Il tecnico vuole blindare i punti fermi: per la Joya e il trequartista sul tavolo c’è un biennale. Pronti per Mancini e Cristante accordi fino al 2029 con opzione al 2030.
Ad attendere in quell’anticamera immaginaria dell’ufficio di Ryan Friedkin, vicepresidente ormai centrale nell’universo Roma, c’è pure lui, Gian Piero Gasperini, che per loro si è speso ed esposto pubblicamente. Oltre quella porta si decideranno cifre, scadenze e soprattutto i destini di alcuni senatori chiave e, in fondo, di un’intera rosa.
Perché Paulo Dybala, Lorenzo Pellegrini e Zeki Celik, i casi emblematici della vecchia guardia in scadenza di contratto, e poi Gianluca Mancini e Bryan Cristante, i fedelissimi di Gasp pronti a legarsi a vita al club, rappresentano i dossier più caldi che il tecnico vorrebbe archiviare in fretta dopo le rispettive firme per dedicarsi poi al mercato in entrata, alle cessioni in chiave Fair play finanziario e al progetto Champions.
Le posizioni dei cinque pilastri giallorossi viaggiano su binari paralleli ma distinti. Eppure hanno in comune proprio la fretta di Gasp di chiudere il discorso, in attesa che si sblocchi allo stesso tempo la situazione del ds in pectore Tony D’Amico, in uscita dall’Atalanta. Il tecnico ha esternato in pubblico il desiderio di ripartire da Dybala, parlando già prima della sfida decisiva di Verona delle volontà delle parti di trovare un accordo e rivelando dopo la conquista della Champions di aver messo in contatto direttamente Paulo con i Friedkin. Una base di accordo sul tavolo ormai da giorni con un potenziale rinnovo biennale in vista: due anni secchi o magari un 1+1, con un’opzione sufficientemente facile di rinnovo anche per la seconda stagione. Magari legata alle condizioni fisiche e atletiche del giocatore (indicato dal club come testimonial ideale per il Centenario): un aspetto, questo, sul quale la società ha anche intenzione di cautelarsi.