Juve-Roma, non solo volata Champions: parte l’operazione Ndicka. E Koopmeiners andrebbe da Gasp

Idea in fase embrionale, ma con dei presupposti solidi: il difensore può essere il mancino da schierare con Bremer, il centrocampista può ritrovare l’allenatore che lo ha valorizzato di più.

Juve e Roma si guardano a distanza, duellano (insieme al Milan) per un posto in Champions League e si studiano. Ma presto potrebbero diventare anche complici sul mercato, grazie a un’idea di scambio che al momento è in fase embrionale ma che va monitorata. Ndicka alla Juve, Koopmeiners alla Roma: trattativa non semplice, ma diversi punti in comune per avviare un tavolo di trattativa alla ricerca di un incastro. 

La Juve cerca un difensore affidabile: bravo tecnicamente, con una visione di gioco funzionale a quella di Spalletti, esperto al punto da far compiere il salto di qualità al reparto. Il piano A tiene la scia di Bremer: alla Continassa ragionano su un mancino che possa giocare insieme al brasiliano, alternandosi con Kelly; il piano B esiste, ma prevede la cessione del nazionale verdeoro (sfruttando la vetrina del Mondiale) e a quel punto profili diversi nello status. A meno di offerte extralarge, che cambierebbero anche le considerazioni sugli interpreti della difesa juventina, Bremer dovrebbe rimanere a Torino e mantenere la leadership della linea difensiva. 

Il profilo di Ndicka convince perché il calciatore ha le qualità che tornano utili alla Juve: con un ingaggio alla portata e una buona conoscenza del campionato per ritenerlo un investimento sicuro. Il nazionale ivoriano, nato a Parigi e cresciuto calcisticamente all’Auxerre, con un passaggio determinante all’Eintracht Francoforte, è in forza alla Roma dal 2023: e, pur avendo il contratto fino al 2028, potrebbe cambiare maglia in estate. Il club giallorosso vorrebbe cederlo per una somma importante, sui 40 milioni: sulle sue tracce si sono mossi già diversi club, anche il Barcellona che segue pure Bastoni. 

Napoli-Lukaku, il futuro è adesso. Torna in città, si allena in gruppo e vede Conte: ore decisive

L’agente Pastorello: “Conosco Romelu Romelu e il tecnico, sono persone che vivono il calcio in maniera molto passionale. Probabilmente non era il momento giusto per incontrarsi qualche settimana fa, s’incontreranno a breve” 

È tornato. Dopo un bel po’ di maretta Romelu Lukaku è tornato dopo un mese di assenza, restando in Belgio senza avvisare il Napoli, per proseguire il recupero dall’infortunio. In che condizioni ancora non si sa, visto che la curiosità del momento è riuscire a capire se oggi si allenerà in campo con i compagni di squadra o a parte. 

Per il suo agente, Federico Pastorello, si allenerà con la squadra: “Conosco sia Conte che Lukaku molto bene, sono persone che vivono il calcio in maniera molto passionale. Probabilmente non era il momento giusto per incontrarsi qualche settimana fa, ma loro si vedranno oggi. Romelu è tornato in città come da programmi e tornerà ad allenarsi con la squadra e con Conte. Poi deciderà il mister se farlo giocare o meno“. 

Si vedrà oggi la reazione del tecnico Antonio Conte, che espresse la sua delusione quando l’attaccante tornò a Castel Volturno due settimane fa per qualche ora senza passare dal suo ufficio. Lukaku, dopo l’infortunio subito nella preparazione estiva, è tornato in campo il 25 gennaio, ma da allora ha giocato solo alcuni minuti, per poi scegliere di restare in patria. Il Napoli gli comminerà anche una multa per questa sua assenza. 

Milan, Leao sostituito tra errori e fischi: Rafa è in crisi continua

Altra partita da dimenticare per l’attacante. Gabbia lo difende “Gli attaccanti vanno aiutati”

Fischi per Rafa Leao al momento del cambio, fischi per tutti a fine partita. “È normale che i tifosi fossero delusi ed è giusto che abbiano manifestato la propria rabbia”, il virgolettato di Matteo Gabbia, che come spesso accade nei giorni no si fa portavoce della squadra. Il Milan perde malamente con il Sassuolo, mette a rischio la qualificazione alla prossima Champions League e… forse complica il rapporto con il cuore della sua tifoseria.

