Inter, scudetto già il prossimo weekend se… C’è anche l’ipotesi “divano”, ma solo domenica

Ai nerazzurri nel prossimo turno basterà pareggiare il risultato di Napoli (-10) e Milan (-12) per essere certi del 21° titolo. Ma se le rivali, che giocano prima, perdessero a Como e a Reggio Emilia.

Malgrado la rimonta subita in casa del Torino, l’Inter potrà avere la certezza aritmetica del ventunesimo scudetto già nel prossimo weekend, quando si giocherà il 35° turno del campionato. Con il pareggio nel posticipo tra Milan e Juve, la situazione attuale vede i nerazzurri a +10 su Conte e a +12 su Allegri. Con 12 punti ancora in palio, lo 0-0 di San Siro regala una mini certezza: Chivu e i suoi non potranno vincere il tricolore già sabato, anche in caso di sconfitta del Napoli a Como.  

Visto che poi resteranno soltanto tre giornate da giocare (9 punti), all’Inter basterà pareggiare il risultato di Napoli e Milan per laurearsi campione d’Italia. E qui subentra l’aspetto cronologico. Perché il Napoli giocherà appunto a Como sabato 2 maggio alle 18, mentre il Milan farà visita al Sassuolo domenica alle 15. Inter-Parma invece è in programma domenica alle 20.45, quindi se Conte e Allegri dovessero perdere, i nerazzurri vincerebbero lo scudetto sul divano, senza giocare, ma dovrebbero comunque aspettare le 17 di domenica, se i rossoneri non vinceranno. La vittoria del Napoli a Como invece obbligherebbe l’Inter a battere il Parma per non dover rimandare la festa al turno successivo.

Simone: “Leao è un Peter Pan, da punta è limitato. Openda e David non segnano perché…”

L’ex attaccante rossonero: “Il mio agente mi mise davanti due contratti, uno col Milan e uno con la Juve. Scelsi il primo perché era l’inizio dell’era Berlusconi e Milanello è vicino a Castellanza, alla Juve ci mandò Casiraghi…”

Primavera del 1989, Marco Simone è una promessa del Como e si trova in ritiro con l’Italia Under 21. Alla porta della sua stanza bussa Oscar Damiani, il suo agente. “Aveva in mano due contratti identici – racconta l’ex attaccante, oggi presidente del Monaco United -. Stessa durata, stesso ingaggio, ma il nome di due squadre diverse. Il primo era del Milan, l’altro della Juventus”. Il finale della storia lo conosciamo già. Simone sceglie il Diavolo e in rossonero festeggia 14 trofei in otto anni. “Per me fu una decisione facile: mio padre era interista, ma a vedere le partite a San Siro da bimbo mi portavano i miei zii milanisti. In più, eravamo all’inizio dell’era Berlusconi, la squadra giocava un calcio magnifico. E poi Milanello è vicino a Castellanza, sai che comodità? (ride ndr)”. 

“Beh, direi proprio di sì. Damiani aveva anche un altro giovane centravanti, Casiraghi. Uno doveva andare al Milan, l’altro alla Juve. Alla fine sono stato più fortunato io, anche se Gigi era molto forte e anche lui ha avuto una grande carriera”. 

“Penso di sì, ai miei occhi il fascino di San Siro non ha eguali, quindi alla fine sarei finito a giocare a Milano comunque”. 

“A nessuna squadra italiana ho fatto più gol (ride ndr). Non so bene il perché, ma quando affrontavo la Juve avevo una carica speciale. O forse il perché lo so: la Signora è sempre stata un punto di riferimento per il calcio in Italia, giocarci contro era speciale”. 

Ecco che fine ha fatto il miglior marcatore rossonero del decennio

Il colombiano dieci anni fa era già a 14 gol e chiuse a 18 in campionato: nessuno così dopo di lui. Ricordiamo perché arrivò al Milan (quella richiesta di Galliani…) e che cosa fa ora nella vita: è tornato a casa.

