Follia Valverde dopo Real-Villarreal: prende a pugni Baena nel garage del Bernabeu

Il centrocampista dei blancos si è scatenato contro l’avversario che gli avrebbe detto: “Piangi ora che tuo figlio non nasce”, riferendosi alle difficoltà nella gravidanza della moglie dell’uruguaiano.

Stavolta la rissa non scatta in campo. Stavolta non è figlia di un rigore non dato o di fallo troppo duro. Quello che è successo ieri a Madrid va oltre. Al termine della gara tra Real e Villarreal, vinta 3-2 dagli ospiti, Federico Valverde ha atteso nel garage del Bernabeu Alex Baena e lo ha preso a pugni in faccia mentre stava per salire sul pullman della sua squadra.

Secondo quanto riporta la stampa spagnola, l’uruguaiano del Real si è avvicinato all’avversario – distratto da proprio cellulare – urlando: “Dimmi ora che cosa hai detto di mio figlio”. L’astio tra i due ha infatti un precedente importante: durante la sfida di Coppa del Re tre i blancos e il Villarreal, Alex Baena avrebbe detto a Valverde: “Piangi ora che tuo figlio non nasce”, facendo un disgustoso riferimento alle difficoltà di gravidanza della moglie del centrocampista. E sembra che nel corso della sfida di ieri lo spagnolo abbia ribadito il concetto.

Da qui la vendetta, probabilmente attesa, pensata. Le squadre hanno confermato l’accaduto, quanto a Baena, nessuna conseguenza particolare se non un gonfiore allo zigomo. Resta da capire adesso se Baena o il suo club denunceranno l’aggressione. In quel caso verrebbe coinvolta la giustizia ordinaria, ma è probabile che si muova comunque anche la giustizia sportiva. Anche se l’arbitro, come è normale che sia, non ha inserito nulla nel suo referto, potrebbe essere infatti aperto un fascicolo per fare chiarezza e sanzionare il giocatore.

Mateo Retegui: “Il mio sogno ora è venire a giocare in Italia”

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il giovane attaccante della Nazionale ha confessato i suoi prossimi obiettivi: “I più grandi giocano in Europa, il presidente del Tigre mi ha detto che in estate potrebbero cedermi. Mi ispiro ad Haaland, Lewandowski e Ibrahimovic”. Sul suo futuro azzurro: “A Coverciano sono stato accolto benissimo. Ora devo prepararmi fisicamente e mentalmente per essere richiamato”

Mateo Retegui ha attraversato l’oceano per giocare con l’Italia. A breve potrebbe farlo definitivamente, per approdare nel calcio europeo: “Sì, il presidente Melaraña (del Tigre, ndr) ha detto che a luglio potrebbe essere probabile che io venga ceduto. A me piace molto l’idea, è un sogno per tutti quelli che giocano a calcio, i più grandi sono in Europa”, ha raccontato il nuovo centravanti azzurro alla Gazzetta dello Sport.

Cresciuto in una famiglia di hockeisti su prato, è stato un incontro fortuito a cambiare le sue prospettive: “Prima di scegliere definitivamente il calcio, pure io giocavo a hockey. Avrei potuto essere hockeista, per due anni ho smesso con il calcio, poi apparve Diego Mazzilli, uno scout del Boca Juniors, che un giorno mi vide giocare a calcio in spiaggia e mi chiese se volessi fare un provino. Mi aveva visto da ragazzino giocare nelle giovanili del River Plate e si ricordava di me: dopo un paio di settimane il Boca mi prese e io decisi per sempre che la mia strada era il calcio”. Il rapporto con il padre è rimasto molto forte nonostante il cambio di sport: “Ho un ottimo legame con lui. Oltre che un grandissimo giocatore, è stato allenatore delle nazionali argentine di hockey su prato, oggi è il segretario dello sport della città di Buenos Aires. Per me è il miglior tecnico al mondo, oltre a essere colui che segue i miei interessi. Ma io ho un rapporto strettissimo con tutta la mia famiglia. Mia sorella Micaela è la mia migliore amica, con lei condivido tutto”.

