Bonucci annuncia il ritiro: “Ho dato sempre il meglio di me, ora un’ultima battaglia”

Il Fenerbahçe ha comunicato l’addio al calcio del difensore azzurro, per anni leader della Juventus e della Nazionale. Si gioca il campionato turco con il club nella partita che chiude il torneo

È arrivato il momento di dire addio al campo per Leonardo Bonucci. Il Fenerbahçe, club turco nel quale il 37enne difensore ex Juventus e Nazionale milita, ha annunciato tramite i propri canali ufficiali che quella contro l’Istanbulspor – in programma alle 18 – sarà l’ultima partita dell’azzurro: “Il difensore italiano Leonardo Bonucci, che si è unito alla nostra squadra durante il mercato invernale, concluderà la sua carriera calcistica attiva” scrive il club. “Ho visto in lui le doti da leader, dentro e fuori dal campo” ha commentato Mert Hakan Yandaş, numero 8 dei gialloneri.

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Bonucci chiude una carriera gigantesca, con all’attivo 1 campionato europeo con l’Italia nel 2021 (in azzurro 121 presenze e 8 reti), 9 scudetti (di cui otto con la Juventus), 4 coppe Italia e 5 Supercoppe italiane (tutto in bianconero), più due finali di Champions perse sempre con la Juve, ha dichiarato: “Ho cercato sempre di dare il meglio dentro e fuori dal campo, è stato un onore fare parte di questa splendida famiglia. Ringrazio tutti e voglio chiudere la mia carriera con un altro titolo. Combatteremo un’ultima battaglia”. Già, perché il Fenerbahçe è ancora in lotta per il campionato e l’ultima partita di Leonardo potrebbe essere decisiva.

la Juve inizia a comporre il mosaico del futuro

Il centrale guadagnerà meno di 2 milioni, in linea col piano di taglio dei costi varato dal club, l’esterno ha firmato per un ingaggio da 2 milioni e mezzo a stagione

All’ultima vigilia della stagione la Juve consolida la posizione di due calciatori: un senatore e un emergente che già quest’anno è stato tra i maggiori protagonisti.

A firmare il prolungamento sono stati Daniele Rugani e Andrea Cambiaso: il primo è stato blindato fino al 2026, ma con un’opzione di rinnovo al 2027 che può andare in automatico nel caso in cui il difensore raggiungesse alcuni obiettivi personali, o libera per il club; del secondo, invece, viene consolidata la centralità – che ha già mostrato quest’anno – con una proiezione al 2029, oltre a un adeguamento dello stipendio, che sale a 2 milioni e mezzo a stagione. 

Rugani guadagnerà meno di 2 milioni, in linea col piano di ridimensionamento dei costi che stanno adottando alla Continassa da un po’ di tempo. Ma le valutazioni sul suo conto sono state positive anche in prospettiva: considerato che la Juve giocherà il prossimo anno in cinque competizioni, uno come lui potrà avere ampio spazio nelle rotazioni e mettere a disposizione del gruppo – e soprattutto dei giovani – la sua conoscenza approfondita della Juve. Non un aspetto banale, in un momento di grandi cambiamenti: il calciatore ha spinto molto per rimanere in bianconero, e ha trovato facilmente l’intesa. Nel ritorno della difesa a quattro, potrà dare sicuramente un ampio contributo. 

Dopo la prima stagione esaltante alla Juventus, anche Cambiaso ha voluto fortemente il rinnovo: sulle tracce del giocatore avanzava anche qualche top club europeo, ma l’arrivo a Torino di Thiago Motta – che lo scorso anno lo fece crescere tanto al Bologna – lo mette al centro del progetto senza alcun dubbio.

