Roma e Napoli beffate: Raspadori va all’Atalanta.

L’attaccante dell’Atletico sceglie Bergamo. Acquisto a titolo definitivo per 22 milioni, non è stato convocato per la sfida di Coppa del Re di stasera.

Lo scatto dell’Atalanta strappa Giacomo Raspadori a Roma e Napoli. L’attaccante dell’Atletico Madrid, inseguito sia dal club giallorosso che dai campioni d’Italia, ha trovato l’accordo con la squadra di Palladino. È stata un’operazione lampo per la Dea, che proprio in questi minuti sta definendo i contorni di una trattativa nata e sviluppata sotto traccia. Con l’Atletico Madrid i bergamaschi stanno sistemando i dettagli dell’affare: acquisto a titolo definitivo per 22 milioni di euro.

La Roma aveva dato un ultimatum a Raspadori, attratto dalla possibilità di un ritorno al Napoli. Ieri era stato provato ieri nel tridente per la gara di stasera di Coppa del Re contro il Deportivo La Coruna, ma oggi l’attaccante italiano non è stato inserito nella lista dei convocati.

Raspadori all’Atalanta ritroverebbe Scamacca, con cui ha già fatto coppia al Sassuolo, da dove hanno spiccato il volo insieme. Cresciuto nelle giovanili del Sassuolo, Giacomo Raspadori è passato al Napoli nel 2022 e dopo 3 stagioni è stato ceduto all’Atletico Madrid. In questa stagione è partito titolare una sola volta, ha collezionato 250 minuti in 12 partite, zero gol e un assist.

Nino Vialli: “Oggi Luca tiferebbe Cremonese. Ma si era innamorato dello stile Juve”

Nino Vialli, il fratello più grande e la partita del cuore stasera a Torino: “Nel ’94 segnò in rovesciata con la maglia bianconera a Cremona, la sua città. Qualcuno lo amò un po’ meno…”

Un pallone e la serranda del garage come porta. “Perché tiri con il sinistro se sei destro? Perché devo diventare un calciatore… Luca mi rispondeva così”. Nino, di Gianluca Vialli, è il fratello: il più grande tra i quattro maschi, più piccolo della sorella Mila.

Destro, sinistro, ambidestro: quel pallone e il garage come porta riflettevano un mondo semplice, ma felice.

“Sì, il nostro mondo. Luca è diventato un calciatore perché l’ha voluto con tutta la sua forza e perché oltre alla forza ci ha messo passione e anima: sapeva divertirsi, ma conosceva i limiti e, soprattutto, come farlo…”.

Facciamo subito un salto in campo: Juventus contro Cremonese, questa sera a Torino.

“La sua partita”.

Questione di cuore…

“Avrebbe tifato per la Cremonese, il primo amore e quello di famiglia. Ma amava la Juventus, lo stile bianconero lo ha sempre affascinato e ce ne parlava spesso”.

Palla in area di Marocchi, testa di Ravanelli e, poi… era il pomeriggio del 23 ottobre del ’94 ricorda?

“Eravamo allo stadio, allo Zini: Luca si inventa la rovesciata che non ti aspetti e fa gol. A Cremona, la sua città e sotto gli occhi della sua gente, ma con la maglia della Juventus: in quel momento, qui qualcuno lo amò un po’ meno, ma durò un attimo…”.

“Per noi è dura, molto dura (Nino si commuove, ndr). Luca era tutto, tanto, tantissimo: quanti consigli e quanti rimproveri, da fratello maggiore, gli ho fatto, ma ora posso dire che potevo anche non fare niente: è nato maturo, è nato leader. Usciva con la mia compagnia, ragazzi di otto anni più grandi, e non c’era nessuno che non gli riconoscesse una leadership naturale”.

Baggio a cuore aperto: “Avrei dato la vita per Mazzone, l’ingiustizia del Trap e quel rigore…”

In un’intervista a Forbes Italia su Youtube, il campione si racconta: “Da bambino sognavo di segnare in finale dei Mondiali con il Brasile”

“Sono cresciuto con il sogno di una finale mondiale contro il Brasile. Non ho ricordo nitido del perché questo obiettivo mi abbia accompagnato fin da piccolissimo per tutta la vita”. Roberto Baggio ha rilasciato una lunga intervista a Forbes Italia, pubblicata su YouTube, tra ricordi, sogni, riflessioni. “Mi son sempre considerato una persona come tutti, comune. Io non mi vedevo, avevo solo questa passione incontrollabile, smisurata e per il calcio. Una passione che ti smuove qualcosa dentro dal mattino alla sera. Dormivo con il pallone”.

