che dal trasferimento aveva realizzato una plusvalenza di 13 milioni e 700 mila euro) aveva riservato per sé il diritto di “recompra”: in quel periodo si trattava di una promessa anche in quota nazionale. Il centrocampista rimediò un brutto infortunio il 23 giugno 2020, la Juve decide di mantenere comunque il controllo ricomprandolo (il 3 ottobre) grazie all’opzione fissata in precedenza per 10 milioni più bonus, girandolo nuovamente al club friulano in prestito.

La serata di Buffon, dagli insulti dei tifosi dell’Inter alla fotografia con Onana

Durante la partita di Coppa Italia il portiere degli emiliani è stato bersagliato dagli spettatori nerazzurri per il suo passato alla Juventus. Il campione del mondo del 2006 ignora però le provocazioni e pensa al campo: “Oggi più che mai, forza Parma”

Certe rivalità non si scordano con un cambio di maglia. Gianluigi Buffon ha fatto la storia della Juventus e la sua immagine, nonostante ora difenda i pali del Parma che lo lanciò a inizio carriera, resterà per sempre legata ai colori bianconeri. Anche per questo, durante la partita di Coppa Italia contro il Parma, alcuni tifosi dell’Inter lo hanno bersagliato con cori e frasi non esattamente lusinghiere in più momenti dell’ottavo di finale. “Uomo di m…” e giù di lì, per intenderci.

La prestazione dello stesso Buffon, non impeccabile ma sublime in un paio di occasioni, ha anche stimolato il tifo nerazzurro che per un’ora e mezza ha visto i propri attaccanti aggirarsi dalle parti di un portiere 44enne senza riuscire a bucarlo. A ogni modo la più che ventennale esperienza – spesso – insegna ai calciatori a ignorare le provocazioni, che in una certa misura fanno parte del gioco. E quindi, nella notte, le sue parole spese sui social network sono andate oltre agli insulti del Giuseppe Meazza e si sono concentrate sul calcio giocato: “Abbiamo lottato per inseguire un sogno. Abbiamo dato davvero tutto quello che avevamo, ma purtroppo non è bastato. Perdere dispiace sempre, ma serate come queste non possono che farci capire il nostro reale valore. Grazie a tutti coloro che ci hanno spinto fino al 120esimo! Oggi più che mai, Forza Parma”. A fine partita, peraltro, Buffon ha posato per una foto con il collega André Onana, a maglie scambiate, che poi l’ha condivisa con orgoglio sul proprio profilo.

La Juve: “Gianluca, quel tuo pianto nella notte di Champions era il nostro”

Il club bianconero saluta il suo campione e racconta: “Siamo stati con te da sempre: da quando arrivasti nel 1992 e fu amore a prima vista”

La Juventus ha celebrato Gianluca Vialli con un messaggio di cordoglio e ricordo pubblicato sui suoi canali ufficiali. Un messaggio che inizia così: ” Che tristezza infinita, Gianluca. Oggi, 6 gennaio 2023, arriva la notizia che speravamo di non ricevere mai.

Ci lascia un campione, anzi, una leggenda, un grande uomo, un pezzo di noi e della nostra storia. Siamo stati con te da sempre, Gianluca: da quando arrivasti nel 1992 e fu amore a prima vista. Eri uno dei primi tasselli di una Juve che sarebbe tornata, proprio con te, in cima all’Europa. Di te abbiamo amato tutto, ma proprio tutto: il tuo sorriso, il tuo essere contemporaneamente campione e leader, in campo e in spogliatoio, il tuo essere adorabilmente guascone, la tua cultura, la tua classe, che dimostrasti fino all’ultimo giorno in bianconero”.

La Juve passa dunque in rassegna le tappe che hanno caratterizzato l’avventura di Vialli in maglia bianconera: “I nostri momenti più belli di quegli anni portano inevitabilmente a qualcosa che ti racconta: quell’esultanza, alla rimonta completata contro la Fiorentina nel 1994, quando tutto lo stadio era avvolto da un boato e tu no, prendesti la palla e dicesti “andiamola a vincere”. E sappiamo come andò a finire. Quella Coppa, che alzasti al cielo in una notte tiepida di Roma, intervallando con quell’attimo infinito un pianto dirotto che iniziò al momento del rigore decisivo. E quel pianto era il nostro: dolcissimo, inarrestabile”.