Rebus Vlahovic, segna nella Serbia e soffre con la Juve. E Milik si scalda

Il numero 9 bianconero non sta funzionando, Allegri ripensa al polacco per la Lazio.

È un po’ come se la Serbia avesse Vlahovic e la Juve soltanto Dusan in questo momento. Cannibale in nazionale e bomber in astinenza da gol nel club. Questioni di numeri e reti. Il DV9 serbo calcia di più in porta e soprattutto è molto più continuo in zona gol di quello bianconero. Difficile pensare a un semplice caso. Ma probabilmente le ragioni sono più di una: dalle pressioni differenti che deve gestire l’ex viola nelle due realtà al diverso Dna delle squadre del c.t. Dragan Stojkovic e di Massimiliano Allegri. Senza contare il valore delle avversarie.

Vlahovic con la Serbia ha segnato 6 gol in 7 partite in stagione (411 minuti in tutto), mentre con la Juventus ha collezionato 11 reti in 30 gare (2295 minuti complessivi). Tradotto: Dusan in nazionale viaggia alla media di un gol ogni 69 minuti. I bianconero impiega praticamente il triplo del tempo per buttarla dentro: un gol ogni 209 minuti. Differente è anche la media dei tiri in porta a partita: 1,6 con la Serbia e 1 con la Juve.

L’effetto benefico della nazionale non è proseguito a Torino. Vlahovic durante la pausa nazionali ha segnato 3 gol in una partita e mezzo tra Lituania (1) e Montenegro (2). Sembrava il trampolino perfetto per restituire alla Juve un Dusan in fiducia dopo le difficoltà vissute tra metà febbraio e marzo, quando è arrivato fino a sei partite consecutive tra campionato e Coppe senza esultare. Un incantesimo interrottosi con il rigore di Friburgo (16 marzo). Le difficoltà in zona gol, però, sono riaffiorate al rientro dalla Serbia. Se contro il Verona è partito dalla panchina, nella prima delle due semifinali di Coppa Italia contro l’Inter ha giocato dall’inizio. In tutto 104 minuti senza reti. Tanto che Dusan, martedì sostituito dopo 74’, è sembrato tutt’altro che contento al momento del cambio.

L’Inter: “Noi contro ogni discriminazione”. Juve pronta a bandire i tifosi colpevoli

Juventus bianconero: “Stiamo collaborando con le forze dell’ordine per individuare i responsabili”. I nerazzurri: “Il calcio e lo sport devono essere veicolo non solo di emozioni ma anche di valori”

Nel “giorno dopo” delle reazioni a freddo arriva anche la voce delle società, Inter e Juventus, sull’episodio di razzismo che ha coinvolto Romelu Lukaku nella semifinale di Coppa Italia a Torino.

“Siamo fratelli e sorelle del mondo”. Comincia così la nota presente sul sito ufficiale dell’Inter. “Dal 9 marzo 1908 è questa la nostra storia. Vogliamo ribadire con fermezza che ci schieriamo compatti contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. Il calcio e lo sport devono essere non solo un veicolo di emozioni ma anche di valori chiari e condivisi, che nulla hanno a che fare con quanto visto ieri sera negli ultimi minuti della semifinale di coppa Italia a Torino, Juventus-Inter. Per questo ribadiamo tutto il nostro appoggio, il nostro affetto e la nostra solidarietà a Romelu Lukaku, come il mondo del calcio sta facendo da più parti in queste ore. Forza Rom, siamo con te!”.

Netto è anche lo schieramento della Lega Serie A, che con un altro comunicato invita i club a prendere provvedimenti: “La Lega Serie A condanna con fermezza ogni episodio di razzismo e ogni forma di discriminazione. Pochi personaggi presenti sugli spalti non possono rovinare lo spettacolo del calcio e non rappresentano il pensiero di tutti i tifosi e appassionati allo stadio, che per fortuna condividono i valori più alti dello sport. Le società di A, come sempre hanno fatto, sapranno individuare i colpevoli, escludendoli a vita dai propri impianti. La campagna Keep Racism Out e l’accordo siglato due settimane fa con Unar sono passi concreti di impegno in questa battaglia, lunga e incessante, che porterà al risultato fissato senza indugi: fuori i razzisti e i loro insulti dagli stadi”.