Si torna sempre, immancabilmente, a quell’errore dal dischetto, di quella finale mondiale dei suoi sogni, nel 1994. “Avrei rinunciato a tutto il resto per vincere quel Mondiale. Rappresentavo l’Italia, era l’obiettivo che rincorrevo sempre. L’ultimo pensiero prima di andare a dormire era come vincere quel Mondiale, magari segnando un gol in rovesciata. Poi è andata come mai avrei pensato e non lo potrò mai dimenticare, a un passo dal traguardo. L’amarezza più grande della carriera di calciatore, una tragedia personale incredibile, mi porto dentro quel peso ancora oggi”. Il destino è stato un po’ beffardo: “Ho fatto tre Mondiali, in Italia siamo arrivati terzi vincendo 6 partite e pareggiandone una. Ho perso tre Mondiali ai rigori: non semplice da digerire”.

Tanti momenti difficili in carriera, per poi trovare una risposta. La speranza. È quella che gli ha sempre insegnato sua mamma e “quello che alla fine ho ritrovato anche nel buddismo: la vita deve essere accompagnata dalla speranza, se no non c’è luce. Ti porta a tirare fuori delle qualità che pensi di non avere. Ho usato la sofferenza per trasformare la mia vita, trovando valore. Gli ostacoli troppo grandi sono solo nella nostra mente”. Quando raccontò a sua mamma del suo avvicinamento alla religione, lei pensò che fosse ammattito: “Iniziai a praticare il primo gennaio del 1988, quando glielo spiegai la prima volta disse ‘chiamiamo l’ambulanza, l’abbiamo perso’. Un tempo si era tutti più inquadrati negli schemi”. Ora vive in collina, vicino a Vicenza, nel verde: “Devo vivere la natura, è una cosa che mi riempie le giornate”. 

Milan-Genoa, Pavlovic alla Maspero: scava il dischetto prima del rigore di Stanciu

Il difensore rossonero scava sul punto di battuta del rigore come accadde in Juventus-Torino del 2001 e porta all’errore del centrocampista rumeno.

Il momento decisivo di Milan-Genoa è passato dal dischetto e la mossa di Pavlovic, prima del rigore sbagliato da Stanciu, ha rievocato un noto episodio del passato. Minuto 99′, punteggio sull’1-1a San Siro: il fallo di Bartesaghi su Ellertsson concede la chance vittoria al rumeno dagli undici metri, che però spara il pallone altissimo.

Stavolta non è arrivata la parata di Maignan, come era accaduto sui rigori di Dybala contro la Roma e Calhanoglu nel derby con l’Inter. Ma un giocatore rossonero ha comunque messo lo zampino nell’errore. Si tratta di Strahinja Pavlovic, che si è trasformato in…Maspero. Come l’ex centrocampista del Torino in un ormai famoso derby della Mole del lontano 2001, anche il difensore serbo si è infatti messo a scavare nella zona del dischetto.

Un piccolo trucchetto, immortalato dai tifosi rossoneri e poi diventato virale, che ha di certo ha reso meno regolare il terreno sul quale ha poi appoggiato il piede Stanciu prima di calciare. Risultato finale? Forse anche grazie alla “giocata” di Pavlovic, Stanciu ha calciato alle stelle e il Milan è rimasto al secondo posto, a -3 dalla capolista Inter, blindando il pareggio. 

La mente di tanti appassionati è sicuramente tornata a quel 14 ottobre del 2001, quando fu Salas a divorare la chance vittoria per la Juve, anche in quel caso calciando alto, dopo che Maspero fece lo stesso gesto creando una buca nella zona del dischetto. La squadra di Lippi, rimontata da 3-0 a 3-3, non riuscì così a ottenere la vittoria nel derby.