A fine gara, infatti, i giocatori rossoneri – richiamati con un gesto eloquente dal capitano Mike Maignan – non si sono diretti come di consueto sotto la curva ospite. Perché? Gabbia spiega: “Stavamo andando, ma i tifosi ci hanno fischiato, come è giusto che sia quando indossi questa maglia e fai una partita del genere, così siamo tornati indietro”. Nessun caso, insomma, anche se l’immagine ha fatto rapidamente il giro dei social, scatenando commenti di tutti i tipi.

Non li avrà letti (meglio così…) Leao, che da Instagram si è cancellato in settimana. Anche a Reggio Emilia il portoghese ha proseguito nel suo momento difficile, fallendo nel primo tempo la chance del pareggio e, più in generale, non riuscendo a lasciare il segno. Rafa è stato accompagnato dai mugugni del Mapei Stadium a ogni errore, fino a quando non è stato sostituito da Massimiliano Allegri poco prima dell’ora di gioco, subendo la razione quotidiana di fischi. Gli era già capitato a San Siro contro l’Udinese e, in tono minore, domenica scorsa con la Juve.

Quando il Milan non segna e non vince, Rafa finisce al centro delle critiche. D’altronde, il suo gol più recente è datato 1 marzo (il 2-0 alla Cremonese) e resta anche l’ultima traccia di un attaccante rossonero nel tabellino marcatori. Nkunku (ieri titolare e tolto all’intervallo), Pulisic, Gimenez e Füllkrug (nemmeno entrato) non fanno, insomma, molto meglio. Così, il Milan è rimasto a secco in cinque delle ultime 7 giornate, collezionando appena un gol all’attivo nelle ultime cinque. “Io ragiono sempre di squadra e mai di singolo reparto, dobbiamo uscire tutti assieme da questo periodo, quindi aiutare gli attaccanti a fare il loro meglio”, la chiosa di Gabbia.

Inter, scudetto a un punto: 75mila a San Siro, pronta location segreta per il brindisi. Lautaro vuole giocare

Con il Parma stadio pieno ad aspettare il 21° titolo. Il Toro in panchina, ma ci tiene a mettere piede in campo.

Un punto per mettere il punto. Ci siamo davvero, non è immaginabile rimandare il sospirato verdetto oltre questa domenica. Il pareggio del Napoli a Como rende insignificante il risultato del Milan in casa del Sassuolo: all’Inter basta non perdere contro il Parma a San Siro per avviare i festeggiamenti del ventunesimo scudetto. Una cosa è certa e tutto sommato gradita: Marotta e Chivu non otterranno il placet dell’aritmetica prima di entrare in campo, su un divano della Pinetina. Dovranno aspettare il fischio finale dell’arbitro Bonacina, in una situazione simile a quella che visse l’Inter dei record nel maggio del 1989, sempre con congruo anticipo sulla tabella di marcia.

Da allora, 37 anni fa, la certezza tricolore non spunta sul terrazzo di casa. Inzaghi ha vinto il suo scudetto battendo il Milan nel derby, è vero, ma quel giorno di due anni fa lo stadio Meazza era imbandierato per tre quarti da drappi rossoneri. Invece il primo titulo di Mourinho, nel 2009, venne determinato a priori dalla sconfitta del Milan a Udine: l’Inter giocò contro il Siena con il solo obiettivo di far segnare Ibrahimovic, lanciato verso il trono dei marcatori prima del trasferimento al Barcellona

Stavolta invece San Siro accompagnerà compatto la tappa conclusiva di un meraviglioso tour, che sempre da queste zolle era partito con il robusto 5-0 al Torino a metà agosto. Sarà contento soprattutto Chivu, che potrà abbracciare i vecchi amici del Parma e in particolare l’amministratore delegato Cherubini senza penalizzarli: la squadra allenata dal puledro spagnolo Cuesta, che sarà seguita a Milano da poche centinaia di indomabili appassionati, ha già conquistato una tranquilla salvezza e dunque si presenta da ospite al party senza troppe aspettative. Come quando rispondi all’invito per questioni di cortesia e poi ti ritrovi con il telefonino a filmare il festeggiato mentre spegne le candeline.