Milan, la partita per Diaz: al Real lo rivogliono, lui sta bene in rossonero, Maldini tratta

Per acquistare il trequartista servono 22 milioni, coi Blancos che hanno la recompra a 27 e vorrebbero farci una ricca plusvalenza.

Giocate da 10 nella casa del “Diez”. Per rilanciare il presente e costruire un altro pezzo di futuro. Al Maradona, Brahim Diaz ha dato al Milan la spinta verso la vittoria fin qui più pesante del campionato rossonero. Un assist per il ritorno al gol di Leao, un guizzo da prestigiatore per il raddoppio e un’altra prestazione di tecnica e sostanza nel film del 4-0 rifilato al Napoli capolista. Con tanto di preoccupazione finale e cambio per un fastidio muscolare.

Un allarme rientrato subito dopo la gara, con le parole di Pioli: “Ha avuto un piccolo problema agli adduttori, ma non penso sia nulla di grave. Avrebbe voluto continuare ma non ho voluto rischiare”. Perché per il Diavolo si avvicina il momento più delicato, con l’Empoli e i quarti di Champions all’orizzonte. E quando la partita conta, Brahim Diaz c’è. La prova da 8 in pagella del Maradona è l’ultimo tassello del suo miglior momento rossonero. Partito all’inseguimento del colpo De Ketelaere, a suon di gol, assist e prestazioni convincenti, il 10 si è piazzato al centro del Milan, portando tutti a riflettere con largo anticipo sul suo destino.

Protagonista già alla prima di campionato, con uno dei lampi che ha stappato la stagione (nel 4-2 di San Siro contro l’Udinese), Diaz si è poi confermato al top sempre in uno scontro diretto. Lo scorso 8 ottobre, al Meazza, ha messo ko la Juve grazie a un’altra giocata stellare: partenza in velocità da centrocampo, difesa bruciata e pallone alle spalle di Szczesny per un 2-0 che potrebbe rappresentare alla fine uno dei risultati più pesanti nella corsa al quarto posto.

Inter, tifosi furiosi: squadra “finita”, Lukaku “imbarazzante” e Inzaghi “da esonero”

I principali bersagli dei tifosi nerazzurri, capaci di mantenere in tendenza per oltre 14 ore gli hashtag #Inter e #InterFiorentina, sono Inzaghi e Lukaku. Non si salva nemmeno una “bandiera” come Bastoni. A finire sul banco degli imputati, a conti fatti, è l’intero gruppo giudicato “al capolinea”.

Ma il principale imputato è senza dubbio il tecnico, oggetto di feroci attacchi e giudizi sferzanti. “Lo scorso anno l’Inter ha fatto sei mesi con la cattiveria figlia di Conte. Poi Inzaghi li ha liberati ed è venuta meno la gestione del gruppo. Se la partita comincia male – sottolineano in tanti – la squadra si sfalda, manca chi comanda”. Per qualcuno, “il progetto Inzaghi è finito. Stessi errori di sempre”. Tanto che, “a questo punto l’esonero è inevitabile”. L’immediato cambio in panchina è un desiderio che ricorre in numerosi tweet, con tanto di candidati: “Via Inzaghi, dentro Cambiasso per il finale di stagione, poi sarà quel che sarà”. Se il tecnico e il suo progetto sono considerati “finiti”, c’è però chi non dimentica la società, definita “assente”.

Se Inzaghi pare l’obiettivo principale della rabbia social nerazzurra, segue a ruota Lukaku, reo di essersi divorato almeno due occasioni clamorose.Nei confronti del belga, i tifosi iniziano a mostrare insofferenza, come se la pazienza fosse ormai esaurita, perché tanti ricordano le promesse e i buoni propositi di Big Rom dopo il suo ritorno a Milano. A dir la verità, a dimostrazione di come lo sconforto sia generalizzato nel popolo interista, c’è chi se la prende anche con una bandiera come Bastoni, ritenuto colpevole sul gol che ha condannato la truppa di Inzaghi al terzo tonfo consecutivo. “Si crede Beckenbauer e si fa uccellare da Bonaventura”, conclude qualcuno. Altri, invece, ne sottolineano “l’involuzione totale. Goffo e ingobbito. Delusione”.