Arbitri, puniti Sozza e i “varisti” di Lazio-Fiorentina. Marchetti ok in Napoli-Verona

I vertici arbitrali mandano “in panchina” per un turno o due il fischietto che non ha visto il rigore su Gila ed è stato troppo generoso con Gudmundsson, che trascina la gamba. Il mani di Buongiorno e il gol annullato a Hojlund invece ci stanno.

Una panchina per tre. Il tempo é ancora indefinito (uno o due turni) ma la scelta é stata fatta e probabilmente è già stata comunicata ai diretti interessati. Chi sono i tre? Sozza, Pezzuto e Prontera rispettivamente direttore di gara, Var e Avar di Lazio-Fiorentina. Se c’è una cosa che ha fatto rabbuiare (diciamo così…) i vertici arbitrali – più delle altre – è stato il rigore non assegnato alla Lazio per la trattenuta (solare) di Pongracic a Gila. 

Dai vertici non è stata ritenuta una giornata arbitrale negativa ma all’Olimpico non è piaciuto quasi nulla. Quel freno di Pongracic a Gila era punibile perché evidente e funzionale al fermare l’attaccante della Lazio. Oltretutto non ha nemmeno convinto il primo rigore del finale di gara, quello assegnato alla Fiorentina: Gudmundsson trascina un po’ la gamba, il contatto esiste ma lascia molti dubbi. Sozza e i “varisti” di Lissone avranno a disposizione – tempo indefinito, forse una o due giornate? – una sosta per riflettere. 

E in Verona-Napoli? Niente critiche, Marchetti e Marini pare si “salveranno”. Il braccio di Buongiorno, nonostante resti “incastrato” sotto quello del leccese Valentini, viene considerato punibile per la posizione “scomposta”: qui siamo sempre al salto verso la palla alta che per forza di cose “chiama” una certa dinamica, ma in questo caso i vertici arbitrali hanno ritenuto corretta l’assegnazione del penalty. E poi: Hojlund ha realmente colpito col braccio sinistro? Girano video in cui sarebbe più petto che altro ma dalle immagini (ogni angolazione) di Lissone, risulterebbe che l’attaccante addomestica il pallone con la mano, gol annullato per immediatezza. Ah, in Pisa-Como lascia molto a desiderare il primo rigore, quello assegnato al Pisa, da Pairetto.

Calori: “Adoravo Scirea ma con un gol tolsi lo scudetto alla Juve. Galeone in scarponi da sci e…”

L’ex difensore del Perugia sulla rete sotto il diluvio nel 2000: “Collina non sapeva cosa fare, tutti nel tunnel ad aspettare. Adesso alleno ma si premia di più chi si vende meglio”. Sul rapporto con Guardiola: “Una bella amicizia”

Ci sono gesta destinate a restare nel tempo, azioni che assumono un peso specifico differente e cambiano il corso della storia. Ne sa qualcosa Alessandro Calori, match winner di quel Perugia-Juventus del 2000. Una partita assurda, giocata sotto al diluvio, che l’ha reso immortale. “È stato un gol storico. Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata”. 

Calori, impossibile non partire da quel 14 maggio. Il diluvio, Collina che deve scegliere se far giocare o meno. Un finale di campionato da film. 

“Ricordo ogni dettaglio, Collina che non sapeva cosa fare, noi eravamo tutti ad aspettare nel tunnel. Per quindici minuti piovve in modo assurdo. Fu molto strano, un’ora e un quarto di sospensione tra il primo e il secondo tempo. Oggi forse non succederebbe una cosa del genere”. 

Alla fine si giocò. Minuto 50: Conte rinvia corto, lei stoppa di petto e al volo fulmina Van Der Sar. Lo scudetto alla Lazio. 

“Le persone ancora mi fermano e mi ricordano quella giornata. Ogni tanto mi capita di riguardare le formazioni: loro avevano Zidane, Del Piero, Inzaghi e compagnia. Uno squadrone. Noi non avevamo più nulla da chiedere. Ma quando presero gol si resero conto di essere caduti in una maledizione senza via d’uscita”. 

Perché Chiesa piace alla Juve: nel 4-2-3-1 che ha in mente Spalletti giocherebbe così

Esterno sinistro o destro, vice-Yildiz, punta: l’ala del Liverpool è un jolly che potrebbe rivelarsi prezioso per la Signora in vena di restyling.