Rabiot: “Questo Mondiale può aiutarmi, sono all’ultimo anno alla Juve…”

Dal ritiro con la Francia ai Mondiali, il centrocampista lancia un messaggio ai bianconeri sul rinnovo.

Dal ritiro della Francia a Doha in vista dell’inizio del Mondiale, Adrien Rabiot parla anche del suo futuro e manda un chiaro messaggio alla Juve sul rinnovo.

 Il centrocampista francese ha il contratto in scadenza a giugno 2023: “Il 2018 è stato una grande delusione, ho lavorato tanto per essere qui. Non la prendo come una vendetta ma come un’opportunità per potermi esprimere, ho la possibilità di essere titolare in una competizione simile. Questo Mondiale può aiutarmi contrattualmente, sono all’ultimo anno alla Juventus“.

Rabiot al momento non pensa al futuro, è concentrato al 100% sul Mondiale: “Io e il club non abbiamo fretta, c’è serenità e avremo tempo per soppesare ogni possibilità”, aveva detto qualche giorno fa il francese. In estate è stato molto vicino all’addio alla Juve ma ora è uno dei titolarissimi di Allegri. La madre-agente del centrocampista non ha chiuso alla possibilità di un rinnovo anche se il club punta comunque ad abbassare il monte ingaggi: Rabiot guadagna 7 milioni netti a stagione. Ora le parole da Doha che aprono a nuove situazioni. 

Allegri: “Bisogna compattarsi più di prima. Il ritiro non è una punizione…”

Il tecnico bianconero alla vigilia del derby: “Il presidente ci ha dato la carica, per uscirne bisogna fare le cose semplici e ordinate. Non basta una partita ma bisogna fare risultato”

Possiamo non chiamarla ultima spiaggia, ma molto gli assomiglia. La Juventus arriva al derby nella peggiore condizione possibile, per la classifica (13 punti, peggior risultato dopo 9 giornate dai 12 del 2015-16, quando la Signora vinse comunque lo scudetto) e per il morale, dopo la disfatta di Champions in Israele. In più i bianconeri non hanno ancora mai vinto in trasferta. La Juventus è in ritiro da ieri mattina, una reunion di squadra voluta da tecnico e società per cercare di ricompattare il gruppo. La partita di domani pomeriggio contro il Torino dirà se è servito a qualcosa.

“Il derby è una partita sentita da parte di tutti, ma sarà anche molto difficile. Dovremo stare corti e lavorare di squadra per cercare di ottenere un risultato positivo. Con la squadra ci parlo tutti i giorni, il ritiro non era una punizione per stare insieme e per fare doppi allenamenti oltre a ridare ordine perché quando mancano i risultati si tende a vedere tutto più nero”. Ritiro che sarebbe dovuto iniziare subito dopo il rientro da Haifa e che invece è stato posticipato alla mattina successiva. Per Allegri nessun giallo: “Ho parlato con la squadra all’arrivo e gli ho detto che potevano andare a casa. I ragazzi non hanno mai chiesto di non fare il ritiro perché conosciamo tutti il momento, siamo concentrati nel volerci tirare fuori da questa situazione che sicuramente non è bella. Non basterà una partita ma dobbiamo cominciare a fare risultati”.

Quanto agli obiettivi da raggiungere, il tecnico non si sbilancia più, sebbene a inizio stagione parlasse apertamente di scudetto: “Gli obiettivi sono sempre gli stessi, siamo in ritardo in campionato perché abbiamo pagato la settimana tra la Salernitana e il Monza ma abbiamo tutto il tempo per recuperare. Alla Champions penseremo dopo la partita con l’Empoli”.

