Khephren Thuram, il calvario continua. Si opera a Lione, out almeno 4 mesi

Il centrocampista francese soffre per un problema al ginocchio dalla primavera e ha dato l’ok all’intervento: tornerà nel 2027

Nuovo blitz a Lione, ma stavolta non sarà una toccata e fuga. Nelle prossime ore Khephren Thuram raggiungerà la città francese e domani finirà sotto i ferri del luminare Bertrand Sonnery Cottet, lo specialista delle ginocchia che nelle scorse stagioni ha operato Gleison Bremer (crociato e menisco) e Federico Gatti (menisco). Il padre Lilian Thuram, sempre vicinissimo ai suoi due figli (Khephren e l’interista Marcus), sta seguendo i preparativi nei minimi dettagli.

Il chirurgo transalpino ha visitato il centrocampista della Juventus lunedì, consigliandogli l’intervento chirurgico per mettere fine al calvario fisico (sindrome femoro-rotulea) iniziato nel finale dello scorso campionato e mai sparito del tutto nei mesi scorsi nonostante la terapia conservativa e un’estate vissuta ai margini. Thuram ha saltato tutte le amichevoli, è tornato in panchina per la prima di campionato a Frosinone e si è rifermato ai box prima del Parma, quando con lo staff bianconero ha deciso di valutare un nuovo percorso insieme al luminare francese. 

Ascoltato il parere di Sonnery Cottet, di altri professionisti e della famiglia, ieri Khephren ha preso la decisione finale. In questi casi l’operazione per trattare la “condropatia rotulea” – di fatto l’usura della cartilagine che riveste la superficie posteriore della rotula – è in artroscopia. È comunque un intervento al ginocchio. Luciano Spalletti, che non aveva nascosto la preoccupazione nei giorni scorsi, dovrà pazientare almeno quattro mesi prima di riabbracciare il suo mediano.

Tradotto: 2026 già terminato e arrivederci al 2027 per il 25enne juventino. Assenza lunga. O meglio, che si prolunga: la Juventus già da diversi mesi deve convivere con un Khephren a mezzo servizio o proprio indisponibile. Non un fulmine a ciel sereno come quello di Kenan Yildiz, operato lunedì al piede sinistro dopo l’infortunio di Frosinone, ma sempre una perdita pesante. Almeno in parte verrà compensata da Pape Matar Sarr, il rinforzo last minute del centrocampo. L’ex Tottenham, però, difficilmente sarà arruolabile fin da subito. Il senegalese ha appena smaltito un problema muscolare e per questo nell’ultimo periodo non si è praticamente mai allenato con gli Spurs del tecnico Roberto De Zerbi.

Juve, l’incompiuta: panchine girevoli con zero scudetti. E alle porte una nuova rivoluzione

Motta non è più al sicuro: il club rischia ancora una volta di ricominciare daccapo

Un lustro senza lustro: gli ultimi cinque anni saranno archiviati dalla Juve con il timbro “zero scudetti”. I campionati a stecchetto arrivano dopo il periodo di tirannia bianconera in Italia, con i nove titoli di fila. Il digiuno dopo l’abbuffata: non è la prima volta che accade alla Signora. Nel Dopoguerra, basta ricordare le carestie senza tricolori dal 1986 al 1995 e dal 2003 al 2012: i precedenti esistono, però non possono funzionare come consolazione. Con Thiago Motta in panchina, sono arrivate a stretto giro le eliminazioni in Champions League con il Psv e in Coppa Italia con l’Empoli, non proprio due corazzate. Poi la disfatta con l’Atalanta in campionato. Il termine “annata fallimentare” può sembrare cattivello, ma soltanto per il fatto che la Juve adesso in A occupa il quarto posto. A Motta non si chiedeva la conquista dello scudetto a tutti i costi, anche se gli è stato consegnato un organico rinforzato con Koopmeiners, costato 51,3 milioni, Douglas Luiz, 50, e Nico Gonzalez, 33.

I tre colpi finora hanno deluso, non soltanto se si considerano i loro prezzi d’acquisto, ma in termini assoluti. Non banali nemmeno gli investimenti da doppia cifra su Khephren Thuram (20 milioni), Di Gregorio (18), Cabal (11), più gli innesti invernali Kelly (17,5) e Alberto Costa (12,5). Una campagna che per ora ha prodotto un quarto posto a 52 punti, nemmeno tanto blindato, con la Lazio a quota 51 e il Bologna a 50. Motta avrebbe tra le attenuanti il ko a inizio stagione del totem Bremer, ma fa bene a non citarlo. Il quinquennio di latta sta per concludersi, Thiago vacilla: è probabile che per restare non gli basti nemmeno il pass per la Champions. Rispuntano inesorabili i candidati alla successione: stavolta la rosa è formata da Gasperini, Conte e Pioli. Il tratto comune è che sono tutti, in epoche diverse, ex bianconeri. Si tornerebbe sul luogo del misfatto: altro cambio di guida tecnica.