“Trovatemi un centravanti da 20 gol”. Così parlò Adriano Galliani nella primavera del 2015 – deve essere stato maggio, giorno più giorno meno – e i suoi uomini dello scouting presero atto: niente esperimenti, contava l’almanacco. Tornarono alla riunione successiva con due nomi: Jackson Martinez del Porto e Carlos Bacca del Siviglia. Le svolte nei misteriosi vicoli del mercato portarono alla decisione: Jackson Martinez andò all’Atletico Madrid (una storiella estiva, a gennaio era già in Cina), mentre il Milan prese Bacca. Isolato, essenziale, brutto da vedere. In compenso, terribilmente fedele alle promesse: un anno dopo, aveva segnato 20 gol tra campionato e coppe, come da richiesta di Galliani. I milanisti lo hanno rispettato sempre, amato follemente mai, ma vent’anni dopo lo rimpiangono. Tecnicamente, forse. Numericamente, sicuro.

Bacca in quel 2015-16 segnò 18 volte in campionato: terzo nella classifica marcatori dopo Higuain e Dybala. A inizio aprile, era già a 14, compreso un gol nel derby di ritorno. Nessuno ha fatto meglio in questi anni, nemmeno Giroud che come giocatore gli è superiore. Non Leao, Pulisic, Gimenez, Nkunku, Fullkrug, gli attaccanti di oggi. Bacca faceva gol con buona regolarità alle piccole e aiutò il Milan con un picco di rendimento tra dicembre e febbraio: 7 gol in 10 giornate. Il contrario di quanto accade ora.

Ma che fine ha fatto Bacca? Gioca ancora, a 40 anni compiuti. E’ tornato in Colombia nel 2022 e continua a vivere sul filo del fuorigioco per il Junior Barranquilla, la squadra della sua città, con cui aveva giocato già tra 2009 e 2011. L’ultimo gol è di maggio, poi un problema a un tendine lo ha bloccato e in questa stagione più che altro ha guardato. Con la nazionale colombiana ovviamente ha chiuso da tempo ma, guardandosi indietro, rivede una carriera cominciata a Barranquilla controllando biglietti sugli autobus e continuata tra Belgio, Spagna e Italia con oltre 300 gol.

Leao si scalda, la difesa è super e Rabiot domina: gli assi del Milan per la volata finale

I rossoneri, mai battuti da una big, sono già vicini all’obiettivo Champions. Leao attaccante può approfittafre della pausa per tirarsi a lucido, francese al top è l’arma in più negli scontri diretti.

Il confronto di Pasquetta non mette in palio solo il secondo posto: al vincitore andrà anche il titolo di vera anti-Inter. I rossoneri di Allegri si sono rialzati sabato scorso contro il Torino dopo la caduta dell’Olimpico laziale. Ora vogliono riprendere a correre senza altri inciampi.

Grande con le grandi: il Milan di campionato non teme i confronti diretti. La paura di non sfondare la resistenza avversaria ha frenato la corsa rossonera contro le squadre meno ambiziose, quando invece c’era da fare la voce grossa Allegri si è fatto sentire eccome. Il Milan ha vinto entrambe le sfide stagionali contro l’Inter in Serie A per la prima volta dal 2010-11, sempre con Max allenatore.

A fine settembre ha vinto la gara d’andata con il Napoli campione, il primo vero segnale di solidità rossonera. Con Saelemaekers e Pulisic, in poco più di mezzora, Allegri dominò Conte. Quattro punti contro il Como e la Roma, il pari in casa Juve in attesa del ritorno. Non c’è squadra in zona Europa che abbia saputo mettere sotto il Milan. È una tendenza ormai consolidata: i campioni sanno come gestire le grandi sfide, i più giovani si gasano (meno entusiasmo quando di fronte c’erano le cosiddette piccole). Ne è uscito un Milan finora infallibile contro le big. 

Il Napoli campione d’Italia ha iniziato con l’ambizione di difendere il tricolore sul petto. Il Milan con il “solo” scopo di ritrovare la qualificazione in Champions, mancata un anno fa con l’ottavo posto e due allenatori che si sono succeduti in panchina. Allegri ha ripreso il comando e saldo al potere ha condotto la squadra alla risalita. Anche se la classifica potrebbe autorizzare i sogni, Max resta con i piedi ancorati alla realtà: l’obiettivo è tornare nelle prime quattro.

Leao, dopo le polemiche cita il Vangelo: “Fai ciò che è in tuo potere”

Il portoghese del Milan, al centro delle polemiche e messo sul mercato dalla società, pubblica sui social un post che riprende il Vangelo di Luca.

