Non solo Alisson e Bernardo Silva: da Lewandowski a Kim, chi sono gli altri big nel mirino della Juve

I bianconeri preparano un “mercato ambizioso” e puntano a giocatori di esperienza e personalità soprattutto a centrocampo e in attacco

“Bernardo Silva e Alisson? Io non faccio nomi, ma la Juve ha sempre il fascino per attirare i campioni”. A pochi giorni dal rinnovo di contratto di Luciano Spalletti, Damien Comolli conferma la volontà dei bianconeri di dare vita a un mercato ambizioso, che inserisca in rosa giocatori di personalità e provata esperienza internazionale, per riportare la squadra alla lotta di vertice. Ma, oltre al brasiliano e al portoghese, quali sono gli altri giocatori nel mirino della dirigenza juventina?

I ruoli principali da rinforzare, nelle convinzioni di allenatore e società, sono senza dubbio centrocampo e attacco. Oltre al 31enne portoghese del Manchester City, nel mirino juventino c’è da tempo un altro svincolato di lusso: Leon Goretzka del Bayern. La concorrenza è foltissima, dall’Arsenal al Milan. Il sogno resta quello di Sandro Tonali, ma la valutazione di quasi 100 milioni che ne fa il Newcastle rende complicato impostare anche solo una base di trattativa. In alternativa, c’è un fedelissimo di Spalletti: quello Stanislav Lobotka che proprio l’attuale allenatore della Juve ha costruito come regista del Napoli dello scudetto e che, con il contratto in scadenza nel 2027 e un rinnovo in salita, potrebbe lasciare il club di De Laurentiis nella prossima estate. 

Dopo il fallimentare arrivo di Jonathan David e Lois Openda nella scorsa estate, anche l’attacco della Juve verrà profondamente rinnovato. In attesa di definire l’eventuale rinnovo di contratto di Vlahovic, la dirigenza bianconera ha mosso i primi passi in direzione di Robert Lewandowski, cui ha fatto sentire dal vivo il suo interesse durante la semifinale dello spareggio Mondiale tra Polonia e Albania. Il polacco, con il contratto in scadenza a giugno con il Barcellona, ha una proposta di rinnovo dai blaugrana per un solo anno e nettamente al ribasso, oltre a offerte milionarie da Arabia Saudita ed Mls. 

Juve, niente Udinese per Vlahovic: la convocazione salta all’ultimo

Cattive notizie per Spalletti: i bianconeri dovranno fare ancora a meno dell’attaccante per la prossima trasferta.

Cattive notizie per Spalletti: Vlahovic non è pronto, per questo resterà ancora fuori dai convocati della Juve per la trasferta di Udine. L’attaccante sembrava prossimo al ritorno in campo, dopo aver svolto gli ultimi allenamenti con il gruppo: il responso alla vigilia è stato negativo, il numero 9 deve allungare ancora lo stop.

Vlahovic si è fermato a fine novembre, rimediando una lesione di alto grado della giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore lungo sinistro: si è sottoposto a intervento a Londra, per poi fare un periodo di allenamenti individuali in Serbia. L’attaccante si è ripresentato alla Continassa a inizio febbraio, cominciando la riatletizzazione con i preparatori del club: ha bruciato le tappe rispetto al recupero previsto per fine marzo, ma al test finale pre Udinese ha riferito evidentemente di non sentirsi ancora al 100% per la spedizione.

Quest’anno i granata possono vantare un record interessante: nessuna squadra ha segnato più reti in seguito a contropiede (sette, al pari di Juventus ed Hellas Verona) nel campionato in corso. Quindi spazio agli sprint di Obrador, che ha già trovato l’assist ed è utile anche in chiave modificatore. Davanti, Zapata potrebbe segnare in due gare consecutive all’Olimpico Grande Torino per la seconda volta in maglia granata. Il colombiano ha realizzato quattro gol contro il Parma in Serie A ed è davanti a tutti i suoi compagni di squadra come gol attesi nei 90 minuti (0,44 xG a partita). Anche dalla panchina rimane una scelta interessante. Tra gli uomini di Cuesta scegliamo Strefezza, sempre pericoloso in queste prime uscite con i ducali ma ancora senza bonus nonostante i tanti tiri già effettuati (11 tiri, -0,41 xG).

Juve, David è sempre più un caso. Se Spalletti deve inventarsi Yildiz centravanti

Il canadese non segna da oltre un mese e il Pisa lo annulla nel corpo a corpo: l’ingresso di Boga, acquisto azzeccato, e lo spostamento al centro dell’asso turco hanno svoltato la gara.