Federico Chiesa non si era lasciato benissimo con il mondo Juventus, ma in casa bianconera molti volti sono diversi, oggi. Dall’amministratore delegato Damien Comolli al ritorno in società dell’ex compagno di squadra Giorgio Chiellini con un ruolo dirigenziale, per esempio. Ma soprattutto in panchina, perché a Luciano Spalletti l’attaccante del Liverpool farebbe comodo eccome, mentre l’azzurro nell’estate del 2024 finì fuori rosa in parte perché escluso dal progetto tecnico di Thiago Motta e in parte perché colpito dalla dieta dei conti in atto alla Continassa. In ogni caso, sul piano meramente tecnico, il 4-2-3-1 che ha in mente Spalletti si sposerebbe alla perfezione con il profilo di Chiesa. 

In un mondo di immutabili e meccaniche certezze, a Federico spetterebbe il ruolo di vice di Kenan Yildiz. Il talentino turco in questa annata sta riposando pochissimo – questa sera sorpasserà Lloyd Kelly al secondo posto degli juventini con maggior minutaggio in stagione -, ma parte di questa usura è dovuta dalla mancanza di una vera alternativa in quella casella di sinistra. Descritto così, lo scenario non sarebbe dei migliori per un calciatore in cerca di tempo e spazio per rilanciarsi anche in ottica del Mondiale estivo, ma in realtà la musica cambia se si considera che nella testa di Spalletti sta prendendo forma anche l’idea di un Yildiz centravanti, con i compiti del “falso nove”. A quel punto per Chiesa si spalancherebbero le porte della corsia di sinistra, dove lui si è sempre trovato più che bene e dove avrebbe l’occasione di sprigionare le sue qualità. 

Negli schemi di Chivu c’è un bomber da 12 gol: il segreto dei calci piazzati dell’Inter

I nerazzurri sono tra le migliori squadre d’Europa a capitalizzare le palle inattive.

Arrivati al dodicesimo gol realizzato da palla inattiva, è lecito provare a chiedersi quale sia il segreto dell’Inter. E di Cristian Chivu che ha da subito reso un’arma in più questa specialità di casa nerazzurra. È un filone che continua dalla passata stagione, quando un’altra Inter, quella di Inzaghi, chiudeva a quota 15 reti da fermo.

C’è continuità dunque ma inevitabilmente anche un rinnovato approccio alla materia che sta rendendo Lautaro e compagni letali non solo su azione. La cura maniacale di Chivu per i dettagli l’ha portato in fretta a voler specializzare la squadra anche da questo punto di vista. Ma in questa missione non è certamente da solo. Due elementi del suo staff su tutti lo accompagnano in questo viaggio: il match analyst Filippo Lorenzon e il collaboratore tecnico Angelo Palombo, l’uomo con delega alle palle inattive. 

Con quel tandem di specialisti, l’allenatore romeno ha creato un altro bomber per la sua Inter, già arrivato come detto in doppia cifra. “Stiamo lavorando tanto su tutti gli aspetti, però proprio stamattina abbiamo provato alcune cose sui calci piazzati – ha confermato dopo il 3-1 al Bologna il vice Kolarov -. Palombo si occupa di queste cose; vanno fatti i complimenti alla squadra ma anche a lui”. Due dei tre gol che hanno piegato il Bologna a San Siro sono arrivati dalla bandierina prima con Lautaro che ci ha messo la testa nel vero senso della parola, poi col tap-in di Thuram da due passi. Ricalcolo obbligatorio delle reti da corner: 9. Soltanto Arsenal (11) e Tottenham (10) hanno segnato più gol da calcio d’angolo rispetto all’Inter in questa stagione nei cinque principali campionati europei (nove, come il Lens).

La bandierina gialla ispira, eccome. Soprattutto solletica un già presente materiale tecnico in grado di risultare decisivo in queste situazioni. Per giocatori come Calhanoglu e Dimarco portare a casa lavori di precisione è naturale; la forza nel gioco aereo di altri elementi poi fa il resto nell’area piccola avversaria. In dieci sfiorano il metro e novanta d’altezza, altri (Lautaro su tutti) sanno imporsi e inserirsi comunque con i tempi giusti. Thuram contro il Bologna avrà pure impattato il pallone in modo sbilenco ma poco male.