La coda velenosa di Lazio-Milan, che non si è fatta mancare nulla tra risultato sul campo e problematiche interne allo spogliatoio, trova sfogo anche sui social. A cui, come fa spesso, si è rivolto Rafa Leao dopo le polemiche piuttosto rilevanti che l’hanno visto coinvolto all’Olimpico. Il 10 rossonero nelle scorse ore ha postato una storia su Instagram in cui ha scritto una frase – in portoghese – che Rafa cita dal Vangelo di Luca (1:37) e attribuisce a Gesù: “Fai ciò che è in tuo potere. L’impossibile è compito mio”.

Non è la prima volta che, quando fischia la bufera, Leao pubblica post “filosofici”, destinati evidentemente a far discutere e adatti a svariate interpretazioni. In questo caso quella più banale si può tradurre con “faccio tutto quello che posso, non chiedetemi l’impossibile”. Il campo, infatti, racconta di un giocatore ancora visibilmente limitato dai problemi fisici, ma negli occhi restano soprattutto diversi atteggiamenti sbagliati.

Dall’aver mandato platealmente a quel paese Pulisic, reo di non avergli passato un paio di palloni invitanti (e qui si può sicuramente stare dalla parte di Rafa…), all’uscita lenta e indolente dal campo nonostante la squadra stesse perdendo (per il forte disappunto di Tare, che in tribuna ha borbottato a lungo osservando la scena), continuando con l’abbraccio rifiutato due volte ad Allegri, fino ai calcioni rifilati alla borsa frigo in panchina. Con appendice negli spogliatoi a fine gara, dove sono saliti i toni con Pulisic.

Milan a caccia di gol, Allegri vuole Kean: il piano per prenderlo con lo sconto

Dopo una stagione deludente Moise si può prendere con meno dei 62 milioni della clausola: si tratta. L’alternativa è Guirassy.

La difesa rossonera è la migliore della Serie A e sulla solidità il Milan ha ricostruito la propria forza. Per completare la rincorsa, e tornare a essere una candidata credibile anche per i vertici europei, c’è ora bisogno di superare la prova del 9. L’attacco si è composto di diverse coppie con differenti interpretazioni. Risultato: Leao è il miglior marcatore rossonero a quota 9. Il numero dei centravanti, che però puntano almeno alla doppia cifra per definire un campionato soddisfacente. Pulisic lo segue: staziona a quota 8 dalla fine dell’anno scorso, nessun salto in avanti in tutto il 2026. Per completare la rassegna degli attaccanti oggi in rosa, Nkunku è fermo a cinque, Füllkrug a uno e il rientrante Gimenez a zero.

Se Rafa e Chris sono certi del posto nella rosa della prossima stagione, lo stesso non si può dire per gli altri. Füllkrug ha un’opzione d’acquisto a soli cinque milioni: un affare in saldo se nel frattempo segnasse altri gol. Nkunku e Gimenez sono in bilico. Allegri ha finora sfruttato le ripartenze rapide di Leao e Pulisic che però non hanno i movimenti e la fisicità della punta a cui Max vorrebbe affidare l’area del futuro. Un attaccante che sia veloce, per dettare la profondità, e che abbia anche spessore per vincere i duelli più fisici: identikit che Moise Kean rispecchia in molto tratti. 

La stagione con la Fiorentina non è stata soddisfacente, per questo la clausola da 62 milioni ha un peso relativo, peraltro attiva solo per i primi quindici giorni di luglio. Certo non il prezzo che oggi rispecchia il valore del giocatore, otto gol in 24 partite di campionato. Il costo è dunque scontabile e il Milan riproverà a capire di quanto: lo aveva già fatto nelle scorse sessioni di mercato (quando il valore della clausola era più basso di dieci milioni) e lo farà anche nelle prossime settimane. 

Milan da migliorare, i piani del Diavolo: chi resta, chi parte, chi è in bilico e cosa fa Modric

Reparto per reparto, tutte le esigenze di un gruppo a cui mettere mano. Sono 4 i ruoli in cui agire, per il resto

Rosa corta. Rosa poco profonda. Rosa con alcuni cambi non all’altezza. Rosa migliorabile. E via dicendo. Quando una stagione vira in negativo e si porta via i sogni di gloria, diventa quasi automatico mettere la squadra sotto il microscopio. Molti giudizi vengono rivisti, riscritti, a volte si ribaltano proprio. Ma è innegabile che questo Milan dovrà andare incontro a un restyling estivo. Sarebbe necessario anche in caso di scudetto.

