Contro l’Udinese è arrivato il quarto assist di Pio Esposito a Lautaro in questa stagione. E con Thuram riposato e un Bonny in più, le soluzioni in avanti non mancano
In ogni caso Lautaro è contento. Quando si gira a sinistra vede il lato rapido e veloce della “ThuLa”, l’amico Marcus, quello con cui ha vinto lo scudetto e grazie a cui è diventato capocannoniere; a destra, invece, c’è Pio, il ventenne che gli ha già regalato quattro assist. La “PiLa” è carica da inizio stagione. Si può dire che dovunque si giri il capitano è soddisfatto (qui il nostro podcast su Inter-Arsenal).
A Udine la “nuova” coppia ha sfoggiato quasi tutto il suo repertorio. Sul gol di Lautaro, Pio è fondamentale per tre motivi. Sul primo bisogna guardare i movimenti senza palla: “scannerizza” due volte la situazione guardandosi intorno. Studia dove sono i difensori avversari e per capire in che modo dettare il passaggio, se in profondità – come prova a fare – o sui piedi. Il secondo è una conseguenza: la difesa del pallone è eccellente e permette a Lautaro di rimanere dietro di lui di almeno 15 metri, salvo poi raccogliere la sponda. Ed eccolo qui l’ultimo motivo: il gioco di prima è uno dei punti di forza di Pio, che tra l’altro aveva già deciso la giocata da fare. Quello che Chivu gli chiede fin da quando i due erano insieme nelle giovanili.
La “PiLa” funziona perché i due si completano per caratteristiche: dati alla mano, Esposito – cinque gare da titolare su 19 in Serie A – è sesto nell’Inter per duelli aerei vinti nonostante un minutaggio inferiore (675’). Il gioco dell’Inter cambia parecchio con lui in campo: l’azzurro tiene alta la squadra e spinge Sommer o Martinez a rilanci più lunghi per cercare spizzate o falli, come successo ad Amsterdam – la gara più lampante sotto questo punto di vista – o in altre occasioni. Pio è secondo nei nerazzurri per falli subiti, 29. Lo supera solo Lautaro (33). Fin qui si è dimostrato un jolly sia da subentrato sia da titolare, dove ha steccato soltanto la gara del Maradona contro il Napoli persa 3-1. Questione di esperienza.