L’Italia si qualifica per i Mondiali se… Ecco il quadro delle prossime gare degli Azzurri

Vincendo, la Norvegia ha blindato il primo posto. La corsa dell’Italia è ora verosimilmente quella ai playoff: in caso di successo contro Israele la nostra Nazionale sarebbe matematicamente seconda. Ma basterebbe anche non perdere la prossima e strappare un pareggio tra Norvegia e Moldavia.

Battendo  5-0 Israele la Norvegia ha di fatto cementato il primo posto nel girone: il netto vantaggio nella differenza reti (+26, rispetto al +7 dell’Italia) permetterebbe alla squadra Haaland di arrivare alla sfida contro gli Azzurri con la qualificazione diretta in tasca. La squadra di Gattuso dovrà ora confermare il secondo posto valido per i playoff, dove arriverebbe anche da testa di serie. Decisiva in tal senso sarà proprio la gara contro Israele, sconfitta 5-4 in una folle partita all’andata, che si giocherà martedì 14 ottobre al Bluenergy Stadium di Udine. L’Italia, vincendo, sarebbe aritmeticamente seconda. In caso di pareggio sarà necessario ottenere almeno un punto negli impegni del 13 e 16 novembre contro Moldavia (in trasferta) e Norvegia (in casa) per strappare il biglietto per i playoff.

Inter, è sparito Bisseck: la media dice solo 19′ a partita, ma Chivu ha un piano per lui

Il difensore nerazzurro ha messo insieme 66′ nelle ultime 6 partite dell’Inter, tutti contro lo Slavia Praga in Champions. Ma ha una caratteristica che il tecnico nerazzurro intende sfruttare 

L’avvio di stagione non è stato incoraggiante: zero minuti all’esordio contro il Torino, titolare ma insicuro – e determinante in negativo in occasione del gol di Atta – al debutto contro l’Udinese, poi quattro panchine in fila, dal 1′ in Champions League con lo Slavia Praga e ancora fermo nell’ultima contro la Cremonese.

Lo stesso Yann Bisseck, dopo l’ottima stagione dello scorso anno, probabilmente si sarebbe immaginato un inizio ben diverso. Eppure, nulla è compromesso. Per una lunga serie di motivi: non più tardi di qualche mese fa il tedesco era già stato protagonista in nerazzurro (in Serie A collezionò 1639′ spalmati su 27 presenze, che valgono un’ottima media di circa un’ora a partita. Più altre 19 presenze tra Champions, Coppa Italia e Supercoppa), società e tecnico erano – e restano – contenti di lui, tanto da respingere l’assalto di svariati club con il Crystal Palace in testa, arrivato a mettere sul piatto più di 30 milioni per portarselo a Londra. Ma l’Inter ha scelto di tenerlo, per potenzialità e… duttilità.

 Bisseck, da centrale, è stimato da Chivu per una caratteristica molto precisa: il coraggio. Il tecnico nerazzurro ha già innalzato la linea difensiva nerazzurra di circa 6-7 metri rispetto al recente passato, ma nella testa resiste l’idea di alzare ulteriormente il reparto. Stile Flick al Barcellona? Forse troppo, considerando anche i rischi a cui si va incontro con una filosofia del genere (e l’Inter lo sa bene dopo la semifinale contro i blaugrana dello scorso anno), ma sicuramente simile. E Bisseck, tra tutti i difensori dell’Inter, è quello che mantiene la linea più alta di tutti. Una carta, una tattica, che Chivu potrebbe sperimentare nelle prossime settimane ma che ha già avuto modo di valutare ad Appiano osservando il gigante tedesco da vicino. Per farlo tornare protagonista. 

Dovbyk: “Mi pento di non aver tirato il terzo rigore di Roma-Lilla”

L’attaccante della Roma torna sul clamoroso episodio: “Contro il Lilla dovevo andare dal dischetto anche la terza volta, ne sono sicuro”.