Allegri studia l’attacco della Juve a San Siro: Milik e Kostic a servizio di Vlahovic

In assenza di Di Maria, Max ha scelto il suo piano anti-Milan: sarà 4-4-2 per provare a portarsi a -1

La Juventus va all’attacco. Dopo i tre gol al Bologna e al Maccabi Haifa, si sale di livello: domani i bianconeri dovranno dimostrare di aver svoltato definitivamente vincendo in casa del Milan. Senza la magia dello squalificato Angel Di Maria, protagonista a suon di assist in Champions, tocca a Dusan Vlahovic trascinare la squadra di Massimiliano Allegri. Il centravanti serbo non ha mai segnato a San Siro, ma il momento sembra quello giusto per aggiungere un nuovo stadio alla collezione.

DV9, superato un settembre complicato con zero gol in 4 partite, nell’ultima settimana ha cambiato marcia. Come direbbero Van Nistelrooy e Gonzalo Higuain: Dusan ha strizzato il tubetto del ketchup. Già, segnato un gol, non ci si ferma più. Un po’come quando la salsa di pomodoro esce senza freni. Vlahovic, dopo aver ritrovato la rete con la Serbia esultando in faccia a Erling Haaland,non si è più fermato. Prima il timbro contro il Bologna, poi il bis con il Maccabi Haifa. Tre gol in una settimana tra Nazionale, campionato e Champions. Sarebbero potuti essere anche di più visto che Vlahovic stesso mercoledì ha abbandonato l’Allianz Stadium arrabbiato per non aver concretizzato al meglio alcune occasioni. Tutti stimoli per domani, dove servirà la miglior versione del numero nove bianconero – 6 gol in 10 gare finora – per aggiungere un altro mattoncino all’operazione rimonta studiata da Allegri.

In attesa dei lungodegenti Federico Chiesa (già parzialmente in gruppo) e Paul Pogba (il francese sogna di rientrare entro fino mese), in Champions si è infortunato Mattia De Sciglio. Gli accertamenti hanno evidenziato una “lesione di medio grado del retto femorale della coscia destra”. Per il terzino rientro previsto in 20-30 giorni. Una carta in meno per San Siro, dove la Juve proverà a portarsi a -1 dalla squadra di Pioli. Perché è vero, come recita la teoria del tecnico juventino, “che siccome negli scontri diretti può succedere di tutto, per vincere lo scudetto è fondamentale conquistare punti nelle altre gare”. L’esperienza della scorsa stagione, però, dimostra che gli incroci con le big pesano. Basti pensare ai rimpianti della Juve per la sconfitta contro l’Inter. L’ultima di tante bruciature nelle sfide d’alta quota del 2020-21. Appena un punto conquistato contro i nerazzurri, contro l’Atalanta e contro il Napoli.

Fiducia a tempo? Ottobre amico: Juve, le partite per rimettere in piedi la stagione

Alla ripresa, di fronte un mese in cui il Milan è l’unica squadra in lotta scudetto sul cammino bianconero. In mezzo all’urgenza di provare a rimettersi in corsa in Champions

Fiducia a tempo, ha sancito la telefonata di Agnelli ad Allegri all’indomani del naufragio di Monza. Tempo significa partite, da capire quante: il quante dipenderà dal come ma un nuovo check point è evidentemente la sosta per il Mondiale di novembre. Da qui ad allora la Juventus è attesa da 12 partite in 40 giorni circa di apnea. Un calendario che per la Signora nei suoi abiti, quelli disegnati sulla carta, permetterebbe di considerare ancora la stagione aperta.

Già, sulla carta, perché la realtà dei fatti dice che fin qui la Juventus ha buttato via l’assist di un calendario di inizio stagione alla portata. In parte per le avversarie, perché Samp e Monza (1 punto in due partite!) sono due delle ultime tre squadre in classifica, Spezia e Salernitana erano a loro volta partite con l’obiettivo salvezza e le partite sulla carta più impegnative dovevano essere quelle con la classe media di Fiorentina e Sassuolo col picco di difficoltà della Roma (attualmente sesta). Per cui ogni disquisizione sulla difficoltà dei prossimi impegni vale fino a un certo punto, ma è oggettivo che in campionato nel mese di ottobre l’unica pretendente allo scudetto da sfidare è il Milan, sabato 8 a San Siro, in mezzo alle partite con Bologna, Torino, Empoli e Lecce fino a fine mese. Una sequenza che, con un paio di scogli sicuramente più a rischio, in altri tempi sarebbe sembrata amica per una risalita.