Il record di gol e un futuro da scrivere: Chiesa-Juve, tutti i bivi dell’estare

Allegri spesso lo sostituiva, Montero lo ha tenuto in campo 90 minuti e da lui è nata la rimonta di Bologna: ottava rete in campionato, uguagliato il suo miglior anno in bianconero. E ora ci si siede a trattare il rinnovo ma con un attore in più, il nuovo allenatore

È stato l’ultimo in ordine di tempo a salutare Massimiliano Allegri, con un messaggio social arrivato solo all’indomani della prima partita dopo il cambio della guida tecnica. “Abbiamo condiviso un percorso di tre anni insieme, culminato nella vittoria di un titolo! In bocca al lupo per il futuro mister. Un grande abbraccio, grazie di tutto!”, ha scritto Federico Chiesa all’ex allenatore. A cui con un celebre labiale Federico Chiesa aveva contestato di essere sempre il primo a essere tolto dal campo per i cambi. Montero invece  a Bologna ha tenuto in campo l’ex viola 90 minuti, e ha visto premiata la sua scelta dal gol di Fede che ha aperto la rimonta della Juventus e dalla verve dell’azzurro che ha aiutato a completarla. Il gol è arrivato al minuto 76: in sei delle precedenti otto gare a quel punto della gara Chiesa era già uscito, in una (con la Roma) è il momento in cui è stato sostituito e solo a Cagliari è rimasto in campo fino alla fine, quando per rimontare Allegri aveva chiuso con in campo tutti gli uomini d’attacco insieme (Fede, Vlahovic, Yildiz e Milik contemporaneamente). 

Contro la squadra, il Bologna, a cui ha segnato più gol in carriera, sette in undici partite, Chiesa ha trovato la nona rete in stagione, che supera le ultime due annate messe insieme (otto gol totali), e l’ottava rete considerando solo in campionato, che eguaglia le otto realizzate nel suo migliore anno alla Juventus, il primo.

Atalanta, è la tua notte! Contro gli imbattibili di Xabi Alonso fai come… Gimondi con Merckx

Il Bayer Leverkusen in stagione non ha mai perso una partita: cannibali come il ciclista Belga, che però nel 1973 fu beffato da Felice. Stanotte tocca a Gasp e Scamacca

È imbattibile l’imbattuto Bayer Leverkusen? Campione di Germania per la prima volta, 51 partite stagionali senza perderne una, sabato inseguirà anche la Coppa di Germania nella finale con il Kaiserslautern. I Cannibali di Xabi Alonso divorano tutto, senza lasciare briciole. Ok, ma se nello sport è mai esistito un Cannibale, quello si chiama Eddy Merckx. Al Mondiale di Barcellona ‘73 tutti lo davano per strafavorito. In primavera si era abbuffato di classiche (Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi, Amstel Gold Race…) e del suo quarto Giro d’Italia. Nel gruppetto a quattro che piombò sul traguardo del Montjuic, il belga poteva contare sul giovane Maertens, compagno di squadra, che gli tirò la volata. Come poteva perdere quel Mondiale, il Cannibale? E invece a vincere con un braccio alzato fu il bergamasco Felice Gimondi. 

Questo ci aspettiamo stanotte alla Dublin Arena: che l’Atalanta sia Felice. Ha tutto per esserlo. A cominciare dalla confidenza con le calde notti europee. Otto anni di magistero Gasp hanno fatto della Dea una cittadina del continente. I complimenti pubblici, da Guardiola a Klopp, hanno messo il bollino blu della qualità al gioco dei bergamaschi che ha spirito internazionale. Le imprese di Liverpool (Everton e Reds), Amsterdam (Ajax), Valencia. Lisbona (Sporting)… sono rimaste sottopelle, hanno corazzato cuore e personalità. La Dea non tradirà imbarazzi da imbucata alla festa e, recuperando i panni della sfavorita, forse recupererà anche la concentrazione feroce e i sensi accesi a palla che hanno caratterizzato le sue esibizioni migliori. Nella finale di Coppa Italia, l’Atalanta, che ha pasticciato fatalmente dopo 4’, ha pagato un avvicinamento troppo euforico e un eccesso di sicurezza. Stavolta non accadrà. Ma, soprattutto, Gasp recupera Kolasinac e Scamacca, pedine fondamentali. Il difensore bosniaco, pirata di mille battaglie, è una scossa elettrica che tiene sveglio un reparto, a rischio di amnesie, e lo costringe a ringhiare in avanti. L’attaccante, in stato di grazia, è l’unico che può conquistare spazi e palloni nel fortino di Alonso e giocarsela di muscoli. De Ketelaere e Lookman si alterneranno per tenere alto il ritmo offensivo. 