Rammaricato sì, ma più per non aver calciato il terzo rigore che per aver sbagliato i primi due. Artem Dovbyk è tornato a parlare di quell’evento, più unico che raro nel calcio. Contro il Lilla, infatti, l’ucraino ha fallito due rigori in uno visto che l’arbitro ha fatto ripetere il tiro dagli undici metri. Poi al terzo tentativo (sempre concesso dal direttore di gara) è arrivato l’errore di Soulè e di conseguenza la sconfitta dei giallorossi in Europa League. “Il mio rimpianto più grande però è non aver provato a tirare il terzo”, ha detto a sorpresa Dovbyk dal ritiro della nazionale ucraina.

“Quello contro il Lilla è stato un momento davvero spiacevole nella mia carriera – ha aggiunto l’attaccante -. Il primo a questo livello per me. Al contrario, la squadra ha sostenuto tutti e il giorno dopo non si è parlato del fatto che non abbiamo segnato tre rigori. Si è analizzato più approfonditamente l’andamento generale della partita. Poiché la partita era difficile, abbiamo giocato in modo non adatto al nostro livello. Poi da solo ho analizzato e pensato al motivo dei due errori”. Già, ma come? “Devo trarre delle conclusioni. Lo farò. L’unica cosa di cui mi pento è di non aver tirato il terzo. Davvero, non scherzo. Una cosa di cui mi dispiace tanto”. I giornalisti ucraini gli chiedono se è convinto che, alla fine, al terzo tentativo (fallito da Soulé) avrebbe fatto centro: “Non lo so se lo avrei segnato, ma è così che stanno le cose, non ha senso parlarne ora. So solo che dovevo andare dal dischetto anche la terza volta, di questo ne sono sicuro”. Il caso dei tre rigori falliti dalla Roma ha fatto il giro del mondo finendo anche sul New York Times e generando una tempesta social di meme e prese in giro. Anche Gasperini aveva ammesso: “Non ho mai visto niente di simile nella mia carriera”

Plusvalenze Napoli, cosa rischia il club e la posizione di De Laurentiis

La ricostruzione, con tanto di intercettazioni, pubblicata oggi da Repubblica, in merito al caso delle plusvalenze del Napoli non porta elementi nuovi rispetto alla posizione sportiva del club. Le carte della Procura di Roma, infatti, erano già state inviate ad aprile alla Federcalcio e il procuratore federale Giuseppe Chinè non le aveva giudicate sufficienti per riaprire il processo sportivo, la posizione del Napoli è dunque archiviata.

Del resto le operazioni Manolas-Osimhen erano già state analizzate in due gradi (al club erano stati contestati gli articoli 4,6 e 31 del Codice di Giustizia Sportiva) e il Napoli era sempre stato assolto. Dunque la possibilità che venga penalizzato (punti tolti in classifica) non è contemplata e la vicenda non avrà seguito in ambito sportivo.

Diversa la posizione di Aurelio de Laurentiis che dovrà affrontare il processo a livello penale dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma. Il presidente del Napoli è accusato di falso in bilancio relativo alle stagioni 2019, 2020 e 2021 per gli acquisti di Manolas e Osimhen, la cui contabilizzazione potrebbe essere servita a gonfiare artificiosamente le plusvalenze. 

Dopo il rinvio della prima udienza preliminare, ora prevista il 6 novembre, De Laurentiis, tramite i suoi legali, aveva fatto sapere di essere tranquillo e sereno in merito all’esito dell’udienza, e “convinto di poter dimostrare di aver operato con la totale correttezza che rappresenta il Napoli, che ha sempre fatto del rispetto delle regole un riferimento assoluto da seguire”.

Per i legali, gli avvocati Gino Fabio Fulgeri, Gaetano Scalise e Lorenzo Contrada, le intercettazioni pubblicate sono “frasi estrapolate da un contesto dialettico ben più ampio, che solo se considerato nella sua interezza e con serena obiettività consente di coglierne il reale significato”. “A ulteriore dimostrazione della totale irrilevanza, ai fini accusatori, delle frasi riportate nell’articolo – aggiungono – giova rilevare che gli stessi interlocutori richiamati dal giornalista sono stati già ampiamente sentiti dai Pubblici Ministeri, e ciò unicamente in qualità di persone informate sui fatti e in quella sede, hanno fornito spiegazioni puntuali, chiare e convincenti, tali da escludere qualsiasi effettiva rilevanza probatoria delle stesse”.