Napoli, lesione muscolare per Osimhen: salta il Milan. È in dubbio anche per la Champions

L’attaccante nigeriano Victor Osimhen ha accusato una lesione distrattiva all’adduttore sinistro. Staff medico già al lavoro per rimetterlo a disposizione di Spalletti per la doppia sfida di Champions contro i rossoneri.

Victor Osimhen salterà Napoli-Milan di campionato e un brivido già percorre la schiena dei tifosi azzurri in prospettiva Champions: almeno per la gara d’andata è in forte dubbio. L’ attaccante nigeriano, rientrato ieri dagli impegni con la sua nazionale, ha accusato un fastidio all’adduttore sinistro ed è stato sottoposto ad accertamenti che hanno evidenziato una lesione distrattiva. Un problema di carattere muscolare per il bomber azzurro, con ogni valutazione rimandata alla prossima settimana per quanto concerne la sfida di andata di Champions in programma mercoledì 12. “Dovrebbe saltare un paio di settimane”, ha dichiarato il presidente De Laurentiis.

Dunque, spazio a Simeone domenica – con l’argentino che tra l’altro è stato il match winner dell’andata -, ma occhi puntati sulle condizioni di Osimhen da qui e fino alla sfida dei quarti di finale di Champions (ritorno il 18 aprile al Maradona). Curiosità finale: due giorni sfortunati per il centravanti nigeriano visto che Osimhen ha pure smarrito la mascherina “porta fortuna” che stava indossando in quest’ultimo periodo, al punto che l’ortopedia di fiducia del club azzurro si sta già adoperando per realizzarne una nuova.

Di Maria e Giroud, la Serie A rinnova i vecchi. Ma ora non si scordi dei giovani

Juve e Milan si tengono stretti le loro stelle, 72 anni in due. Giroud che dice sì al Milan per un’altra stagione e Di Maria che, rompendo gli indugi della passata estate e le remore nel legarsi con un contratto più lungo, è pronto a seguire la Juve ancora per dodici mesi. Due belle notizie, sicuramente, perché stiamo parlando di calciatori speciali, non a caso due protagonisti dell’ultima finale Mondiale. Due insomma che lasciano il segno.

Perché, come detto, è indiscutibile che Giroud (37 anni al via della prossima stagione) e Di Maria (35 fatti a febbraio) abbiano ancora parecchio da dare. In termini di prestazioni in campo e di esempio per i più giovani. Non c’è infatti intervista, dei ragazzi rossoneri e di quelli bianconeri, in cui non si sente ripetere che i campioni celebrati hanno tante da offrire, anche con i loro consigli o semplicemente con i loro atteggiamenti. E anche su questo non si può non concordare. Così come gli allenatori più importanti, e più carismatici, così i giocatori più in vista possono rappresentare punti di riferimenti precisi ed essenziali.

Dove si cercano i calciatori affermati, quelli per intenderci da acquistare a suon di milioni, ma nello stesso tempo non c’è alcuna remora a mettere in prima fila i ragazzi che meritano. Così, per fare un esempio, il Real Madrid vince tutto quello che c’è da vincere con la classe e l’esperienza di Modric e Benzema senza però aver paura di lanciare Vinicius e Rodrygo, capaci di essere altrettanto decisivi. Insomma, i grandi campioni possono essere importanti, ma in tutti i sensi: anche per far crescere e migliorare i talenti migliori. Un discorso che andrebbe allargato, e riportato in Italia, per sensibilizzare ad una maggiore cura dei vivai, dei settori giovanili. Perché far crescere un ragazzo in casa può essere più dispendioso e faticoso. Ma, come si è visto, le radici e il senso di appartenenza anche nel calcio di oggi – dominato dai soldi – hanno ancora un valore fortissimo.