Le due facce della Juve: David e Boga. Il primo sempre più in crisi, il secondo in crescita e brillante al punto di cambiare il match: Spalletti non ci ha pensato due volte a lasciare il canadese nello spogliatoio all’intervallo e puntare sul francese, pescato dal mercato a gennaio come jolly per circostanze simile a quelle di Juve-Pisa. Spalletti voleva un centravanti e non ha cambiato idea (attende il rientro di Vlahovic già a Udine), ma nel frattempo si è inventato Yildiz falso nove e per rompere il ghiaccio con il Pisa ha dovuto fare a meno di Iceman. 

David va a fasi alterne. Lavora molto per la squadra, ma non sempre basta: il Pisa nel primo tempo ha difeso bene, corpo a corpo, annullandolo nei pochi tentativi sotto porta. Il suo digiuno dal gol ha scollinato il mese, l’ultimo gol risale a quella di Parma del primo febbraio. Senza la possibilità di avere un riferimento che capace di tenere palla nell’area avversaria, Spalletti ha deciso di stravolgere la Juve spingendo di più sulle fasce: con il neoentrato Boga all’opposto di Conceiçao e McKennie a rimorchio di Yildiz puntale centrale. L’interpretazione del francese ha premiato la scelta, al di là della quarta marcatura messa a segno a tempo scaduto: l’ex Sassuolo ha messo in seria difficoltà la retroguardia del Pisa, facendo sfigurare anche l’esperto Cuadrado (preso di mira dai tifosi della Juve) messo lì da Hiljemark per controbattere alla mossa di Spalletti. 

Juve, il mercato non è chiuso: caccia ai parametri zero, tutti i nomi di Comolli

I bianconeri inseguono altri colpi alla David: contatti avviati per Senesi e Celik, ma il vero sogno è a Manchester.

Altro che mercato chiuso. In casa Juve si lavora ad alta intensità per continuare a sviluppare il progetto anche in prospettiva, badando a tutte le esigenze tecniche e alle disponibilità economiche. Alla Continassa è cominciata la cernita dei giocatori che possono firmare subito per la prossima stagione, avendo il contratto in scadenza a giugno. Partendo ovviamente da quelli che sono già in casa, da McKennie a Vlahovic: il primo ha raggiunto un’intesa di massima per allungare il soggiorno sotto la Mole, il secondo è atteso nel finale di stagione per eventuali riflessioni.

La prima ricerca della Juve è calibrata su un centrale di difesa mancino. Uno che possa giocarsi il posto con Kelly e tenere alto il livello di competitività in quella zona di campo. La lente si è fermata sopra Marcos Senesi, che al 30 giugno terminerà il contratto con il Bournemouth. L’argentino può fare al caso della Juve, anche se la concorrenza per lui non sarà banale: gli uomini della Continassa potrebbero assicurarselo per un un ingaggio tra i 3 e 5 milioni. C’è già il gradimento del calciatore alla destinazione: alla Continassa ci sperano molto.

Nel ballottaggio con Oscar Mingueza, in scadenza allo Celta Vigo, la Juve sembra preferire Zeki Celik. Alcuni motivi sono banali: il calciatore in uscita dalla Roma è già ben inserito in Serie A, la conosce a fondo e ha dimostrato di poterci fare la differenza. Poi c’è l’aspetto economico che fa sponda: attualmente guadagna 2 milioni a stagione, più che alla portata dei bianconeri. Che seguono con interesse anche le statistiche: precisione passaggi dell’83,8% e buona percentuale di duelli aerei vinti (58,1%). L’esperienza del classe 1997 completa il quadro per i pareri positivi.

Juve, un terzino a parametro zero per l’estate: Celik il preferito, alternativa Mingueza

Spalletti contro il Napoli ha utilizzato Kostic nel ruolo, intanto il club studia un rinforzo per gennaio.

La Juve cerca un terzino destro. Joao Mario è stato bocciato e non ha speranze di essere ripescato nei ragionamenti per il futuro: Spalletti contro il Napoli ha proposto un inedito Kostic a destra per evitare di coinvolgere il portoghese, che è evidentemente fuori dai giochi anche in caso di mancata cessione a gennaio. Alla Continassa piuttosto studiano il piano per l’estate, con buone possibilità che il prescelto arrivi a zero: il nome che avanza è quello di Celik, che a giugno saluterà la Roma. Le quotazioni del turco sono in rialzo, anche se regge la pista Mingueza, in scadenza con lo Celta Vigo. 