Cristiano Ronaldo è il primo calciatore miliardario della storia

La stima di Bloomberg sancisce un altro record per il portoghese. Che non ha alcuna intenzione di smettere.

CR7 e l’ennesimo record. Secondo Bloomberg, Cristiano Ronaldo è diventato il primo giocatore miliardario della storia. La testata americana leader nell’informazione finanziaria stima il patrimonio del portoghese in circa 1,2 miliardi di euro. Un contributo determinante per spingere l’ex attaccante di Manchester United, Real Madrid e Juventus ad un capitale da nove zeri sarebbe arrivato, oltre che dalle ricche sponsorizzazione con Nike e Armani, dal prolungamento del contratto con l’Al-Nassr, firmato lo scorso giugno e che avrebbe portato nelle tasche del portoghese oltre 400 milioni di dollari. 

cristiano ronaldo non lascia—  Forte anche di questi guadagni, CR7 non ha nessuna intenzione di fermarsi. “Penso di poter dare ancora molto alla Nazionale e al calcio. Voglio continuare a giocare ancora per qualche anno, non molti devo essere onesto. Sono sicuro che quando andrò in pensione, sarò soddisfatto perché avrò dato tutto – ha detto ricevendo il “Globe Prestige Award” agli Oscar portoghesi -. So che non mi restano molti anni per giocare, ma voglio sfruttare al meglio il poco tempo che ho. La mia filosofia è vivere giorno per giorno. Nessun progetto a lungo termine. Mi godo ogni giorno e ogni sessione di allenamento”. E intanto continua a collezionare record…

Juve, tifosi delusi per il quinto pari di fila: cosa c’è dietro i fischi dello Stadium dopo il Milan

Quei mugugni fragorosi alla fine dello 0-0 con i rossoneri hanno riaperto vecchie ferite

Juventus-Milan allo Stadium è terminata tra i fischi dei tifosi bianconeri. Il quinto pareggio consecutivo ha alimentato i dubbi, riaperto grandi temi sul valore della squadra e addirittura riportato a dibattiti che reggono i confronti fra Tudor e altri allenatori che – fino a qualche settimana fa – sembravano superati con l’avvento dello juventino Igor. Invece è bastato lo 0-0 contro Allegri – dopo i pari col Verona e l’Atalanta in campionato, Borussia e Villarreal in Champions League – per riaprire vecchie ferite che negli ultimi anni hanno limitato abbastanza la considerazione del progetto in costruzione alla Continassa, tra ambizioni e realtà.

Questione di aspettative, prima di tutto. Negli ultimi mesi dalle voci più autorevoli del club è passata l’idea di voler partecipare di nuovo alla corsa scudetto. In questo senso anche Tudor si era allineato a questo pensiero, ma per questo chiedeva 2-3 rinforzi importanti dal mercato estivo. Il finale di mercato alla Juve è stato abbastanza fumoso con l’arrivo di Zhegrova e Openda (uniti a David e Joao Mario), di fatto però l’abbondanza non ha aumentato le garanzie di risultato per via della poca conoscenza del campionato e di numerose zone grigie della rosa: soprattutto il centrocampo che ha poche soluzioni. I proclami da scudetto hanno tenuto alte le aspettative, mentre gli ultimi pareggi hanno palesato le difficoltà e allungato le distanze dalle squadre top di A.

Anche contro il Milan la Juve ha dimostrato di non saper indirizzare le partite, di non saper fare propri i big match sfruttando i momenti positivi. Il successo con l’Inter in rimonta aveva creato entusiasmo, ma richiedeva conferme sul campo e queste non sono arrivate. Tudor ha molto da lavorare per mentalizzare i suoi nella corsa per il tricolore, pur avendo poco tempo a disposizione per via delle gare in programma ogni tre giorni tra campionato e coppe. Anche le paura per le nazionali non aiutano, dal momento che buona parte lasciano Torino. E stavolta Tudor dovrà anche continuare a lavorare su Koopmeiners (convocato all’ultimo dall’Olanda solo perché Timber si è infortunato), tra le principali pedine che non stanno funzionando alla Juve in questo momento. Serve una sterzata netta per evitare i fischi.