Origi, dopo il flop il Nottingham si tira fuori: “Prestito completato”. Che ne sarà di lui?

Il Forest ha ufficializzato sui propri canali la fine del prestito per l’attaccante belga: il riscatto valeva 5 milioni. Per Divock solo un gol in tutta la stagione. Il contratto in rossonero scade nel 2026

Dubbi non è che ce ne fossero, ma adesso è arrivata anche l’ufficialità: Divock Origi sta per fare ritorno al campo base, ovvero a Milanello. Dove, per la cronaca, non lo stanno aspettando col tappeto rosso. La conferma sulla fine del suo prestito al Nottingham Forest è arrivata in forma ufficiale dallo stesso club inglese sui propri canali ufficiali: “Il club può confermare che Gio Reyna, Divock Origi, Nuno Tavares, Gonzalo Montiel e Rodrigo Ribeiro hanno completato il loro periodo di prestito nel Trentside”.

Nessun dubbio, appunto. L’avventura del centravanti belga a Nottingham è stata un buco nell’acqua. Tornato in Premier League proprio per riscattarsi dalla prima deludente stagione in rossonero (1.188 minuti, 2 gol), è riuscito a fare ancora peggio: 752 minuti con un solo gol, in Fa Cup. Il riscatto, fissato a 5 milioni, ovviamente non è stato esercitato e così Divock si ripresenterà a Milanello con un curriculum ancora più sbiadito e soprattutto con i suoi oltre 4 milioni netti di ingaggio. Il Milan avrà così il compito, non proprio facilissimo, di trovargli una nuova sistemazione. Il contratto in rossonero scade nel 2026.

Rabiot, Alex Sandro, De Sciglio & co: che fine faranno i fedelissimi di Allegri

C’è chi, come Federico Chiesa, di fronte al fatto compiuto della separazione con Massimiliano Allegri può disfare la valigia e tornare con motivazioni ulteriori a parlare di rinnovo con la Juventus, con la prospettiva di un nuovo corso tecnico tutto da scoprire.

Un anno fa di questi tempi e anche prima, quando ancora Giuntoli non era arrivato e in un vuoto di potere (in senso buono) occupato solo da Manna, la voce di Allegri era la più importante nella pianificazione dell’organico. E’ il periodo che ha portato alla conferma annuale di Adrien Rabiot e alla richiesta arrivata dal tecnico dell’acquisto a titolo definitivo di Arek Milik.

Il legame di Rabiot con Allegri d’altra parte è trasparente, ben visibile anche nei festeggiamenti sul prato dell’Olimpico e fino al saluto social del “Duca” a Max leggibile anche come una presa di distanza dal provvedimento assunto (“meritavi un addio diverso”), che non sembra esattamente un avvicinamento in vista della scadenza di contratto a fine stagione e del tavolo per l’eventuale rinnovo. Adrien è un fedelissimo, ma il finale se lo scrive da solo. 

Tra gli uomini di Max, chi avrà un finale analogo è Alex Sandro. Un anno fa Allegri gli ha fatto raggiungere il numero di presenze che ha fatto scattare il rinnovo automatico del brasiliano a cifre ampiamente fuori dal tempo e lo ha portato a sfiorare il record di presenze in bianconero per un giocatore straniero. In scadenza a giugno: stavolta non resterà. Dici “fedelissimi di Allegri” e insieme ad Alex Sandro e Rabiot tra i nomi sul taccuino c’è quello di Mattia De Sciglio. La cui parabola di certo è stata fortemente legata a quella del mister livornese. Dopo il rinnovo caldeggiato da Max due anni fa, l’esterno ex Milan ha un altro anno di contratto. Che renderebbe relativamente facile salutarsi adesso. Ma d’altra parte nell’ottica Juve e del ritorno verosimile alla difesa a quattro con fasce da ridisegnare, un uomo con le caratteristiche di De Sciglio, a 1,5 milioni di contratto, è una figura che può far più comodo tenere che salutare. 