Celik è balzato in alto alla lista dei preferiti perché conosce la Serie A e non avrebbe alcuna necessità di ambientarsi, a differenza di Mingueza che sarebbe un salto nel buio come Joao Mario l’estate scorsa. L’esperienza negativa col nazionale portoghese condiziona abbastanza: la Juve pensava di aver fatto la scelta migliore nello scambio con Alberto Costa, ma si è resa conto in fretta di aver sbagliato un rigore a porta libera. L’esterno in uscita dalla Roma è poi due anni più grande dello spagnolo: conta anche il fattore esperienza, considerato che in questa fase il club sta provando a consolidare la rosa e di giovani in rampa di lancio ne ha già abbastanza.

La Juve sta facendo la cernita delle occasioni a parametro zero per non appesantire il bilancio con gli acquisti, avendo anche diversi ingaggi da scaricare. Su tutti quello di Vlahovic, al suo ultimo anno di contratto come Mckennie e Kostic: magari per qualcuno si aprirà un dialogo per il rinnovo, ma in linea di massima l’intenzione è quella di ricalibrare l’organico. Le occasioni a zero vengono valutate anche in altre zone del campo: non un caso che per la difesa stia montando la candidatura di Senesi, che ora è al Bournemouth ma sarà libero dalla prossima estate. Alla Continassa ipotizzano per l’estate prossima un paio di colpi a effetto, per i quali serviranno tante risorse: ecco perché il mercato dei parametri zero può dare una grande mano per compensare i carichi a bilancio.

Thuram: “Amo la Juve, io mai all’Inter. E non vorrei mio fratello a Torino”

II francese, sempre più insostituibile. “Con mio fratello Marcus giochiamo insieme in Nazionale, basta così”

“Da piccolo ho conosciuto tanti grandi giocatori in salotto. Penso a Vieira, Henry o Tudor, che regalò a me e a mio fratello un robot bellissimo. Antonio Conte non me lo ricordo, ma papà mi ha parlato tanto di lui e della sua personalità da Juve”. Stasera Khephren Thuram ritroverà l’ex compagno del padre nella nuova “casa”, l’Allianz Stadium, ma sulla panchina del Napoli. La sfida contro i campioni d’Italia può rilanciare o frenare del tutto la corsa dei bianconeri in campionato.

“Paura? Non si può avere nel calcio, abbiamo una squadra e un allenatore di qualità e alla Juve bisogna vincere”. Thuram ha le spalle larghe e il solito sorriso, marchio di famiglia e del fratello interista Marcus: “Quando papà si è trasferito dalla Juventus al Barcellona, lo accompagnavamo spesso all’allenamento. Messi era un ragazzino già fortissimo e una volta ha regalato un paio di scarpe da calcio a Marcus. Ronaldinho, oltre che fenomenale con la palla tra i piedi, era gentile e sempre solare. Io e mio fratello abbiamo preso un po’ il suo sorriso. La vita è bella e bisogna ridere”. 

“Non mi viene in mente, sono sincero. I nostri genitori hanno dato tanto amore a me e Marcus, ma senza viziarci. Non mi sono mai sentito raccomandato, solo fortunato. Il privilegio non è essere figlio di Lilian Thuram, ma avere un papà che mi vuole tanto bene”. 

“Mi ha detto bravo, ma subito dopo mi ha spiegato le situazioni in cui mi sarei potuto comportare meglio. Cose tra noi, segreti tra padre e figlio”. 

“No, mai: di nessun giocatore. Al video analizzo i miei movimenti con Michele, un assistente di Spalletti. Alla Juventus ogni minuto è importante, anche quando mangi. In Italia, ad esempio, ho imparato a non mettere il parmigiano sul pesce come in Francia”. 

Mateta aspetta la Juve, ma resta la distanza col Crystal Palace. E avanza En-Nesyri

Gli inglesi chiedono 40 milioni per il centravanti francese e c’è pure il nodo delle commissioni per gli agenti. Per il marocchino, invece, la trattativa sarebbe più semplice

Jean-Philippe Mateta aspetta la Juve, ma con il passare dei giorni l’affare si complica. Così, avanza forte la candidatura di Youssef En-Nesyri. La Juve continua a sondare il mercato alla ricerca di un centravanti da regalare a Spalletti, ma deve fare i conti con le alte richieste del Crystal Palace e degli agenti del francese. Ecco perché, nelle ultime ore, i dirigenti bianconeri hanno iniziato a virare le proprie attenzioni sul marocchino del Fenerbahce: non il preferito, ma un affare che potrebbe concretizzarsi a condizioni più semplici.