Allegri e il Milan dei fedelissimi: finora solo 14 titolari, i motivi

Nelle prime cinque giornate di campionato la squadra rossonera è quella col minor numero di giocatori partiti dall’inizio di tutta la A

Tra le varie previsioni che si possono azzardare sul Milan ’25-26, ce n’è una che dovrebbe realizzarsi senza troppe incertezze: difficilmente il Diavolo concluderà la stagione con giocatori particolarmente scontenti del minutaggio (al netto di infortuni più o meno seri, ovviamente). Quando Allegri ha iniziato a lavorare a Milanello e Tare a lavorare al quarto piano di via Aldo Rossi, avevano entrambi le idee chiare: la rosa dev’essere sufficientemente corta da assorbire la mancata partecipazione alle coppe europee. Da qui (ma non solo) la mastodontica operazione complessiva in uscita, che ha asciugato il gruppo a disposizione di Allegri. Certo, sono arrivate anche parecchie facce nuove, ma il saldo rispetto alla scorsa stagione dice -4: i 26 giocatori della rosa ’24-25 sono diventati 22. Tre sono portieri e quindi appare evidente come, dovendo gestire solo 19 calciatori di movimento, ci sarà spazio per tutti.

Le considerazioni però non si fermano qui, e hanno come caposaldo proprio quel numero 19. Essendo una cifra esigua, porta anche un’altra conseguenza (e non necessariamente correlata): fino a questo momento, nelle prime cinque giornate di campionato, il Milan è la squadra di A che ha utilizzato il minor numero di titolari. Sono 14, in una classifica dove a seguire troviamo Cagliari (15), Genoa, Parma, Pisa e Sassuolo (16). Sul versante opposto chiudono Napoli (20 titolari) e Bologna (24). Insomma, a Milanello sta andando di moda il detto “pochi ma buoni”. Poi, è ovvio, quel 14 è un numero destinato ad aumentare fisiologicamente. Già a Torino con la Juve si potrebbe salire a 16 con l’impiego di Bartesaghi e De Winter (in ballottaggio col recuperato Tomori), e dopo la sosta presumibilmente si arriverà a 17 col rientro di Leao.

Inter, infinito Lautaro. Partì con Icardi, ora guida Bonny e Pio Esposito

Il Toro è in nerazzurro da 8 anni. Arrivò ventenne per imparare, oggi è capitano e leader indiscusso. Tanti compagni d’attacco, ma l’intesa con Thuram.

Passano i giorni e le notti (più o meno stellate), cambiano le stagioni, si alternano gli allenatori e i centravanti, ma Lautaro Martinez è immobile dentro allo stesso cielo. Continua a occupare il solito posto, intoccabile, mentre tutto il pianeta nerazzurro gli orbita attorno. L’argentino lo ha guadagnato con sudore in otto stagioni di onorato servizio, sin da quando arrivò appena 20enne dopo essere stato forgiato nella mitologica Academia del suo Racing, la stessa di Diego Milito. Oggi il Toro di anni ne ha 28, ha una moglie, un paio di figli e una fascia lucida che gli riempie il bicipite, ma soprattutto si è fatto milanese nell’indole. Si sente un cittadino di questa città e il primo ambasciatore del club di cui è capitano, anche se a distanza non può che tifare la squadra del cuore, a maggior ragione adesso che è arrivata a una semifinale di Libertadores per la prima volta dopo 28 anni.

Del resto, l’argentino ha esperienza varia in tema di colleghi di reparto: all’Inter ha iniziato (mal) sopportando le bizze del connazionale Mauro Icardi e della signora Wanda, poi si è incastrato come fossero due metà di una mela con Romelu Lukaku, un tempo amicone e ora avversario con cui non si degna nemmeno di uno sguardo. Per un biennio la classe lucida di Edin Dzeko lo ha aiutato a brillare ancora di più, poi dall’estate 2023, con lo sbarco di Thuram, all’Inter è solo e soltanto ThuLa: è la coppia della seconda stella, ma pure quella della notte nera di Monaco. In mezzo a così tante trasformazioni, anche Lautaro ha cambiato pelle, ma mai statuto. Adesso che il gemello francese del Toro ne avrà almeno per altri venti giorni, Cristian Chivu dovrà accelerare la svolta giovanilista in attacco: dentro sangue fresco in supporto di Lautaro. Il tecnico romeno darà quindi continuità alla coppia di ragazzi che bussa così forte alle spalle dei titolari: se Ange-Yoan Bonny dovrebbe partire per la prima volta dall’inizio proprio nel derby tra lombarde, nelle prossime settimane si impennerà anche il minutaggio di Pio Esposito.