Innanzitutto in termini numerici. La prossima stagione, al netto della matematica che deve ancora certificarlo, il Diavolo giocherà in Europa e quindi occorrerà aumentare il numero di armadietti a Milanello. Come migliorare la rosa? Nell’ambito dell’attuale 3-5-2 le posizioni più delicate, quelle che necessiterebbero in prima battuta di essere rafforzate, sono quattro: la casella del centravanti, i due esterni e la difesa. Il centravanti è un problema che il Milan si porta dietro da anni, tamponato prima con Ibra e poi con Giroud, ma affrontato dal club molto relativamente in termini di progetto quanto meno a medio termine.

Quando il Diavolo ci ha provato, ha fatto flop (Gimenez). Allegri ha rimescolato più volte le carte, un po’ per scelta e soprattutto per necessità, ma il ricorso all’arrivo in prestito di Füllkrug è una prova evidente di quanto il ruolo sia lacunoso. Sulla corsia destra, dietro il titolare indiscusso Saelemaekers, c’è Athekame. Un profilo interessante ma acerbo. Avrebbe bisogno di crescere con più calma e non di avere responsabilità eccessive quando ci sono in ballo lo scudetto o i milioni della Champions. Anche a sinistra il reparto è a mezzo servizio. Bartesaghi ha strappato la titolarità a Estupinan, che però non si sta rivelando all’altezza quando viene coinvolto. In uno dei tre posti davanti a Maignan, infine, occorre un centrale di spessore ed esperienza. Queste le esigenze primarie. Una squadra che ambisce al titolo e a un cammino europeo dignitoso, deve elevare il livello dei riservisti.

Finale a ogni costo: tra Napoli e Milan chi cade si fa male. Ecco che partita vedremo

Conte cerca un segnale dopo due ko tra campionato e Champions, Allegri non vuole un Natale con due obiettivi già falliti.

Oggi sgomma la Supercoppa Italiana. Prima semifinale in ordine cronologico, ma anche per somma punti di campionato: Milan e Napoli ne ammassano 63; Inter e Bologna, in campo domani, 58. Ma prima anche per tensione di gara, perché chi cadrà stasera si porterà a casa dei lividi. Senza drammatizzare, sia chiaro, a questa altezza della stagione, poi.

Però allineare una terza sconfitta alle due di Champions (Benfica) e di campionato (Udinese) non passerebbe inosservato in un ambiente sensibile agli eventi belli e brutti, come quello napoletano. Solo alla sconfitta di Torino con i granata, il Napoli aveva fatto seguire una sconfitta, quella plateale di Eindhoven. Dopo le altre cadute, si era sempre rialzato con una vittoria. Solo due partite fa, il Milan era in cima alla Serie A e viaggia a +10 rispetto alla sciagurata stagione scorsa. Il mondo rossonero vive con soddisfazione e fiducia il suo piccolo Rinascimento e una ritrovata solidità tecnico-gestionale, frutto dell’avvento di Allegri e Tare.

Però, dopo l’uscita dalla Coppa Italia, dovesse ritrovarsi a Natale con due obbiettivi su tre già falliti, il panettone del Milan avrebbe un sapore diverso. Per quanto sciagurato, il Diavolo precedente è arrivato alla finale di Coppa Italia e si è portato a casa la Supercoppa. Vero che il bersaglio grosso è lo scudetto che ora Allegri potrà inseguire con l’agenda totalmente sgombra d’impegni, ma di sicuro a Max piacerebbe ripetere il viaggio di ritorno da Riad di Sergio Conceiçao, anche senza sigaro: con la coppa in braccio, dopo aver vinto magari un altro derby e consegnato ufficialmente all’Inter capolista il biglietto di sfida per lo scudetto. Quindi stasera allo Stadio dell’Università Re Sa’ud vedremo una partita calda.

Saelemaekers, accordo per il rinnovo: col Milan fino al 2030

Intesa raggiunta tra il club e l’esterno belga: l’ingaggio salirà a 3 milioni. L’ufficialità nei prossimi giorni.