Juve mai partita così male in Champions: ora rischia di doverle vincere tutte

Nel caso peggiore la quota per il passaggio del turno potrebbe salire a 12 punti. Ma in ogni caso i bonus sono finiti e servirà fare risultato al ritorno col Psg e in casa col Benfica con cui si è appena perso

Aver perso le prime due partite stagionali di Champions League, un evento unico nella storia del club secondo le rilevazioni Opta, mette oggi la Juventus nella complessa situazione di trovarsi a -6 dal passaggio del turno. Ovvero sei punti di distanza da entrambe le rivali dirette, Psg e Benfica, con in più lo scontro diretto al momento a sfavore e da ribaltare. Se Allegri aveva detto sin dal sorteggio che sarebbe stato col Benfica che si sarebbe giocato il passaggio del turno, adesso averci perso, e oltretutto averlo fatto in casa, cambia le carte in gioco, complicando evidentemente la situazione.

Quando si è espresso sull’argomento, Allegri ha fissato la quota qualificazione per il passaggio agli ottavi a 10 punti. Il problema è che per come si sono messe le cose adesso la Signora rischia di aver bisogno di vincere tutte e quattro le partite per rimettersi in corsa. Non impossibile (l’anno scorso ne vinse cinque su sei, per poi uscire agli ottavi…) ma al momento un atto di fede per una squadra che è partita perdendone due su due. In sintesi: lo scenario peggiore è che Psg e Benfica, oltre a battere il Maccabi Haifa, si prendano una vittoria ciascuno nella doppia sfida tra loro. Andrebbero così entrambe a 12 punti, la quota che la Juventus può raggiungere solo vincendo tutte e quattro le rimanenti partite.

Il corollario è che, se anche questo caso peggiore non si materializzasse, e dunque mantenendo l’obiettivo della quota 10 nel caso in cui Psg o Benfica perdessero punti per strada, la Juventus è comunque in una situazione in cui apparentemente non può più permettersi di perdere una sola partita.  L’ultima volta fuori dagli ottavi di Champions fu nel 2013-14, l’ultimo anno con Antonio Conte.

Juventus, contro il Benfica out Alex Sandro, Locatelli e Rabiot

Ibianconeri, scesi in campo in mattinata per la rifinitura in vista del Benfica, hanno ritrovato Angel Di Maria: l’esterno argentino verrà convocato, ma è da escludere un suo impiego dal primo minuto. Assenti Alex Sandro, per un problema all’adduttore, Locatelli e Rabiot.

Vigilia di Champions League per la Juventus, che mercoledì alle 21 scenderà in campo contro il Benfica per la seconda gara del gruppo H. I bianconeri, che dopo la sconfitta di una settimana fa contro il Paris Saint Germain devono cercare di conquistare i tre punti, martedì mattina sono tornati ad allenarsi per la rifinitura. Sia Manuel Locatelli che Adrien Rabiot non si sono allenati: entrambi i centrocampisti sono alle prese con dei problemi muscolari e non saranno a disposizione di Allegri per il match contro i portoghesi.

Regolarmente in campo, invece, Angel Di Maria: l’esterno argentino è stato assente negli ultimi due impegni della Juventus contro il PSG e in campionato contro la Salernitana, ma in mattinata ha preso parte alla rifinitura. El Fideo sarà convocato ma è da escludere un suo impiego dal primo minuto: “Vediamo quanti minuti ha nelle gambe – ha dichiarato Allegri – ma è a disposizione. Tra gli assenti figura anche Alex Sandro, che ha avuto problemi all’adduttore: “Vediamo se sarà recuperabile per la gara contro il Monza”, ha specificato l’allenatore bianconero. 

Con le diverse assenze a centrocampo Allegri potrebbe riproporre il 3-5-2. In porta ci sarà ovviamente Mattia Perin, mentre il terzetto difensivo sarà composto da Bremer, Bonucci e Danilo. Sulla corsia di destra agirà Cuadrado, su quella opposta Kostic. A centrocampo ci saranno McKennie, Paredes e Miretti, mentre la coppia d’attacco sarà composta da Milik e Vlahovic.