CDK si sveglia col Belgio, i milanisti esultano sui social: “Bene, ora anche in Serie A”

Il belga protagonista in nazionale con una bella palla per Trossard in occasione del gol di De Bruyne. Finalmente la svolta?

Scintille di De Ketelaere. Piccoli frammenti di vita dal talento belga finito nel mirino dopo sei mesi nell’ombra. “Opaco”, “deludente”, addirittura “bidone”. I milanisti l’hanno criticato più e più volte da agosto a oggi. Colpa di una serie di prestazioni da 5 in pagella e nessun gol in 31 partite. Lui che l’anno scorso arrivò a 18 reti con il Bruges. Questione di ambientamento, forse, ma almeno con la nazionale si è svegliato.

Martedì, in occasione dell’amichevole contro la Germania giocata e vinta a Colonia per 3-2, CDK è entrato a venti minuti dalla fine al posto di Lukaku e ha costruito il gol del 3-1 di De Bruyne. Il fantasista ha ricevuto il pallone spalle alla porta, sulla sinistra, l’ha controllato e poi ha lanciato Trossard sulla fascia, bravo a metterla dentro per KDB. I milanisti l’hanno apprezzato, tant’è che il video dell’azione ha iniziato a circolare subito sui social: “Ora deve sbloccarsi anche in Serie A”, scrive qualcuno. Pioli l’ha sempre difeso a spada stratta. Ha parlato di difficoltà di ambientamento, ma ha anche ribadito che nell’ultimo mese è migliorato molto. L’aria della nazionale deve avergli fatto bene.

Inutile girarci intorno. Fin qui De Ketelaere non è stato all’altezza dei 32 milioni spesi dal Milan. I numeri dicono che ha collezionato un solo assist in 31 partite tra campionato e coppa, con 1242 minuti giocati. L’ultima presenza da titolare risale a Fiorentina-Milan 2-1 del 4 marzo, poi è sempre subentrato. Contro il Tottenham, al ritorno, è rimasto in panchina per 90 minuti. La fiducia di Tedesco in nazionale, nuovo c.t. dopo l’addio di Martinez, può aiutarlo a svoltare anche a Milano.

Dallo spoiler di Allegri alla benedizione di Pirlo: Fagioli in marcia verso il sogno azzurro

Da ottobre ha svoltato alla Juve ed è un punto fermo, ora brilla con l’Under 21: giocate e leadership, dall’idolo Del Piero al rapporto speciale con Ronaldo il percorso del centrocampista bianconero adesso punta sulla Nazionale, con l’obiettivo del Mondiale 2026

Nicolò Fagioli si è sempre trovato dove ha voluto, anche a costo di dover pazientare più del previsto. Questione di carattere e di caratteristiche, in una storia che sembra ancora all’inizio eppure è già piena di momenti chiave in carriera. A partire dalla scelta maturata quando aveva appena 14 anni: il suo approdo all’Inter era praticamente una cosa fatta, ma lui sognava la Juve e per questo alla fine ha seguito il cuore, cogliendo al volo l’invito di tale Gigi Milani, oggi responsabile attività di base da U7 a U13 e responsabile progetto Academy. Quel dirigente gli cambiò la vita: col talento sarebbe arrivato comunque nel calcio che conta, ma poterlo fare con la maglia della sua squadra del cuore è stata una marcia in più in questi anni.

Il centrocampista è cresciuto nel vivaio della Juve facendosi apprezzare per le sue qualità tecniche e umane. Nei campionati giovanili si è sempre messo in luce trascinando i compagni, con giocate esaltanti e movenze da leader. Nel 2018 il suo nome cominciò a circolare ben oltre i confini di Vinovo, per bocca di Allegri: “Abbiamo un ragazzo del settore giovanile che è un piacere veder giocare – disse il tecnico in una conferenza stampa – Si chiama Nicolò Fagioli, è del 2001. Conosce i tempi di gioco e sa giocare a calcio, sa come smarcarsi e come passare la palla. Di ragazzi così non ne vengono fuori tutti gli anni”. Il ragazzo aveva appena concluso un anno importante in Under 17 (con 13 gol in 23 presenze) e fu presto promosso in Primavera, da sotto età.