Galatasaray, primo passo per Frattesi: lui ci pensa, l’Inter detta le condizioni. La trattativa

I turchi sono disposti ad avvicinarsi alla valutazione di 35 milioni, ma i nerazzurri vogliono garanzie sull’obbligo di riscatto. Il giocatore, intanto, riflette

Stamattina Davide Frattesi è arrivato con i compagni ad Appiano per il lento avvicinamento al match delle 20.45 contro il Bologna, ma il pensiero lo spinge altrove: deve riflettere molto seriamente, e anche in fretta, su una proposta del Galatasaray che si è fatta più concreta nelle ultime ore. Da ieri sera, infatti, squillano i telefoni da Istanbul perché il suo agente e l’Inter hanno accelerato le operazioni sul suo futuro. La pista turca era da giorni la più calda, però adesso il Gala ha fatto un atteso passo formale: superata la concorrenza del Fenerbahçe, altro gigante sul Bosforo inizialmente interessato alla mezzala, ha iniziato a trattare con il club nerazzurro sulla base di una valutazione complessiva di 35 milioni. È più o meno la cifra richiesta dall’Inter che, invece, aveva chiuso la porta ai club italiani che avevano bussato, Juve in primis.

Frattesi aveva inizialmente rifiutato l’idea di un trasferimento in Turchia ma, di fronte alle difficoltà ad emergere nella squadra di Chivu, al rischio di passare in panchina gli altri sei mesi di stagione e al maxi ingaggio che gli garantirebbero a Istanbul, ha iniziato a rivedere la sua posizione: adesso non c’è più la precedente chiusura alla destinazione. L’altra parte dell’incastro riguarda le condizioni dell’affare: i turchi vorrebbero un prestito oneroso con diritto di riscatto (5+30) che può diventare obbligatorio a certe condizioni, l’Inter punta ad agganciare subito un obbligo definitivo. O, al massimo, che le condizioni decise in partenza siano “scontate” da raggiungere.

Cancelo-Al Hilal, è finita: il giocatore fuori da tutte le liste. L’Inter può chiudere subito

Il portoghese, già escluso dalla lista campionato, non è stato inserito nemmeno nell’elenco per la Champions asiatica. La fumata bianca può arrivare presto anche in virtù dei buoni uffici tra i nerazzurri e i sauditi dell’estate scorsa. Acerbi il preferito di Inzaghi per agevolare la trattativa

La tratta Riad-Milano non è mai stata così breve. Joao Cancelo si avvicina all’Inter ora dopo ora. Il portoghese, ormai escluso dalla lista campionato e anche dalla Champions asiatica, sta aspettando di delineare il suo futuro. Tra un allenamento e l’altro, zigzagando nel traffico della città dal suo compound di Al-Bustan al centro sportivo dell’Al-Hilal, l’ex City si sta godendo i suoi ultimi giorni in Arabia Saudita. Di sicurò andrà via da Riad. 

Le chiavi sono due: Inzaghi e l’ingaggio. Partiamo dalla prima. In estate l’Inter ha liberato Simone gratuitamente nonostante avesse ancora un anno di contratto con l’Inter. Marotta e Ausilio avrebbero potuto chiedere qualche milione in più, ma non l’hanno fatto, quindi adesso si aspettano che l’Al-Hilal ricambi il favore. Da qui il secondo nodo. Cancelo guadagna 15 milioni netti a stagione. Un budget fuori portata per i piani alti interisti. Per questo i sauditi, al fine di favorire l’Inter, pagherebbero almeno il 60% dell’ingaggio del terzino. Qui entra in scena uno tra Acerbi e De Vrij. Inzaghi ha bisogno di un centrale e sta spingendo per avere uno dei due, con l’azzurro favorito. In questo modo l’Inter risparmierebbe i sei mesi di contratto di uno dei due “spostandoli” così su Cancelo. L’Inter ha fiducia di chiudere l’affare in tempi brevi. L’Al-Hilal invece, per tesserare uno tra Acerbi e De Vrij, avrà bisogno di cedere un altro straniero. In lista possono essercene dieci, mentre in campo ne possono andare otto. Al momento la squadra è al completo.