Non ci sono solo nodi da sciogliere nella gestione dei rinnovi contrattuali a Casa Milan. In attesa di capire l’evoluzione che prenderà il caso Maignan, arriva una fumata bianca importante. Quella che porta Alexis Saelemaekers a prolungare il suo vincolo col Diavolo fino al 2030. Se ne stava parlando da un po’, l’intenzione da entrambe le parti era quella di andare a dama entro la fine dell’anno, e così è stato.

Fumata bianca, manca soltanto l’ufficialità della firma, che dovrebbe arrivare a stretto giro di posta. L’esterno belga è considerato dalla dirigenza uno degli imprescindibili di questa rosa, un giocatore tornato alla base dopo i prestiti a Bologna e Roma dove è cresciuto in maniera evidente. L’attuale contratto era in scadenza nel 2027. Saelemaekers passerà da un ingaggio di 1,2 milioni stagionali a circa 3.

Il (moderato) ottimismo che era filtrato a caldo dopo la partita ha avuto fortunatamente conferma: l’infortunio al ginocchio in cui è incappato Gabbia nel secondo tempo di Milan-Sassuolo non avrà conseguenze pesanti. Il difensore “ha riportato un trauma in iperestensione del ginocchio sinistro – recita il comunicato del club rossonero -. Gli accertamenti clinico-strumentali eseguiti in data odierna hanno escluso lesioni capsulo-legamentose e meniscali”.

Quest’ultima è evidentemente la parte più importante: assenza di lesioni. In pratica il ginocchio del difensore ha fatto un movimento innaturale nel momento in cui il piede, invece di proseguire la corsa, si è “piantato” nel terreno in occasione di un ripiegamento difensivo. Rivedendo le immagini, la dinamica pareva piuttosto brutta ma la diagnosi ha sorriso al giocatore e ad Allegri. Tanto che Matteo potrebbe addirittura salire sull’aereo che domani porterà la squadra a Riad per la Supercoppa. La decisione verrà presa domani, prima della partenza, dopo un ultimo monitoraggio delle sue condizioni. Se ce la facesse, la sua presenza in Arabia acquisterebbe un senso in caso di accesso alla finale di lunedì 22. Contro il Napoli al suo posto ci sarà De Winter.

Milan, Allegri torna da Torino con quattro certezze in più

La squadra rossonera ha le idee più chiare sul peso specifico dei giocatori e sulle gerarchie in alcune zone del campo. Ricci e Bartesaghi sono cresciuti ancora, Loftus-Cheek ha bisogno solo di continuità e pure Nkunku.

Torino-Milan ha raccontato una storia appassionante, con cinque colpi di scena, uno strano eroe malaticcio, tanti protagonisti nel bene e nel male. Bel libro. Sì, ma proviamo ad andare oltre e a leggere tra le righe della storia. Il Milan torna da Torino con le idee più chiare sul peso specifico dei giocatori e sulle gerarchie in alcune zone del campo. 

Samuele Ricci in questo stadio è diventato grande, ha vissuto alti e bassi. Domenica si è capito che sarebbe andato in panchina e un po’ di delusione si sarà fatta largo in lui. Quando Leao si è fatto male, però, Landucci lo ha chiamato. Ecco il primo segnale: Ricci è la prima alternativa per le mezze ali. Non era scontato perché il Milan in panchina aveva anche Ardon Jashari, che ha giocato davvero bene in Coppa Italia contro la Lazio. Bel segnale per Ricci, che non per caso ha avuto un buon impatto e ha giocato una buona partita (anche se quel gol mancato, sulla respinta di Israel…). E Jashari? Si rivedrà presto, probabilmente già col Sassuolo. 

Davide Bartesaghi ha salito un altro gradino della scala. Mai era andato cosi vicino al gol di testa, peraltro in un momento molto delicato della partita: se Israel non avesse fatto la parata della serata, Bartesaghi sarebbe corso a esultare. Gli indizi su di lui cominciano a essere molti: a volte soffre un po’ dietro (quel cross lasciato a Pedersen…) però ha un grande piede per il cross, è ordinato e applicato, si fa sentire con il fisico e ora è anche pericoloso di testa. Estupinan, per il momento, guarda.