Inter, Inzaghi: “Zhang ci è sempre stato vicino. Rinnovo? Ne parlerò con la società”

L’allenatore dell’Inter è intervenuto ai microfoni di Sky: “È il momento più bello della mia carriera”. Poi, su Zhang: “Sono tranquillo. il presidente Zhang ci è sempre stato vicino”. E sul rinnovo: “Dopo l’ultima di campionato ci siederemo con la società e ne parleremo”.

“È il momento più bello della mia carriera”. Non usa giri di parole Simone Inzaghi per descrivere l’emozione della vittoria dello scudetto con l’Inter. L’allenatore nerazzurro, intervenuto ai microfoni di Sky, ha parlato anche della magica atmosfera che si vive dalla vittoria del titolo vinto contro il Milan. “Quello che stiamo vivendo dal 22 di aprile è qualcosa di magico – ha continuato. Parliamo di una condivisione meravigliosa. Dobbiamo ringraziare questi splendidi tifosi: si meritano lo scudetto quanto noi”. Sul futuro dell’Inter, invece, considerando il possibile cambio di proprietà, Inzaghi si dice “tranquillo. Ho sentito prima le parole di Marotta e posso dire che il presidente Zhang alla squadra non ha mai fatto mancare nulla: ci è sempre stato vicino. Ora ovviamente ci sono delle problematiche che spero possa risolvere. Si meritava di essere qua con noi”.

“Rinnovo? A fine stagione ne parlerò con la società”Dopo aver vinto questo scudetto, in casa Inter sarà tempo di trattare per il rinnovo di Inzaghi: “Abbiamo ancora una settimana e una partita per finire nel migliore dei modi il campionato – ha detto l’allenatore nerazzurro. Poi con la società ci siederemo e ne parleremo, come abbiamo sempre fatto”.

Juve-Allegri la fine più brutta, il club: “Comportamenti non compatibili coi nostri valori”. Squadra a Montero

L’esonero dopo aver condotto l’ultimo allenamento per una condotta non in stile “Juve durante e dopo la finale di Coppa Italia”. Via anche lo staff: in attesa di Thiago Motta, traghettatore il tecnico della Primavera

Alle ore 17.30 del 17 maggio Massimiliano Allegri non è più ufficialmente l’allenatore della Juventus. Fine della storia dopo 2 cicli e 12 trofei, l’ultimo vinto appena 3 giorni fa, nella serata in cui c’è stato il patatrac.

E’ stato esonerato per comportamenti ritenuti “non compatibili con i valori della Juventus” e inammissibili da chi la rappresenta. Così si legge nel comunicato da cui emerge la frattura insanabile che si è creata mercoledì sera a causa della sceneggiata del tecnico durante e dopo la finale di Coppa Italia.

Nessun ringraziamento, solo un augurio di “buona fortuna per i suoi progetti futuri”, tutto molto diverso da come era stato 5 anni fa, quando nello stesso giorno (che era sempre un venerdì) si era consumato il primo divorzio tra Allegri e la sua Signora. Allora erano motivi tecnici, stavolta invece c’è di mezzo la condotta sopra le righe tenuta sul prato dell’Olimpico e nei corridoi della sala stampa che per il club può configurare un danno d’immagine. Per questo la decisione è stata comunicata all’allenatore dall’a.d. Maurizio Scanavino e non dal direttore tecnico Cristiano Giuntoli, che era in sede ma non ha partecipato all’ultimo incontro. Giuntoli aveva pianificato di convocare Allegri a fine stagione per parlare di futuro (anche se tutto pareva scritto nonostante un altro anno di contatto) ma gli eventi di Roma hanno fatto precipitare la situazione.

Germania, i convocati per gli Europei: fuori Goretzka, Brandt, Hummels e Thiaw

Nagelsmann ha confermato il blocco che ha sconfitto Francia e Olanda a marzo. Tra gli esclusi anche Gnabry, infortunato. 