Juve, Bremer sta bene. E adesso sarà valutato Thuram

Sensazioni positive per il brasiliano. Test per il francese, ma le sue condizioni non preoccupano particolarmente lo staff bianconero.

Dalla Continassa arrivano segnali di cauto ottimismo per Igor Tudor in vista della partita di Champions League di mercoledì, in Spagna contro il Villarreal. Come da tradizione, chi ha giocato contro l’Atalanta ha svolto ieri soltanto del lavoro di scarico, mentre chi è rimasto in panchina sabato all’Allianz Stadium è stato impegnato in un allenamento vero e proprio allo Juventus Training Center. Tuttavia, l’attenzione era massima nei confronti di chi il big match lo ha saltato o di chi ne è uscito con qualche acciacco. Il primo caso è quello di Francisco Conceiçao, che ha lavorato a parte la scorsa settimana per una gestione dedicata dei carichi di lavoro – è reduce da un fastidio muscolare – e che oggi è previsto di nuovo in gruppo dopo una domenica di lavoro personalizzato.

Semaforo verde, poi, per Gleison Bremer: sabato pomeriggio il difensore ha chiesto la sostituzione per un fastidio al ginocchio sinistro – quello operato -, ma ieri le sensazioni erano positive e forse in campo aveva prevalso la cautela e un pizzico di comprensibile timore. Nemmeno il fastidio al polpaccio di Khephren Thuram spaventa lo staff della Signora, ma oggi sarà un test decisivo per capire quanto liberamente il mediano riesce a giocare. Gli esami strumentali, al momento, non sono previsti per nessuno.

Italia, lacrime e dedica a Lavia: “Non siamo gente che molla. Daniele, l’oro è per te”

Giannelli sul podio con la maglia del giocatore infortunato pochi giorni prima della partenza. Il ct De Giorgi: “Mi dovrebbero chiamare solo per i Mondiali. Sono distrutto”. Anzani e l’oro dello “zio”: “Dovevo smettere di giocare e invece sono qui”

Le lacrime scorrono copiose per tutti. È l’ora delle emozioni e ci si può lasciare andare. È anche l’ora delle dediche. La più importante è sul podio con Giannelli che riceve la medaglia con la maglia di Daniele Lavia, il grande assente ma presentissimo con la squadra che ha vinto l’oro, oltre che commentatore speciale sulla Rai. 

Lo schiacciatore azzurro il 23 agosto ha visto svanire il Mondiale a causa di un infortunio alla mano occorso in sala pesi che l’ha costretto a una delicata operazione.  Prima della finale ha parlato a tutta la squadra. “Dani questa è per te – è l’esordio di Simone Anzani, lo “zio” della squadra che ha tirato giù l’ultimo pallone -, lo sai quanto ci sei mancato e quanto avevamo bisogno di te. Questa vittoria è dedicata completamente a te”. Anzani continua: “L’avevo detto in un’altra occasione che il nostro obiettivo era quello, il Mondiale. È un’emozione incredibile, è una partita particolare. Arrivo da due anni difficili – racconta il centrale che ha dovuto fermarsi due volte per un problema cardiaco – dove ho rischiato di smettere di giocare, ho rincorso un’Olimpiade che era il mio ultimo obiettivo e ora è arrivato questo”.

“Faccio fatica a parlare – sono le lacrime di Simone Giannelli, capitano e mani d’oro di questa squadra – è per il dispiacere di non avere Daniele, con noi. So quanto ci teneva. Per sfortuna non è stato con noi e quindi lo ringrazio per esserci stato vicino. Sono orgoglioso di vestire la sua maglia qui – la mostra in tv indosso sotto la medaglia – e saluto anche Sanguinetti (l’ultimo escluso, ndr).