La trattativa tra la Juve e il Crystal Palace è ferma all’ultima offerta del club bianconero, forte dell’accordo già raggiunto col giocatore, di un prestito con riscatto obbligatorio in caso d’Europa per complessivi oltre 30 milioni più bonus. Gli inglesi, al momento, non si schiodano dalla richiesta di 40 milioni, anche perché in questa sessione di mercato hanno già ceduto Marc Guehi al Manchester City per 20 e quindi non hanno necessità di fare cassa. In più, resta il nodo delle ricche commissioni richieste dagli agenti dell’attaccante francese alla Juve. Mateta è disposto ad attendere i bianconeri, ma, in questa fase di stallo, En-Nesyri sta guadagnando posizioni.

L’attaccante marocchino, che Mourinho aveva portato in Turchia nel  2024 per 19,5 milioni dal Siviglia, ha perso spazio al Fenerbahce per l’arrivo di John Duran nell’estate scorsa e cerca un club dove giocare con continuità per disputare i Mondiali con la sua nazionale. Il club turco ha meno pretese rispetto al Crystal Palace, perché sarebbe disposto a cedere il centravanti anche in prestito con diritto di riscatto, con ingaggio (4 milioni netti da qui a fine stagione) a carico della società acquirente. Su En-Nesyri, però, c’è una forte concorrenza (del Napoli su tutte). Ecco perché affrettare i tempi potrebbe facilitare l’operazione.

La Juve è bruttina, ma vince anche a Pisa: Spalletti scala la classifica, ora è secondo

I bianconeri soffrono tantissimo la squadra di Gilardino, che colpisce una traversa e un palo. Nella ripresa la svolta con l’ingresso di Zhegrova e David: a segno Kalulu e Yildiz

Una notte a un passo dalla vetta: una zampata di Kalulu, un gol nel recupero di Yildiz e la possibilità di contare su 2 gare in più rispetto alle avversarie impegnate la scorsa settimana in Supercoppa permettono alla Juve di tornare a respirare area di altissima classifica. La squadra di Spalletti vince per 2-0 a Pisa e si issa a -1 dall’Inter, alla pari con il Milan secondo.

Il tecnico juventino stavolta la vince dalla panchina, indovinando le mosse David e Zhegrova nell’ultima mezz’ora, e adesso può guardare con più serenità al futuro: aveva preso la squadra a-3 dal quarto posto e a -8 dal primo, ora, male che andrà, a classifica completa sarà a -1 dalla Roma quarta. Ma sono momento (terza vittoria consecutiva in A, settima nelle ultime 8 tra tutte le competizioni) e calendario (Lecce, Sassuolo, Cremonese e Cagliari i prossimi impegni) ad alimentare sogni inattesi tra i tifosi bianconeri. 

Il Pisa è aggressivo e insidioso e, dopo aver stuzzicato la Juve con una punizione di Angori deviata due volte e finita fuori di poco, torna a litigare con i centimetri: al 60’ è Tramoni a colpire, di testa, il palo pieno. Spalletti corre subito ai ripari e inserisce Zhegrova e David per Locatelli e Openda, con Koopmeiners abbassato in regia, e dimezza il conto dei legni al 64’: Kelly si inserisce in area sulla sinistra e calcia forte e teso, trovando soltanto il palo alla destra di Semper.

È l’inizio di una decina di minuti scarsi di assalto juventino all’area pisana, che dà presto i suoi frutti al 73’, proprio grazie alle mosse dalla panchina: David difende palla sulla trequarti e serve McKennie, che attiva Zhegrova. Il kosovaro imbecca in profondità Cambiaso, che crossa teso e trova l’inserimento in area piccola di Kalulu: il difensore dà il là a una carambola con Calabresi, che mette il pallone alle spalle di Semper.

Yildiz, non solo uno stipendio da top: per restare vuole una Juve da corsa

Per prolungare il contratto il numero 10 vuole essere il giocatore più pagato della rosa e lottare per vincere.

La storia di Kenan Yildiz alla Juve è cominciata per uno sgarbo di mercato. Nell’estate del 2022 il Bayern Monaco decise di affondare il colpo per portare in Germania Manuel Pisano. Attaccante del 2006, già nel giro delle nazionali giovanili azzurre di quel periodo: una promessa.