La splendida cavalcata del Borussia Dortmund, arrivato in finale di Champions League (sabato 2 giugno a Wembley contro il Real Madrid) non pare aver impressionato il c.t. tedesco Julian Nagelsmann, che nella lista dei preoconvocati per gli Europei casalinghi non ha incluso Matt Hummels e Julian Brandt, protagonisti coi gialloneri. Nagelsmann ha preferito confermare in blocco il gruppo che ha sconfitto a marzo Francia e Olanda.

Tra gli esclusi eccellenti, anche Leon Goretzka del Bayern Monaco, oltre a Serge Gnabry, quest’ultimo però infortunato. Niente da fare anche per il rossonero Malick Thiaw, reduce da una stagione che lo ha visto a lungo fuori per un grave infortunio muscolare.

Sono 27 i giocatori chiamati dal c.t. tedesco e scenderanno a 26 dopo le amichevoli con Ucraina e Grecia di giugno. La Germania è reduce da due eliminazioni ai Mondiali nella fase a gironi e una agli ottavi all’Euro 2021, vinto dall’Italia. Nel 2023 ha vinto solamente tre partite su 11, rendimento che è costato il posto a Hansi Flick. Dopo i ko con Turchia e Austria, Nagelsmann ha cambiato radicalmente la formazione, inserendo  Nico Schlotterbeck, difensore del Dortmund, Alex Nuebel, portiere dello Stoccarda, al posto di Jan-Niklas Beste (Heidelheim) e dell’infortunato portiere del Fulham Bernd Leno. Leroy Sané, assente nelle due gare di marzo per problemi fisici, è tornato tra in convocati. L’annuncio della lista è stato fatto a Berlino, vicino alla Porta di Brandeburgo. Tra i 27 anche i veterani Manuel Neuer, Thomas Mueller e Toni Kroos. Il capitano resterà Ilkay Gundogan. Agli Europei la Germania giocherà nel girone A con Scozia, Ungheria e Svizzera.

Inter, ecco l’offerta per Gudmundsson: prestito con riscatto più Zanotti e Satriano

La “formula Frattesi” porterebbe vantaggi anche al Genoa, cui piace pure il 2005 Pio Esposito.

Pronta l’offerta per Albert Gudmundsson. Dopo avere incontrato l’agente e strappato al giocatore una sorta di prelazione, l’Inter si prepara a sedersi attorno a un tavolo col Genoa per trovare la quadra senza dissanguarsi. L’assalto vero e proprio avverrà a fine campionato e dopo l’ufficialità del prestito del fondo Pimco da 430 milioni che sbloccherà anche i rinnovi di Inzaghi, Barella e Lautaro, ma il piano è già stato approntato.

Questa soluzione permetterebbe al club di viale Liberazione di non fare cassa con alcun big attualmente in rosa, di salvare il bilancio attuale e di caricare il grosso dell’investimento sul prossimo esercizio. Ma anche il Genoa potrebbe trarne dei vantaggi perché il Grifone non chiude i propri conti a giugno seguendo l’andamento dell’anno sportivo, bensì al 31 dicembre, a fine anno solare. Il club l’anno scorso ha varato un piano di ristrutturazione del debito in 10 anni e quindi deve generare utili su base annua per tenere fede agli accordi. I conti del 2024 sono già stati ampiamente sistemati grazie alla cessione di Radu Dragusin al Tottenham per 30 milioni (24 più 6 di bonus, oltre a Spence in contropartita) e quindi i soldi guadagnati con Gudmundsson andrebbero a sistemare il bilancio del 2025 con un’altra importante plusvalenza. Come per Frattesi, infatti, l’obbligo di riscatto dell’Inter scatterebbe al primo punto conquistato dalla squadra dopo la chiusura del prossimo mercato invernale. Con l’azzurro era successo il 2 febbraio scorso, con Gud sarebbe la stessa cosa. 

Per ridurre l’esborso economico inoltre ci sono diversi profili che potrebbero ingolosire i rossoblù. Uno è sicuramente Mattia Zanotti, laterale destro dell’Under 21 ora in prestito al San Gallo di cui è diventato un titolare inamovibile con 31 presenze nella Super League svizzera. Il ragazzo ha una valutazione sui 3-4 milioni.