L’ex direttore sportivo dei bavaresi, Brazzo Salihamidzic, aveva appena concluso l’operazione De Ligt e – imbeccato in quei giorni dall’ex compagno di squadra Simone Pepe, ora agente – si era ritrovato sulle tracce della prima punta in scadenza di contratto con la Juve. Nelle regole non scritte del calcio, soprattutto fra top club, i tedeschi avevano mancato di rispetto alla Juve, che reagì presto trovando una situazione simile sul fronte opposto. Matteo Tognozzi, in quel periodo capo scouting del club, portò la candidatura di un giovane del 2005 in rampa di lancio e sotto contratto con Adidas dall’età di 9 anni.

Pisano oggi è un tesserato del Como, le sue ultime apparizioni le ha fatte in Primavera 2 e punta la scalata cercando sponda in Serie C a gennaio. Mentre Yildiz, che la terza serie l’ha fatta per qualche mese grazie alla Next Gen fino a un paio d’anni fa, oggi è il gioiello prezioso che la Juve custodisce in prima squadra. Il presente e il futuro, anche se i discorsi di prospettiva in questo momento sono congelati. Nella lista delle priorità del nuovo direttore sportivo Marco Ottolini, la situazione del 10 sarà in cima da subito.

L’ex Genoa conosce molto bene Kenan, avendo fatto parte di quel gruppo di lavoro che lo portò a Torino. Ora, però, bisogna trattenerlo e per questo servirà uno sforzo in più per convincerlo: non è solo una questione economica. Yildiz e la Juve hanno sempre trovato un punto di visione comune: sgarbi, tra loro, non ce ne sono mai stati e – stando a quello che si sono promessi anche negli ultimi confronti – non dovranno essercene. Ma occhio agli imprevisti. Idolo Il turco ha bisogno di chiarezza sulla Juve che sarà, prima di tutto. Ecco perché la trattativa sul rinnovo si è fermata da alcune settimane, rimandando qualsiasi evoluzione in primavera.

Difesa a 4 e movimento “a fisarmonica”: la Juve di Spalletti prende forma

Dopo un mese dal debutto, contro l’Udinese in Coppa Italia si è visto per la prima volta il sistema difensivo che ha in testa il tecnico toscano

Primi vagiti di una rivoluzione. Quasi esattamente un mese (e sette partite) dopo il debutto di Luciano Spalletti sulla panchina della Juve, nella gara di Coppa Italia vinta contro l’Udinese si è iniziato a vedere un primo abbozzo di quella difesa a quattro che per molti sarebbe stato l’approdo naturale del tecnico toscano. Così, d’altronde, aveva vinto a Napoli, così aveva riportato la Roma prima (salvo poi convertirsi al 3-4-2-1) e l’Inter poi in Champions, così aveva conquistato la Russia con lo Zenit e i primi trofei della sua carriera nella Capitale. Così, era opinione comune, sarebbe arrivato a fare anche a Torino e l’esperimento visto contro i friulani sembra andare in quella direzione.

Schierando Kalulu, Gatti, Kelly e Cabal, Spalletti ha permesso ai suoi di muoversi “a fisarmonica”, alternando la difesa a tre e a quattro uomini. Una retroguardia, verrebbe quasi da dire, a tre e mezzo, che cambia di impostazione e di interpreti a seconda della salita dell’uno o dell’altro esterno di fascia. “Ci siamo messi a quattro soprattutto in costruzione, si è visto qualcosa”, ha ammesso l’allenatore della Juve a fine gara. Nel concreto, l’ago della bilancia è stato Kalulu, che non a caso è stato lo juventino che ha toccato più palloni (86) e che ha effettuato più passaggi positivi (76). Il suo scivolare largo sulla destra ha permesso a Cambiaso di venire dentro al campo e aiutare in fase di impostazione, con McKennie che faceva la spola tra centrocampo e supporto a David. Quando, invece, a salire era Cabal, col francese che rimaneva più basso, Yildiz poteva spostarsi più verso l’area di rigore, in quella mattonella sul vertice sinistro dell’area da cui può scatenare meglio la sua classe. E, nei rari momenti di Juve schierata a difesa della porta di Di Gregorio, si è visto quasi un 4-4-2, con il turco a ripiegare in fascia a sinistra e l’americano sulla linea del canadese.